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	<title>desiderio &#8211; Gilt Magazine</title>
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	<description>Un mondo dorato a portata di click</description>
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	<title>desiderio &#8211; Gilt Magazine</title>
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		<title>Ars amatoria odierna</title>
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		<dc:creator><![CDATA[marco]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Nov 2013 16:30:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicologia e sessuologia]]></category>
		<category><![CDATA[amatoria]]></category>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="256" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2013/11/psico--768x256.png" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2013/11/psico--768x256.png 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2013/11/psico--300x100.png 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2013/11/psico--480x160.png 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2013/11/psico-.png 900w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>Riprendendo i versi di Ovidio, l'arte amatoria ai giorni nostri.</p>
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<p>&#8220;Crede mihi, non est Veneris properanda voluptas,</p>
<p>sed sensim tarda prolicienda mora.</p>
<p>Cum loca reppereris quae tangi femina gaudet,</p>
<p>non obstet, tangas quo minus illa, pudor.</p>
<p>Adspecies oculos tremulo fulgore micantes,</p>
<p>ut sol a liquida saepe refulget aqua.</p>
<p>Accedent questus, accedet amabile murmur</p>
<p>et dulces gemitus aptaque verba ioco.</p>
<p>Sed neque tu dominam, velis maioribus usus,</p>
<p>Ad metam properate simul; tum plena voluptas,</p>
<p>cum pariter victi femina virque iacem.</p>
<p>Hic tibi versandus tenor est cum libera dantur</p>
<p>otia, furtivum nec timor urget opus.&#8221;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ovvero:</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&#8220;Dammi ascolto, giovane volenteroso d’apprendere: non</p>
<p>affrettare mai il momento finale, arrivaci con una</p>
<p>gradualità quasi impercettibile, con ritardi, con pause, con riposi,</p>
<p>che lo ritardino al massimo. Quando avrai trovato il</p>
<p>punto preciso dove più le piace sentirsi accarezzare, non</p>
<p>sia il Pudore, disgraziato, a fermarti. Carezza come vogliono</p>
<p>l’arte e l’invenzione, vedrai gli occhi della tua amica accendersi</p>
<p>d’una luce tremante, come avviene del raggio di</p>
<p>sole riflesso da piccole molli onde. Verranno lamenti,</p>
<p>gemiti, parole sconnesse. Ma che le tue vele non si gonfino</p>
<p>più delle sue. Non precederla né farti precedere. Andate</p>
<p>di pari passo. Laggiù, in fondo, si deve arrivare insieme.</p>
<p>Il colmo della voluttà non si sa se sia in quell’attimo, o in</p>
<p>quelli seguenti, quando, stremati, spenti, ci si abbandona</p>
<p>l’uno a fianco dell’altro senza la forza di tenersi per mano.</p>
<p>Questo l’iter quando, libero da ogni cura, tu abbia tutto</p>
<p>il tempo davanti a te. La fretta è nemica dell’amore.&#8221;</p>
<p><span style="font-family: Calibri;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<wbr>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; (traduzione G. Mosca)</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>I versi di questa ode spiegano come il riuscire ad avere un buon rapporto sessuale, sia una cosa da costruire con impegno e pazienza.</p>
<p>Ma a distanza di circa 2000 anni da questo trattato, a che punto siamo arrivati?</p>
<p>Ovidio (che anche allora non fu proprio vezzeggiato dai più bacchettoni dell’epoca,) ci spiega che la sessualità è un’arte,&nbsp;<i>l’ars amatoria</i>, e che anche quest’arte, come tutte le altre, ha bisogno di tecnica, di essere appresa, di essere studiata e ripetuta, e ha bisogno di tempo, di grandi competenze e attenzione per riuscire a raggiungere i risultati desiderati.</p>
<p>Anche ora, però, con tutta la tecnologia e la scienza di cui possiamo usufruire, non è che le cose, riguardo a questo argomento, siano eccessivamente migliorate.</p>
<p>Ma stiamo facendo dei passi significativi e dobbiamo poterne usufruire.</p>
