<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Festival del Cinema di Roma 2019 &#8211; Gilt Magazine</title>
	<atom:link href="https://www.giltmagazine.it/tag/festival-del-cinema-di-roma-2019/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.giltmagazine.it</link>
	<description>Un mondo dorato a portata di click</description>
	<lastBuildDate>Mon, 21 Oct 2019 14:56:14 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=5.6.2</generator>

<image>
	<url>https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/03/cropped-giltmagazine-favicon-32x32.jpeg</url>
	<title>Festival del Cinema di Roma 2019 &#8211; Gilt Magazine</title>
	<link>https://www.giltmagazine.it</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Tutte le espressioni di Luciano Pavarotti by Ron Howard</title>
		<link>https://www.giltmagazine.it/lifestyle/teatro-e-cinema/tutte-le-espressioni-luciano-pavarotti-by-ron-howard/</link>
					<comments>https://www.giltmagazine.it/lifestyle/teatro-e-cinema/tutte-le-espressioni-luciano-pavarotti-by-ron-howard/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Oct 2019 14:56:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Teatro e Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Festival del Cinema di Roma]]></category>
		<category><![CDATA[Festival del Cinema di Roma 2019]]></category>
		<category><![CDATA[Luciano Pavarotti]]></category>
		<category><![CDATA[Luciano Pavarotti beneficenza]]></category>
		<category><![CDATA[Luciano Pavarotti biografia]]></category>
		<category><![CDATA[Luciano Pavarotti by Ron Howard]]></category>
		<category><![CDATA[Luciano Pavarotti concerti]]></category>
		<category><![CDATA[Luciano Pavarotti figlie]]></category>
		<category><![CDATA[Luciano Pavarotti film]]></category>
		<category><![CDATA[Luciano Pavarotti mogli]]></category>
		<category><![CDATA[Luciano Pavarotti morte]]></category>
		<category><![CDATA[pavarotti]]></category>
		<category><![CDATA[Pavarotti & Friends]]></category>
		<category><![CDATA[Pavarotti film]]></category>
		<category><![CDATA[Ron Howard]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.giltmagazine.it/?p=55710</guid>

					<description><![CDATA[<img width="768" height="230" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/10/Pavarotti-1-768x230.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Pavarotti" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/10/Pavarotti-1-768x230.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/10/Pavarotti-1-300x90.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/10/Pavarotti-1-480x144.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/10/Pavarotti-1.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>Niente di convenzionale nel Pavarotti di Ron Howard, presentato in anteprima alla quattordicesima edizione del Festival del cinema di Roma</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.giltmagazine.it/lifestyle/teatro-e-cinema/tutte-le-espressioni-luciano-pavarotti-by-ron-howard/">Tutte le espressioni di Luciano Pavarotti by Ron Howard</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.giltmagazine.it">Gilt Magazine</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="768" height="230" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/10/Pavarotti-1-768x230.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Pavarotti" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/10/Pavarotti-1-768x230.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/10/Pavarotti-1-300x90.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/10/Pavarotti-1-480x144.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/10/Pavarotti-1.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>Niente di convenzionale nel<b> Pavarotti </b>di Ron Howard, presentato in anteprima alla quattordicesima edizione del <b>Festival del Cinema di Roma</b>. Il docufilm si svolge in 114 minuti dove il regista, premio Oscar (2002) e vincitore dell’Academy Awards, riesce a fare ordine in tale bazar di ispirazioni e interviste che è la vita di Luciano Pavarotti, uomo nobile e straordinario. Il regista ha come obiettivo quello della <b>connessione emotiva </b>con lo spettatore. Si destreggia, con alti e bassi, in un susseguirsi di filmati, registrazioni e file audio che rivelano due espressioni parallele di Luciano Pavarotti, anche se fortemente legate e inscindibili: l’espressione accogliente e fragile di un uomo che cede alla sua anima, e concessosi di sbagliare come marito e come padre, non ammette però, a quella più severa antagonista e magnificente espressione, l’errore vocale. Comunica con la voce e per grande umiltà decide di non riascoltarla mai.</p>
