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	<title>Giorgio Armani biografia &#8211; Gilt Magazine</title>
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	<title>Giorgio Armani biografia &#8211; Gilt Magazine</title>
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		<title>Armani racconta il suo amore per Pantelleria</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Nov 2020 10:25:53 +0000</pubDate>
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<h3>Armani e l’amore per l’isola</h3>
<p>Armani lo mette subito ben in chiaro, il suo non è stato amore a prima vista, soprattutto perché quando ha iniziato a conoscere Pantelleria questa era molto diversa da come si presenta ora. Eppure percepì da subito qualcosa che lo spinse a tornare, qualcosa di indefinito, finché non trovò Cala Gadir, la zona dove acquistò i tre dammusi, ovvero le case tipiche di Pantelleria, per trasformarli in una dimora<strong> <a href="https://www.ilsole24ore.com/art/giorgio-armani-racconta-pantelleria-quei-dammusi-mia-immagine-e-somiglianza-AD6Px8l">che sapesse rispecchiarlo</a></strong> e farlo sentire davvero a casa. Si tratta di abitazioni tradizionali in pietra lavica, con tetto bianco a cupola adatto al clima dell’isola; in seguito ne ha acquistate altre quattro, espandendo l’abitazione.</p>
<p>Armani lo definisce il suo “rifugio”, al riparo dal caos e dai ritmi delle grandi città, in un luogo perfetto perché, nonostante sia diventato una meta turistica ricca di locali e ristoranti, riesce sempre a mantenere la sua anima selvaggia intatta. L’aspetto che lo stilista preferisce è proprio il terreno in roccia vulcanica, nero, grezzo, molto accidentato; non è infatti il mare ad aver attratto la sua attenzione. Con gli anni Armani ha creato una vera e propria oasi che conta ben duecento palme, oltre a piante del luogo; un’impresa che non ritiene conclusa, in quanto ammette di aggiungere sempre nuovi oggetti alla sua collezione nella villa.</p>
<p><b>Una storia di grandezza e successo</b></p>
<p>La storia di Giorgio Armani è costellata di successi. La Maison infatti attraversa fin dagli esordi produzioni di diverse tipologie di capi, dai prét-à-porter alla pelletteria, fino a giungere al couture e ai profumi. In poco tempo Armani è diventato sinonimo di luxury viaggiando in ogni capitale della moda, da Milano a Dubai, e diventando un’icona del Made in Italy grazie agli abiti e agli accessori, come le giacche da donna ispirate alle linee maschili e le <strong><a href="https://www.yoox.com/it/uomo/scarpe/shoponline/emporio%20armani_d">scarpe Armani da uomo</a>,</strong> da sempre ricercate proprio per la purezza delle forme.</p>
<p>Nei primi anni ‘80 inizia a sperimentare con un pubblico più giovane ed è così che nasce Emporio Armani, con una forte contaminazione dal mondo sportivo. Oggigiorno Armani accoglie i visitatori del quartiere di Brera a Milano, dove si trova il Billboard di Emporio Armani fin dal 1984, ha aperto il museo Armani Silos nel 2015 e produce vino nella sua villa di Pantelleria, circondato dai profumi che hanno ispirato la fragranza di Acqua di Giò. Un uomo, quindi, dai mille interessi e dalle mille sfaccettature. Il legame di Armani con l’Italia e Pantelleria sembra essere davvero indissolubile, tanto da ispirarlo costantemente nelle sue creazioni.</p>
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		<title>Accenti di stile: la nuova mostra firmata Armani</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Nov 2019 08:58:45 +0000</pubDate>
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<p>La nuova esposizione firmata <b>Armani </b>ed accolta negli spazi Armani/Silos in via Bergognone a Milano, dal titolo <b>Accenti di stile</b>, racconta attraverso un percorso in bilico tra moda e design il concetto di <b>libertà</b> secondo lo stilista. “Mi piace l’idea di superare i miei limiti, di spingermi avanti accogliendo sempre nuove sfide. Quindi continuo a sperimentare, divertendomi”, queste le parole di Re Giorgio.</p>
<h3>Giorgio Armani e la sua visione di fare moda</h3>
<p>Svincolato da ogni regola, Giorgio Armani in persona si è occupato della mostra. Lo spazio è riservato al <b>lato minimalista</b> dell’icona della moda, che si avvicina verso la fine degli anni Ottanta e si snoda attraverso temi chiave nella sua carriera, come l’etnico e animalier, bicromatico e color black. La mostra comprende una<b> retrospettiva</b> di borse, calzature e bijoux della linea Giorgio Armani Donna (all’incirca 830 pezzi) e proiezioni di campagne pubblicitarie e redazionali. La sua visione di fare moda, elegante e discreta, diventa linguaggio attraverso cui raccontare una società in continuo cambiamento. Tra calzature ed accessori vengono definite le proporzioni della figura, attraverso artigianalità e sfumature di colori.</p>
