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	<title>Hong Kong &#8211; Gilt Magazine</title>
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	<title>Hong Kong &#8211; Gilt Magazine</title>
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		<title>Incendio a Hong Kong: una tragedia che sconvolge la città</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Nov 2025 11:25:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="461" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/11/Incendio-a-Hong-Kong--768x461.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/11/Incendio-a-Hong-Kong--768x461.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/11/Incendio-a-Hong-Kong--300x180.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/11/Incendio-a-Hong-Kong--480x288.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/11/Incendio-a-Hong-Kong-.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>Una tragedia devastante che espone gravi responsabilità e chiede nuove regole per la sicurezza urbana.</p>
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<p>Un rogo improvviso ha trasformato un complesso residenziale in uno scenario di devastazione. Hong Kong si risveglia con uno dei bilanci più drammatici della sua storia recente. Una tragedia che solleva domande pesanti su sicurezza, controlli e responsabilità.</p>



<p><strong>Le fiamme che hanno avvolto Wang Fuk Court</strong></p>



<p>L’incendio è divampato nel complesso residenziale Wang Fuk Court, nel distretto di Tai Po, coinvolgendo sette delle otto torri in ristrutturazione. Le prime ricostruzioni indicano che il fuoco sia partito dai ponteggi esterni, realizzati in bamboo e ricoperti da materiali altamente infiammabili. In pochi minuti le fiamme hanno avvolto le facciate degli edifici, trasformando l’area in un inferno verticale. Le squadre di soccorso hanno immediatamente innalzato l’allerta al livello massimo, mobilitando centinaia di vigili del fuoco.</p>



<p><strong>Un bilancio drammatico e ancora provvisorio</strong></p>



<p>Il numero delle vittime cresce di ora in ora, con oltre un centinaio di morti accertati e più di duecento persone ancora disperse. Molti feriti versano in condizioni critiche, tra cui diversi soccorritori. La vastità del complesso, composto da quasi duemila appartamenti, ha reso particolarmente difficile le operazioni di evacuazione. Le testimonianze parlano di allarmi antincendio non funzionanti e vie di fuga poco praticabili, segnali che aggravano ulteriormente la portata della tragedia.</p>



<p><strong>Cause e responsabilità nel mirino</strong></p>



<p>Le prime indagini puntano il dito contro i materiali utilizzati nei lavori di ristrutturazione: polistirene, reti di protezione e bamboo non avrebbero rispettato gli standard di sicurezza. Le autorità hanno già arrestato tre responsabili legati alla ditta incaricata, accusati di negligenza e utilizzo di materiali non certificati. L’inchiesta potrebbe allargarsi, coinvolgendo figure dell’amministrazione edilizia e società appaltatrici. La tragedia ha riaperto il dibattito sulle regole di costruzione in una città dove la verticalità domina.</p>



<p><strong>Shock, dolore e una città che chiede risposte</strong></p>



<p>Hong Kong è sotto shock. Sono stati allestiti centri di accoglienza per i residenti sfollati, mentre la popolazione si mobilita con donazioni e aiuti. Le autorità locali e centrali hanno promesso una revisione completa delle norme di sicurezza e controlli più severi sui cantieri. Tuttavia, cresce la rabbia tra le famiglie colpite, che chiedono verità, giustizia e garanzie affinché tragedie simili non si ripetano.</p>
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		<title>L’iconico brand di lusso St.Regis debutta ad Hong Kong</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 May 2019 13:22:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<img width="80" height="80" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/05/St.Regis_.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="St.Regis" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" /><p>St.Regis, un gioiello di creatività architettonica che unisce elementi classici e moderni omaggiando la cultura di Hong Kong</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="80" height="80" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/05/St.Regis_.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="St.Regis" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" /><h3>St.Regis, un gioiello di creatività architettonica che unisce elementi classici e moderni omaggiando la cultura di Hong Kong</h3>
