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	<title>Claude Monet &#8211; Gilt Magazine</title>
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	<title>Claude Monet &#8211; Gilt Magazine</title>
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		<title>L’Impressionismo di Monet al Palazzo Reale di Milano</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Sep 2021 09:45:54 +0000</pubDate>
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<p><strong>Dal 18 settembre al 30 gennaio</strong></p>



<p>Dal 18 settembre sarà possibile visitare lo straordinario prestito di <strong>53 opere di Claude Monet</strong> dell’omonimo <strong>Musée Marmottan Monet </strong>di Parigi al <strong>Palazzo Reale</strong> di Milano. Un completo excursus della produzione dell’artista francese, dalle prime testimonianze della nuova pittura en plein air alle famose rappresentazioni nel giardino di Giverny.&nbsp;</p>



<p><strong>Il </strong><strong>nucleo più importante al mondo delle opere di Monet</strong></p>



<p>La mostra, che inaugurerà la programmazione autunnale del museo milanese, fa parte del progetto museologico <strong>“Musei del mondo a Palazzo Reale”</strong>. Un progetto nato per mettere in luce la storia e le collezioni in esposizione nei più importanti musei internazionali. L’esposizione è curata da <strong>Marianne Mathieu</strong>,<strong> </strong>storica dell’arte e direttrice scientifica del Musée Marmottan Monet di Parigi,<strong> </strong>e promossa dal <strong>comune di Milano &#8211; cultura</strong>. Della sua produzione se ne sono invece occupati Palazzo Reale e Arthemisia. I collaboratori esteri sono per l’appunto il <strong>Museo Marmottan </strong>di Parigi e l’<strong>Académie Des Beaux &#8211; Arts &#8211; Institut de France</strong>.</p>



<p>Il museo parigino che ha permesso il prestito non a caso porta nel nome quello dell’artista di punta dell’Impressionismo francese. Esso infatti accoglie il <strong>nucleo più importante al mondo delle opere di Monet</strong>. E questo grazie al figlio, Michel Monet, che nel 1966 promosse una generosa donazione alla struttura che, per l’appunto, ne prese il nome. Per tutti coloro che volessero approfondirne il backround, il percorso espositivo comprenderà il racconto della storia del museo. Un’occasione per seguire la strada intrapresa dalle famose opere, anche quelle più intime, dalla loro genesi alle pareti dei più importanti musei internazionali.&nbsp;</p>



<p><strong>Art week</strong></p>



<p>L’inaugurazione di questa retrospettiva su Claude Monet rientra nell’<strong>Art Week</strong>, in programma <strong>dal</strong> <strong>13 al 19 settembre</strong>, e ne rappresenta uno degli eventi di punta. Difficile è infatti resistere all’impatto visivo ed emozionale di uno dei pittori che hanno fatto la storia. Anche per un profano del campo che gira Milano nei giorni dedicati all’arte, il potere suggestivo del <strong>ponticello di Giverny </strong>non è indifferente. Il famoso ponticello più volte ritratto dallo stesso Monet, che lo aveva fortemente voluto. Una costruzione degna della deviazione di un fiume in quel luogo magico della <strong>Normandia</strong> dove la luce non sembrava uguale da nessun’altra parte.&nbsp;</p>



<p>E proprio la luce, e la sua funzione nella pittura en plein air, è il soggetto della mostra, suddivisa in 7 sezioni. Delle 53 opere selezionate, alcune fanno parte delle 250 tele sulle ninfee prodotte da Monet tra il 1897 e il 1926. Il percorso espositivo spazia infatti dalle opere della prima produzione a quelle dipinte prima di morire. Tra queste,<strong> Sulla spiaggia di Trouville (1870)</strong>, <strong>Passeggiata ad Argenteuil (1875)</strong>,<strong> Il Parlamento. Riflessi sul Tamigi (1905), Charing Cross (1899</strong><strong>&#8211;</strong><strong>1901)</strong>, fino alla sua ultima opera,<strong> Le rose (1925-1926)</strong>.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Raffigurazioni in cui è evidente l’influenza delle <strong>stampe giapponesi</strong> che circolavano al tempo. Ma anche e soprattutto la <strong>mutevolezza della realtà</strong>, colta in diversi momenti della giornata o delle diverse stagioni. Non a caso, più di una volta, l’artista francese ha catturato lo stesso soggetto sotto luci diverse. Ed ecco che il portone della cattedrale di Rouen muta, anche cromaticamente, il suo aspetto in base alle condizioni atmosferiche a cui è sottoposto. Da solare a cupo o addirittura spettrale è un attimo. E le caratteristiche pennellate, veloci e corpose ma delicate, non sono che la testimonianza della gara intrapresa da Monet contro il tempo per catturare l’<strong>istantaneità</strong>.&nbsp;</p>



