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	<title>Io sono Mia &#8211; Gilt Magazine</title>
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		<title>Dajana Roncione, fare l’attrice insegna una “ribellione pacata”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Feb 2019 21:51:24 +0000</pubDate>
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<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.giltmagazine.it/interview/dajana-roncione-lattrice-insegna-ribellione-pacata/">Dajana Roncione, fare l’attrice insegna una “ribellione pacata”</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.giltmagazine.it">Gilt Magazine</a>.</p>
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<p><b>Cara Dajana, com’è avvenuto il suo avvicinarsi alla recitazione?</b></p>
<p>È stata una combinazione di circostanze. Sin da piccola sono sempre stata particolarmente empatica, attratta dalle persone, e mi sono sempre posta molte domande. Diciamo che, ad un certo punto, mi sono concessa il permesso di esprimere i miei sentimenti. Con la scusa di indossare una maschera ho iniziato a recitare mentre frequentavo il liceo. Da quella prima recita ho capito che sarebbe diventato il mio mestiere. Lo studio di un personaggio da interpretare ti consente di adottare un punto di vista differente dal tuo, di sperimentare altre versioni di te stesso e di uscire dagli stereotipi comuni: questo mi affascina molto.</p>
<p><b>Siamo abituati a vederla recitare in film che potremmo definire affreschi corali sulla memoria collettiva italiana. A che punto si sente della sua carriera?</b></p>
<p>Sono fiera di poter dire di non sentirmi mai arrivata. L’arte, come la recitazione, è vita continua; arrivare segnerebbe forse la morte dell&#8217;arte, no? Io gioco all’opposto, per me il mio mestiere è una scoperta continua. Sono convinta che ciò che conti davvero sia vivere il percorso e &#8211; aggiungerei &#8211; come lo si vive, ancor più che il risultato finale.</p>
<p><b>Veniamo al biopic “Io sono Mia”. La vita e la carriera di Mia Martini e della sorella Loredana Bertè si sono mosse tra gli estremi, saltando le vie di mezzo, i compromessi, la mediocrità. Lei si definirebbe più pacata o ribelle?</b></p>
<p>Il mio mestiere insegna una “ribellione pacata”. Sono convinta che un’artista, di qualsiasi categoria si tratti, debba lottare strenuamente per mantenere la propria integrità, saper mediare per non vendersi e mantenere fede a questa scelta.</p>
<p><b>C’è un lato di Mia Martini poco discusso e conosciuto, ma che forse è il più importante per indagare la sua personalità complessa e frastagliata. Ovvero il suo femminismo, la consapevolezza che aveva di ciò che comportava essere donna nella società italiana di allora. Lei si sente una combattente altrettanto decisa?</b></p>
<p>In Mia Martini questo lato traspare chiaramente attraverso la lotta a cui è stata costretta e dalle scelte che ha fatto come artista. Credo che tutte le donne, per il fatto stesso di essere donne, debbano lottare, poi sta a noi scegliere come. Il mio modello femminile di riferimento è Tina Modotti, nota fotografa, attivista e attrice italiana. Lei fece una scelta ad un certo punto della sua vita: lasciare tutto e cambiare vita per diventare attivista politica e portare un contributo concreto al suo (e nostro) Paese. Non so se sarei in grado di compiere il suo stesso gesto, ma ogni giorno nel mio piccolo cerco di assumermi le mie responsabilità, cosciente del fatto che ogni scelta che compio ha un peso. Al momento credo che per operare una rivoluzione sia necessario cominciare prima di tutto dal nostro interno.</p>
<p><b>Loredana Bertè indossò un pancione finto ben prima di Lady Gaga, e Madonna le rubò un giubbotto di Moschino che poi usò per una campagna pubblicitaria. Questi sono solo un paio di aneddoti che mostrano Loredana Bertè come fonte di ispirazione e anticipatrice di tendenze, nonché icona di femminilità e seduzione degli anni ‘70. Che cosa la attira di Loredana, il suo personaggio nel biopic?</b></p>
<p>L’idea di interpretarla mi è piaciuta fin da subito, anche se non nego di essermi sentita intimidita da questa figura, di cui già il nome lancia una provocazione difficile da esprimere a parole. Loredana è una donna anticonvenzionale, che è riuscita ad esprimere la sua femminilità in maniera estrema ma mai volgare, attraverso una protesta autentica. Mi sono divertita ad immergermi nella sua energia prorompente e provocante; ho lavorato sulla sua fisicità, sul suo essere provocatrice, sul suo non essere legata a stereotipi e sulla sua inesauribile capacità di reinventarsi. Questo biopic ci mostra una Loredana inedita: non la rockstar a cui siamo abituati, ma una giovane donna in erba che sostiene la sorella, la quale lotta per affermarsi come donna e come cantante in un periodo storico e in un mondo artistico che non le ha certo reso facile il cammino.</p>
<p><b>Ha lavorato anche in teatro al fianco di Michele Placido. Cosa la affascina di più del cinema, e cosa invece del teatro?</b></p>