<p>Fondato oltre un secolo fa da John Jacob Astor IV con l’apertura del The St. Regis New York, oggi <b>St.Regis</b> debutta ad <b>Hong Kong</b> con il suo iconico brand di lusso. Simbolo di eleganza senza compromessi, St.Regis Hong Kong è un gioiello di creatività architettonica, attraverso l’occhio esperto dell’interior designer <b>André Fu</b>, che ha unito elementi classici e moderni creando un design che rende omaggio alla ricca cultura della città.</p>
<p>Situato a <b>Wan Chai</b>, polo dinamico sia commerciale che culturale, il nuovo hotel è a pochi passi dall’Hong Kong Convention and Exhibition Center e dalla Golden Bauhinia Square. Concepito per i viaggiatori d’affari e per chi ama la cultura, St. Regis Hong Kong ha ben <b>129 camere e suite</b> splendidamente arredate e disposte su 27 piani. Ogni stanza presenta elementi grazie ai quali anche i clienti più esigenti possono sperimentare il classico stile di St. Regis, in cui il servizio impeccabile incontra il lusso informale.</p>
<h3>Tra lusso, benessere, e cucina gourmet</h3>
<p>Gli ospiti possono inoltre organizzare eventi speciali semplicemente informando il maggiordomo. St. Regis Hong Kong offrirà inoltre, un’<b>esperienza gastronomica straordinaria</b>, proposta dal rinomato chef <b>Olivier Elzer</b>, che invita gli ospiti a provare l’alta cucina francese presso le sale principali o nel salone privato de L’Envol, che con 20 anni di esperienza alle spalle e un totale di 24 stelle Michelin, viene considerato uno dei migliori chef francesi a Hong Kong.</p>
<p>“Hong Kong è stata a lungo considerata un punto di incontro tra Oriente e Occidente e siamo felici di aprire la prima proprietà St. Regis in questa vibrante destinazione”, ha affermato <b>Lisa Holladay</b>, Global Brand Leader di St. Regis Hotels &amp; Resorts. Per feste e celebrazioni importanti, l’elegante Astor Ballroom, ampia oltre 500 metri quadri, con soffitto alto e accesso diretto al parcheggio con 72 posti auto, è l’ideale, mentre la Rockefeller Room è pensata per riunioni d’affari e incontri più raccolti. St. Regis Hong Kong propone ai suoi ospiti anche una splendida veranda esterna, una piscina riscaldata e un bar a bordo piscina, oltre a un centro benessere di lusso.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b><i>di Giada Bertini</i></b></p>
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		<title>AttoVerticale by Masera Design: un nuovo concetto di tempo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Jan 2019 09:59:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="230" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/01/AttoVerticale-1-768x230.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="AttoVerticale" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/01/AttoVerticale-1-768x230.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/01/AttoVerticale-1-300x90.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/01/AttoVerticale-1-480x144.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/01/AttoVerticale-1.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>AttoVerticale di Masera Design, premiato nel 2017 con il Silver A’Design Award, è un orologio colorato e innovativo che sfida le mode dei nostri tempi</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="768" height="230" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/01/AttoVerticale-1-768x230.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="AttoVerticale" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/01/AttoVerticale-1-768x230.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/01/AttoVerticale-1-300x90.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/01/AttoVerticale-1-480x144.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/01/AttoVerticale-1.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><h3>AttoVerticale, una provocazione ironica ed elegante</h3>
<p><b>Masera Design</b>, studio di design italiano, ha deciso di dare vita al proprio concept di orologio: meccanico a carico manuale, in alluminio colorato, una provocazione ironica ed elegante. Con un <b>design non convenzionale</b> e una <b>forte personalità</b>, crea un impatto visivo dall’immediata riconoscibilità. Sono tre le principali caratteristiche che contraddistinguono AttoVerticale.</p>