<p>Il documentario disegna il sorprendente ritratto di un uomo, dove gli inizi enunciano un discorso nel linguaggio risonante e retorico dell’opera, con aspetti a tratti recitati e artefatti per dichiarare solo alla fine che tutto l’artefatto e il truccato si mischia insieme al reale e all’autentico. Il cast è formato da numeri primi come <b>Ron Howard</b> (Regista, Produttore), Michael Rosenberg (Produttore), Jeanne Elfant Festa (Produttrice), Mark Monroe (Sceneggiatore, Produttore esecutivo), Paul Crowder A.C.E. (Montatore, Produttore esecutivo), Mark McCune (Produttore di supervisione), David Blackman (Produttore esecutivo), Dickon Stainer (Produttore esecutivo), Guy East (Produttore esecutivo), Nicholas Ferrall (Produttore esecutivo), Cassidy Hartmann (Co-Produttrice esecutiva, Consulente alla sceneggiatura), Chris Jenkins (Missaggio del suono ri-registrato).</p>
<p>Insieme riescono nell’ardua definizione dei contorni di un uomo articolato e complesso. Vengono scucite le continue dualità e dicotomie tra il pubblico e il privato, snocciolate le forti contraddizioni e le fragilità, emergono <b>gli aspetti più intimi</b> di un uomo che celebra qualsivoglia aspetto della vita. Appare come un esigente stacanovista, impegnato nel continuo lavoro volto alla perfezione, dedito ad un estenuante processo di miglioramento che lascia spazio al coraggio di cedere, ammette l’errore e fa sì che anche la bellezza possa cedere al fascino del difetto: ne è esempio una domanda posta al tenore, “Can you be so sure you’ll hit the note?”, e “No, that’s the beauty of my job”, Pavarotti risponde. Confermandosi come professionista e uomo<b> in grado di trovare bellezza nell’imperfezione</b>, riabilitando così una certa estetica del difetto e riportando all’attenzione l’importante probabilità di fallimento.</p>
<h3>Le scelte tecniche</h3>
<p>Nel momento in cui Howard approccia la vita dell’uomo e del tenore, resta colpito da quanto essa sia intrisa di drammaticità. La nascita di Pavarotti avviene durante la guerra, ha quel suo incontro ravvicinato con la morte, un padre tenore che da subito lo avvicina all’espressione vocale e tutte quelle donne che sembrano regalargli la giusta sensibilità comunicativa. “Più ne sapevo, più arrivavo a vedere Pavarotti come qualcuno che ha saputo dimostrare di poter vivere la vita con passione e con totale dedizione verso ciò che si ama”, dice Howard. “Inizialmente ero completamente assorbito dalla portata del suo viaggio, questa carriera straordinaria, sempre ai massimi livelli, il successo su tutti fronti. Ma osservando la sua vita più da vicino, ho visto anche che ha dovuto sostenere l’impatto causato dai tanti rischi artistici presi.  Non mi aspettavo quel risvolto drammatico, che me l’ha fatto sentire estremamente umano”.</p>
<p><b>Tecnicamente</b> la produzione decide di sezionare il racconto in tre atti, per queste ragioni. L’intero progetto si muove nel racconto della voce, dell’uomo e del filantropo, con l’ambizione di spiegare come convivesse con il prezzo personale di essere diventato una celebrità. Della <b>voce</b>, dalla portata strabiliante, si raccontano le abilità tecniche ma anche le poche pretese di un uomo che canta per i pochi, che considera sé stesso un contadino, un personaggio che è il risultato delle esperienze vissute. Sul finire, il racconto della tecnica finisce per combaciare inevitabilmente con l’umanità e con le parole di Dickon Stainer, suggerendo “una voce che non scende a compromessi”. Dell’<b>uomo</b> vengono descritti tutti gli aspetti, lo raccontano la prima moglie Adua Veroni, le tre figlie e la seconda moglie Nicoletta Mantovani, insieme poi a colleghi e conoscenti. Riaffiorano tanto i sorrisi quanto le lacrime di Pavarotti, che aveva un’inesauribile fiducia nelle persone, desideroso e tormentato tanto quanto grato ed appagato.</p>
