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	<title>arte italiana &#8211; Gilt Magazine</title>
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	<description>Un mondo dorato a portata di click</description>
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	<title>arte italiana &#8211; Gilt Magazine</title>
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		<title>Ripartire, nel nome dell’arte</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Mar 2026 12:49:21 +0000</pubDate>
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<p>Il 25 febbraio scorso, nel pieno della Fashion Week e di Sanremo, per la prima volta dopo 16 anni, ci siamo fermati. In quel momento avevo bisogno di una pausa. Venivo da un anno molto complesso a livello personale: puoi indossare tutte le maschere che vuoi, ma il mondo interiore racconta sempre un’altra verità. Un episodio in particolare, che mi ha profondamente addolorato, è stato la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Era arrivato il momento di fermarsi.</p>



<p>Parallelamente, erano in corso da tempo trattative finanziarie e di vendita. I broker coinvolti mi hanno consigliato che, in vista dell’ingresso di un nuovo investitore o della possibile acquisizione di un ramo societario, fosse opportuno sospendere temporaneamente le attività. Il giorno successivo sono partite le mail di chiusura del progetto, con l’annuncio di una sua futura rivoluzione.</p>



<p>Le telefonate e i messaggi ricevuti in quei giorni sono stati numerosi. In molti si sono affezionati a Gilt, un progetto nato nel 2011 e oggi riconosciuto a livello internazionale, e mi hanno chiesto cosa fosse successo, esprimendo sincero dispiacere per questa pausa.</p>



<p>Come sempre, ho percepito grande eleganza da parte di molti uffici stampa, che hanno risposto con cordialità, sensibilità e affetto, accompagnando le loro parole anche a messaggi personali. Dall’altro lato, però, non sono mancati atteggiamenti di totale indifferenza: alcune persone, pur avendo ricevuto comunicazioni dirette, non hanno mostrato alcun interesse. In particolare, questo è accaduto con un paio di uffici stampa legati al mondo musicale e dello spettacolo milanese. Conoscendo i soggetti e avendo già osservato nel tempo la loro ottusità, non posso dire di esserne rimasto sorpreso.</p>



<p>Abbiamo riflettuto a lungo internamente su tutto questo. Ricevendo grande stima per il lavoro svolto in questi anni, mi è stato chiesto di proseguire. La storia di Gilt, infatti, non è ancora conclusa: ci sono progetti importanti da portare a compimento, e mi è stata rinnovata la fiducia per accompagnare questo ciclo fino alla sua sbocciatura.</p>



<p>Tutto questo non sarebbe stato possibile senza le persone straordinarie che mi hanno accompagnato in questi anni: Clara e Cristina, in primis, poi le due Francesche, Alessia, Beatrice, Angelica, Martina, Carolina e Alice. Ho avuto la fortuna di lavorare con professionisti eccezionali, e porto con me ricordi preziosi.</p>



<p>E quindi, eccoci di nuovo qui. Si riparte. Come disse Enzo Tortora, tornando in studio il 20 febbraio 1987: “Dove eravamo rimasti?”</p>



<p>Il numero di marzo, come sempre, è dedicato all’arte. L’arte è uno spazio sospeso, un linguaggio universale capace di raccontare l’invisibile e di dare forma alle emozioni più profonde.</p>



<p>In copertina troviamo Jimmy Nelson, fotografo di fama internazionale: una figura carismatica, ma al tempo stesso profondamente rispettosa. Mi ha colpito molto il suo modo di relazionarsi, che riflette pienamente la sua visione e il suo approccio umano. Ho avuto il piacere di intervistarlo di persona ed è stato estremamente interessante esplorare il suo percorso e comprendere cosa l&#8217;abbia spinto a immortalare, attraverso le sue immagini, popolazioni indigene in tutto il mondo.</p>



<p>Torna anche Miart, appuntamento centrale per l’arte contemporanea, capace ogni anno di trasformare Milano in un crocevia internazionale di visioni, gallerie e collezionisti.</p>



<p>Raccontiamo inoltre Watch and Wonders, il nuovo nome del Salone dell’orologeria di Ginevra, oggi punto di riferimento globale per l’alta orologeria, insieme a molti altri eventi, più o meno direttamente legati al mondo dell’arte.</p>



<p>Come sempre, non mancano le uscite cinematografiche, musicali e teatrali, le novità dal mondo automotive e della tecnologia, le pubblicazioni letterarie e una selezione di ristoranti.</p>