<p><em>di Greta Masè</em></p>
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		<title>I capolavori dell’arte moderna in mostra a Palazzo Reale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Oct 2019 09:29:47 +0000</pubDate>
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<p>Dal 17 ottobre 2019 al 1 marzo 2020 il <b>Palazzo Reale</b> di Milano ospita l’importantissima esposizione intitolata <b>Guggenheim. La collezione Thannhauser, da Van Gogh a Picasso</b>. La mostra presenta circa cinquanta opere fondamentali per la storia dell’arte nei periodi impressionista, post-impressionista e delle avanguardie di inizio Novecento. La curatela prende la voce di <b>Megan Fontanella</b>, curatrice d’arte moderna al <b>Guggenheim</b> di New York. È proprio da quest’ultimo che provengo molte delle opere esposte, sebbene la parte più cospicua appartenga a quella che fu la <b>collezione Thannhauser</b>. Justin K. Thannhauser fu un mercante d’arte tedesco che contribuì alla diffusione dell’arte moderna in Europa. Dopo aver perso moglie e figli, egli donò la sua collezione alla Fondazione Solomon R. Guggenheim, che oggi, per la prima volta, permette di esporre i propri capolavori in Italia. La mostra è promossa dal <b>Comune di Milano Cultura</b>, <b>Palazzo Reale</b> e <b>MondoMostre Skira</b>.</p>
<h3>Artisti &amp; opere: l’esposizione</h3>
<p>La mostra “<b>Da Van Gogh a Picasso</b>” si afferma come un’importante occasione per ammirare i capolavori della collezione Thannhauser, prima mai esposti fuori dagli Stati Uniti. In esposizione, le opere saranno prevalentemente già note al pubblico. Il loro valore è, infatti, tale da avergli garantito, negli anni, fama internazionale. Ora, a Palazzo Reale, è possibile ammirare queste eccellenze dal vero.<br />
Una cospicua presenza nella mostra è data da <b>tredici opere di Pablo Picasso</b>, che fu amico stretto di Justin K. Thannhauser. Al suo fianco non può mancare <b>Georges Braque</b>, di cui sono esposti quattro dipinti. Proseguendo, sei sono le opere visibili del maestro <b>Paul Cézanne</b>. Di <b>Vincent Van Gogh</b> si possono ammirare tre dipinti. Di <b>Paul Gauguin</b>, invece, compare con una singola opera del suo periodo a Tahiti: il paesaggio <i>Haere Mai</i>, del 1891. Per concludere, tra i maestri impressionisti non mancano opere di <b>Claude Monet</b>, <b>Pierre-Auguste Renoir </b>ed <b>Edgar Degas</b>, insieme al loro predecessore <b>Édouard Manet</b>.<br />
&nbsp;<br />
<b><i>di Chiara Pellini </i></b></p>
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		<title>Al cinema: Le ninfee di Monet</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Nov 2018 08:44:36 +0000</pubDate>
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<p>Raccontata da <b>Elisa Lasowski</b> de <b>Il Trono di Spade</b>, la vita di Monet viene ripercorsa attraverso i suoi luoghi, da ciò che è rimasto e di chi ancora se ne occupa, come la giardiniera del giardino di Giverny, Claire Hélène Marron. Alla supervisione scientifica lo storico e scrittore <b>Ross King</b>, autore di <i>Il mistero delle ninfee. Monet e la rivoluzione della pittura moderna</i>.</p>
<h3>Monet, la storia di un uomo innamorato dell’acqua e della natura</h3>
<p>La storia di un uomo <b>innamorato dell’acqua</b> che, come una prima radice che ne va alla ricerca, la seguiva in modo tortuoso come il movimento del fiume Senna, sulle cui sponde trascorreva la sua vita. Dalle mattine in cui saltava la scuola per osservare il mare a nord della Normandia, alla pittura <i>en plein air</i>; la<b> natura</b> divenne la sua ossessione.</p>
<p>Riflettersi sull’acqua e riflettere su se stessi tramite questo elemento. Uno studio costante dei <b>colori </b>che cambiano a seconda della luce segnò il periodo più prolifico della sua vita. La decisione di andare a vivere nel piccolo paese di <b>Giverny</b>, dove costruì quella che può essere definita la sua prima opera architettonica. Un’<b>architettura floreale</b>, in cui ogni tipologia di fiore era ordinata per colore: dai freddi ai caldi, ciascuno disposto a favore della luce ideale che occorreva all’artista per dipingerli.</p>
