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	<description>Un mondo dorato a portata di click</description>
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		<title>Cambiare è desiderio e paura</title>
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		<dc:creator><![CDATA[marco]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Sep 2013 16:18:49 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="230" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2013/09/visore_walsh1-1024x307-1-768x230.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2013/09/visore_walsh1-1024x307-1-768x230.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2013/09/visore_walsh1-1024x307-1-300x90.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2013/09/visore_walsh1-1024x307-1-480x144.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2013/09/visore_walsh1-1024x307-1.jpg 1024w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>Ogni reale mutamento non può prescindere dal nostro essere intimo.</p>
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<p><em>Nella vita siamo sempre spinti da un duplice istinto: quello di esplorare, di cambiare, di sperimentare e quello di conservare, di rimanere, di proteggerci</em>. Oscilliamo costantemente tra questi due poli, che talvolta possono entrare in conflitto, creandoci non poche difficoltà quando siamo chiamati a prendere posizione o semplicemente a scegliere .</p>
<p>Il <strong>cambiamento</strong>, la<strong> novità</strong> e ciò che ci è sconosciuto, da un lato ci attraggono, ma dall&#8217;altro ci respingono, perché portano con sé il rischio, l&#8217;incertezza e la possibilità di un fallimento. Quando avvertiamo la fatica d&#8217;investire in una situazione nuova, quando ci chiudiamo nelle nostre convinzioni, quando una voce interiore ci dice che non ne vale la pena, allora è possibile che ci stiamo arenando nella sicurezza del noto, delle nostre abitudini e della nostra quotidianità.&nbsp; Possiamo mostrarci restii al cambiamento anche quando, pur trovandoci di fronte a situazioni non appaganti o dolorose, “decidiamo” di portarle avanti in quanto conosciute, e pertanto, rassicuranti.</p>
<p>Questo meccanismo non di rado si manifesta anche all&#8217;interno di un percorso psicoterapico. Nel momento in cui ci si trova ad affrontare il cuore del problema e ci si scontra con la necessità di una consapevolezza più profonda e di un conseguente cambiamento, possono comparire forti resistenze che talvolta inducono il paziente ad abbandonare la terapia stessa. Talvolta attaccandola, come faceva Ilaria, che non riuscendo ad accettare la fine della propria relazione sentimentale su cui si stava lavorando, affermava che la terapia non solo non la stava aiutando ma che addirittura la faceva stare peggio e che quindi era intenzionata ad interromperla. O come Franco, che piuttosto di ammettere la propria invidia negativa nei confronti degli altri, tendeva a vedere nemici ovunque, anche nel terapeuta stesso, dal quale pensava di volersi allontanare.</p>
<p><strong>Come convivere con queste due opposte spinte la cui gestione rappresenta il senso stesso dell’esistenza?<br />
</strong>Occorre essere consapevoli che, in definitiva, il cambiamento non può essere rifiutato, perché questo risulta incompatibile con le continue richieste di adattamento che la vita ci pone. Resistere al cambiamento è in qualche modo una sorta di &#8216;non-vivere&#8217; che ci espone al fallimento preventivo, perché come bene scrive Neale D. Walsh: &#8216;Q<i>uello che tu resisti in realtà persiste, quello che invece tu accetti scompare&#8217;.</i></p>
<p>Ma ogni cambiamento – per essere un reale<i> </i>cambiamento – deve essere fedele al &#8216;<em>Sé&#8217; interiore, a quella che Jung definiva &#8216;anima&#8217;, ossia la nostra vera essenza</em>. In questo senso è importante un lavoro introspettivo costante su di sé, da soli o accompagnati, per aumentare la conoscenza e la consapevolezza di sé. Da questo percorso è possibile raggiungere una maggior obiettività rispetto ai propri punti di forza e di debolezza, alle zone d&#8217;ombra, alle aspirazioni più profonde; tutti aspetti che è indispensabile conoscere per orientarci nelle scelte e trovare il coraggio di accogliere ciò che ci attrae ma è nuovo, ciò che ci affascina, ma ci spaventa, ciò che ci stimola ma pare irraggiungibile. Siamo esseri complessi ma proprio in questo risiede la nostra bellezza.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong>Dott.ssa Laura Tirloni<br />