<p>Non mi resta che augurarvi buona lettura.</p>
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		<title>Pellizza da Volpedo: Milano celebra il maestro del Quarto Stato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Sep 2025 08:06:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arte e Design]]></category>
		<category><![CDATA[arte italiana]]></category>
		<category><![CDATA[Pellizza da volpedo]]></category>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="461" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/10/Untitled-design-768x461.jpeg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/10/Untitled-design-768x461.jpeg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/10/Untitled-design-300x180.jpeg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/10/Untitled-design-480x288.jpeg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/10/Untitled-design.jpeg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>Un viaggio tra arte, vita e impegno civile nell’universo di Giuseppe Pellizza da Volpedo.</p>
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<p>Dal 26 settembre 2025 al 25 gennaio 2026, la Galleria d’Arte Moderna di Milano apre le sue sale a una mostra monografica di rara intensità: “Pellizza da Volpedo. I capolavori”, un percorso che riporta al centro della scena uno degli artisti più emblematici della pittura italiana tra Ottocento e Novecento, a più di un secolo dall’ultima grande esposizione a lui dedicata.</p>



<p><strong>Un ritorno atteso da oltre un secolo</strong></p>



<p>La rassegna, curata da Aurora Scotti e Paola Zatti e realizzata in collaborazione con METS Percorsi d’Arte, nasce con l’intento di colmare un vuoto nella storia espositiva di Giuseppe Pellizza da Volpedo. Dopo la storica mostra del 1920 alla Galleria Pesaro, Milano torna ad accendere i riflettori su un maestro che ha saputo raccontare il suo tempo intrecciando poesia, realismo e impegno civile. Il cuore pulsante dell’allestimento è il Quarto Stato, tornato nel 2022 dalla sede del Museo del Novecento alle sale della GAM, accompagnato da prestiti preziosi provenienti da collezioni pubbliche e private.</p>



<p><strong>Dalla formazione al Divisionismo</strong></p>



<p>Il percorso ripercorre la crescita artistica di Pellizza, nato nel 1868 a Volpedo, in provincia di Alessandria. La sua formazione fu segnata da tappe illustri: dall’Accademia di Brera a Milano a quella di San Luca a Roma, passando per Firenze accanto a Giovanni Fattori e per Bergamo sotto la guida del ritrattista Cesare Tallone, fino alla Ligustica di Genova dove rincontrò Plinio Nomellini. Esperienze che hanno dato forma a un linguaggio pittorico in continua evoluzione, culminato nel Divisionismo, tecnica che lo rese uno dei protagonisti dell’avanguardia italiana.</p>



<p><strong>Arte, vita e tragedia</strong></p>



<p>Gli anni tra il 1891 e il 1892 furono cruciali: Pellizza sperimentò per la prima volta il Divisionismo, partecipò alla Triennale di Brera e iniziò il lungo percorso creativo che lo avrebbe condotto al capolavoro corale del Quarto Stato, passando per i lavori preparatori come Ambasciatori della fame e Fiumana. Ma la sua parabola artistica fu anche segnata dal dolore: la morte prematura della moglie Teresa Bidone nel 1907, in seguito a un parto, lo spinse a togliersi la vita, interrompendo bruscamente una carriera di straordinaria forza.</p>



<p><strong>Un maestro tra realismo e simbolismo</strong></p>



<p>La mostra milanese restituisce al pubblico non solo l’immagine dell’artista del Quarto Stato, ma anche quella di un pittore capace di fondere la dimensione privata e quella collettiva, l’intimità rurale e il fermento sociale. Attraverso il suo sguardo, Pellizza da Volpedo ha saputo dare voce al popolo e al contempo elevare la quotidianità a mito universale, collocandosi tra i grandi maestri della modernità italiana.</p>
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		<title>Il viaggio tra l’arte e la moda tra tappe ripercorse e nuovi orizzonti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Mar 2025 13:44:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tendenze]]></category>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="461" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/03/moda-768x461.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/03/moda-768x461.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/03/moda-300x180.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/03/moda-480x288.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/03/moda.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>Le ultime notizie dal fashion system hanno posto l’attenzione sulle nuove direzioni creative e le mosse di mercato, ma non dimentichiamo la parte romantica ed estetica della moda, quella legata all’arte, a cui è dedicato questo numero di marzo</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="768" height="461" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/03/moda-768x461.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/03/moda-768x461.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/03/moda-300x180.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/03/moda-480x288.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/03/moda.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" />
<p><strong>Louis Vuitton e gli artisti</strong>&nbsp;</p>



<p>Uno dei brand che annovera una ricca lista di collaborazioni con grandi artisti è senza dubbio Louis Vuitton. Merito della direzione creativa di Marc Jacobs negli anni tra il 1997 e il 2013, che vide il grande successo delle collaborazioni con artisti dal calibro di Stephen Sprouse nel 2001 e i giapponesi Takashi Murakami nel 2002 e Yayoi Kusama nel 2012. Di quest’ultima sono stati ripresi gli iconici pois per creare un restyling del brand e dei suoi store nel 2023, mentre quest’anno toccherà a Takashi Murakami e il suo mondo colorato e fumettistico mandare in crash l’e-commerce di Louis Vuitton. Sì, perché l’edizione del 2003 è talmente rimasta iconica che tutt’ora ha un impatto sul mercato vintage non indifferente e ci sono grandi aspettative dietro al drop in uscita il 14 di marzo.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1000" height="400" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/03/moda-4.jpg" alt="" class="wp-image-134256" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/03/moda-4.jpg 1000w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/03/moda-4-300x120.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/03/moda-4-768x307.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/03/moda-4-480x192.jpg 480w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></figure>