<p>Sono due mondi diversi, non saprei dire cosa mi consente di esprimermi meglio. Il teatro dà l’opportunità di vivere un personaggio dall’inizio alla fine: l’attore si fonde col suo personaggio e non ci sono interruzioni, solo un unico flusso continuo del personaggio. Il teatro consegna ogni giorno, a chi ne fa parte, le chiavi d’accesso alle verità, insegna ad ascoltare e rivivere il medesimo momento in maniera di volta in volta differente. La magia del teatro sta nella sua ritualità: fare teatro dà l’impressione di stare compiendo un rito. Nel cinema, invece, si lavora sul piccolo, si scende nel dettaglio; conta il momento, il respiro. Spero di continuare a fare entrambi, perché per me è importante riuscire a far parte di entrambi e parlare entrambi i linguaggi.</p>
<p>Un ringraziamento speciale a Dajana Roncione per la sua gentilezza e disponibilità.</p>
<p><b>Credits cover</b></p>
<p>ph:  Roberta Krasnig</p>
<p>abiti: Cedric Charlier</p>
<p>occhiali: Persol</p>
<p>gioielli: Iosselliani</p>
<p>scarpe: Salvatore Ferragamo</p>
<p>hair: Alessandra Rocchi per Simone Belli</p>
<p>make up: Giulia Luciani per Simone Belli</p>
<p>styling: Sara Castelli Gattinara / Factory4</p>
<p>location: Sheket Roma</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b><i>di Sara Baschirotto</i></b></p>
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		<title>Io sono Mia: la storia di una donna indimenticabile</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 13 Jan 2019 10:33:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Teatro e Cinema]]></category>
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<p>Arriverà nelle sale in uno straordinario evento il 14-15-16 Gennaio <b>Io sono Mia</b>, la nuova produzione Rai Fiction sulla vita di <b>Mia Martini</b>, per la regia di <b>Riccardo Donna</b> e con <b>Serena Rossi</b>. Un’occasione davvero imperdibile.</p>
<p>C’è un filone di <b>biopic</b> che in questo periodo sta prendendo il sopravvento. Il caso più recente è stato in questo senso Bohemian Rhapsody, sulla vita di Freddie Mercury, che rivive con incredibile fedeltà il fenomeno Queen. Per una strana inclinazione all’esterofilia tutta italiana, sembra sempre che ci si debba allontanare da luoghi e tempi per trovare di storie straordinarie. Spesso però, questo non è vero.</p>
<p>È così che, dopo il riuscitissimo primo tentativo con il <b>Fabrizio de Andrè </b>di <b>Luca Marinelli </b>nel <b>Principe Libero</b>, <b>Rai Fiction</b> tenta la nuova impresa e presenta Io sono Mia . Questa volta la storia raccontata è quella di <b>Mia Martini</b>, Mimì, una delle icone femminili più importanti del nostro panorama artistico. E come ci racconta il film, per diventare un’icona, <b>Domenica Bertè</b> ha dovuto lavorare tanto.</p>
<p>Voce unica e portata emotiva imparagonabile. Timbro indimenticabile. Carattere forte, indipendente. Anni e anni di gavetta. Ma non è solo questo che racconta il film Io sono Mia. Le crisi, i litigi,  le dicerie che si sono trasformate in una tragica piaga per la sua carriera, fino alla rivalsa con “<b>Almeno tu nell’Universo</b>”. Questo e molto altro in un lavoro che cerca di rendere giustizia ad un’artista il cui talento è stato maltrattato.</p>
<h3>Serena Rossi: quando gli attori diventano camaleonti</h3>
<p>Si sa, un biopic funziona se gli interpreti riescono a riportare in vita degnamente i loro personaggi. È questo il caso di Rami Malek per l’intramontabile Freddie o del già citato Marinelli per De André. Anche in questo caso, <b>Serena Rossi </b>riesce ad incarnare l’anima fragile e combattiva della Martini. Bellezze mediterranee, simili, forti.</p>
<p>La Rossi si dimostra ancora una volta poliedrica e  molto capace, come d’altronde aveva già fatto in “Ammore e Malavita” dei Manetti Bros. Grazie inoltre a un ottimo lavoro in backstage di preparazione, di regia, e un cast di importanti nomi del cinema italiano, Io sono Mia è davvero da considerarsi un prodotto ben riuscito.</p>
<h3>Io sono Mia: dove vederlo</h3>
<p>La pellicola, che si apre con la memorabile interpretazione a <b>Sanremo</b> del 1989, ripercorre la vita dell’artista in un flashback. Tutto parte infatti dall’intervista rilasciata alla giovane giornalista Sandra, che è costretta a ripiegare sulla Martini dopo aver perso l’occasione con Ray Charles. Mia racconta così la sua storia, i suoi dolori, i suoi amori e le sue lotte, fino ad arrivare a quella serata di rivalsa.</p>
<p>Sarà possibile vedere Io sono Mia nelle sale il <b>14, 15 e 16 Gennaio</b> grazie alla distribuzione <b>Nexo Digital</b>. Sbarcherà in seguito sui canali Rai e online sulla piattaforma <b>RaiPlay</b> da febbraio. Un’occasione per conoscere non solo la voce, ma anche la storia di una donna che ha sempre combattuto a pieno le sue battaglie con caparbietà. Volendola descrivere con le parole di <b>Califano</b> nel trailer “<b>hai un visetto carino, ma con un caratteraccio</b>”. Semplicemente Mia Martini.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b><i>di Maria Concetta Porricelli</i></b></p>
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