<p>Ecco perché un approfondimento di questo genere. Perché, nonostante l’argomento possa sembrare frivolo o “scottante”, è invece in realtà importante e significativo per la vita adulta. Il raggiungimento di un buon rapporto sessuale, con il traguardo massimo dell’orgasmo in contemporanea, è infatti importantissimo per la durata del legame di coppia e per la serenità individuale. Per l’individuo singolo in quanto riuscire ad avere l’orgasmo permettere di sentirsi adeguati, sani, nella norma, ovviamente appagati nel rapporto, e di avere una buona identità sia personale che di genere. Per la coppia in quanto un’intimità così profonda e partecipe e la vicinanza emotiva che si vengono a creare nel contatto, nella conoscenza, nell’intesa profonda, nella compenetrazione, nella fusione con il corpo dell’altro è uno dei collanti più validi per mantenere uniti i due partner (e perché sia amore e non convivenza, abitudine o convenienza).</p>
<p>Un po’ di storia:</p>
<p>Dal periodo della cosiddetta ‘liberazione sessuale’ in poi, quindi da dopo il 1968, fiumi di inchiostro sono stati versati nel tentativo di raggiungere l’obiettivo (l’appagamento sessuale di entrambi), ma, verificando i risultati degli ultimi questionari sull’argomento, siamo ancora lontani dal poterci ritenere soddisfatti.</p>
<p>Le ricerche che più ci devono far pensare sono quelle inglesi, la prima del 2007, in cui emerge che una donna su tre finge regolarmente l’orgasmo durante il rapporto e, la seconda, quella ripetuta 3 anni dopo sullo stesso argomento, nel 2010, che è ancora più allarmante. Il 48% delle intervistate dichiara infatti di non raggiungere mai l’orgasmo e di fingere sistematicamente con il proprio partner. Perché lo fanno? Per evitare discussioni, perché si sentono in colpa loro stesse per non essere in grado di provare il piacere, per non frustrare il compagno. Le stesse donne dichiarano però che questo capita preferenzialmente se l’uomo non è in grado di spendersi nei preliminari, se è poco romantico, se è troppo rude, se è frettoloso e se, una volta che è soddisfatto per se stesso, conclude il tutto lasciando perdere il benessere della partner.</p>
<p>Un’altra ricerca in proposito giustifica questo comportamento con una ulteriore motivazione, che sicuramente ha una grande validità psicologica, e viene utilizzata nelle situazioni più stabili: le donne intuiscono, inconsciamente, che far sentire il proprio compagno appagato nell’essere un valido amante, lo porterà ad una maggior fedeltà di coppia. E questo è vero e lo andremo a riverificare più avanti.</p>
<p>Ma se questo modo di procedere può forse mantenere legata la coppia e appagare gli uomini (almeno fino a che non se ne accorgano, perché non è difficile immaginare che venendolo a sapere si sentirebbero presi in giro e imbrogliati dalla propria compagna), non è però molto positivo nemmeno per le donne, né per il coinvolgimento reale nella relazione.</p>
<p>Gli anglosassoni sono evidentemente meno calienti dei latini, dato che un’altra loro ricerca, del 2011, che ha sicuramente suscitato curiosità e incredulità, aveva evidenziato come le donne inglesi preferissero mangiare cioccolata, rispetto ad avere un rapporto sessuale. Non solo il piacere era più forte e più duraturo, dichiaravano, ma addirittura alcune affermavano che la cioccolata produceva loro un orgasmo immediato, cosa che non capitava spesso, o a volte mai, durante il rapporto (non sappiamo però se la ricerca fosse stata sponsorizzata da una marca di cioccolata….)</p>
<p>Che più si vada a sud, più le donne siano in grado di raggiungere facilmente l’orgasmo (per lo meno con metodi classici e non ‘dolciari’) e un fatto certo, essendo un dato consolidato che le donne di razza nera raggiungono l’orgasmo esattamente il doppio di volte di più di quelle di razza bianca. Probabilmente sono anatomicamente conformate in modo che i genitali riescano ad essere stimolati in misura maggiore, il che, nei secoli bui della loro storia non ha portato però a nulla di buono, infatti alle bambine veniva praticata l’infibulazione, un intervento di asportazione del clitoride e di chiusura, tramite cucitura, della vulva. Questo intervento, fatto da donne anziane, poteva essere molto pericoloso in quanto veniva eseguito con strumenti non idonei e non igienizzati (le bambine potevano morire di infezione o di tetano) e al momento dei primi rapporti sessuali o del parto poteva portare a conseguenze e lacerazioni anche particolarmente gravi.</p>