<p>Takashi Murakami ha saputo reinterpretare l’iconico monogram grazie al semplice uso dei colori, rendendolo senza tempo in un brand che esiste da parecchio tempo e che così appare giovane e vivace. Il Superflat garden Cherry Blossom, protagonista di questo drop di marzo, fa poggiare i famosi fiori di ciliegio che ogni anno attirano migliaia di turisti per la loro fioritura, sui modelli Speedy, OnTheGo, Papillon, Boulogne e nuovi accessori esclusivi da collezionare.&nbsp;&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1000" height="400" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/03/moda-2.jpg" alt="" class="wp-image-134254" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/03/moda-2.jpg 1000w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/03/moda-2-300x120.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/03/moda-2-768x307.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/03/moda-2-480x192.jpg 480w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></figure>



<p><strong>Blazy e il design</strong>&nbsp;</p>



<p>A prenderci gusto a tenere arte e moda a stretto contatto è stato Matthieu Blazy per Bottega Veneta, sostituito da Louise Trotter, proveniente da Carven, e adesso attesissimo al suo debutto a Chanel. Dopo la sfilata SS23 con le sculture futuriste a fare da cornice e le Superleggere di Gio Ponti come sedute, gli ospiti della SS25 si sono accomodati sulle poltrone Sacco del 1968 di Zanotta e progettate dai tre designer italiani Piero Gatti, Cesare Paolini e Franco Teodoro. L’intenzione dello stilista era quella di ricreare un’esperienza legata all’infanzia, come quella che possa essere indossare i vestiti dei propri genitori quando si è bambini. I morbidi pouf ca van san dire in pelle, sotto forma di galline, orsi, balene, conigli, volpi erano tutti comodamente, e qui il termine è polivalente, acquistabili on line. Arte, moda e design in un pezzo unico, da tenere in casa.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1000" height="400" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/03/moda-3.jpg" alt="" class="wp-image-134255" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/03/moda-3.jpg 1000w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/03/moda-3-300x120.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/03/moda-3-768x307.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/03/moda-3-480x192.jpg 480w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></figure>



<p><strong>Loewe e l’arte olfattiva </strong>&nbsp;</p>



<p>Un altro stilista che lascia una particolare attenzione all’arte nel brand dove è stato negli ultimi undici anni è Jonathan Anderson da Loewe. Sono da collezionare i flaconi della linea Botanical Rainbow, con le sue tre fragranze ambrate: Earth con un inaspettato tartufo, pera, mimosa e violetta, Agua Drop a base di cisto, bergamotto e fiori d’arancio, e 001 Woman con gelsomino, lino e muschio. Realizzati attraverso la maestria di Juan, José e Vicente Lladró, fondatori dell’omonima casa di porcellana spagnola nata negli anni Cinquanta. Detentori della scoperta di una nuova tecnica di cottura della porcellana risalente al 1982, firmano questi flaconi con il tappo floreale nei colori bianco, blu e rosa in 600 pezzi per colore disponibili in tutto il mondo. Una vera chicca alla scoperta della sinestesia.&nbsp;</p>



<p>Queste le recenti commistioni tra arte contemporanea, design e artigianato che la moda nella sua incessante ricerca della bellezza ci propone.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1000" height="400" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/03/moda-1.jpg" alt="" class="wp-image-134252" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/03/moda-1.jpg 1000w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/03/moda-1-300x120.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/03/moda-1-768x307.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/03/moda-1-480x192.jpg 480w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></figure>
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		<title>Atlante dell’Arte Contemporanea: un pilastro dell&#8217;arte italiana</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Jun 2024 10:16:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="461" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2024/06/Atlante-dellArte-Contemporanea-768x461.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2024/06/Atlante-dellArte-Contemporanea-768x461.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2024/06/Atlante-dellArte-Contemporanea-300x180.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2024/06/Atlante-dellArte-Contemporanea-480x288.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2024/06/Atlante-dellArte-Contemporanea.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>La nuova edizione dell'Atlante dell’Arte Contemporanea, edita da Giunti, è recentemente approdata nelle librerie</p>
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<p><strong>Una risorsa fondamentale per gli amanti dell’arte</strong></p>



<p>La presentazione ufficiale si è svolta al teatro-libreria Giunti Odeon di Firenze; a presenziare, nomi di spicco come Claudio Pescio, Direttore della Divisione Arte di Giunti, Daniele Radini Tedeschi, Direttore della collana editoriale, la critica d’arte Marta Lock, e Ariadne Caccavale, membro del comitato di redazione.</p>



