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	<title>Palazzo Reale riapertura &#8211; Gilt Magazine</title>
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		<title>Palazzo Reale ospita “Le Signore dell’arte”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 May 2021 11:02:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arte e Design]]></category>
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<p><strong>Da zoom alle sale di Palazzo Reale</strong></p>



<p>Da martedì a domenica, dalle 10:00 alle 19:30, è tornata in presenza la mostra “<strong>Le signore dell’arte. Storie di donne tra ‘500 e ‘600”</strong>. Dal 27 aprile Palazzo Reale ha potuto infatti riaprire, letteralmente, le porte alla mostra presentata l’1 marzo e poi sospesa per le restrizioni anti-covid. Si torna ad ammirare l’arte dal vivo.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1000" height="400" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/05/Palazzo-Reale-1.jpg" alt="" class="wp-image-76574" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/05/Palazzo-Reale-1.jpg 1000w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/05/Palazzo-Reale-1-300x120.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/05/Palazzo-Reale-1-768x307.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/05/Palazzo-Reale-1-480x192.jpg 480w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></figure>



<p><strong>L’organizzazione: Art.live! e visite in presenza</strong></p>



<p><strong>Dal 27 aprile al 25 luglio </strong>è possibile fare visita alle<strong> oltre 130 opere</strong> di “Le Signore dell’Arte. Storie di donne tra ‘500 e ‘600”. Dopo le visite virtuali guidate via <strong>zoom</strong>, si può infatti tornare a percorrere i corridoi di <strong>Palazzo Reale</strong> in Piazza del Duomo. Una ripartenza a cui vale la pena partecipare per scoprire vita e lavori di artiste, più o meno conosciute, che hanno segnato la storia dell’arte. Una storia rimasta per lo più celata, all’ombra della controparte artistica maschile che per secoli abbiamo elogiato. Tra le <strong>34 artiste</strong> risuonano infatti nomi noti per la parentela con artisti e pittori maschi, come quello di <strong>Artemisia Gentileschi</strong>. Ma la mostra riserva anche nuove scoperte, come <strong>Claudia del Bufalo</strong>, una delle tanti nobili romane che riempiva il tempo libero dipingendo.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>All’azienda <strong>Arthemisia</strong> si deve l’organizzazione della mostra, curata da <strong>Anna Maria Bava</strong>, <strong>Gioia Mori</strong> e <strong>Alain Tapié</strong>, e promossa dal <strong>comune di Milano &#8211; Cultura</strong>. Arthemisia ha reso possibile la realizzazione sia fisica che virtuale della mostra per sopperire alle restrizioni anti-covid. Nei mesi di chiusura forzata, attraverso il format <strong>Art.live!</strong> è stato infatti possibile partecipare in diretta ad un’esclusiva visita guidata dei quadri messi in esposizione. Un’esposizione che aderisce al palinsesto culturale cittadino dedicato a <strong>I talenti delle donne</strong>, promosso&nbsp; dall’Assessorato &nbsp; alla &nbsp; Cultura &nbsp; del &nbsp; Comune &nbsp; di&nbsp; Milano. Una dedica alle donne del passato e a quelle odierne, protagoniste del mondo culturale, imprenditoriale, politico, sportivo e scientifico.&nbsp;</p>



<p>Oltre alla collaborazione tra Palazzo Reale, comune di Milano-Cultura e Arthemisia, con il sostegno della <strong>Fondazione Bracco</strong>, l’organizzazione della mostra ha coinvolto diverse realtà culturali. Le oltre 130 opere provengono infatti da ben <strong>67 prestatori. </strong>Tra questi, il Museo degli Uffizi di Firenze, il Museo di Capodimonte, l’Accademia di Brera, La Galleria Nazionale dell’Umbria e la galleria Borghese di Roma. Ma anche i musei Reali di Torino, la Pinacoteca Nazionale di Bologna, il Musée des Beaux Art di Marsiglia e il Muzeum Narodowe di Poznań.</p>