</strong></em>Psicologa e psicoterapeuta</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Narcisismo solitario e immagine virtuale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[marco]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Sep 2013 18:56:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicologia e sessuologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="230" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2013/09/Narcisismo02-768x230.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2013/09/Narcisismo02-768x230.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2013/09/Narcisismo02-300x90.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2013/09/Narcisismo02-480x144.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2013/09/Narcisismo02.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>Di fronte all'indebolimento dei legami, l'ego si fa social.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="768" height="230" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2013/09/Narcisismo02-768x230.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2013/09/Narcisismo02-768x230.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2013/09/Narcisismo02-300x90.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2013/09/Narcisismo02-480x144.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2013/09/Narcisismo02.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>&nbsp;</p>
<p>Il mondo contemporaneo è caratterizzato da elementi strutturali che favoriscono il narcisismo. La società fondata sul lavoro e sul sacrificio ha via via ceduto il passo alla società del consumo, della leggerezza; al culto del presente e allo spaesamento relativistico. Viviamo in un&#8217;<b>era di narcisismo</b> sempre più pervasivo, in cui predomina l&#8217;esaltazione del consumismo e il fascino della celebrità. Un&#8217;era dominata dal terrore della vecchiaia e della morte, che di conseguenza idealizza la giovinezza e tende alla perfezione, soprattutto estetica. I <b>social network</b> riflettono appieno questa tendenza amplificando il narcisismo. Facebook, Twitter, GooglePlus vengono quotidianamente utilizzati da giovani e meno giovani con la finalità di “gonfiare” il proprio ego e imprimere una <b>visibilità all&#8217;immagine sociale</b>.</p>
<p>Un gruppo di ricercatori dell&#8217;Università del Michigan (Elliot Panek, Yioryos Nardis e Sara Konrath, 2013) ha studiato il <b>rapporto tra narcisismo e la mole di tempo trascorsa a navigare sui social media</b>, nonché il numero di post pubblicati quotidianamente su Twitter e Facebook, includendo anche la lettura e il commento dei post altrui. Il campione di studenti universitari reclutato per lo studio, con un&#8217;età media di 19 anni, ha risposto alle domande relative al grado di utilizzo dei social network ed è stato sottoposto ad una valutazione della personalità rispetto ad alcuni tratti narcisistici (superiorità, esibizionismo, sfruttamento, autorità e autosufficienza). Nella seconda parte dello studio, i ricercatori hanno sottoposto un gruppo di adulti, con età media di 35 anni, ad un sondaggio online. La ricerca ha messo in luce le differenze nell&#8217;utilizzo di tali mezzi tra <strong>studenti universitari e adulti. </strong>Tra i giovani, quelli con più alti livelli di narcisismo tendono a pubblicare più frequentemente su Twitter, mentre tra gli adulti vengono pubblicati più aggiornamenti di stato su Facebook. Secondo Panek, <strong>gli adulti</strong> che hanno già costituito il loro sé sociale, <strong>usano Facebook come una sorta di specchio, curando la propria immagine e controllando come gli altri vi rispondono, per ottenerne l’approvazione e il consenso. Gli studenti, al contrario, scelgono il megafono offerto da Twitter nel tentativo di sovrastimare l’importanza delle proprie opinioni, che vengono espresse su vasta scala, in modo più impersonale, e su un&#8217;ampia gamma di temi.</strong></p>
<p><strong>Prendendo spunto dalla ricerca è</strong> possibile affermare che mentre il mondo di ieri soffriva di un eccesso di legami sociali, il mondo contemporaneo soffre di un eccessivo indebolimento degli stessi. In questo contesto di <b>impoverimento relazionale</b>, i social network offrono un&#8217;opportunità di compensazione e di visibilità, seppur mediata e virtuale. In altri termini è come se l&#8217;uomo vivesse nella realtà sociale ma non ne facesse più parte. L&#8217;individuo, liberato da qualsiasi legame sociale, tende a investire sempre più nei suoi progetti di realizzazione ed emancipazione ma il prezzo che deve pagare è la sua crescente irrilevanza sociale, il <b>vuoto</b> e la <b>solitudine</b>. Ovvio dunque che il narcisista non sia appagato, in quanto il culto di sé e l&#8217;autoreferenzialità coincidono con lo svuotamento di ogni energia psichica, sociale e di ogni forma di vitalità. In nome dell’assoluta autodeterminazione, egli rivendica il diritto di decidere ciò che fino a ieri era solo natura, destino, dovere, non considerando che gli aspetti fondamentali della vita non sono il prodotto di una reale scelta. Senza gli altri e <b>in assenza di uno sfondo di riferimento, non si può essere veramente liberi</b>. L’altro in definitiva non è soltanto un limite alla propria libertà, ma è anche e soprattutto la condizione che la rende possibile.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>(<strong><em>Dott.ssa Laura Tirloni</em></strong>)</p>