<p><b>Riconoscibilità</b>: grazie al desiderio di un’innovazione estetica, l’orologio è molto riconoscibile al polso; un prodotto di design deve avere un forte impatto visivo, deve stupire e destare attenzione e interesse. <b>Non Convenzionalità</b>: non a caso il claim di AttoVerticale è proprio <b>“Unconventional Time”</b>.</p>
<p><b>Innovazione</b>: un movimento meccanico a carica manuale fluttua tra due vetri di zaffiro conferendo all’orologio una personalità forte e distintiva. Solitamente il <b>movimento a “baguette”</b>, a carica manuale, è usato su orologi classici; il punto di svolta è proprio la scelta di applicarlo ad una cassa dallo stile ultramoderno. Il suo design fuori dagli schemi si dimostra dinamico e inaspettato.</p>
<h3>A proposito di Masera Design</h3>
<p>Dal 2011, fondato da <b>Tommaso Masera</b>, questo studio di Design Italiano ha <b>sede ad Hong Kong</b> e <b>base operativa a Shenzhen</b> (Cina), il centro mondiale della produzione di componentistica per l’orologeria, che gli permette di rimanere sempre al corrente degli aggiornamenti sulle possibilità di produzione, nuovi materiali e innovazioni tecnologiche.</p>
<p>Ma chi è Tommaso Masera? Laureato in Disegno Industriale al Politecnico di Milano nel 2006, ha dato vita ai suoi progetti in diversi paesi, tra cui l’Italia, il Brasile e la Cina. L’esperienza internazionale l’ha portato a specializzarsi nel settore dell’orologeria. Nel 2016, dopo diversi anni di esperienza in design e produzione di orologi, Tommaso Masera lancia sul mercato AttoVerticale, il primo brand di orologi di autoproduzione Masera Design.</p>
<h3>Antico e moderno: la fusione perfetta</h3>
<p>Nell’era dell’iperconnessione, chi si rifiuta di seguire le mode tecnologiche dimostra di essere libero nei propri pensieri, un anticonformista che ama distinguersi con il semplice gesto di <strong>caricare l’orologio</strong>. Iniziare la giornata caricando l’orologio è un rito di pochi secondi che consente all’orologio di funzionare, ma assume un significato allegorico: è infatti l’uomo stesso a creare ed azionare il proprio tempo.</p>
<p>Gli orologi a carica manuale si trovano da sempre a bordo delle imbarcazioni delle marine militari, perché rappresentano il mezzo più affidabile per rilevare il tempo. La loro cura è affidata all’ufficiale più anziano, che deve caricarli ogni giorno alla stessa ora, in un rituale che unisce responsabilità e tradizione, forma che si trasforma in sostanza. AttoVerticale è quindi un orologio <b>colorato e innovativo</b> che sfida le mode dei nostri tempi.</p>
<h3>Le collezioni</h3>
<p>AttoVerticale è proposto in tre collezioni: <b>Origin,</b> <b>Upper </b>e <b>Tonneau</b>.</p>
<p>Origin è stata lanciata nel 2016, con sei modelli iconici caratterizzati da colori vibranti e da una versione total black. I cinturini sono disponibili in pelle o cordura. Upper, invece, include sei referenze dai colori esclusivi, come bronzo, rose gold e verde smeraldo. Infine, Tonneau mantiene una forte riconoscibilità di design includendo colori vivaci, un modello total black e una versione lady in rose gold. Tonneau è disponibile con cinturino in pelle Vintage o cordura, ad un prezzo al pubblico pari a 294 euro.</p>
<p>AttoVerticale di Masera Design è stato premiato nel 2017 con il <b>Silver A’Design Award</b>, un prestigioso premio assegnato ai progetti che hanno raggiunto un livello esemplare nel design.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b><i>di Giulia Rizzi</i></b></p>
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		<title>Fabio Novembre &#8211; “Scultoreamente adamitico”</title>
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		<pubDate>Sun, 09 Dec 2012 20:53:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="273" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/12/Scultoreamente-adamitico_1-768x273.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/12/Scultoreamente-adamitico_1-768x273.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/12/Scultoreamente-adamitico_1-300x106.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/12/Scultoreamente-adamitico_1-480x170.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/12/Scultoreamente-adamitico_1.jpg 930w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>La carica esplosiva del designer Fabio Novembre.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="768" height="273" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/12/Scultoreamente-adamitico_1-768x273.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/12/Scultoreamente-adamitico_1-768x273.