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	<title>obama &#8211; Gilt Magazine</title>
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	<description>Un mondo dorato a portata di click</description>
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		<title>L’uccisione di Osama in chiave americana</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Nov 2012 10:17:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Teatro e Cinema]]></category>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="273" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/11/Luccisione-di-Osama-in-chiave-americana_1-768x273.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/11/Luccisione-di-Osama-in-chiave-americana_1-768x273.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/11/Luccisione-di-Osama-in-chiave-americana_1-300x106.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/11/Luccisione-di-Osama-in-chiave-americana_1-480x170.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/11/Luccisione-di-Osama-in-chiave-americana_1.jpg 930w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>“Code Name: Geronimo”: almeno la battaglia è vinta.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="768" height="273" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/11/Luccisione-di-Osama-in-chiave-americana_1-768x273.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/11/Luccisione-di-Osama-in-chiave-americana_1-768x273.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/11/Luccisione-di-Osama-in-chiave-americana_1-300x106.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/11/Luccisione-di-Osama-in-chiave-americana_1-480x170.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/11/Luccisione-di-Osama-in-chiave-americana_1.jpg 930w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>Un film, quello di <strong>John Stockwell</strong>, in equilibrio, perennemente sospeso tra due entità differenti, il cui limite è rappresentato dallo schermo delle numerose telecamere presenti, che lo rendono simile a un <strong>videogame di guerra</strong>: questo è in sintesi <strong><em>Code name: Geronimo</em></strong>, il racconto della cattura di <strong>Osama Bin Laden</strong> da parte di una squadra di <strong>Navy Seals</strong> <strong>americani.</strong></p>
<p>Il punto di vista che ci viene imposto è quello filtrato dalle telecamere: piazzate in una prigione polacca a registrare la soffiata del detenuto che servirà da carburante a tutta l’operazione, puntate sull’inseguimento dell’uomo-chiave che porterà dritti alla presunta abitazione di <strong>Bin Laden</strong> e minuziosamente rivolte a tenere sotto controllo quotidianamente il presunto nascondiglio del capo di <em><strong>Al-Qaeda</strong></em>; microcamere montate sugli elmetti che diventano infine occhi dei soldati, sia durante l’addestramento, sia nel vivo della missione vera e propria, regalandoci una sequenza di immagini movimentata e soggettiva, che ci permette di respirare quasi al loro ritmo.</p>
<p>Ma l’elemento di divisione riecheggia anche altrove: in campo due paesi culturalmente opposti, America e Pakistan. Una missione mossa da sentimenti discordanti: vendetta personale di un popolo ferito o semplice giustizia? Per non parlare dei soldati: uomini umani o fredde macchine da guerra? Ogni elemento di questo film è duplice, quasi a trasmettere la difficoltà di essere razionali di fronte a una ferita tanto profonda come quella dell’<strong>11 settembre</strong> .</p>
<p>Un film sull’incertezza, continuamente nominata: fino all’ultimo la presenza di Bin Laden, addirittura il fatto che fosse in vita, è stata messa in dubbio. Ma è proprio nella crepa dell’indecisione che si insinua il personaggio risolutivo di tutta la vicenda, la <strong>signorina Hollins</strong> (<em><strong>Kathleen Robertson</strong></em>), giovane donna ai piani alti della <strong>Cia</strong> , messa in dubbio dalla diffidenza dilagante di un ambiente maschilista, determinata a non perdere la fiducia nelle sue convinzioni. La signorina Hollins, protagonista surclassata a personaggio, perché parte di quella fazione di persone che sta a guardare i video delle vicende registrate dalle microcamere, il primo vero pubblico di questo film: il cervello, la mente dell’operazione, la Cia, contrapposta ai soldati, gli indiscussi protagonisti-eroi (interpretati da <strong><em>Robert Knepper, Cam Gigandet, Anson Mount e Alvin Joiner</em></strong>), che agiscono sul campo. La signorina Hollins, rappresentazione dell’America vestita in tacchi e tailleur. Fiduciosa, determinata, fredda (ma mai troppo cattiva, perché i cattivi stanno dall’altra parte).</p>
<p>Un film celebrativo, inevitabilmente americaneggiante, <strong>patriottico</strong>, a tratti sentimentale, propaganda indiscussa dei valori portanti del Paese, che si conclude con l’orgoglioso annuncio di <strong>Obama</strong> alla sua nazione; del resto “<em>per Dio e per il paese Geronimo è stato ucciso”</em>: la <strong>guerra</strong> non è conclusa (a sottolineare l’infinitezza del conflitto l’immagine di Al Zawahiri, nuovo successore di Bin Laden), ma almeno la battaglia è stata vinta.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>(di <em><strong>Marina De Faveri</strong></em>)</p>
<p>&nbsp;</p>
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