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	<title>generazione Z &#8211; Gilt Magazine</title>
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	<description>Un mondo dorato a portata di click</description>
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	<title>generazione Z &#8211; Gilt Magazine</title>
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		<title>Like, Paure e Futuro: la generazione che vive tra social e realtà</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Sep 2025 08:41:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Generazione Alpha]]></category>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="461" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/09/Progetto-senza-titolo.jpg-4-768x461.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/09/Progetto-senza-titolo.jpg-4-768x461.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/09/Progetto-senza-titolo.jpg-4-300x180.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/09/Progetto-senza-titolo.jpg-4-480x288.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/09/Progetto-senza-titolo.jpg-4.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>Adolescenti tra social e paure reali: cercano autenticità, futuro e nuove forme di lusso.</p>
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<p>Gli adolescenti del 2025 camminano in equilibrio tra il fascino effimero del mondo digitale e il peso delle emozioni autentiche. Una generazione che si muove veloce, che vive di filtri e stories, ma che non smette di interrogarsi sul proprio domani.</p>



<p><strong>Il palcoscenico dei social</strong></p>



<p>Per i ragazzi di oggi i social non sono semplicemente un passatempo: sono un vero e proprio ecosistema. TikTok, Instagram e BeReal diventano le nuove piazze, i nuovi boulevard dove mostrarsi, raccontarsi, cercare approvazione. Ogni like è un applauso, ogni visualizzazione una stretta di mano. È un linguaggio immediato, in cui un’immagine dura pochi secondi ma lascia il segno, in cui l’identità si costruisce per frammenti.</p>



<p>Eppure, dietro quell’apparente leggerezza fatta di trend e challenge, c’è un desiderio molto più profondo: essere ascoltati, riconosciuti, validati. La generazione Z e gli Alpha sono cresciuti con uno smartphone in mano, ma non per questo hanno rinunciato alla ricerca di autenticità. Al contrario: spesso la cercano proprio lì, in quell’universo digitale che per gli adulti appare solo frivolo.</p>



<p><strong>Paure dietro lo schermo</strong></p>



<p>Ma la giovinezza non è fatta soltanto di selfie e hashtag. I ragazzi di oggi si affacciano al futuro con una consapevolezza che sorprende. Nelle loro vite irrompono temi globali: il cambiamento climatico, le guerre, l’instabilità economica. Questioni che non appartenevano così tanto alle generazioni passate, e che ora bussano alle loro porte digitali con forza.</p>



<p>Dietro l’ironia dei meme e la leggerezza dei video virali si celano ansie profonde, spesso taciute. L’adolescenza del 2025 è fatta di risate condivise nei gruppi WhatsApp, ma anche di notti passate a domandarsi quale mondo erediteranno. Un paradosso affascinante: sembrano spensierati, ma sono più attenti, e preoccupati, di quanto lascino trasparire.</p>



<p><strong>Informarsi a colpi di meme</strong></p>



<p>La loro finestra sul mondo si chiama internet. Qui cercano risposte, informazioni e stimoli su tutto: dalla salute mentale alla sessualità, dalla politica alle emergenze ambientali. Non leggono editoriali chilometrici, ma imparano a filtrare contenuti a colpi di short video, reel e meme. È un modo diverso di informarsi, rapido, istintivo, che richiede però uno sguardo critico per distinguere ciò che conta da ciò che si dissolve con uno swipe.</p>



<p>In questo scenario, i social non sono solo intrattenimento, ma anche un nuovo atlante culturale. Gli adolescenti lo sfogliano con la stessa naturalezza con cui noi, un tempo, leggevamo un giornale cartaceo. Un atlante in cui l’informazione si mescola con l’ironia, la serietà con la leggerezza, in un equilibrio che riflette perfettamente la loro età.</p>



<p><strong>Il lusso dell’autenticità</strong></p>



<p>E allora, cosa desiderano davvero questi ragazzi? In un mondo che corre veloce, in cui l’effimero sembra regnare, il vero lusso diventa l’autenticità. Non si tratta di possedere oggetti rari o di vivere esperienze esclusive, ma di concedersi momenti reali. Un pranzo senza il telefono sul tavolo, un abbraccio che non ha bisogno di emoji, un tramonto vissuto senza sentirsi obbligati a condividerlo.</p>