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/12/Scultoreamente-adamitico_1-300x106.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/12/Scultoreamente-adamitico_1-480x170.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/12/Scultoreamente-adamitico_1.jpg 930w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>La sua carica esplosiva invade in lungo e largo gli spazi in cui i più svariati materiali prendono vita in un gioco di forme e stili che s’incrociano. Sfatano la più ardua, purché realizzabile, immaginazione, generano suggestioni spesso in contrasto fra loro. Sono i progetti di Fabio Novembre, architetto&nbsp;e designer, sognatore, provocatore, anti-minimalista e, soprattutto, powerful. Famoso in tutto il mondo per uno stile in cui la cultura dei progetti si mescola al piacere della vita, per gli occhi di David Bowie dello showroom di Bisazza di Berlino, che dall’esterno attirano i visitatori verso l’interno, per i locali alla moda di Milano, per gli interni dei negozi Blumarine e di Stuart Weitzman, per le sue origini leccesi, per il suo essere misterioso e inafferrabile.</p>
<p><strong>Com’è nato l’amore per l’architettura?</strong><br />
Sono laureato in architettura, ma con un equilibrio tra le materie scientifiche e quelle umanistiche che mi ha permesso di usare il costruito per il suo potenziale narrativo. Io credo che qualsiasi essere umano senta prima di tutto il bisogno di comunicare<br />
e che il medium adottato debba rimanere in secondo piano rispetto al messaggio che si vuole veicolare.</p>
<p><strong>A quali temi della storia, dell’arte e della cultura in generale si ispira?</strong><br />
Newton nel 1676 scrisse: “Se ho visto oltre rispetto ad altri, è perché mi ero arrampicato sulle spalle di giganti”. Io mi sento un po’ come lui, e mi godo il panorama su eroi che vanno da Fellini a Gandhi, da Majakovskji a Che Guevara, da Sottsass alla mia ex portinaia Cristina Caputo (altrettanto vecchia e saggia quanto Ettore). Io leggo la vita come una corsa a staffetta in cui devi essere pronto a percorrere il tuo tratto afferrando il testimone dalla generazione precedente ed affidandolo alla successiva, cercando di performare secondo le tue possibilità. E quando tutto sembra difficile faccio diventare i miei eroi le stelle che mi illuminano la strada, e tutto torna facile o quantomeno sopportabile.</p>
<p><strong>A quale target si rivolgono i suoi lavori?</strong><br />
Mi riesce difficile parlare di target, di mercato. Credo che la gente mi chieda un punto di vista, da un designer ci si aspetta uno statement. Non ho mai lavorato su brief. Il designer interpreta spesso un ruolo maieutico rispetto ai bisogni del committente, ma se il cliente sapesse bene cosa vuole non avrebbe bisogno di rivolgersi a un professionista. Trovo assurde le ricerche di mercato fatte sulla gente, non saremmo mai arrivati neppure alla ruota se ci fossimo basati sui meccanismi di domanda-offerta. Le intuizioni sono la base di qualsiasi innovazione, il desiderio si forma su di esse. Il design, per quanto mi riguarda, è fatto delle intuizioni di grandi sognatori.</p>
<p><strong>La sua esperienza a New York, quanto è stata formativa e quanto l’ha cambiato?<br />
</strong>Sono convinto che New York, rappresenti ancora oggi l’ombelico del mondo. È un porto franco di culture, credi e razze che si intrecciano su uno sfondo di assoluta libertà. L’esperienza di vita newyorkese è formativa per chiunque, e nello specifico, a me ha portato la fortuna di trovare, quasi senza cercarlo, il mio primo incarico lavorativo. Potrei dire che Milano è stata l’officina in cui mi sono costruito, ma New York è stata certamente la pista di decollo da cui ho preso il volo.</p>
<p><strong>Cosa ci dice della collaborazione per gli interni di Blumarine a Hong Kong?<br />
</strong>La mia fortuna newyorkese è stata appunto quella di incontrare Anna Molinari. Al tempo vivevo in lower east side e frequentavo amicizie assolutamente trasversali e stimolanti, dal regista Jim Jarmusch alla gallerista Holly Solomon (per la quale lavoravo come tuttofare). Anna non poteva certo giudicarmi dall’esperienza, dato che non avevo mai fatto pratica in uno studio di architettura, ma il potenziale creativo era respirabile già dall’environment che mi ero creato. Fu così che con una buona dose di incoscienza, sua e mia, fui incaricato di disegnare il primo negozio Blumarine a Hong Kong. Il resto è noto…</p>
<p><strong>Che differenza c’è tra essere architetto ed essere designer?<br />