<p>Dei suoi aspetti <b>filantropici</b>, sembra impossibile riassumere tutto, troppe le iniziative di beneficenza, musicali e non, che lo hanno visto impegnato nell’aiuto dei meno fortunati, e nello specifico di bambini che vivono realtà dure, difficilmente processabili dall’infanzia. Il forte legame con Bono, la grande complicità con Lady Diana e i <b>Pavarotti &amp; Friends</b>, concerti benefici spesso improvvisati all’ultimo momento. Viene raccontata la sua ossessione per il filantropico, di come verso la fine non facesse che pensare a ciò che avrebbe potuto fare per bambini e malati.</p>
<h3>I coraggiosi ponti emotivi di Ron Howard</h3>
<p>Ron Howard conferma la sua grande sensibilità riassuntiva, si sofferma sui particolari espressivi, non rimuove le imperfette espressioni del sopracciglio, il trucco colato, la maschera da pagliaccio che Pavarotti dice di indossare anche “con la morte nel cuore”, non taglia e anzi accentua la grandezza delle fragilità nella spontaneità di un sorriso. Non solo ambisce all’emotivo, riesce a smuoverlo con il lavoro sulla cronologia, la scelta dei fotogrammi, di colonne sonore e accompagnamenti come la lirica della <b>Turandot</b> di Puccini, <b>Nessun Dorma,</b> ritornello emotivo ricorrente. Le immagini riescono nel raccontare le imperfezioni dell’eccellenza, attraverso un processo che Howard descrive come “coraggioso, con il fine di costruire un ponte, con l’unico fine di creare collegamenti emotivi”.</p>
<p>Niente è convenzionale nella successione di fotogrammi, nei dialoghi a testimonianza di un uomo dalla grande libertà creativa, sfuggito al processo di cannibalismo estetico dell’omologazione senza sottrarsi però al raggiungimento delle masse: il più grande ponte emotivo mai costruito nell’Opera Lirica. Il racconto di un Luciano Pavarotti del quale si vedono tutta la linea dei sorrisi, delle lacrime, a tratti interrotta dalle forti linee della sua espressività, fuori dai paradigmi ed estraneo a qualsiasi precetto musicale, estetico, quanto più umano.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b><i>di Camilla Stella</i></b></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.giltmagazine.it/lifestyle/teatro-e-cinema/tutte-le-espressioni-luciano-pavarotti-by-ron-howard/">Tutte le espressioni di Luciano Pavarotti by Ron Howard</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.giltmagazine.it">Gilt Magazine</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.giltmagazine.it/lifestyle/teatro-e-cinema/tutte-le-espressioni-luciano-pavarotti-by-ron-howard/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il Nuovo Realismo Narrativo del Roma Cinema Festival</title>
		<link>https://www.giltmagazine.it/lifestyle/teatro-e-cinema/realismo-narrativo-del-roma-cinema-festival/</link>
					<comments>https://www.giltmagazine.it/lifestyle/teatro-e-cinema/realismo-narrativo-del-roma-cinema-festival/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Oct 2019 11:59:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Teatro e Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Festival del Cinema di Roma]]></category>
		<category><![CDATA[Festival del Cinema di Roma 2019]]></category>
		<category><![CDATA[Festival del Cinema di Roma calendario]]></category>
		<category><![CDATA[Festival del Cinema di Roma programmazione]]></category>
		<category><![CDATA[roma]]></category>
		<category><![CDATA[Roma Cinema Festival]]></category>
		<category><![CDATA[Roma Cinema Festival 2019]]></category>
		<category><![CDATA[Roma Cinema Festival film in concorso]]></category>
		<category><![CDATA[Roma Cinema Festival foto]]></category>
		<category><![CDATA[Roma Cinema Festival partecipanti]]></category>
		<category><![CDATA[Roma Cinema Festival programmazione]]></category>
		<category><![CDATA[Roma Cinema Festival red carpet]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.giltmagazine.it/?p=55671</guid>