<p>Questa pubblicazione, con le sue 900 pagine, abbraccia un vasto arco temporale, dal 1950 fino ai giorni nostri, e si afferma come strumento essenziale per collezionisti, galleristi e istituzioni culturali. L&#8217;Atlante è il più antico annuario d&#8217;arte italiano, arricchito nel corso degli anni dai contributi di numerosi storici e critici d&#8217;arte. Quest&#8217;anno, la copertina è dedicata a Violet, una scultura del Maestro Angelo Accardi che celebra la bellezza contemporanea e la diversità.</p>



<p>Il volume è caratterizzato da una grafica raffinata che rende omaggio all&#8217;arte del passato, evidenziando l&#8217;importanza della manualità e della tradizione, e include diverse sezioni che spaziano dalle analisi di mercato con trend e quotazioni d&#8217;asta, alla catalogazione dettagliata degli artisti. Tra i nomi illustri si annoverano Giorgio De Chirico, Lucio Fontana, Alberto Burri, Piero Manzoni e molti altri.</p>



<p>L’Atlante è considerato quale un veicolo di diffusione della cultura italiana nel mondo, e con la sua lunga storia continua a essere un riferimento fondamentale per chi desidera approfondire la conoscenza dell&#8217;arte contemporanea italiana.</p>
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		<title>Da che arte stai? 10 lezioni sul contemporaneo di Luca Beatrice</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Mar 2021 10:26:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="461" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/03/arte-768x461.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/03/arte-768x461.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/03/arte-300x180.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/03/arte-480x288.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/03/arte.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>Il critico d’arte Luca Beatrice torna in libreria con il suo secondo libro dal titolo "Da che arte stai? 10 lezioni sul contemporaneo"</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="768" height="461" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/03/arte-768x461.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/03/arte-768x461.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/03/arte-300x180.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/03/arte-480x288.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/03/arte.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" />
<p>Dopo il successo del primo libro <em>Da che arte stai? Una storia revisionista dell’arte italiana</em>, <strong>il critico d’arte Luca Beatrice</strong> torna in libreria con un <strong>secondo volume dal titolo </strong><strong><em>Da che arte stai? 10 lezioni sul contemporaneo</em></strong>, edito da <strong>Rizzoli</strong> e disponibile dal 23 febbraio.&nbsp;</p>



<p>Un libro che ha il sapore di un manuale scolastico, ma senza i toni del pedagogo, <strong>un viaggio attraverso la storia dell’arte contemporanea in 10 tappe</strong>, un punto di vista nuovo per leggere gli avvenimenti artistici della contemporaneità del Bel Paese.&nbsp;</p>



<p>Prima di tutto l’autore, <strong>professore all’Accademia di Brera e Palermo e curatore del Padiglione Italia alla Biennale di Venezia nel 2009</strong>, si interroga sul <strong>concetto della contemporaneità</strong> e si domanda quando l’arte diventi veramente contemporanea.</p>



<p>Partendo da questo concetto, analizza le diverse correnti del “secolo breve”, ragionando su quanto i nuovi mezzi di comunicazione abbiano “accelerato” il pensiero dell’uomo e su quanto questo abbia inciso sul rapporto tra l’arte e il suo pubblico.&nbsp;</p>



<p><strong>Cos’è veramente l’arte contemporanea?</strong></p>



<p>Con un <strong>linguaggio piano e accessibile</strong>, derivato dai suoi numerosi anni di esperienza nell’insegnamento (anche liceale), <strong>il professor Beatrice ci introduce nel mondo dell’arte contemporanea italiana</strong>, certamente non con la velleità di esaurire e esacerbare l’argomento in ogni sua parte, ma con una forte vocazione divulgativa e il chiaro obiettivo di spiegare, o almeno tentare di spiegare, anche a chi non è del mestiere, che cosa sia veramente questa chimera che è l’arte contemporanea.&nbsp;</p>



<p><strong>Tante domande e altrettante risposte</strong></p>



<p>Chi vive un’esperienza è consapevole di vivere un’esperienza artistica o un’esperienza tout court? La pop art in che senso è pop? In che senso è contemporanea? Quand’è che l’arte buca l’indifferenza e buca lo schermo degli addetti ai lavori e finisce in prima pagina? L’arte contemporanea ha ancora l’ambizione di valicare la storia oppure c’è una scelta di effimero? <strong>L’opera dovrebbe durare nel tempo, ha questa aspirazione…perché?</strong> Sono queste e tante altre le domande a cui Luca Beatrice, con semplicità, arguzia e tanta passione, tenta di dare una risposta.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1000" height="400" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/03/arte-1.jpg" alt="" class="wp-image-71490" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/03/arte-1.jpg 1000w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/03/arte-1-300x120.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/03/arte-1-768x307.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/03/arte-1-480x192.jpg 480w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></figure>