</strong>“Dal cucchiaio alla città” è uno slogan coniato da Ernesto Nathan Rogers nel 1952. Si può dire che questa definizione ha caratterizzato la cultura italiana del progetto dal dopoguerra fino ai nostri giorni. I progettisti italiani fino alla mia generazione si sono formati nelle università di architettura, ed hanno affrontato il design con gli stessi strumenti critici e tecnici. Io ho sempre usato una metafora filmica per comparare design e architettura: gli oggetti sono cortometraggi e gli edifici veri e propri film. La differenza è essenzialmente nel budget, perché poi è richiesto lo stesso livello di abilità. Ma tutto il processo è incentrato sul raccontare storie attraverso lo spazio, con un plus tridimensionale che nessun’altra disciplina permette.</p>
<p><strong>La sua origine pugliese l’ha influenzata in qualche modo nei suoi lavori?</strong><br />
Io sono nato a Lecce, una città con un’estetica fortemente barocca. Puoi non capire i tempi e i modi, ma poi il passato te lo ritrovi inconsciamente addosso, ti accorgi che per quanto la tua vita vada in direzioni diverse, quel punto di partenza è sempre dentro di te e viene fuori quando meno te lo aspetti.</p>
<p><strong>Come si definisce?</strong><br />
Mi chiamo Fabio Novembre, anzi gli altri mi chiamano Fabio Novembre, e di solito sono nudo perché mi piace farmi cucire addosso definizioni che metto o dismetto a seconda delle occasioni. Haute couture del peggior gossip e della miglior cultura. E ti dirò che io, scultoreamente adamitico, me ne frego e lascio fare: esercizi di stile per stilisti e sartine. Diciamo pure che bado allo stile con cui indosso tutte queste definizioni, da impeccabile peccatore, facendo del gossip metafisico un manifesto culturale.</p>
<p><strong>Progetti per il futuro?</strong><br />
Io sono un progettista che cerca di testimoniare il proprio tempo, con tutti i suoi limiti e le sue contraddizioni. E credo che la non casuale coincidenza etimologica tra il presente come tempo e il presente come regalo sia una condizione di partenza per qualsiasi ricerca progettuale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>(di <strong><em>Paola Vaira</em></strong>)</p>
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		<title>A Hong Kong la cucina migliore è italiana</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 May 2012 22:20:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ristoranti & Food]]></category>
		<category><![CDATA[8 ½ Otto e mezzo]]></category>
		<category><![CDATA[cina]]></category>
		<category><![CDATA[Hong Kong]]></category>
		<category><![CDATA[Shangai]]></category>
		<category><![CDATA[stelle Michelin]]></category>
		<category><![CDATA[Umberto Bombana]]></category>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="273" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/05/visore-hong-kong2-1-768x273.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/05/visore-hong-kong2-1-768x273.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/05/visore-hong-kong2-1-300x106.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/05/visore-hong-kong2-1-480x170.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/05/visore-hong-kong2-1.jpg 930w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>Il ristorante 8 ½ Otto e mezzo dello chef Umberto Bombana è stato premiato con tre stelle Michelin</p>
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<p>Da sempre l’Italia è riconosciuta nel mondo come la patria del <em>“ben mangiare</em>”, molti italiani sono emigrati all’estero per far nascere ristorati dai sapori italiani e, il migliore tra questi, è il famosissimo<strong> 8 ½ Otto e mezzo</strong> di<strong> Umberto Bombana</strong>, in onore del celebre&nbsp;film di <strong>Fedrico Fellini</strong>, il preferito dello chef. Il ristorante si trova a<strong> Hong Kong</strong>, in una nicchia della centrale<strong> Alexandra House</strong>, proprio dall’altro lato del pianeta, ed è l’unico ristorante al di fuori dell’Italia ad essere stato premiato dalle<em> tre stelle Michelin</em>.</p>
<p>Lo chef, originario di <strong>Clusone</strong>, lavora ad Hong Kong da<strong> 15 anni</strong> e viene definito da tutti “<em>il re dei tartufi bia</em>nchi”. Questo soprannome è derivato dalla sua passione per il<strong> tartufo</strong>, e soprattutto di quello bianco, e dalla sua capacità di utilizzarlo in svariati modi per creare piatti originali e attrarre una clientela sempre più sofisticata. E afferma che adora cucinare per una <strong>clientela internazionale</strong>, ma che è una sfida continua perché le persone sono esigenti e con alte aspettative. Lo chef del Bel Paese ha, perciò, fatto molta strada nella cucina internazionale ed ha in programma di aprire a breve un altro ristorante a<strong> Shangai</strong>.<br />
