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	<title>francesca &#8211; Gilt Magazine</title>
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		<title>Francesca Lanzavecchia &#8211; “Creo oggetti dalla bellezza funzionale”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Jan 2013 10:17:12 +0000</pubDate>
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<p>Laureatasi al Politecnico di Milano, la Lanzavecchia ha conseguito un master (con la tesi <em>“ProAesthetics”</em>) alla Design Academy di Eindhoven e oggi collabora con lo studio Wai, con base tra Pavia e Singapore; anche Gilt Magazine si è lasciato “sedurre” da Francesca Lanzavecchia è ha deciso di intervistarla.<br />
<strong>Chi è Francesca Lanzavecchia?</strong><br />
Francesca è prima di tutto una sognatrice che ama le persone, i loro comportamenti, e cerca in qualche modo di coccolarle.</p>
<p><strong>Com’è nata la passione per il design?</strong><br />
Sin da piccola mi piaceva collezionare oggetti. Crescendo, il design divenne il modo per esprimere una necessità di creare per gli altri. È stata una scelta naturale, che faceva già parte di me.<br />
<strong><br />
Come descrive i suoi progetti?</strong><br />
Sono progetti caratterizzati da una forte componente emotiva a tattile, dovuta alla scelta del materiale o alla sua funzionalità. Mi piace pensare agli oggetti come a delle continuazioni delle parti del corpo. Ogni progetto è un viaggio a se stante, non si sa mai il risultato finale.<br />
<strong><br />
PROAESTHETICS è un progetto forte, in cui si unisce funzionalità ed estetica. Com’è nato?</strong><br />
La mia è una famiglia di medici e io nel mio percorso di vita ho sempre rifiutato di intraprendere la strada della medicina. Mi ha sempre colpita la disumanizzazione dei corpi e la fragilità umana, il fatto stesso che la percezione della disabilità fosse esaltata dagli stessi oggetti che la definiscono. Così ho pensato alla bellezza funzionale, realizzando una quarantina di oggetti che rispondevano alle esigenze espresse dalle interviste fatte a chi li deve indossare quotidianamente: il busto lingerie per la ragazza che si vergogna a spogliarsi davanti al proprio ragazzo con il busto ortopedico, oppure il bastone con vassoio per far sì che mia nonna potesse continuare a portare il caffè al nonno..<br />
<strong><br />
In un’intervista ha dichiarato di creare oggetti sensuali ed intimi. Come può un oggetto, che è comunque inanimato, definirsi sensuale ed intimo?</strong><br />
Il tatto, lo stuzzicare l’occhio, permettono all’oggetto di diventare attraente. Il mio lavoro si basa sulla ricerca di materiali, come le pelli in lycra elastica. Cerco di creare anche un interazione coi materiali e tra l’uomo e l’oggetto.<br />
<strong><br />
Cosa la ispira per la realizzazione dei suoi progetti?</strong><br />
Sono una viaggiatrice, quindi mi lascio ispirare dai miei viaggi in primis. Poi l’arte, la letteratura, il fashion…mentre altri sono progetti che vengono richiesti.<br />
<strong><br />
Pensa che ci sia un connubio con la moda?</strong><br />
Penso che ci sia una forte relazione tra Moda e Design, come c’è anche tra Arte e Design.<br />
<strong><br />
A quale corrente artistica pensa di appartenere?</strong><br />
Penso di potermi definire “massimalista”, non credo di avere dei limiti, non mi piace definirmi, perché potrei essere tante correnti differenti. Quello che per me conta è l’Emotional Design.<br />
<strong><br />
La tendenza nel design del momento?</strong><br />
Spero la tendenza alla frammentazione, cioè guardare a ciò che è davvero fondamentale.<br />
<strong><br />
Progetti per il futuro?</strong><br />
Quello che posso dire (ride ndr.), una mostra a Singapore e una a Washington e il lancio di prodotti industriali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>(di <strong><em>Paola Vaira</em></strong>)</p>
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		<title>Famiglia perfetta cercasi</title>
		<link>https://www.giltmagazine.it/lifestyle/teatro-e-cinema/famiglia-perfetta-cercasi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Dec 2012 07:34:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Teatro e Cinema]]></category>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="273" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/12/Famiglia-perfetta-cercasi_1-1-768x273.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/12/Famiglia-perfetta-cercasi_1-1-768x273.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/12/Famiglia-perfetta-cercasi_1-1-300x106.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/12/Famiglia-perfetta-cercasi_1-1-480x170.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/12/Famiglia-perfetta-cercasi_1-1.jpg 930w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>Una famiglia a noleggio per un uomo.</p>
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<p>Per il giorno di Natale affitta una compagnia di attori, composta dalla finta moglie Carmen (<strong><em>Claudia Gerini</em></strong>), dal finto fratello Fortunato (<strong><em>Marco Giallini</em></strong>) e la compagna Sole (<strong><em>Carolina Crescentini</em></strong>), la nonna e tre figli, tutti pagati per recitare un severissimo copione scritto dallo stesso Leone. A interrompere la commedia arriva Alicia (<strong><em>Francesca Neri</em></strong>), un’affascinante donna appena lasciata dal suo amante, che capita per caso a casa del protagonista perché ha la macchina in panne e sta cercando aiuto. Davanti ai suoi occhi l’idillio di una famiglia perfetta, unita e affettuosa: una perfezione destinata però a sgretolarsi, intaccata dalla realtà. I due pseudo figli pian piano si innamorano, Carmen e Fortunato sono agitati dalla reciproca gelosia e la vita reale si insinua nella finzione turbandone i delicati equilibri.</p>
<p>Viene da chiedersi <em>“Che senso ha costruire tutto questo se è così fragile?”. </em>E cos’è più fragile? La realtà o la finzione? La risposta ce la regala lo stesso Leone, in un momento di saggezza: <em>“La famiglia non è fatta per nessuno ma nella vita bisogna buttarsi, non si può stare fermi”. </em>Leone non è che l’esempio di un uomo che ha rinunciato all’amore e che ora è pronto a fare i conti con il proprio passato. Questa è l’occasione per svelare i suoi rimpianti o per cancellarli definitivamente, quasi fosse un’analisi di se stesso, che porta il protagonista alla consapevolezza di aver perso qualcosa (la famiglia per quanto imperfetta sia è un grande dono), ma che allo stesso tempo lo rassicura della sua scelta. Ognuno decide di vivere la vita che più gli si addice, motivo per cui il finale del film vede opporsi due possibilità diverse: da una parte Leone, rimasto in compagnia di Alicia nella casa dove ha trascorso il suo Natale in affitto, dall’altra Fortunato che invita la moglie ad abbandonare la finzione, chiedendole espressamente di andare a vivere la realtà della loro famiglia, la loro scelta di vita, sulle note di una canzone (Nothing real but love) che è un inno alla realtà dell’amore in ogni sua forma, sia esso nei confronti di se stessi o degli altri.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>(di<em><strong> Marina De Faveri</strong></em>)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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