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	<title>scambismo &#8211; Gilt Magazine</title>
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		<title>E la chiamano estate, amore di silenzi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Nov 2012 09:03:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Teatro e Cinema]]></category>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="273" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/11/E-la-chiamano-estate_1-2-768x273.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/11/E-la-chiamano-estate_1-2-768x273.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/11/E-la-chiamano-estate_1-2-300x106.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/11/E-la-chiamano-estate_1-2-480x170.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/11/E-la-chiamano-estate_1-2.jpg 930w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>Il più discusso del Festival di Roma fa incetta di fischi e premi.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="768" height="273" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/11/E-la-chiamano-estate_1-2-768x273.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/11/E-la-chiamano-estate_1-2-768x273.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/11/E-la-chiamano-estate_1-2-300x106.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/11/E-la-chiamano-estate_1-2-480x170.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/11/E-la-chiamano-estate_1-2.jpg 930w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p><em>“Nel bene o nel male, purché se ne parli”. </em>Così parafrasa un brano de <em>“Il ritratto di Dorian Gray”</em> di Oscar Wilde e a giudicare dalla bagarre scoppiata al <strong>Festival del cinema di Roma</strong> dopo la visione di <strong>“E la chiamano estate”</strong>, titolo che ricalca l’omonima canzone di <strong>Bruno Martino</strong> del 1965, sembrerebbe proprio che il regista <strong>Paolo Franchi</strong> si sia ispirato a questa celebre citazione.</p>
<p>O forse no, si è semplicemente lasciato guidare dal sacro fuoco dell’arte, cercando e sperimentando nuove strade anticonformiste per sfuggire all’appiattimento creato dalla tv (come lui stesso ha dichiarato) e poco importa se il film non arriva a tutti per il suo linguaggio un po’ troppo ermetico. Questi tutti sono coloro che all’anteprima hanno fischiato e deriso con risa e fischi la pellicola in concorso, mentre la <strong>giuria,</strong> formata dai temerari <strong>Valentina Cervi e P.J.Hogan</strong> tra gli altri, ha premiato il regista e&nbsp;<strong>Isabella Ferrari</strong> come miglior attrice di un film coraggioso che non pretende il consenso a ogni costo. A tale avventura ha partecipato, per la prima volta, anche <strong>Nicoletta Mantovani </strong>in veste di produttrice per “<strong>Pavarotti International</strong>”, la cui figlia, Alice, ha recitato una piccola parte.</p>
<p>Ciò che colpisce, che fa arrabbiare, che desta stupore e che scandalizza non sono tanto le scene di sesso più o meno hard nei club per scambisti o quelle con prostitute e trans, che costituiscono buona parte del film, quanto piuttosto il paradosso di una storia d’amore considerata speciale, unica, irraggiungibile, ma basata sulle menzogne del protagonista, <strong>Dino</strong>, stimato anestesista, interpretato da <strong>Jean-Marc Barr</strong>, che non riesce a far l’amore con la persona che ama, sfogando, così, le sue pulsioni con donne a pagamento o mogli altrui, con tanto di complicità dei mariti, come il bel&nbsp;<strong>Filippo Nigro</strong>.</p>
<p>Difficile per il pubblico femminile non risentirsi di fronte a una donna come&nbsp;<strong>Anna </strong>(Isabella Ferrari) che, nonostante scopra le “porcherie” &#8211; da lei così definite davanti allo psicanalista &#8211; del marito, continua ad amarlo e a sentirsi amata proprio in virtù della disperazione del suo uomo. Altrettanto assurdi sono poi i tentativi di convincimento di Dino agli ex di sua moglie (tra cui spicca <strong>Luca Argentero</strong>) per farli riavvicinare a lei, o le suppliche direttamente a Anna, mentre lo accarezza, di&nbsp;farsi un amante. Lei, paradossalmente, non si scompone nè scandalizza. Ma risponde: &#8220;<em>Io voglio solo te, se chiudo gli occhi non vedo che te&#8221;</em>.</p>
<p>Per dare maggior risalto al tormento vissuto dal protagonista, <strong>Franchi</strong>&nbsp;ha utilizzato alcuni artifici stilistici che rivelano lo sforzo innovativo che percorre l’intera pellicola: le scene che ritraggono i due innamorati nella loro casa, dove predomina il bianco, sono volutamente offuscate, quasi a voler sottolineare un senso d’irrealtà ed esclusività che sottende la loro storia. Inoltre l’intera vicenda non segue un lineare sviluppo cronologico, ma il tempo appare dilatato e circolare alla maniera di <strong>Bergson</strong>, come spiega il regista, e la lettera d’addio di Dino, prima dell’estremo gesto, &nbsp;letta e riletta a più riprese quasi fosse una sorta di refrain, ne è un chiaro esempio così come le fotografie che ritraggono istanti della vita dei due personaggi principali descritte e commentate da voci fuoricampo.</p>
<p>È&nbsp;un cinema d’autore &nbsp;quello di Franchi, che piaccia oppure no, e come tale è provocatorio, irriverente, scomodo, ma se non altro scuote gli animi e le menti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>(di</em><strong><em> Giulia Bellini</em></strong><em>)</em></p>
<p>&nbsp;</p>
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