<p>Per i brand del lusso e per chi racconta il lifestyle, questa è una lezione preziosa: la nuova generazione non cerca solo status symbol, ma valori. Non vuole più essere spettatrice di campagne patinate e irraggiungibili, ma protagonista di esperienze sincere, inclusive, capaci di riflettere le loro paure e i loro sogni. È un lusso diverso, che non si misura in carati, ma in emozioni autentiche.</p>
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		<title>Speranza, paura e disillusione per la Gen Z nel mondo del lavoro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Aug 2022 08:33:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Covid-19]]></category>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="461" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2022/08/generazione-Z-e-lavoro-768x461.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2022/08/generazione-Z-e-lavoro-768x461.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2022/08/generazione-Z-e-lavoro-300x180.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2022/08/generazione-Z-e-lavoro-480x288.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2022/08/generazione-Z-e-lavoro.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>La Gen Z è caratterizzata da una riscoperta dei valori, dalla voglia di lottare per i diritti e per l’uguaglianza</p>
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<p>La <strong>generazione Z</strong> segue quella dei millennials. Vi rientrano i nati tra la seconda metà degli anni ‘90 e la fine degli anni 2000. L’utilizzo massiccio della<strong> tecnologia</strong>, e in particolare dei social media, è uno degli aspetti più rilevanti in assoluto in questa fascia di popolazione, si parla comunemente di nativi digitali. Infatti, proprio la tecnologia e la<strong> digitalizzazione</strong> giocano un ruolo cruciale nei processi di socializzazione dei più giovani, a tutti i livelli: da quelli più informali, come le relazioni sociali, ai rapporti lavorativi.&nbsp;</p>



<p>La Gen Z è caratterizzata da una <strong>riscoperta dei valori</strong>, dalla voglia di lottare per i diritti e per l’uguaglianza. I giovani sono inoltre molto più aperti e flessibili dei loro predecessori, con una visione ampia e libera da categorie ormai superate. È una generazione a conoscenza del “potere” che possiede nel poter cambiare il mondo. Spera in un futuro diverso, inizia a considerare il fallimento non come un errore imperdonabile, ma come una tappa fondamentale del percorso professionale.</p>



<p>Troppo spesso ai ragazzi viene chiesto di fare delle scelte per il loro futuro, senza che gli venga concesso lo spazio e il tempo necessari per riflettere tra sé e sé, o ragionare con i coetanei e con gli adulti per riuscire a scegliere la strada giusta. Secondo McKinsey &amp; Company, le persone che appartengono alla Gen Z “si mobilitano per diverse tipologie di cause. Loro credono profondamente nell’efficacia del dialogo per risolvere conflitti e migliorare il mondo”.</p>



<p>La Gen Z a causa della pandemia ha affrontato grandi sfide per quanto riguarda il proprio percorso di studio: alcuni esami sono stati cancellati, molte delle tradizionali modalità di apprendimento universitario sono state trasferite online e i programmi di laurea sono cambiati. Gli studenti hanno visto interi anni annullati, e sebbene tutte le generazioni abbiano sofferto per le conseguenze economiche causate dalla pandemia, è evidente che la Gen Z sia stata la più colpita con la perdita di posti di lavoro e con il più alto tasso di disoccupazione.</p>



<p>La pandemia, inoltre, ha cambiato e continuerà a cambiare il mondo del <strong>lavoro</strong>, le persone non sono più disposte a sacrificare la loro felicità e il loro tempo per un lavoro che non li appaga. Da uno studio condotto da Randstad a livello globale, emerge che il 75% dei giovani dichiara che il lavoro è una parte importante della loro vita, ma il 40% di essi preferirebbe essere disoccupato piuttosto che svolgere un lavoro che non gli piace. In generale, il 43% delle persone coinvolte ha dichiarato che non accetterebbe di lavorare per qualcuno che non condivide gli stessi valori sociali e ambientali, mentre il 41% rifiuterebbe l’impiego anche nel caso in cui non vengano fatti sforzi per creare un ambiente lavorativo che privilegi la diversità e l’inclusività.</p>



<p>La Gen Z andrà, inevitabilmente, a costituire una fetta importante della forza lavoro dei prossimi anni, costringendo le aziende a rivedere tutte le proprie strategie di recruiting, si augura di trovare sul posto di lavoro una <strong>flessibilità</strong> a livello sia culturale sia organizzativa, e che oltre a rispettare tutte le differenze permetta ai dipendenti di lavorare da remoto e in fasce orarie variabili.&nbsp;</p>



<p>C’è, inoltre, da sfatare il mito che i giovani non vogliano lavorare. I giovani hanno molta voglia di lavorare, ma esigono, com’è giusto che sia, dei salari che gli permettano di vivere in modo dignitoso. Tutto ciò che ci siamo ritrovati a vivere negli ultimi anni ha stravolto le nostre abitudini, le nostre priorità sono cambiate e la rincorsa alla felicità è una delle mete più importanti da raggiungere.&nbsp;</p>