<p>D’altra parte, impedire alle donne di provare piacere durante i rapporti sessuali è stato ed è, purtroppo, tuttora, una caratteristica tipica dei regimi patriarcali, per i quali il fatto che le donne non siano attratte dalla sessualità è una sorta di garanzia di non essere traditi, il che sarebbe una bruciante ferita all’onore e all’orgoglio maschile, come dimostra la crudele pratica della lapidazione che è purtroppo ancora in uso. In questo modo, inoltre, si può avere la certezza (anche senza il test del DNA) che il figlio che si deve mantenere, educare, e che rappresenta la continuità della stirpe, sia il proprio .</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Marina Zaoli</em></p>
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		<title>Cambiare è desiderio e paura</title>
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		<dc:creator><![CDATA[marco]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Sep 2013 16:18:49 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="230" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2013/09/visore_walsh1-1024x307-1-768x230.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2013/09/visore_walsh1-1024x307-1-768x230.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2013/09/visore_walsh1-1024x307-1-300x90.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2013/09/visore_walsh1-1024x307-1-480x144.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2013/09/visore_walsh1-1024x307-1.jpg 1024w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>Ogni reale mutamento non può prescindere dal nostro essere intimo.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="768" height="230" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2013/09/visore_walsh1-1024x307-1-768x230.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2013/09/visore_walsh1-1024x307-1-768x230.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2013/09/visore_walsh1-1024x307-1-300x90.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2013/09/visore_walsh1-1024x307-1-480x144.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2013/09/visore_walsh1-1024x307-1.jpg 1024w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>&nbsp;</p>
<p><em>Nella vita siamo sempre spinti da un duplice istinto: quello di esplorare, di cambiare, di sperimentare e quello di conservare, di rimanere, di proteggerci</em>. Oscilliamo costantemente tra questi due poli, che talvolta possono entrare in conflitto, creandoci non poche difficoltà quando siamo chiamati a prendere posizione o semplicemente a scegliere .</p>
<p>Il <strong>cambiamento</strong>, la<strong> novità</strong> e ciò che ci è sconosciuto, da un lato ci attraggono, ma dall&#8217;altro ci respingono, perché portano con sé il rischio, l&#8217;incertezza e la possibilità di un fallimento. Quando avvertiamo la fatica d&#8217;investire in una situazione nuova, quando ci chiudiamo nelle nostre convinzioni, quando una voce interiore ci dice che non ne vale la pena, allora è possibile che ci stiamo arenando nella sicurezza del noto, delle nostre abitudini e della nostra quotidianità.&nbsp; Possiamo mostrarci restii al cambiamento anche quando, pur trovandoci di fronte a situazioni non appaganti o dolorose, “decidiamo” di portarle avanti in quanto conosciute, e pertanto, rassicuranti.</p>
<p>Questo meccanismo non di rado si manifesta anche all&#8217;interno di un percorso psicoterapico. Nel momento in cui ci si trova ad affrontare il cuore del problema e ci si scontra con la necessità di una consapevolezza più profonda e di un conseguente cambiamento, possono comparire forti resistenze che talvolta inducono il paziente ad abbandonare la terapia stessa. Talvolta attaccandola, come faceva Ilaria, che non riuscendo ad accettare la fine della propria relazione sentimentale su cui si stava lavorando, affermava che la terapia non solo non la stava aiutando ma che addirittura la faceva stare peggio e che quindi era intenzionata ad interromperla. O come Franco, che piuttosto di ammettere la propria invidia negativa nei confronti degli altri, tendeva a vedere nemici ovunque, anche nel terapeuta stesso, dal quale pensava di volersi allontanare.</p>
<p><strong>Come convivere con queste due opposte spinte la cui gestione rappresenta il senso stesso dell’esistenza?<br />