					<description><![CDATA[<img width="768" height="230" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/10/Roma-Cinema-Festival-1-768x230.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Roma Cinema Festival" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/10/Roma-Cinema-Festival-1-768x230.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/10/Roma-Cinema-Festival-1-300x90.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/10/Roma-Cinema-Festival-1-480x144.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/10/Roma-Cinema-Festival-1.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>La quattordicesima edizione del Roma Cinema Festival ha inizio. Contemporaneo e attuale, dove la componente narratologica è la nostalgia</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.giltmagazine.it/lifestyle/teatro-e-cinema/realismo-narrativo-del-roma-cinema-festival/">Il Nuovo Realismo Narrativo del Roma Cinema Festival</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.giltmagazine.it">Gilt Magazine</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="768" height="230" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/10/Roma-Cinema-Festival-1-768x230.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Roma Cinema Festival" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/10/Roma-Cinema-Festival-1-768x230.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/10/Roma-Cinema-Festival-1-300x90.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/10/Roma-Cinema-Festival-1-480x144.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/10/Roma-Cinema-Festival-1.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>La quattordicesima edizione del <b>Festival del Cinema di Roma</b> ha inizio, e appare evidente come le scelte di programmazione abbiano abbandonato qualsiasi tipo di retorica, i dialoghi promettano di essere poco eloquenti ma abbondantemente esplicativi. È <b>contemporaneo</b> e <b>attuale</b> questo Festival, dove la componente narratologica è la nostalgia, come filo conduttore il tema familiare ritorna nelle varie forme più classiche del dramma, dell’amore perso e ritrovato, della vita della morte e insieme della malattia. È un Festival del Cinema che dal 17/10 al 27/10 sembra mettere al centro della questione <b>l’individuo</b>, nell’accezione più generica s’intende, anche perché se fossero stati in grado di snocciolare tutte le questioni dell’umano rimarrebbe ben poco di cui disquisire.</p>
<p>La camera da presa sviluppa diversi registri, lo fa con sguardi diametralmente opposti e diversi, cercando di rievocare una certa empatia tra esseri umani. Tutta la programmazione sembra impregnata di bestialità e magnanimità al contempo, con uno sguardo impegnato verso la fotografia dell’autentico. I tagli, le luci, i costumi cristallizzano immagini del reale, credibile e schietto; abbandonati gli effetti speciali si concorre per una più reale rappresentazione del reale stesso.</p>
<p>Il cinema elevato a scienza umana &#8211; come preferiva dedicarvisi Pier Paolo Pasolini &#8211; utilizza qui la camera da presa inserendo il soggetto, o l’oggetto, all’interno di contesti socio-culturali specifici, e in questo momento la scelta del Cinema Festival di Roma volge in tale direzione, come un ritorno nemmeno troppo improvviso e quasi atteso, ad un certo <b>realismo</b>.</p>
<h3>Stralci di programmazione</h3>
<p>Tutta l’umanità e tutte le fragilità sono snocciolate in ‘<b>Waves</b>’ di <b>Trey Edward Shults</b>, dove l’ago della bilancia pende prima verso il cuore per spostarsi poi sullo stomaco: conferisce spossatezza e manifesta la fortuna dell’avere oggi e ora, sconvolge il concetto di tempo e racconta l’amore come se fosse un coraggioso atto di pazienza. È l’umana e la fragile storia di una <b>famiglia</b>.</p>
<p>Così anche ‘<b>Motherless Brooklin</b>’ vede al centro il lato umano dell’individuo, inserito in una stratificazione di sentimenti e impulsi. In tal senso <b>Edward Norton</b> narra le vicende di un investigatore privato affetto da Sindrome di Tourette, in un’America degli anni ‘50 del Novecento.</p>
<p>In un momento storico inglese così delicato e inaspettato come quello attuale, <b>Tom Harper</b> ha un approccio umano e nostalgico in ‘<b>The Aeronauts</b>’: quest’ultimo fa un passo indietro in un ormai scomparso Regno Unito del 1862, quando Amelia Wren e il meteorologo James Glaisher decidono di lasciare il terreno per volare in mongolfiera dove nessun altro aveva prima di loro. I <b>costumi</b> di questo film sono promettenti e meravigliosi.</p>