<h3>Monet: dallo stagno delle Ninfee ai Salici piangenti</h3>
<p>Una <b>storia di luce</b>, che riflette sulla natura mutandola ai nostri occhi costantemente e che <b>Monet</b>, definito “il pittore con gli occhi più sensibili mai esistiti”, racconta scomponendola. L’immagine si presenta creata da minuscole pennellate, come i pixel della risoluzione attuale dei giorni nostri. Componeva per decomporre e lasciare che lo spettatore ricostruisse il tutto nella propria mente.</p>
<p>A completamento della sua abitazione perfetta a Giverny, creò lo <b>stagno delle ninfee</b>, seconda opera architettonica. La <b>Ninfea</b>, un fiore che rappresenta l’acqua (pur nascendo dal fango nel fondo dello stagno) e la luce, fiorendo infatti a pelo d’acqua, divenne il simbolo della ricerca che caratterizzò l’intera vita di Monet.</p>
<p>“Il pittore della felicità”, come venne definito, visse invece una vita piena di sgradevoli eventi. Incomprensione da parte della critica e del pubblico durante la sua giovinezza, lutti familiari, il figlio chiamato alle armi durante la Prima Guerra Mondiale e la perdita graduale della vista. Queste ultime disgrazie condizionarono e modificarono il suo modo di “vedere” e di dipingere; da qui introdusse nuovi soggetti: i <b>salici piangenti</b>. Dalle ninfee aperte alla luce alle fronde dei salici, afflitte e cadenti, ancora una volta alla ricerca dell’acqua.</p>
<p><b>Musée Marmottan</b>, <b>Musée d’Orsay</b>,<b> Giverny</b> e la <b>Fondazione Monet</b>, insieme all’ultima e impressionante opera pittorico-architettonica del <b>Musée de l’Orangerie</b> progettata dall’artista dei fiori e della luce in <b>LE NINFEE DI MONET. UN INCANTESIMO DI ACQUA E LUCE</b>, vengono trascinati per la prima volta nel Grande Schermo di luce che è il cinema.</p>
<p><b><i>di Pamela Romano</i></b></p>
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		<title>Gli impressionisti a Milano</title>
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		<pubDate>Sun, 15 May 2011 08:55:49 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="256" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2011/05/12-768x256.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="impressionisti-milano" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2011/05/12-768x256.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2011/05/12-300x100.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2011/05/12-480x160.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2011/05/12.jpg 900w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>A Palazzo Reale la collezione americana del Sterling and Francine Clark Art Institute.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="768" height="256" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2011/05/12-768x256.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="impressionisti-milano" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2011/05/12-768x256.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2011/05/12-300x100.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2011/05/12-480x160.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2011/05/12.jpg 900w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p style="text-align: left;">Per chi non avesse ancora visitato la <strong>mostra degli Impressionisti</strong> esposta a <strong>Palazzo Reale</strong> a Milano, si affretti! Avete tempo fino al 19 giugno prossimo per assistere a una celebrazione dell’arte pittorica senza eguali dal <em>Salon des refusés</em> del 1863, alla prima esposizione impressionista del 1874 &#8211; che sancisce ufficialmente la nascita del movimento impressionista in Francia &#8211; ecco i capolavori dei maestri francesi finalmente a nostra disposizione, in una mostra che raccoglie, nelle otto differenti sale, alcuni tra i più bei capolavori impressionisti, divisi per tematiche principali: <strong>acqua, terra </strong>e<strong> cielo</strong> nelle prime due sale, la dicotomia tra <strong>città e campagna</strong> nelle seguenti due, una riproduzione visiva delle <strong>strade di Pigalle</strong> e della <strong><em>metropolitain</em> parigina</strong> del tempo nella quinta sala, e per concludere i <strong>viaggi, il corpo </strong>e<strong> i piaceri</strong> della vita nelle ultime tre stanze. Andate a contemplare le pennellate sovrapposte su colori ancora freschi di <strong>Alfred</strong> <strong>Sisley </strong>(<em>Le rive della Senna presso BY</em>) o l’effetto della pioggia reso da <strong>Camille Pissarro</strong> (<em>La strada per Versailles</em>), oppure i ritratti di <strong>Pierre-Auguste</strong> <strong>Renoir</strong>, dove le macchie di colore arrivano a dissolvere i contorni delle figure (<em>Ritratto di Madame Monet</em>).<br />
Imperdibili gli accostamenti di colori vividi ripresi dalle tele di <strong>Claude Monet</strong>: le macchie di rosso, giallo e crema in <em>Campi di tulipani a Sassenheim</em>, incastonate nel verde e nel viola della terra, vengono perfettamente rese da una serie di pennellate pastose e spesse, tecnica abitualmente utilizzata da Monet per rendere l’effetto di profondità di superficie e quindi di consistenza del terreno agricolo.<br />
Nelle stanze centrali è in mostra il tema fondamentale dell’<strong>aria</strong> e delle sue sfumature di luce e colore. Caratteristico della pittura impressionista è il contrasto di luci ed <span style="text-decoration: underline;">ombre</span> e la resa dei colori accesi, che fissino sulla tela le sensazioni del pittore di fronte alla <span style="text-decoration: underline;">natura</span> che contempla. Da qui la pittura <strong><em>en plein air</em></strong>, ovvero fuori delle pareti di un <em>atelier</em> ma a contatto con il mondo e le sue bellezze naturali, per cogliere le vibrazioni dell’aria nella luce attraverso quell’azione invisibile che solo gli impressionisti sono in grado di rendere visibile. Perché essi colgono l’attimo e lo immortalano sulla tela attraverso l’impressione subitanea.<br />
Vediamo allora la <em>Pastorella</em> di <strong>Jean-François</strong> <strong>Millet</strong> e il suo impegno di solidarietà sociale unito all’idealismo della vita e del paesaggio francese rurale; le <em>Barche che tornano al porto</em> di <strong>Eugène</strong> <strong>Boudin</strong>, la <em>Strada vicino all’acqua</em> di <strong>Jean-Baptiste Camille</strong> <strong>Corot</strong> e il <em>Guardiano d’oche</em> di <strong>Constant</strong> <strong>Troyon</strong>, dipinto che trasmette i sentimenti di malinconia, stanchezza e quieta operosità.Una vera rivelazione è il pittore italiano, trapiantato in Francia, <strong>Giovanni</strong> <strong>Boldini</strong>: il suo <em>Attraversando la strada</em> è diventato il manifesto dell’intera mostra, in virtù della capacità del suo autore di rappresentare la vita che scorre fuori dalla sua finestra a Pigalle, attraverso la luminosità e le pennellate brevi che danno all’intero affresco un senso inequivocabile di movimento.<br />
Indimenticabili infine le tele sui <strong>viaggi</strong>, sul <strong>corpo</strong> e suoi <strong>piaceri</strong>, tra cui il <em>reportage</em> delle realtà egiziane di <strong>Jean-Léon Gérôme</strong> (<em>Contadine egiziane</em> e <em>Mercato di schiavi</em>), il <em>Nudo seduto</em> di <strong>William</strong> <strong>Bouguereau</strong>, gli <em>Autoritratti</em> di <strong>Renoir </strong>e, ultimo ma non meno importante, colui che ha saputo meglio sintetizzare i piaceri della vita: la mostra si chiude, infatti, con <em>Ballerine nella classe di danza</em> e <em>Prima della corsa</em> di <strong>Edgar</strong> <strong>Degas</strong>, unico pittore impressionista che dipinge in studio anziché<strong> <em>en plein air</em></strong>.</p>
<p style="text-align: left;"><em><strong>Antonella Greco</strong></em></p>
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