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	<title>Peter Fischli opere &#8211; Gilt Magazine</title>
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		<title>La mostra Stop Painting: la pittura è in pericolo?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Jun 2021 08:19:18 +0000</pubDate>
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<p><strong>Peter Fischli a Venezia dal 22 maggio al 21 novembre&nbsp;</strong></p>



<p>Dal 22 maggio al 21 novembre 2021 sarà possibile visitare <strong>Stop Painting</strong>. La mostra, curata da <strong>Peter Fischli</strong>, avrà luogo<strong> </strong>nella sede veneziana di <strong>Fondazione Prada</strong>, a <strong>Ca’ Corner della Regina</strong>. Le oltre 110 opere mettono in luce diversi momenti di crisi che la pittura ha vissuto nel corso degli ultimi 150 anni. E noi siamo dunque i testimoni dell’ennesimo sconvolgimento pittorico?</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1000" height="400" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/06/Peter-Fischli-1.jpg" alt="" class="wp-image-77135" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/06/Peter-Fischli-1.jpg 1000w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/06/Peter-Fischli-1-300x120.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/06/Peter-Fischli-1-768x307.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/06/Peter-Fischli-1-480x192.jpg 480w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></figure>



<p><strong>Un caleidoscopio di gesti ripudiati</strong></p>



<p>É il mondo della <strong>pittura</strong>, e la sua possibile messa in <strong>crisi</strong>, il soggetto principale della mostra curata da Peter Fischli in Fondazione Prada. In occasione della <strong>Biennale di Architettura di Venezia</strong>, infatti, lo storico palazzo Ca’ Corner della Regina riapre le porte al pubblico. E ad affacciarsi sul <strong>Canal Grande</strong> è una mostra nata da alcuni interrogativi che si è posto l’artista svizzero.</p>



<p>Tra questi, quello relativo alla possibilità che un ennesimo cambiamento culturale e tecnologico possa mettere in pericolo il mondo pittorico odierno. Negli ultimi <strong>150 anni</strong> sono stati cinque i momenti di rottura radicale che hanno minacciato la pittura a causa di fattori sociali e culturali. Momenti che hanno portato al rifiuto e alla reinvenzione del dipinto.</p>



<p>Fischli stesso definisce il proprio progetto un “<strong>Caleidoscopio di gesti ripudiati</strong>”, una commistione di oltre 110 opere e circa 80 artisti divisi in 10 sezioni. Sezioni ben visibili nella riproduzione in scala della mostra, realizzata dall’artista, che precede la visita del museo. Una vera e propria “<strong>Scultura di una mostra di pittura</strong>”.</p>



<p>E di scultura si può parlare perché il percorso, ripudiando un classico ordine cronologico, abbraccia l’interpretazione personale e artistica di Fischli nella disposizione dei lavori. E anche il contrasto tra l’allure moderna delle <strong>pareti bianche </strong>con quelle affrescate della sala centrale del primo piano nobile rispecchia il tema della mostra. Un <strong>contrasto</strong> che nasce per l’appunto tra il diffondersi di fotografia, readymade e mercificazione culturale di massa e la pittura.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1000" height="400" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/06/Peter-Fischli-2.jpg" alt="" class="wp-image-77136" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/06/Peter-Fischli-2.jpg 1000w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/06/Peter-Fischli-2-300x120.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/06/Peter-Fischli-2-768x307.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/06/Peter-Fischli-2-480x192.jpg 480w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></figure>



<p>Oltre all’opera site-specific di Fischli e a quelle appartenenti alle varie sezioni, un’ulteriore <strong>selezione di lavori </strong>occupa poi vari spazi di Ca’ Corner della Regina. Tra questi, la produzione artistica di <strong>Theaster Gates</strong>, <strong>Wade Guyton</strong>, <strong>Bruce Nauman</strong> e <strong>Lawrence Weiner</strong> arricchisce il piano terra, il cortile e le scale.&nbsp;</p>



<p><strong>Rifiuto e reinvenzione di un’arte secolare</strong></p>



<p>A dare avvio alla sequenza di punti di rottura del mondo pittorico è la nascita della <strong>fotografia</strong>, verso metà Ottocento. Un’innovazione che portò il pittore Paul Delaroche a pronunciare la fatidica sentenza “<strong>Da oggi la pittura è morta</strong>”. Persa quindi la propria funzione mimetica, l’atto pittorico viene affiancato da un metodo altrettanto valido di rappresentare la realtà con precisione.</p>



<p>A seguire, con l’avvento del <strong>ready made</strong> e del <strong>collage</strong>, la pittura viene costretta a uscire dalla tela per riempire lo spazio e gli oggetti circostanti. Due duri colpi alla tradizione insomma, a cui si sono aggiunti nel tempo la messa in discussione dell’<strong>idea di autorialità</strong> e la <strong>mercificazione</strong> della pittura.</p>



<p>Come ultimo punto di rottura può poi essere presa in considerazione <strong>la crisi della critica</strong> nella società tardo capitalista, dagli anni ‘80 in poi.&nbsp;</p>