<p>Per guardare l’intervista con l’autore: <a href="https://torino.circololettori.it/da-che-arte-stai/">https://torino.circololettori.it/da-che-arte-stai/</a></p>



<p><strong><em>di Alessandra Baio</em></strong></p>
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		<title>De Chirico a Palazzo Reale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Sep 2019 15:42:38 +0000</pubDate>
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<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.giltmagazine.it/lifestyle/arte-e-design/de-chirico-palazzo-reale/">De Chirico a Palazzo Reale</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.giltmagazine.it">Gilt Magazine</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="80" height="80" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/09/De-Chirico-3.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="De Chirico" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" /><h3>Palazzo Reale omaggia De Chirico</h3>
<p>Dal 25 settembre 2019 al 19 gennaio 2020 è possibile ammirare negli eleganti spazi di <b>Palazzo Reale</b> la splendida mostra di <b>De Chirico</b>, che corona le celebrazioni internazionali dedicate a uno dei più geniali e controversi protagonisti dell’arte del Ventesimo Secolo. Le sale di Palazzo Reale a Milano, a distanza di quasi cinquant’anni dalla personale del 1970, tornano a ospitare l’opera di De Chirico in una straordinaria retrospettiva curata da <b>Luca Massimo Barbero</b>, promossa e prodotta dal Comune di Milano-Cultura, da Palazzo Reale, da Marsilio e da Electa, in collaborazione con la Fondazione Giorgio e Isa de Chirico.<br />
Le opere in mostra sono provenienti dai più prestigiosi musei internazionali, tra i quali la <b>Tate </b><b>Modern</b> di Londra, il <b>Metropolitan Museum</b> di New York, il <b>Centre Pompidou</b> e il <b>Musée d’Art </b><b>Moderne </b>de la Ville di Parigi, la <b>Galleria Nazionale di Arte Moderna e Contemporanea</b> (GNAM) di Roma, la <b>Peggy Guggenheim Collection</b> di Venezia, <b>The Menil Collection di Houston</b> e il <b>MAC USP</b> di San Paolo in Brasile. Numerose sono anche le istituzioni milanesi: il <b>Museo del Novecento</b>, la <b>Casa Museo</b> <b>Boschi di Stefano</b>, la <b>Pinacoteca di Brera</b> e <b>Villa Necchi Campiglio</b>.<br />
L’esposizione offre la chiave d’accesso a una pittura ermetica, che affonda le sue radici nella Grecia dell’infanzia, matura nella Parigi delle avanguardie, dà vita alla Metafisica che strega i surrealisti e conquista Andy Warhol e, infine, getta scompiglio con le sue irriverenti quanto ironiche rivisitazioni del Barocco. Sono circa 100 i capolavori esposti a Palazzo Reale, e attraverso un unico percorso espositivo ricostruiscono l’irripetibile carriera il grande fascino delle opere del “<b>Pictor Optimus”</b>.</p>
<h3>Il  <i>fantasmico</i> mondo di de Chirico</h3>
<p>La mostra in omaggio a Giorgio De Chirico illustrerà le tappe fondamentali che hanno contraddistinto la sua evoluzione pittorica e l’influenza che hanno avuto diverse culture nella sua vita. Quella tedesca, che gli ha permesso di appassionarsi alla filosofia; quella francese di conoscere i grandi poeti, e quella italiana che lo ha ispirato nell&#8217;elaborazione della teoria riguardante la pittura metafisica. L’esposizione ripercorre tutte le tappe della sua spettacolare storia tramite <b>otto sale tematiche</b> in cui il visitatore potrà, usando le parole dell&#8217;artista, “superare i limiti dell’umano” ed evadere dalla realtà. Un percorso espositivo fatto di <b>accostamenti inediti</b> e confronti irripetibili che svelano il “<i>fantasmico mondo”</i> di una delle più complesse figure artistiche del XX secolo.</p>
<h3>Il viaggio nella complessità dell’opera</h3>
<h3>SALA 1 &#8211; La mitologia familiare</h3>
<p>Il viaggio ha inizio nella Grecia dell’infanzia, dal Centauro morente del 1909, un dipinto nel quale è ancora ravvisabile l’apprendistato accademico e che al contempo svela <b>l’importanza della famiglia </b>nella costruzione dell’iconografia dechirichiana, aspetto messo in evidenza anche dagli splendidi <b>ritratti della madre</b>. In questa sala fa anche la sua comparsa il tema della piazza d’Italia, che avrà ampio sviluppo negli anni ferraresi.</p>
<h3>SALA 2 &#8211; La Metafisica</h3>
<p>È la <b>prima rivoluzione pittorica</b> messa a punto da De Chirico, che trasforma i dipinti in veri enigmi. La monumentale Arianna del 1913 – straordinario prestito del MET di New York – assomma tutti i caratteri della Metafisica, approcciati dall’artista fin dagli anni parigini e sviluppati a partire dal 1914 a Ferrara, dove nasceranno grandi capolavori, tra cui L’inquiétude de l’amie ou L’astronome (1915), conservato alla The Menil Collection di Houston.</p>