<h3>Accenti di stile: mai essere prigionieri di se stessi</h3>
<p>Armani fu uno dei primi ad abbinare le ballerine all’abito da sera, dando slancio e sottolineando l’andatura. Non solo, le sofisticate slingback e le décolletées donano un equilibrio calcolato alla figura. Gli <b>accessori</b>, tra cui spiccano modelli straordinari di borse realizzate in pellami naturali, sete e tessuti di pregio, come la <b>Plissé Bag</b> e le <b>clutch</b>, rendono raffinati ed unici i look di tutti i giorni. Ogni cosa in perfetto stile Armani.<br />
Non solo esposizione. Accenti di stile è un vero e proprio racconto logico e d’immaginazione, che sottolinea il concetto alla base della mostra: mai essere prigionieri di se stessi.<br />
&nbsp;<br />
<b><i>di Susanna Meazza</i></b><br />
&nbsp;</p>
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		<title>Tony di Corcia narra il religioso lavoro e la vita di Giorgio Armani</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Sep 2019 09:02:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="230" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/09/Giorgio-Armani-1-768x230.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Giorgio Armani" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/09/Giorgio-Armani-1-768x230.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/09/Giorgio-Armani-1-300x90.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/09/Giorgio-Armani-1-480x144.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/09/Giorgio-Armani-1.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>Lo scrittore Tony Corcia, attraverso il suo ultimo libro edito da Cairo Editore, vuole ripercorrere le importanti tappe della carriera di Re Giorgio Armani</p>
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<p>Egli stesso afferma che l’eleganza risiede più nella “capacità di farsi ricordare, non di farsi notare”, et voilà: <b>Tony Corcia</b>, figura controversa del contemporaneo panorama letterario, vuole ripercorrere le importanti tappe della carriera di un creatore che ha per sempre cambiato il senso estetico della moda, insieme alla percezione di femminilità della donna. Decide di imbarcarsi in una difficile impresa il giovane scrittore, classe 1975, cercando di raccontare il Monarca della moda. L’intento è quello di rivelare attraverso le parole un uomo che molti anni fa decise di annullarsi a favore del suo lavoro, nemmeno fosse una missione la sua.</p>
<h3>Il lavoro come religione</h3>
<p>Di Giorgio Armani sorprendono la costanza e la fedeltà verso un <b>progetto di bellezza</b> iniziato per sottrazione negli anni della guerra, quando un pacco bomba gli esplose in viso, e sempre proseguito. La costanza e la religiosa <b>devozione al lavoro</b> sembrano essere il comune denominatore. In tale senso, il Monarca della moda ha sacrificato tutto come dono al lavoro, all’industria dell’abbigliamento: uomo che alla bellezza ha prima offerto in pegno la sua Volkswagen per comprare i mobili dell’ufficio, e che ha finito poi per consegnarle l’intera esistenza.</p>
<p>Impeccabile diligenza nell’impresa riuscitissima di vestire la donna come l’uomo, riuscendo nel farla diventare l’uomo più inaspettatamente femminile che la moda avesse mai immaginato. Lavoro di osservazione tecnico-stilistica che racconta come abbia studiato con ossequia ammirazione Chanel e Saint Laurent per amplificare la semplicità all’ennesimo. Erano gli anni Settanta quando l’ambiguità di questo creatore calcava le passerelle di Milano, su cui l’uomo ritrovava classe ed eleganza, per vederle poco dopo sottratte dalla stessa donna alla quale si accompagnava.</p>
<h3>Processo estetico-stilistico per sottrazione</h3>
<p>In tale riflessione estetico-stilistica, all’interno del lavoro di Armani assume fondamentale importanza l’interdipendenza tra il concetto di <b>verità e bellezza</b>. Anche se camaleontico e in continua metamorfosi, il lavoro dello stilista sembra disegnare un onesto percorso in divenire dove l’uomo e la donna si confondono, distinguono e giocano; i sessi vengono continuamente avvicinati e in modo quasi spasmodico confusi per fuori uscirne indissolubilmente legati. Il creatore esigeva che il Suo Uomo reclamasse la propria dolcezza, e così che la Sua Donna indossasse fiera la propria forza, restando sempre fedeli alla loro verità naturale.</p>