<p>Ognuna delle dieci sezioni in cui è divisa la mostra si riferisce a un tema chiarito dallo stesso Fischli in una serie di <strong>testi esplicativi</strong>. Tra queste, la prima sezione “<strong>Delirium of Negation</strong>” si rifà all’asserzione del critico John Kelsey “la fine della pittura non può che essere una ripetizione”. </p>



<p>La seconda invece, intitolata “<strong>Mensch Maschine</strong>”, mette in discussione la figura dell’artista e la soggettività del suo operato. Il prodotto artistico rischia dunque di confondersi con gli oggetti della quotidianità.</p>



<p>Al tema “<strong>Niente da vedere niente da nascondere</strong>” appartengono invece le opere di artisti come Carla Accardi, Walter De Maria e David Hammons. Distruggendo o trasfigurando l’immagine del proprio lavoro evitano che il fruitore possa farne un feticcio.&nbsp;</p>



<p>Le opere di “<strong>Word Versus Image</strong>” sottolineano invece la relazione tra <strong>parole e immagini</strong> tipiche della pittura del XX secolo. Come nell’operato di Pino Pascali in mostra, la parola diventa uno dei soggetti da riprodurre in un quadro. Nella sezione “<strong>When Paintings Become Things</strong>” si ha invece a che fare con rappresentazioni tautologiche di <strong>elementi reali e ordinari</strong> oggetti che divengono opere d’arte.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1000" height="400" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/06/Peter-Fischli-3.jpg" alt="" class="wp-image-77137" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/06/Peter-Fischli-3.jpg 1000w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/06/Peter-Fischli-3-300x120.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/06/Peter-Fischli-3-768x307.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/06/Peter-Fischli-3-480x192.jpg 480w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></figure>



<p>In “<strong>Spelling Backwards</strong>” si tenta di comunicare l’inesistenza di una “essenza” della pittura. In “<strong>Die Hard, Stirb Langsam, Duri a morire</strong>” le opere riflettono la nostalgia per l’atto pittorico e la pittura figurativa nello specifico. Testimoni ne sono le opere di Marcel Broodthaers, Asger Jorn e Kurt Schwitters.&nbsp;</p>



<p>In linea con la critica alla mercificazione dell’arte e i movimenti di protesta politica e sociale nasce la sezione “<strong>Let&#8217;s Go and Say No</strong>”. Di questa fanno parte Boris Lurie, con la sua serie di quadri intitolata “No”, e l’arte autodistruttiva di Gustav Metzger. Ma anche i famosi tagli di Lucio Fontana e l’opposizione di Henry Flynt ai musei d’arte.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1000" height="400" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/06/Peter-Fischli-4.jpg" alt="" class="wp-image-77138" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/06/Peter-Fischli-4.jpg 1000w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/06/Peter-Fischli-4-300x120.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/06/Peter-Fischli-4-768x307.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/06/Peter-Fischli-4-480x192.jpg 480w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></figure>



<p>E sempre di opposizione all’atto artistico si parla nella sezione “<strong>Next to Nothing</strong>”. Le opere qui raccolte, con l’estrema essenzialità di monocromo, tele bianche e sporadici segni di colore, è come se ridicolizzassero l’atto pittorico in sé. A darne esempio visivo è l’arte bidimensionale di Martin Barré, Francis Picabia e Blinky Palermo e quella tridimensionale dei “pours” di Lynda Benglis.&nbsp;</p>



<p>A mettere in discussione l’autorialità dell’arte sono le opere, tra le altre, di Marcel Duchamp, Sturtevant, Ben Vautier e Andy Warhol. Nella serie “<strong>Readymades Belong to Everyone</strong>” infatti, la quotidianità e gli oggetti di cui essa si costituisce sembrano appartenere allo stesso universo dell’arte. </p>



<p><em>Tutto è vita, tutto è arte, o non lo è?</em> Il <strong>volume illustrato</strong> che accompagna la mostra Stop Painting, pubblicato da Fondazione Prada, vi permetterà di continuare a rifletterci anche fuori dalle mura del museo. Oltre all’intervista a Mario Mainetti, curatore della mostra, esso include anche i <strong>saggi</strong> di Diedrich Diederichsen, Eva Fabbris e Arthur Fink. Ma anche dello stesso Peter Fischli, Mark Godfrey, Boris Groys, John Kelsey, Sarah Lehrer-Graiwer e Hanna Magauer.&nbsp;</p>



<p>Inevitabilmente, la riflessione sul destino dell’arte e della pittura nello specifico è tra i quesiti riguardanti il futuro dell’umanità. Potrà essere l’odierna rivoluzione digitale un ulteriore momento di crisi o potrà contribuire a un sorprendente e contemporaneo rinnovamento dell’atto pittorico?&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Chi vivrà, vedrà.&nbsp;</p>



<p><strong><em>di Greta Masè</em></strong></p>
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