<h3>SALA 3 &#8211; Il quadro nel quadro</h3>
<p>La terza sala è dedicata al quadro nel quadro, alla scatola nella scatola, ovvero ai <b>giochi di prospettiva</b> che fanno di De Chirico l’acclamato antesignano del Surrealismo. Se da un lato Le printemps de l’ingénieur (1914, Milano, Pinacoteca di Brera) e Interno metafisico (con faro) del 1918 (Torino, Castello di Rivoli) riportano il visitatore in un universo familiare, dall’altro Malinconia ermetica (1918-19, Parigi, Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris) segna la fine del suo soggiorno ferrarese con un insieme di scatole e di oggetti dall’equilibrio instabile, che ancora una volta diventano metafora di uno stato d’animo incerto.</p>
<h3>SALA 4 &#8211; Il Pictor Optimus</h3>
<p>La quarta sala è un <b>puro omaggio alla pittura dechirichiana</b>, con temi pressoché iconici come l’autoritratto, la natura morta e il mito. De Chirico ritrae se stesso con una versatilità e una irriverenza senza precedenti, fino alla trasfigurazione nei panni di Ulisse (1921-22, collezione privata).</p>
<h3>SALA 5 &#8211; Il manichino</h3>
<p>Tema principe della poetica dechirichiana, il <b>manichino</b> è presentato in questa sala secondo differenti declinazioni: è fantoccio metafisico ne Il figliol prodigo (1922, Milano, Museo del Novecento), mentre assume le fattezze di Ettore quando stringe tra le braccia Andromaca (Ettore e Andromaca, 1924, Roma, Galleria Nazionale di Arte Moderna e Contemporanea); è un essere pensante quando veste i panni dell’archeologo o del filosofo alla metà degli anni Venti.</p>
<h3>SALA 6 &#8211; La stanza</h3>
<p>La sesta sala, di più ridotte dimensioni, si concentra sul<b> tema degli interni</b>: stanze dai pavimenti che fuggono in prospettiva, templi divenuti giocattoli, grandi nudi sovradimensionati e trasfigurati, insieme a pinete che crescono nella camera stessa dell’artista come in Ma chambre dans le midi (1927-28, collezione privata), che tocca altissimi vertici di qualità pittorica ed è immagine di una visione dell’artista.</p>
<h3>SALA 7 &#8211; I gladiatori</h3>
<p>I <b>gladiatori </b>eccezionalmente raccolti in questa stanza facevano parte di un ciclo pittorico che il mercante Léonce Rosenberg commissionò a De Chirico tra il 1928 e il 1929. Tele misteriose quanto il tema stesso: “Gladiatori! Questa parola contiene un enigma”, scriveva l’artista nel suo romanzo Ebdòmero (1929). La sala offre inoltre un piccolo, quanto intenso, omaggio alla serie dei Bagni misteriosi del 1935: degli ermetici arcani che solo l’intuizione dell’artista può sciogliere.</p>
<h3>SALA 8 &#8211; La neometafisica</h3>
<p>L’ultima sala funziona come una grande summa della parabola dechirichiana, con la<b> ripresa della pittura pastosa degli anni Trenta</b> – il “Ben dipingere”, come lo definiva l’artista stesso – fino alla rimeditazione della metafisica che, nell’idea di ripresa e replica delle Muse inquietanti, folgorò Andy Warhol come una rivoluzione. “L’ho incontrato così tante volte a Venezia e pensavo che amavo moltissimo il suo lavoro [&#8230;] Ripeteva i suoi dipinti di continuo [&#8230;] Ciò che lui replicava regolarmente, anno dopo anno, io lo ripetevo lo stesso giorno nello stesso dipinto” (Andy Warhol).<br />
Questa mostra si presenta come una narrazione costruita per andate e ritorni, e indissolubilmente legata alla vicenda biografica quanto a una vasta produzione letteraria e a una profonda speculazione filosofica: un <b>viaggio nelle immagini</b>, nella mitologia e nella sontuosità pittorica del genio che ha rivoluzionato la cultura visiva del XX secolo.<br />
Siete pronti ad evadere dalla realtà e superare i limiti dell’umano? Non perdete questa mostra, che vi farà perdere nell’esattezza dell’inesattezza di un sogno, quello di Giorgio De Chirico.<br />
&nbsp;<br />
<b><i>di Daniela Carusone</i></b></p>