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		<title>Impariamo a convivere con l’ambivalenza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Oct 2012 22:47:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicologia e sessuologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="256" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/10/visore_1ambivalenza-768x256.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/10/visore_1ambivalenza-768x256.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/10/visore_1ambivalenza-300x100.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/10/visore_1ambivalenza-480x160.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/10/visore_1ambivalenza.jpg 900w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>Non tutto è bianco o nero. Cogliamo il positivo, superiamo il negativo.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="768" height="256" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/10/visore_1ambivalenza-768x256.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/10/visore_1ambivalenza-768x256.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/10/visore_1ambivalenza-300x100.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/10/visore_1ambivalenza-480x160.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/10/visore_1ambivalenza.jpg 900w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>È dal momento della primissima infanzia (7-8 mesi), in cui il bambino entra in quella fase dello sviluppo che la psicoanalisi chiama <strong><em>“schizo-paranoidea”</em></strong>, che ognuno di noi impara a fare i conti con&nbsp;<strong>l’ambivalenza</strong>&nbsp;all’interno delle cose.</p>
<p>I bambini inizialmente non hanno memoria, ovvero vivono ogni attimo come se fosse un’esperienza a sé.&nbsp;<strong>Quando la mamma li allatta sono felici</strong>, appagati e amano profondamente il seno che li sta nutrendo, mentre se la mamma non risponde al loro richiamo, risentono subito di quell’assenza di cura, di affetto e di conforto, e desidererebbero<em> distruggere</em> chi si sta prendendo gioco di loro, chi li sta facendo morire di fame e di sete.</p>
<p>Fino a qui, i sentimenti sono molto forti, ma non c’è ancora conflitto. È solo dopo, quando i piccoli acquisiscono memoria, maturando il loro sistema nervoso, che riescono a sovrapporre le due immagini e a rendersi conto che la persona che li cura e li ama e quella che li abbandona al loro destino, e non li prende nemmeno in braccio mentre loro sono angosciati e disperati, è sempre la stessa. E qui subentra la crisi. <em>Che fare? Se si accetta la mamma buona, che garanzie di protezione ci saranno nei confronti di quella cattiva, due parti della stessa persona? Ma se si fugge da quella cattiva, chi mai li potrà più curare, dato che la mamma buona è sempre lei?</em></p>
<p>Il problema è gravissimo. È una questione di vita o di morte. Come risolverlo?</p>
<p>Per fortuna, però,&nbsp;<strong>in quasi tutte le mamme la parte positiva è più consistente di quella negativa</strong>&nbsp;e così i bambini decidono di affidarsi a lei e di continuare a crescere, anche se imparano a capire di doversi tener in guardia dall’altra parte della personalità della mamma e cercare piano piano di addomesticarla.<br />
<em>Ma poi? Crescendo? Pensiamoci bene: esiste forse una qualunque cosa, una qualunque persona che abbia solo lati positivi? Ebbene, no. E allora?</em> Allora tutti abbiamo imparato, come quando eravamo piccolissimi, per sopravvivere al meglio, a prendere quello che ci sembra buono, stando attenti a evitare la parte cattiva. <strong><em>“Attenti al lupo!”</em></strong>, come cantava <strong>Lucio Dalla</strong>.</p>
<p>Abbiamo anche imparato a trovare un partner che ci riesce a soddisfare su molto, sapendo però che ci saranno cose di lui/lei che non ci andranno mai bene. Abbiamo imparato che ogni lavoro ha lati belli e lati brutti, che ogni casa ha angoli bui che vorremmo evitare, che ogni rapporto ha momenti in cui è meglio tacere, mentre vorremmo urlare… <strong>Saper&nbsp;<strong>oltrepassare il negativo</strong></strong>&nbsp;quando si presenta, è l’unico modo per cogliere e gioire del positivo. Anche perché è impossibile separarli.</p>
<p>Bene!&nbsp;Morning light/deep night, impariamo a convivere con l’ambivalenza, non c’è altra soluzione. Non esistono il tutto bianco o il tutto nero. Come da romanzo…<strong>la vita è un insieme di sfumature di grigio<br />
</strong></p>
<p>(di <strong><em>Marina Zorzi</em></strong>)<strong><em></em></strong></p>
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