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	<title>Dead Poets Club &#8211; Gilt Magazine</title>
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	<description>Un mondo dorato a portata di click</description>
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		<title>Dead Poets Club: quando la poesia immortale torna a cantare nel futuro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 31 Jan 2026 16:44:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Dead Poets Club]]></category>
		<category><![CDATA[Negra Sombra]]></category>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="461" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/immagini-1-768x461.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/immagini-1-768x461.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/immagini-1-300x180.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/immagini-1-480x288.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/immagini-1.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>Dead Poets Club reinterpreta la poesia classica con musica contemporanea e AI, usata come supporto creativo, dimostrando che la poesia è ancora viva.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="768" height="461" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/immagini-1-768x461.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/immagini-1-768x461.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/immagini-1-300x180.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/immagini-1-480x288.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/immagini-1.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" />
<p>Ci sono parole che non muoiono mai. Restano sospese nel tempo, in attesa di una nuova voce capace di farle vibrare ancora. Dead Poets Club nasce esattamente da questo desiderio: riportare alla vita la poesia immortale del passato attraverso il linguaggio del presente, intrecciando musica, tecnologia e visione artistica.</p>



<p>Disponibile in digitale l’EP “Dead Poets Club”, un progetto che esplora con intelligenza e sensibilità l’interazione tra intelligenza artificiale e produzione musicale, dimostrando come la tecnologia possa diventare uno strumento di supporto creativo senza mai sostituire l’anima dell’artista.</p>



<p>Dietro il nome evocativo del gruppo ci sono tre figure di grande spessore: Giovanni Favero, pioniere nell’uso dell’AI applicata alla musica e autore di progetti multimediali che uniscono cultura e sperimentazione; Roberto Turatti, storico produttore, DJ e padre fondatore dell’Italo disco con oltre 140 evergreen e successi internazionali; e Fulvio Muzio, compositore e musicista dei Decibel, da sempre in equilibrio tra ricerca sonora e profondità emotiva.</p>



<p>“Dead Poets Club” non è solo un EP, ma un vero laboratorio artistico e culturale, nato anche grazie alla collaborazione con l’Università degli Studi di Milano-Bicocca, il Dipartimento di Informatica, Sistemistica e Comunicazione e lo spin-off Whattadata, con l’obiettivo di studiare uno sviluppo etico e consapevole dell’intelligenza artificiale nella musica professionale.</p>



<p>I quattro brani dell’EP mettono in musica testi poetici di William Blake, Gabriele D’Annunzio, Rosalia de Castro e Catullo, riletti in chiave contemporanea. La tecnologia entra in gioco come alleata silenziosa: suggerisce, supporta, amplia le possibilità espressive, ma lascia sempre all’essere umano il centro del processo creativo.</p>



<p>Dopo il primo singolo “The Fly”, ispirato a Blake, arriva “Negra Sombra”, secondo singolo che dà nuova vita alle liriche della poetessa galiziana Rosalia de Castro. È un brano trascinante, dal ritmo latino e reggaeton, che racconta il dialogo intimo con la propria “ombra”: una metafora del dolore, della malinconia, di quel tormento interiore che non può essere scacciato, ma solo accettato. Nel videoclip, il ballo diventa catarsi, fusione, riconciliazione con sé stessi.</p>



<p>Il viaggio prosegue con altri due brani inediti: “Le Stirpi Canore”, dove il panismo di D’Annunzio incontra un rap elegante con vibrazioni R&amp;B e influenze trap; e “Carme V”, potente invito catulliano a vivere l’amore senza riserve, trasformato in un inno moderno che fonde trance ed orchestrazioni classiche, euforia e profondità.</p>



<p>Al centro di tutto resta una certezza: la creatività è umana. L’intelligenza artificiale non crea emozioni, non scrive poesia, non sostituisce l’artista. Ma può amplificarne la visione, aprire nuove strade, far dialogare secoli lontani. E Dead Poets Club lo dimostra con rispetto, coraggio e una straordinaria lucidità artistica.</p>



<p>Ascoltare questo progetto significa riscoprire che la poesia non appartiene al passato: è viva, danza, pulsa. Basta solo darle una nuova voce.</p>



<p><strong>Com’è nata l’idea di Dead Poets Club e perché avete sentito l’esigenza di far dialogare poesia classica e intelligenza artificiale?</strong></p>