<p><strong>Artiste e imprenditrici di se stesse</strong></p>



<p>La mostra, oltre a mettere in luce le straordinarie capacità tecniche e creative delle artiste, sottolinea il ruolo da loro ricoperto nella società del tempo. Che fossero figlie, mogli, sorelle di qualche pittore o donne di chiesa, furono tutte fautrici del proprio successo. Imprenditrici di se stesse e della propria vita, della propria arte presso grandi corti internazionali e nelle relazioni con il mondo e con gli altri. Tra queste protagoniste si annoverano <strong>Artemisia Gentileschi</strong>, <strong>Sofonisba Anguissola</strong>, <strong>Lavinia Fontana</strong>, <strong>Elisabetta Sirani</strong>, <strong>Fede Galizia</strong>, <strong>Giovanna Garzoni </strong>e molte altre.</p>



<p>Tra i nomi più conosciuti delle 34 artiste proposte figura quello di <strong>Artemisia Gentileschi</strong>, figlia di Orazio. Con carattere deciso e vena imprenditoriale, lottava contro il confinamento della figura femminile, opponendosi alla figura del padre sia come autorità che come potenza creativa. Della cremonese <strong>Sofonisba Anguissola</strong>, divisa tra le corti spagnole e italiane, viene invece esposta, oltre a “La partita a scacchi”, la “<strong>Pala&nbsp; della Madonna&nbsp; dell’Itria</strong>”. Dipinta in Sicilia nel 1578 , esce per la prima volta dall’isola per approdare in mostra a Milano dopo un’importante restauro. La stessa prima volta in trasferta della <strong>“Madonna&nbsp; Immacolata&nbsp; e&nbsp; san&nbsp; Francesco Borgia” </strong>di <strong>Rosalia&nbsp; Novelli&nbsp; </strong>e <strong>&nbsp;“Matrimonio mistico&nbsp; di&nbsp; Santa&nbsp; Caterina”</strong> di&nbsp; <strong>Lucrezia&nbsp; Quistelli</strong>.</p>



<p><strong>Lavinia Fontana</strong>, bolognese figlia del manierista Prospero Fontana, sposò letteralmente il proprio amore per l’arte. Decise infatti di acconsentire al matrimonio soltanto a condizione di poter continuare a dipingere, facendo del <strong>marito Giovan Paolo Zappi</strong>, pittore imolese, il proprio assistente. Sono 14 le opere di sua creazione esposte a Palazzo Reale. Tra queste l’“<strong>Autoritratto nello studio</strong>” degli Uffizi, la “<strong>Consacrazione alla Vergine</strong>” del Musée des Beaux-Arts di&nbsp; Marsiglia e alcuni&nbsp; dipinti&nbsp; di&nbsp; soggetto mitologico.&nbsp;</p>



<p>Sempre bolognese, la pittrice <strong>Elisabetta Sirani</strong> dà un esempio a tratti nudo e crudo della condizione infelice della donna del tempo. La <strong>ribellione alla violenza maschile</strong> è particolarmente visibile in “<strong>Porzia che si ferisce alla coscia</strong>”<strong> </strong>e in “<strong>Timoclea uccide il capitano di Alessandro Magno</strong>”. Ma lo stesso sanguinario messaggio lo si ritrova anche nel quadro di Fede Galizia “<strong>Giuditta con la testa di Oloferne</strong>”.<strong> </strong>Una<strong> </strong>testa senza vita che per l’appunto giace in un recipiente dorato. E in recipienti giace anche talvolta l’arte di <strong>Giovanna Garzoni, </strong>che prediligeva il cibo come soggetto artistico, presente alla mostra con rare pergamene.&nbsp;</p>



<p>Queste e molte altre sono le opere esposte alla mostra di Palazzo Reale a Milano. Tuttavia, “Le signore dell’arte. Storie di donne tra ‘500 e ‘600” oltre che una mostra è il racconto di un vissuto artistico femminile tutto da scoprire. Non vi resta che prenotare una visita e fare un tuffo nel passato.&nbsp;</p>



<p><strong><em>di Greta Masè</em></strong></p>
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