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	<title>documentario Vivienne Westwood &#8211; Gilt Magazine</title>
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		<title>L’iconica Vivienne Westwood al cinema</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Feb 2019 09:07:55 +0000</pubDate>
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<h3>Vivienne’s person</h3>
<p>Il film prende il titolo <b>Westwood: punk, icona, attivista</b>. Ma la parte che più ama <b>Andreas Kronthaler</b>, l’attuale marito e collaboratore di Vivienne, è la sua  persona. La parte più privata che questo documentario riesce a far scorgere, oltre i capelli colorati e le t-shirt slogan. La storia di una bambina che a soli 5 anni sapeva come si costruivano un paio di scarpe e che a 11 possedeva un guardaroba di abiti fatti da lei.</p>
<p>Quando il professore di educazione artistica la indirizzò ad iscriversi alla scuola d’arte, la storia della vita di Vivienne sembra poter andare come molti altri stilisti. Ma la classe operaia dei suoi genitori non le permise di proseguire gli studi. Colui che la avvicinò al mondo della moda e che poi glielo tolse dalle mani fu il compagno <b>Malcolm McLaren</b>. Lo stesso che la fece divorziare dal primo marito, <b>Derek Westwood</b>, da cui prese il cognome.</p>
<h3>Moda, musica e delusioni</h3>
<p>Erano gli anni del Punk e della sovversione giovanile, quando conobbe Malcolm. Destinato a diventare il manager dei <b>Sex Pistols</b>, il suo spirito imprenditoriale unito al talento di Vivienne li condusse all’acquisto di un negozio in <b>Kings Road</b>. Il nome del negozio cambiava a seconda dello stile degli abiti: <b>Too fast to live too young to die</b> nel 1972, <b>Sex </b>e in seguito <b>Seditionaries</b> nel 1974, infine <b>World&#8217;s End</b>, rimasto celebre per l’insegna con l&#8217;orologio che gira al contrario.</p>
<p>«Volevamo contrapporre la gioventù alla vecchiaia, ma un mese dopo aver sfoggiato i miei capelli a punta me li sono ritrovati su un numero di Vogue<i>.</i> Era tutto marketing, una fonte di distrazione che permetteva alla società di credersi libera e democratica», dichiara nel docufilm la stilista. La storia tra i due fu molto turbolenta, e una volta giunta alla fine Malcolm le fece perdere un prestigioso contratto per ripicca.</p>
<h3>Il riscatto di Vivienne Westwood</h3>
<p>Quando Vivienne Westwood per bisogno di denaro dovette andare ad insegnare in Austria, conobbe questo studente così sfacciato di nome Andreas che, una volta trasferitosi a Londra, la fece innamorare follemente. Nonostante gli 11 anni di età che li separano e i figli di Vivienne (insieme al suo team) che non apprezzano inizialmente questo legame, nel film trapela la loro complicità sia affettiva che lavorativa.</p>
<p>«<b>La sua è una storia di sopravvivenza</b>», afferma la regista Tucker. «Se l’è cavata da sola senza aiuto e ce l’ha fatta, nonostante la stampa l’abbia sbeffeggiata per anni». Sempre pronta ad affermare e far valere ciò in cui crede, Vivienne Westwood mette quella stessa forza nel suo lavoro e nelle manifestazioni politiche e sociali. I due mondi adesso si uniscono, la sua missione attuale è sensibilizzare le masse sulla questione climatica, comprando meno, scegliendo bene e facendo durare i capi acquistati.</p>
<p>Anche voi vi state chiedendo se mai questa quasi 78enne, che gira per Londra in bicicletta, si ritirerà dal mondo della moda? La risposta arriva dalla stilista stessa nel film: la gente va in pensione per fare quello che vuole, lei lo sta già facendo.</p>
<p><b><i>di Pamela Romano</i></b></p>
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		<title>London Fashion Week: la moda tra luci e ombre</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Feb 2019 09:13:06 +0000</pubDate>
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<h3>La London Fashion Week e gli show più attesi</h3>
<p>Più anarchica che mai, e con il suo ineguagliabile fascino, <b>Vivienne Westwood,</b> la regina sovversiva della moda londinese, è pronta a sfilare nel cuore della London Fashion Week. Sarà sicuramente uno show celebrativo, come lo è il documentario “<strong>Westwood: Punk, Icona, Attivista</strong>”, che arriverà sul grande schermo italiano proprio questo mese.</p>
<p>Come lei, anche Riccardo Tisci è pronto a tornare in scena con la sua grintosa visione di <b>Burberry</b>: confermerà l’eleganza reazionaria del suo debutto? Ma non è il solo, perchè per <b>Victoria Beckham</b> si tratta di una seconda prima volta. Dopo la decisione della scorsa stagione di sfilare a Londra, la designer ha confermato il suo feeling con la madrepatria rendendola ancora protagonista della sua nuova collezione.</p>
<h3>La Fashion Week “accessibile”</h3>
<p>Non soltanto le grandi case di moda inglesi saranno al centro della London Fashion Week: debutta quest’anno infatti, il “<b>London Fashion Week: insider</b>”. Quattro sfilate che seguono il principio see-now-buy-now sono state aperte al pubblico, sdoganando l’usuale blindatissima lista di accrediti dedicata soltanto alle celebrities e agli addetti ai lavori.</p>
<p>Un’iniziativa senza precedenti, sviluppata di pari passo alla schedule di fashion talks che avrà luogo il 18 febbraio, con protagonisti esperti del settore decisi a condividere la propria passione e a svelare qualche segreto del proprio lavoro.</p>
<p>Ma il British Fashion Council non si è fermato qui, e ha deciso di portare in passerella anche i finalisti del famosissimo <b>Woolmark Prize</b> e la sua giuria d’eccellenza, che include, tra gli altri, <strong>Alber Elbaz</strong> e <strong>Sara Sozzani Maino</strong>. La Somerset House è inoltre pronta ad ospitare le creazioni di una decina di designer internazionali d’eccellenza.</p>
<p>Insomma, una London Fashion Week di sorprese, dal tono autoritario, la verve giovane e uno stile inglese impeccabile. Che, a discapito delle ombre, sia un nuovo inizio?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b><i>di Alessandra Nuzzo</i></b></p>
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