Prossima tappa, dunque: una fantastica cenetta <strong>all’8 ½ Otto e mezzo</strong>, sapori italiani autentici corredati da tradizioni e paesaggi orientali ed esotici. Cosa si può volere di più?</p>
<p><em><strong>Valentina Capoferri</strong></em></p>
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		<title>A Hong Kong, il tempio di moda e lusso</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Feb 2012 13:38:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Viaggi]]></category>
		<category><![CDATA[Adrian Cheng]]></category>
		<category><![CDATA[Art Mall]]></category>
		<category><![CDATA[Hong Kong]]></category>
		<category><![CDATA[K11]]></category>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="273" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/02/Hongkong_visore1-1-768x273.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/02/Hongkong_visore1-1-768x273.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/02/Hongkong_visore1-1-300x106.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/02/Hongkong_visore1-1-480x170.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/02/Hongkong_visore1-1.jpg 930w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>Nel cuore della Soho cinese, il primo e immenso Art Mall per un nuovo approccio alla cultura</p>
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<p><em><strong>Elisabetta Zorzi</strong></em></p>
<p><a href="http://www.k11concepts.com/en/Default.aspx">http://www.k11concepts.com/en/Default.aspx</a></p>
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		<title>La gioia del colore secondo Hirst</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Feb 2012 08:04:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arte e Design]]></category>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="273" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/02/Hirst_visore1-1-768x273.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/02/Hirst_visore1-1-768x273.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/02/Hirst_visore1-1-300x106.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/02/Hirst_visore1-1-480x170.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/02/Hirst_visore1-1.jpg 930w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>In mostra la collezione completa degli "Spot Painting" dell'artista Damien Hirst</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="768" height="273" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/02/Hirst_visore1-1-768x273.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/02/Hirst_visore1-1-768x273.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/02/Hirst_visore1-1-300x106.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/02/Hirst_visore1-1-480x170.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/02/Hirst_visore1-1.jpg 930w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>Il <strong>colore</strong> utilizzato come provocazione. Una tecnica all&#8217;avanguardia, ma criticata e discussa. Il gallerista statunitense<strong> Larry Gasosian, </strong>dal 12 gennaio, mette in&nbsp; mostra in tutte le undici sedi del suo impero espositivo, la collezione completa degli <em>Spot Painting</em> del famoso artista<strong> Damien Hirst. </strong><em>The Complete Spot Painting 1986-2011</em> è dunque&nbsp;la rassegna completa delle più di<strong> trecento opere</strong> dell’artista provenienti sia da <strong>collezioni private</strong> sia da<strong> istituzioni pubbliche</strong>. Hirst appassionato della <strong>teoria del colore</strong>, lo utilizza ancora una volta come strumento di provocazione. Su sfondo bianco, tantissimi <strong>pois multicolor</strong> in diverse&nbsp; varianti e con differenti disposizioni saranno ospitati nelle gallerie di<strong> New York</strong> (tre sedi), <strong>Londra</strong> (due sedi), <strong>Parigi</strong>, <strong>Atene</strong>,<strong> Roma</strong>, <strong>Hong Kong</strong>, <strong>Ginevra</strong> e <strong>Beverly Hills</strong>. I pois si distinguono e assumono caratteristiche diverse in base al periodo in cui sono stati realizzati, infatti, Hirst li raffigura in alcuni casi con contorni ben definiti e curati con precisione e in altri con bordi impefetti, non