</strong>Occorre essere consapevoli che, in definitiva, il cambiamento non può essere rifiutato, perché questo risulta incompatibile con le continue richieste di adattamento che la vita ci pone. Resistere al cambiamento è in qualche modo una sorta di &#8216;non-vivere&#8217; che ci espone al fallimento preventivo, perché come bene scrive Neale D. Walsh: &#8216;Q<i>uello che tu resisti in realtà persiste, quello che invece tu accetti scompare&#8217;.</i></p>
<p>Ma ogni cambiamento – per essere un reale<i> </i>cambiamento – deve essere fedele al &#8216;<em>Sé&#8217; interiore, a quella che Jung definiva &#8216;anima&#8217;, ossia la nostra vera essenza</em>. In questo senso è importante un lavoro introspettivo costante su di sé, da soli o accompagnati, per aumentare la conoscenza e la consapevolezza di sé. Da questo percorso è possibile raggiungere una maggior obiettività rispetto ai propri punti di forza e di debolezza, alle zone d&#8217;ombra, alle aspirazioni più profonde; tutti aspetti che è indispensabile conoscere per orientarci nelle scelte e trovare il coraggio di accogliere ciò che ci attrae ma è nuovo, ciò che ci affascina, ma ci spaventa, ciò che ci stimola ma pare irraggiungibile. Siamo esseri complessi ma proprio in questo risiede la nostra bellezza.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong>Dott.ssa Laura Tirloni<br />
</strong></em>Psicologa e psicoterapeuta</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Paura e desiderio. È questo conflitto che ci fa battere il cuore</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Feb 2013 11:55:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicologia e sessuologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="273" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2013/02/Il-“vedo-non-vedo”-scatena-il-desiderio_1-768x273.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2013/02/Il-“vedo-non-vedo”-scatena-il-desiderio_1-768x273.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2013/02/Il-“vedo-non-vedo”-scatena-il-desiderio_1-300x106.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2013/02/Il-“vedo-non-vedo”-scatena-il-desiderio_1-480x170.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2013/02/Il-“vedo-non-vedo”-scatena-il-desiderio_1.jpg 930w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>C'è la curiosità di scoprire, c'è la voglia di emozionarsi...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="768" height="273" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2013/02/Il-“vedo-non-vedo”-scatena-il-desiderio_1-768x273.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2013/02/Il-“vedo-non-vedo”-scatena-il-desiderio_1-768x273.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2013/02/Il-“vedo-non-vedo”-scatena-il-desiderio_1-300x106.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2013/02/Il-“vedo-non-vedo”-scatena-il-desiderio_1-480x170.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2013/02/Il-“vedo-non-vedo”-scatena-il-desiderio_1.jpg 930w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>&nbsp;</p>
<p>È sempre più facile e frequente incontrare ragazzi e ragazze che confessano di essere single appagati e di stare bene così. Hanno una casa in affitto o con mutuo, ma in entrambi i casi il costo è compatibile al loro stipendio, hanno un impiego a tempo indeterminato (che di questi tempi dà una sicurezza esagerata), amici con cui condividere week-end e vacanze, ed eventualmente anche un gatto o un cane per gli attimi di tenerezza…</p>
<p><em>Cosa serve di più? Perché avventurarsi in terreni insidiosi e infidi dove ci si può ferire, in maniera, a volte, quasi mortale?</em> Poi, però, tutti aprono una piccola parentesi: <em>“A meno che…a meno che non trovi qualcuno/a che riesca veramente a farmi emozionare…”</em></p>
<p><strong>Ma emozionarsi cosa vuol dire?</strong> Provare un’emozione significa toccare, far vibrare corde che partono dal profondo del nostro cuore e della nostra anima. <strong>Cos&#8217;è infatti l’emozione?</strong> È un misto tra il desiderio di avere, di possedere, di stringere tra le mani qualcosa che ci piace molto, anzi moltissimo, e la paura, la delusione di non riuscirci, di essere rifiutati, di non piacere, invece, abbastanza. <strong>Desiderio e paura. Paura e desiderio. È questo conflitto, questa ambivalenza che ci fa battere il cuore</strong>, che ci fa tremare, ma anche sentire vivi, vivi di nuovo, pronti a lottare per qualcosa che ci interessa veramente, non assopiti in un limbo di nebbie, dolci quanto si vuole, ma che ovattano, attutiscono tutto, anche il senso della vita.</p>