<p>DEAD POETS CLUB&nbsp;è un progetto musicale ideato e composto da un team di 3&nbsp;artisti&nbsp;con competenze nel campo della musica, della produzione musicale, della innovazione culturale e&nbsp; della imprenditoria. L’idea originale è stata quella di esplorare l&#8217;interazione creativa tra musicisti e intelligenza artificiale per promuoverne un utilizzo etico che non sostituisca, ma integri la creatività umana.L&#8217;idea di far dialogare poesia classica e intelligenza artificiale nasce dalla nostra determinazione di mantenere l&#8217;essere umano ed il suo ingegno al centro della produzione creativa. E se parliamo di ingegno umano quale scelta migliore potrebbe esserci che non utilizzare l&#8217;opéra di poeti universalmente noti, appartenuti a varie epoche e culture?</p>



<p><strong>In un momento storico in cui l’AI spaventa molti artisti, voi la proponete come alleata: qual è il confine che non deve mai essere superato?</strong></p>



<p>Non crediamo che si possa decretare un confine da non superare. L&#8217;intelligenza artificiale non è facilmente ingabbiabile e controllabile ed è un&#8217;utopia pensare che non ci sia qualcuno disposto a infrangere dei limiti imposti arbitrariamente. Piuttosto a nostro parere è importante creare uno spartiacque tra ciò che può essere utilizzato a scopo di intrattenimento personale e cio che può essere utilizzato in maniera professionale a scopi commerciali e di profitto. </p>



<p>Il primo caso è quello in cui il fruitore, stabilito un tema, un argomento, delega all&#8217;intelligenza artificiale lo sviluppo di tutto il progetto. Ad esempio nel caso di un brano musicale l&#8217;intelligenza artificiale provvede quindi a sviluppare un testo e la relativa musica avvalendosi di campioni pre-esistenti presenti nel suo immenso archivio di suoni e testie ciò comporta un serio rischio di plagio. Ma qualora l&#8217;utilizzatore sia un professionista che affida all&#8217;intelligenza artificiale un proprio testo e una propria musica chiedendole con istruzioni dettagliate di produrre un arrangiamento di livello professionale, allora, essendo il ruolo dell&#8217;intelligenza artificiale quello di un partner in grado di contribuire a innalzare la qualità del prodotto e a ridurne i costi di produzione, a nostro parere in questo caso il suo utilizzo anche a fini commerciali è legittimo.</p>



<p><strong>Come avete scelto i poeti e i testi da reinterpretare in questo EP e cosa vi ha colpito della loro sorprendente attualità?</strong></p>



<p>Il progetto include sette grandi poeti che rappresentano diverse culture&nbsp; ed epoche ;&nbsp; le poesie prescelte oltre ad essere noti capolavori letterari si prestavano a divenire canzoni per loro caratteristiche metriche.</p>



<p>Non ultimo un&#8217;aspetto giuridico: trattandosi di poeti morti&nbsp; da oltre settanta anni risultano autori di opere di pubblico dominio , permettendoci in tal mnodo di poter pensare liberatmente alla versione in musica&nbsp; &nbsp;</p>



<p><strong>“Negra Sombra” affronta il tema dell’ombra interiore e dell’accettazione del dolore: quanto è personale questo messaggio per voi?</strong></p>



<p>Noi non siamo il nostro dolore ma possiamo osservarlo, capirlo e neutralizzarlo ; anche il video realizzato evidenzia che l&#8217;ombra temuta dalla protagonista è infine un bel ragazzo con con potere ballare e passare una piacevolissima serata</p>



<p><strong>Guardando al futuro, pensate che questo progetto possa diventare un modello etico e creativo per l’uso dell’intelligenza artificiale nella musica?</strong></p>



<p>Il progetto è già entrato in una seconda fase con artisti che ci chiedono di arrangiare e produrre con il metodo proposto i loro brani.</p>



<p>A brevissimo uscirà l&#8217;inno antagonista alle Olimpiadi 2026 dei Cockn&#8217;y Outcast, un trio inglese con una storia da film, ed un altro brano internazionale arrangiato da noi. Si parte sempre da ratisti con brani meritevoli e molta creatività umana . rispetto ai quali l&#8217;AI è strumento per una produzione esecutiva sorprendente.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.giltmagazine.it/interview/dead-poets-club-quando-la-poesia-immortale-torna-a-cantare-nel-futuro/">Dead Poets Club: quando la poesia immortale torna a cantare nel futuro</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.giltmagazine.it">Gilt Magazine</a>.</p>
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