delineati, senza un contorno stabile. La completa collezione, quindi, presenta dal&nbsp; primo spot su tavola realizzato nel 1986 al più piccolo spot painting del 1996 e per giungere infine all’opera più recente, conclusa nel 2011, nella quale non vengono mai ripetuti i colori. Gli<em> spot painting</em> sono tra le creazioni dell’arte contemporanea un&#8217;icona, un simbolo universale, un messaggio che va oltre i limiti della cultura e del mero linguaggio. Abbinato alla mostra vi è una specie di contest poiché tutti coloro che visiteranno le undici gallerie potranno avere l’occasione di aggiudicarsi uno spot autentico con dedica personale dell’artista. Il fatto che per l’occasione vengano occupate tutte le location di <strong>Gagosian</strong> con i pois, ha destato molte critiche nel settore ancor prima che l’esposizione fosse realizzata. A proposito si contappongono due pareri discordanti, alcuni sostengono l’alto valore artistico ed espressivo delle opere, altri ritengono le crezioni frutto di un’attenta analisi del mercato dell’arte contemporanea, con l’obiettivo solo di stupire più che libera manifestazione artistica con autentico valore intrinseco. Le chiusure avverranno in date diverse, a differenza dell’inaugurazione. La prima sarà a <strong>Beverly Hills</strong> il 10 febbraio 2012, le altre termineranno il 18 febbraio, a eccezione di<strong> Atene</strong> e<strong> Roma</strong> che chiuderanno il<strong> 10 marzo e Ginevra</strong> il 17 marzo. Un anno per poter scoprire un artista&nbsp; assolutamente all’avanguardia, criticato, chiaccherato, ma sicuramente di grande impatto e unico nel suo genere.<br />
<em><strong>Zoe Polizzi</strong></em></p>
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		<title>Il relax più lussuoso al mondo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Oct 2011 21:03:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Viaggi]]></category>
		<category><![CDATA[Abu Dhabi]]></category>
		<category><![CDATA[Emirates Palace Hotel]]></category>
		<category><![CDATA[Four Seasons]]></category>
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					<description><![CDATA[<img width="300" height="106" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2011/10/visore-1-hotel-lusso-300x106-1-1.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" /><p>Dall’Europa all’estremo Oriente: la top ten dei migliori resort</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="106" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2011/10/visore-1-hotel-lusso-300x106-1-1.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" /><p>Gara all’ultimo dettaglio: è di questo che si tratta quando si parla di<strong> miglior resort al mondo</strong>.<br />
Si tratta, infatti, di luoghi per viaggiatori a cinque stelle, diventati molto esigenti e attenti ad ogni particolare.<br />
Non ci si aspetta solo una struttura incredibile dotata di un certo numero di ristoranti di alto livello, piscine, bar e la presenza di una spiaggia da cartolina nelle vicinanze, ma anche un certo tipo di ospitalità e gentilezza da parte di tutto il personale e grande attenzione al singolo cliente.<br />
Hanno conquistato l’olimpo <strong>l’One&amp;Only Maldives </strong>a <strong>Rethi Rah</strong>, il <strong>Four Seasons Resort </strong>di <strong>Landaa Giravaaru </strong>e quello di <strong>Langkawi</strong>, sul podio della classifica 2011 stilata dal sito web <a href="http://www.resorts.it/">www.resorts.it</a>.<br />
Luoghi in cui non è solo la pace a regnare sovrana ma anche il lusso più incredibile: le camere qui assomigliano a residenze per sceicchi, i bagni hanno vasche da sogno, i cuochi arrivano da ogni parte del mondo per cucinare in ambienti suggestivi e riservati a poche persone creando una grande intimità e senso di comfort.<br />
Scendendo nella&nbsp;classifica, ci sono resort che non sembrano da meno: per esempio, <strong>l’Emirates Palace Hotel </strong>di <strong>Abu Dhabi </strong>(9°) dove il lusso di ogni camera fonde lo splendore regale arabo alla più recente tecnologia o il <strong>Peninsula Hotel</strong> di <strong>Hong Kong </strong>(10°).<br />
Non resta altro che, classifica alla mano, scegliere in quale parte del mondo si preferisce passare qualche giorno a contemplare il paesaggio, godere dei comfort della propria camera, assaporare piatti di alto livello e farsi coccolare da uno staff attentissimo.</p>
<p><em><strong>Federica Salto</strong></em></p>
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