<p>È proprio per questo che alla maggior parte dei ragazzi della Gen Z a cui viene chiesto: “cosa vuoi fare da grande?” Risponde: “voglio essere felice!”</p>
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		<title>Nel 2022 il dancefloor è rigorosamente Green</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Jul 2022 09:45:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="461" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2022/07/il-clubbing-e-la-gen-Z-768x461.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2022/07/il-clubbing-e-la-gen-Z-768x461.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2022/07/il-clubbing-e-la-gen-Z-300x180.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2022/07/il-clubbing-e-la-gen-Z-480x288.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2022/07/il-clubbing-e-la-gen-Z.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>Un approfondimento su come l’ingresso della Generazione Z ha cambiato il dna della realtà del clubbing</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="768" height="461" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2022/07/il-clubbing-e-la-gen-Z-768x461.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2022/07/il-clubbing-e-la-gen-Z-768x461.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2022/07/il-clubbing-e-la-gen-Z-300x180.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2022/07/il-clubbing-e-la-gen-Z-480x288.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2022/07/il-clubbing-e-la-gen-Z.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" />
<p><strong>Cosa hanno in comune il clubbing e la gen Z?&nbsp;</strong></p>



<p>Il concetto di <strong>clubbing</strong> è estremamente collegato a quello di subcultura urbana, e lo stesso&nbsp; concetto di subcultura è collegato a quello di generazione. È il 2022 e la <strong>Gen Z</strong> occupa i club, fa parte della community locale e viaggia seguendo il ritmo&nbsp; della musica.</p>



<p>La realtà delle discoteche, dei festival e dei rave per la prima volta non è più sinonimo di&nbsp; comportamenti estremi, dipendenza e “giri sbagliati”, ha infatti una <strong>nuova accezione</strong>, una nuova&nbsp; anima e un nuovo abito. Dopo due anni di pandemia, gli amanti del dancefloor hanno sentito la mancanza delle persone che ballano intorno a loro, delle foto analogiche che partivano in mezzo alla folla e di quelle vibes di cui si nutrivano.&nbsp;</p>



<p><strong>Cosa è realmente cambiato nel dna dei clubber?&nbsp;</strong></p>



<p>Ormai fatti in spazi all’aperto in mezzo alle città e non più nella periferia, iniziano nel pomeriggio e&nbsp; finiscono con la prima alba. Le persone vanno lì per la musica, trovano nuove tracce e seguono i&nbsp; loro dj preferiti come delle vere e proprie celebrities. Influencer di questa nuova vibe musicale sono portatori di messaggi positivi, basti pensare a <strong>Peggy Gou</strong>, icona femminile, guru della moda e paladina della sostenibilità, o <strong>Simi and Haze</strong>, le gemelle che fanno illuminare le sale da ballo di tutto il mondo con le loro tracce musicali e la loro linea di make up completamente vegan.&nbsp;</p>



<p>Partiamo dal presupposto che non c’è differenza tra il dna dei più grandi festival mondiali e quelli&nbsp; più piccolini, come per esempio il Polifonic, che si terrà dal 28 al 31 Luglio a Cisternino; un evento totalmente sostenibile: stand di slow food, cannucce e bicchieri riciclati, raccolta differenziata, packaging dei vari merchandising 100% sostenibili. Questo perché un festival dedicato alla generazione Z deve parlare nel suo linguaggio,&nbsp; nei suoi codici, e rispettare ciò in cui crede.&nbsp;</p>



<p><strong>Come ci vestiamo a un festival?</strong></p>



<p>Per quanto riguarda gli outfit, la parola d’ordine è <strong>fluidità</strong>. Proprio come le tracce musicali che fanno muovere le mani verso l’alto, anche gli outfit sono frutto di fusioni stilistiche. Possiamo osservare il trend delle t-shirt con le scritte instagrammabili, che possono essere con un tono di voce estremamente ironico oppure con un approccio di “manifesto”.</p>



<p>Prendendo come esempio un Circoloco o un Pacha, non parliamo più semplicemente di locali, bensì di veri e propri brand con una loro comunità, credibilità, e codici stilistici riconoscibili. <strong>Pacha</strong> per questa nuova stagione ha realizzato delle t-shirt in collaborazione con un brand 100% sostenibile di Milano, <strong>KIDS OF BROKEN FUTURE</strong>: semplici, minimali, con stampe accattivanti e in questo caso una piccola overview della storia dell’iconica discoteca.</p>
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