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		<title>Antonello da Messina, tra suggestione e innovazione pittorica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 Mar 2019 11:35:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="230" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/03/Antonello-da-Messina-1-768x230.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Antonello da Messina" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/03/Antonello-da-Messina-1-768x230.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/03/Antonello-da-Messina-1-300x90.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/03/Antonello-da-Messina-1-480x144.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/03/Antonello-da-Messina-1.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>Il Palazzo Reale di Milano omaggia il pittore siciliano Antonello da Messina attraverso una suggestiva mostra visitabile sino al 2 giugno 2019</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="768" height="230" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/03/Antonello-da-Messina-1-768x230.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Antonello da Messina" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/03/Antonello-da-Messina-1-768x230.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/03/Antonello-da-Messina-1-300x90.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/03/Antonello-da-Messina-1-480x144.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/03/Antonello-da-Messina-1.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>Magnetico, singolare, innovativo. Questi gli attributi che meglio descrivono il pittore che per primo seppe sintetizzare il <b>Rinascimento italiano</b> con le altre tendenze europee. Ci riferiamo ad <b>Antonello da Messina</b>, le cui 19 affascinanti opere sono esposte in <b>mostra</b> al <b>Palazzo Reale</b> di Milano sino al 2 Giugno 2019.</p>
<h3>Una celebrazione tripartita</h3>
<p>La mostra, prodotta da <b>MondoMostre Skira</b>, è declinata in tre parti, tutte accomunate dalla volontà di celebrare l&#8217;artista e le sue origini. La prima parte è dedicata alla vita di Antonello visto come &#8220;maestro&#8221;, la seconda è incentrata sulla Pala di San Cristoforo come testo capitale per la storia dell&#8217;arte italiana e sulla tela di Roberto Venturi, un vero e proprio omaggio al pittore. La terza parte è infine dedicata al rapporto di Antonello da Messina con la sua città natale e a ciò che rimane delle testimonianze sulla sua vita.</p>
<h3>Alle origini dell&#8217;innovazione</h3>
<p>La mostra è un&#8217;occasione unica per apprezzare appieno l&#8217;estro del pittore. Egli fu infatti capace di rappresentare i suoi soggetti con una maestria tale da fargli guadagnare la fama di più grande <b>ritrattista</b> del &#8216;400. Antonello da Messina si contraddistingue inoltre per essere stato il primo italiano a dipingere ad olio e per il suo stile all&#8217;avanguardia, in cui si ritrovano caratteristiche di più correnti. In primo luogo, ad esempio, il modo in cui gioca con la <b>luce </b>proviene dalla <b>pittura fiamminga</b>. Questa viene usata come elemento unificante, in grado di mettere in risalto soggetto e paesaggio allo stesso tempo. Secondariamente, l&#8217;arte fiamminga ha trasmesso all&#8217;artista la tendenza di fare ritratti di <b>tre quarti</b>, in netto contrasto con la tradizione italiana dell&#8217;epoca. Antonello da Messina divenne famoso e molto richiesto nelle coorti italiane; si narra infatti che una sua visita nel capoluogo lombardo fosse attesa fin dai tempi degli Sforza.</p>
<h3>Opere iconiche con una guida d&#8217;eccellenza</h3>
<p>L&#8217;essenza dello stile di Antonello da Messina è ben visibile attraverso le opere presenti nella prima sezione della mostra: <b>&#8220;L&#8217;Annunciata&#8221;</b>, sintesi dell&#8217;arte di Antonello, che proviene dal Palazzo Abatellis di Palermo; <b>&#8220;il Ritratto d&#8217;Uomo&#8221;</b> caratterizzato dall&#8217;enigmatico sorriso, prestato dalla Fondazione Culturale Mandralisca di Cefalù; <b>&#8220;San Girolamo nello studio&#8221;</b>, con i suoi particolarissimi colori e giochi di luce; e ancora, il famoso <b>&#8220;Madonna col Bambino&#8221;</b>, inviato dagli Uffizi. Infine, il singolare <b>&#8220;Ecce Homo&#8221;</b> nelle sue quattro differenti versioni. Durante il percorso, il visitatore è guidato alla scoperta della vita e delle opere di Antonello da Messina dallo storico <b>Giovan Battista Cavalcaselle</b>. Saranno i suoi disegni, taccuini, fogli e bozzetti ad accompagnare il pubblico alla scoperta dell&#8217;artista siciliano.</p>
<h3>Una mostra frutto di grandi collaborazioni</h3>
<p>L&#8217;esposizione è stata realizzata grazie alla preziosa <b>collaborazione</b> tra il comune di <b>Milano-cultura</b>, i musei più importanti d&#8217;Italia e del mondo che custodiscono le opere dell&#8217;artista, e la <b>Regione Sicilia</b>. <b>MondoMostre Skira</b> è invece l&#8217;editore che ha pubblicato uno speciale <b>catalogo</b> completo di tutte le opere del pittore. Questa partecipazione ha reso possibile ciò che è stato considerato l&#8217;evento culturale più rilevante nel panorama nazionale e internazionale del 2019.<br />