<p>Perché ci sia la celebrazione dell’individuo e tutti i quesiti che essa comporta, non si può non parlare di <b>vita e morte</b>: il cancro e la malattia si confermano l’avvenimento più destabilizzante ad esse legato. Così ‘<b>The</b> <b>Farwell</b>’, di Lulu Wang, diventa la riprova, anche se solo cinematografica e romanzata, di come il cancro sia una malattia condivisa, e ancora, di come affligga più spesso chi circonda il malato e non il malato stesso. In questo film, il tumore che lascia poco tempo per il vivere diventa un imprevisto gioco di specchi dove quello che inizialmente sembra essere il peggior avvenimento della vita, si rivela essere il più complice alleato, tira fuori il meglio, esaspera il sentimento della vita e della condivisione all’ennesimo.</p>
<p>Nessun tipo di debolezza ed emotività umana è trascurata nella programmazione del Festival, e anche la paura e il dolore sono contemplate in ‘<b>Honey Boy</b>’: crudo, di difficile digestione e coraggioso per una delle più audaci interpretazioni infantili degli ultimi tempi. <b>Alma Har’el</b> racconta a ritroso la scoperta di un abuso infantile attraverso vecchie pellicole, come la narrazione di un film all’interno del film.</p>
<p>Ci sono anche le facce della felicità, seppur malinconica, nelle scene de ‘<b>La Belle Epoque</b>’ di <b>Nicolas Bedos</b>, dove un uomo dai sentimenti autentici, poco elaborati, e lontano dalla tecnologia, decide invece di servirsene per viaggiare indietro nel tempo, al maggio del 1974, Lione, dove re-incontra la donna della sua vita.</p>
<h3>Il Nuovo Realismo</h3>
<p>Il Roma Cinema Festival di questo 2019 sembra essere l’interpretazione stratificata a scaglioni, ma davvero consistente, della <b>realtà circostante</b>, dell’umanità che la popola e di tutte le contraddizioni che l’individuo sembra manifestare. In un denso calderone emotivo, la vita, l’amore, il dolore e la morte celebrano il <b>passato</b> in chiave nostalgica senza accenni alcuni al futuro, presi da un moto di preoccupazione comprensiva per l’attuale momento piuttosto che interrogativa verso l’ignoto che deve arrivare.</p>
<p>E proprio dalle parole di <b>Paolo Bertetto</b> sembra aver preso ispirazione questo Festival, facendo proprio linguaggio cinematografico di letterature e filosofie, in un dialogo mutuo: “interpretare il cinema e analizzarlo anche nelle sue componenti particolari è un processo conoscitivo che non riguarda un orizzonte separato, ma investe le forme simboliche come il mondo della vita. Ridurre la conoscenza del cinema alla documentazione o all’applicazione di schemi metodici, vuol dire sottrarre al processo di interpretazione del film la forza dell’interpretazione del mondo e delle sue forme simboliche che potrebbe svolgere. Vuol dire sottrarre rilevanza, ampiezza e ricchezza al percorso conoscitivo. Il cinema non deve soltanto diventare il terreno di applicazione di metodi mutuati da altri orizzonti del sapere: deve invece diventare interpretazione dinamica del mondo che si estende progressivamente e parla alle altre discipline e alla comprensione della contemporaneità. Non è soltanto la filosofia che può parlare al cinema. È il cinema che deve saper parlare alla filosofia. E l’interpretazione del film deve muoversi in questa dimensione dinamica, in cui le forme simboliche diventano orizzonti per interpretare il mondo”.</p>
<p>In questi termini, è decisamente presto per affermarne la riuscita, ma è doveroso documentare l’impegno del Roma Cinema Festival nell’interpretare cinematograficamente la realtà dell’oggi, con immagini, dialoghi costumi e musiche in un’arte che da sempre accomuna e mai divide, celebrando così il ritorno di un <b>Nuovo Realismo</b>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b><i>di Camilla Stella</i></b></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.giltmagazine.it/lifestyle/teatro-e-cinema/realismo-narrativo-del-roma-cinema-festival/">Il Nuovo Realismo Narrativo del Roma Cinema Festival</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.giltmagazine.it">Gilt Magazine</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.giltmagazine.it/lifestyle/teatro-e-cinema/realismo-narrativo-del-roma-cinema-festival/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