<p>In questo lavoro, dove la tecnica è al mero servizio della metamorfosi estetica, Armani è in grado di mutare la percezione e la sensibilità. Proprio come il concetto di estetica prevede: veste la donna con qualcosa di inaspettato, regalando alla nostra visione prima e sensazione poi, quello che percepiamo come bello. Esistono ambiti della tecnica sartoriale e della bellezza che sono facilmente riconoscibili e ancora di facile fruizione, ma non è così quando ci si avvicina alla <b>fusione dei sessi</b>: tale operazione non è di facile lettura oggi, figurarsi negli anni Settanta dell’impegnata Italia. In questo periodo storico Giorgio Armani ridisegna e rivoluziona i confini sessuali dell’abbigliamento. Un processo estetico che si materializza con la rivoluzione del <b>taglio della giacca</b>.</p>
<p>Come tutti i più grandi creatori ha dedicato alla riflessione estetica il suo tempo e il suo sapere: “la creazione richiede tempo e cultura”, afferma. Così, in uno strano procedimento inverso, Armani fa il pieno di conoscenze per poi ridurre tutto ai minimi storici dell’abbigliamento. Deve “avere intorno qualcosa di pulito e semplice se vuole costruire”, e la sua rigorosa metodica creativa è racchiusa nella <b>sottrazione</b>. Osannato e al tempo stesso rimproverato per questo, destruttura la giacca, sacrifica le linee elaborate e sagomate. Sconvolge questo capo eliminando il superfluo a favore della prediletta esaltazione dell’essenziale.</p>
<p>Prima ne scompone la struttura per poi rifiutarla in toto, abolisce l’imbottitura e la controfodera, sposta i bottoni; in conseguenza al rifiuto della tecnica, ha come risultato il ribaltamento delle fantasie, dirottamento delle pulsioni e rivoluzione dell’immaginario. Il passaggio epocale consiste nel cambiamento verso una<b> giacca rilassata</b> che segue il corpo, assecondandolo in funzione di ogni sua necessità. In tale operazione estetico-stilistica viene messo al bando qualsiasi lusso e sfarzo, e la bellezza di un capo viene sussurrata nella semplicità delle forme e nella sobrietà dei colori. Con questa forse inconsapevole operazione stilistica, Giorgio Armani avrebbe consegnato per sempre la sua esistenza all’estetica della moda.</p>
<h3>Giorgio Armani di Tony Corcia</h3>
<p>Se nel segno dell’estetica si manifesta il lavoro stilistico di Giorgio Armani, attraverso le parole del filosofo e sociologo György Lukács è possibile capirne il sacrificio; quest’ultimo, nel saggio <i>L’anima e le forme (1910)</i>, sostiene come al conseguimento dell’opera d’arte &#8211; in quanto forma &#8211; sia inscindibilmente connesso il sacrificio della vita. In tal senso, quando leggerete l’ennesimo racconto celebrativo del Monarca della moda, pensate a ciò egli stesso afferma: “non ho dei veri e propri amici, e quando torno a casa, ad aspettarmi c’è solo il gatto”.</p>
<p>Giorgio Armani, un creatore di moda che ha sovvertito con delicate maniere, è rimasto fedele a tali cambiamenti per una vita; un imprenditore che ha sconvolto linee sartoriali ridisegnando i confini sessuali dell’abbigliamento, costruito un impero, collaborato con i più grandi musei di tutto il mondo (non ultimo il Museo Nazionale di Tokyo, con la sfilata cruise in occasione del rinnovo della Ginza Tower, mostra dedicata al lavoro dell’amico Tadao Ando all’Armani Silos); uno sperimentatore che ha inoltre inventato e brevettato quello che è stato definito dalla storia come il “non-colore”: il <b>greige</b>. Un lavoratore di difficile analisi e catalogazione.</p>
<p>In questo senso ambiziosa, ma comunque felice, l’intenzione di Tony Corcia di descrivere una personalità restia alla ribalta, discreta e riservata, riluttante all’autocelebrazione ma che sicuramente merita l’esaltazione letteraria. L’11 Settembre è stato presentato il libro, edito da <b>Cairo Editore</b>, che promette di rendere memoria al lavoro e alla vita di Re Giorgio Armani.</p>
<p>Ci si affanna per imprimerlo nella memoria e metterlo nero su bianco, quando il suo concetto di lavoro è ancora molto improntato verso il futuro: “Io credo nella memoria […] è la misura di noi stessi. Però non credo ai revival, non li trovo interessanti: al massimo sono un’ombra, un profumo, una velatura, perché si deve guardare avanti, costruire il futuro, essere contemporanei. Noi siamo, rispetto ad altri paesi, in genere molto preoccupati di eliminare il passato, dimenticarlo, o al massimo riscriverlo: credo, invece, che se ne debba essere ben consapevoli, conoscerlo a fondo, capirlo, per essere perfettamente attuali e costruire il futuro”.</p>
<p>Così, qualora un giorno Giorgio Armani dovesse, anche solo per pura vanità, venir colto dall’epidemia del vezzo autocelebrativo, gli verrebbe certamente perdonato. Del resto, conoscete un Re che non l’abbia mai avuto?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b><i>di Camilla Stella</i></b></p>
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