Lo stesso livello di introspezione utilizzato da Antonello da Messina nello studio dei suoi soggetti è stato applicato nella presentazione dell&#8217;autore stesso. Per conoscere da vicino il pittore, dunque, e vivere un&#8217;esperienza artistica senza eguali, una visita a Palazzo Reale è vivamente consigliata.<br />
&nbsp;<br />
<b><i>di Gloria Lo Bue</i></b></p>
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		<title>I macchiaioli alla Gam di Torino</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Oct 2018 08:03:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="230" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2018/10/I-macchiaioli-1-768x230.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="I macchiaioli" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2018/10/I-macchiaioli-1-768x230.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2018/10/I-macchiaioli-1-300x90.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2018/10/I-macchiaioli-1-480x144.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2018/10/I-macchiaioli-1.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>Debutta per la prima volta alla Gam di Torino il meglio della pittura macchiaiola: I Macchiaioli. Arte italiana verso la modernità; fino al 24 marzo 2019</p>
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<p>Debutta alla <b>Gam di Torino</b> il meglio della <b>pittura macchiaiola</b>: dalla sperimentazione degli anni Cinquanta dell’Ottocento ai capolavori degli anni Sessanta. Le premesse, gli albori e la stagione iniziale e più felice del movimento sono i protagonisti della mostra <b>I Macchiaioli. Arte italiana verso la modernità</b>, per la prima volta alla Galleria Arte Moderna e Contemporanea di Torino, fino al 24 marzo 2019.<br />
<b>Firenze, Maggio 1861</b>: un gruppo di giovani artisti si ritrova al <b>Caffè Michelangiolo</b> dando vita a un nuovo concetto di sintesi pittorica, la “<b>macchia</b>”. Coniato dalla stampa in senso dispregiativo in occasione dell’Esposizione Nazionale di Firenze del 1861, il termine macchiaioli piacque tanto ai pittori che decisero di adottarne il soprannome. Un’ardita sperimentazione, tra i momenti più significativi del rinnovamento dei linguaggi figurativi, che porterà a un’arte italiana moderna, e che proprio alla <b>Promotrice delle</b> <b>Belle Arti di Torino</b> deve la sua affermazione.<br />
Proclamata Capitale del Regno d’Italia, la città visse nel <b>Risorgimento</b> una stagione di particolare entusiasmo culturale. Per documentare l’arte allora contemporanea è dovuta la nascita dell’attuale <b>Gam</b>, che rende omaggio ad artisti quali Antonio<b> Fontanesi</b>, i piemontesi della <b>Scuola di Rivara</b> e i liguri della <b>Scuola dei Grigi</b>, in dialogo per l’occasione con circa 80 opere firmate tra gli altri da Silvestro <b>Lega</b>, Giovanni <b>Fattori</b>, Cristiano <b>Banti</b>, Telemaco <b>Signorini</b> e Odoardo <b>Borrani</b>.</p>
<h3>I macchiaioli, un itinerario all’interno della mostra</h3>
<p>Il percorso <b>I macchiaioli. Arte italiana verso la modernità</b> inizia dal racconto della <b>formazione dei protagonisti</b> con le prime <b>opere accademiche</b> rispettose della tradizione rinascimentale, di gusto romantico o purista. A introdurlo, anche una selezione di lavori scelti tra quelli proposti alle prime Promotrici di Belle Arti e alla prima Esposizione nazionale di Firenze del 1861. Sullo sfondo, la visita all’<b>Esposizione Internazionale di Parigi del 1855</b> e il <b>dialogo tra </b>alcuni<b> artisti di Piemonte, Liguria e Toscana</b> sulle <b>ricerche “sul vero”</b> <b>e sul colore-luce condotte en plein air</b> e sulla sperimentazione della macchia su nuovi soggetti storici e paesaggistici.<br />
Si prosegue con le scelte pittoriche del gruppo dall’Unità d’Italia a Firenze Capitale e agli ambienti in cui ne maturò il linguaggio figurativo, come <b>Castiglioncello</b> e <b>Piagentina</b>. A fine viaggio, pittura e critica si intrecciano in <b>due riviste</b> partecipi della rivoluzione ottocentesca dell’arte italiana<b>,</b> il “Gazzettino delle Arti del Disegno” e “Arte in Italia”. <b>Torino</b> inscena così una narrazione che restituisce non solo l’occasione per ammirare i capolavori dell’<b>arte dei Macchiaioli dalle origini al 1870</b>, ma che permette una più vasta comprensione del movimento, sottolineando il dialogo che ha unito artisti di varie aree d’Italia in una ricerca volta alla modernità pittorica.<br />
&nbsp;<br />
<b><i>di Arianna Greco</i></b></p>
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