<p>Ma questo conflitto, questa ambivalenza, non sembra molto simile a quella scatenata nei nostri sensi dalla vista di un corpo in parte vestito e in parte spogliato? Cosa di più elettrizzante, più stimolante per la nostra curiosità, i nostri sensi che lembi di pelle, di muscoli (nel caso di un uomo), che occhieggiano da un intimo raffinato e provocante, che esaltano la scultura del corpo? Che sembrano attirare e respingere contemporaneamente il nostro sguardo, che fanno sentire impudichi nell’andare avanti, ma che scatenano la nostra curiosità e il desiderio di toccare?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>(di <strong><em>Marzia Aloni</em></strong>)</p>
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		<title>Le icone di Tod’s in special edition</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Dec 2012 18:26:05 +0000</pubDate>
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<p>Per esempio, la nuova&nbsp;<strong>Tod’s Miky Bag</strong>&nbsp;si presenta per questa stagione con un design completamente rinnovato, in quattro nuovi modelli: linee pulite, una pratica tracolla e la produzione in diversi materiali (pelle, coccodrillo e pitone), la rendono un’alleata sicura in tutte le occasioni, in tutte le città, per tutte le donne che dello stile e dell’alta qualità fanno una scelta quotidiana. La sua innata versatilità ed eleganza si possono riscontrare nel video disponibile sul sito di&nbsp;<strong><a href="http://www.tods.com/it/" target="_blank" rel="noopener">Tod’s</a>.</strong></p>
<p>Amata dalle celebrities di tutto il mondo, è un&nbsp;<strong>must have</strong>&nbsp;per&nbsp;<strong>Jessica Alba</strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>Amy Adams</strong>&nbsp;che la uniscono anche ad outfit più casual ed è stata sfoggiata da&nbsp;<strong>Jessica Biel</strong>&nbsp;, insieme al modello del&nbsp;<strong>Gommino&nbsp;</strong>in camoscio nero ricamato, durante la promozione del nuovo film<strong>&nbsp;“Hitchcock&#8221; </strong>che racconta la storia del grande regista impegnato sul set di “<strong>Psycho</strong>”.</p>
<p>Inoltre, in occasione del&nbsp;<strong>Natale</strong>,&nbsp;<strong>Tod’s</strong>&nbsp;ha lanciato una&nbsp;<strong>limited edition</strong>&nbsp;per festeggiare i suoi pezzi iconici, veri e propri sinonimi del marchio stesso: il&nbsp;<strong>Gommino</strong>&nbsp;e la&nbsp;<strong>D Bag</strong>.</p>
<p>Forme classiche e colori moderni per il&nbsp;<strong>Gommino</strong>, il&nbsp;<strong>mocassino per eccellenza</strong>, disponibile in pitone e cavallino bicolore, in camoscio con ricami cuciti a mano, in cavallino con borchie cucite a mano e in una versione metallica ed iridescente in morbida pelle di vitello. Un mix and match di linee classiche, con l’aggiunta di dettagli glam e colori moderni come l’oro e l’argento per pezzi modaioli e deluxe, quasi futuristici.</p>
<p>Lanciata nel 1997 in omaggio a&nbsp;<strong>Lady Diana</strong>, la&nbsp;<strong>D Bag</strong>&nbsp;è una&nbsp;<strong>handbag</strong><strong>&nbsp;</strong>capiente dalla forma bombata realizzata per&nbsp;<strong>l’autunno/inverno</strong>&nbsp;in&nbsp;<strong>coccodrillo</strong>&nbsp;o in&nbsp;<strong>pelle di montone</strong>&nbsp;in una palette di colori che spazia dal marrone al beige passando per il rosso e il mandarino, per “illuminare” le infinite giornate piene di impegni. Una borsa senza tempo,&nbsp;dal gusto impeccabile e di qualità invidiabile, che si rinnova ogni anno per soddisfare anche le clienti più esigenti! Per il prossimo&nbsp;<strong>Natale</strong>, si presenta in&nbsp;<strong>visone bianco</strong>&nbsp;con dettagli in morbida pelle di vitello e va subito ad inserirsi in cima alla lista dei desideri di ogni donna!</p>
<p><strong>Tod’s</strong><strong>&nbsp;</strong>offre alle sue clienti prodotti frutto di una lavorazione artigianale e di una realizzazione completamente&nbsp;<strong>Made in Italy</strong>, che raccontano una passione e che si prestano ad essere vissuti con piacere.</p>
<p>(di <strong><em>Paola Redaelli</em></strong>)</p>
<p>&nbsp;</p>
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