In un mondo che corre, la vita adulta spesso sembra una routine sospesa: promesse mancate, relazioni complicate e sogni rimandati. Antonio Albanese racconta tutto questo in Lavoreremo da grandi, il suo nuovo film che arriva nelle sale il 5 febbraio, distribuito da PiperFilm e prodotto da Palomar in collaborazione con Netflix. Una commedia corale che trasforma una notte ordinaria in un laboratorio di relazioni, errori e conseguenze inattese.
Una notte che scuote gli equilibri
La storia ruota attorno a Umberto, Gigi e Beppe, amici di lunga data la cui vita sembra essersi stabilizzata — forse troppo — tra fallimenti personali e un’ostinata resistenza al cambiamento. L’arrivo di Toni, figlio di Umberto appena uscito di prigione, diventa il pretesto per rimettere in moto equilibri che nessuno aveva davvero intenzione di toccare. Giovane, sveglio e inquieto, Toni irrompe nella loro routine come una variabile imprevista, costringendo ciascuno a fare i conti con ciò che è rimasto in sospeso.
Quella che inizia come una serata al bar tra alcol e chiacchiere si trasforma presto in una lunga notte di colpi di scena, incontri improbabili e decisioni sbagliate, fino alle prime luci dell’alba.
“Adulti”, ma a fatica
Albanese mette in scena una galleria di personaggi che sembrano aver perso il conto delle occasioni mancate, osservandoli con lucidità e una distanza mai punitiva. Umberto è un musicista fallito che, nel frattempo, è riuscito a mandare in rovina anche l’azienda di famiglia e a collezionare due separazioni; Gigi, appena diseredato dalla zia, affronta il momento con una certa coerenza tutta sua, tra alcol e parrucche d’epoca indossate come atto di protesta. Beppe fa l’idraulico, convive con una madre ingombrante e sostiene di non aver mai avuto una ragazza, come se fosse un dato di fatto più che una confessione. Poi c’è Toni, figlio di Umberto, giovane, fin troppo sveglio, che entra ed esce dal carcere per piccoli reati e che, con la sua presenza scomoda, mette a nudo le fragilità di tutti gli altri. La più scombinata delle compagnie si muove così in un contesto immutabile, nello stridente splendore di un lago che resta impeccabile mentre tutto il resto è felicemente fuori asse.
Un cast in perfetto equilibrio
Il cast lavora in perfetta sintonia. Antonio Albanese, davanti e dietro la macchina da presa, restituisce un Umberto fragile e disilluso, Nicola Rignanese costruisce un Gigi spiazzante e imprevedibile, Giuseppe Battiston dà corpo a Beppe, intrappolato in una quotidianità monotona e sorvegliato da una madre ingombrante, mentre Niccolò Ferrero interpreta Toni, il giovane sveglio che irrompe continuamente negli equilibri del racconto.
L’estetica della sospensione
La dimensione visiva accompagna il racconto con discrezione ed efficacia. La fotografia di Italo Petriccione valorizza la luce e i contrasti del paesaggio lacustre, mentre le musiche originali di Giovanni Sollima aggiungono profondità emotiva senza mai risultare invasive. Scenografie e costumi contribuiscono a definire un universo realistico, riconoscibile, coerente con il tono del film.
Una commedia sull’imprevedibilità
Scritto da Antonio Albanese e Piero Guerrera, Lavoreremo da grandi è una commedia che gioca sull’imprevedibilità delle scelte e sull’incapacità di crescere davvero, raccontando l’amicizia adulta come un territorio fragile e instabile.
Si tratta di una commedia che non si accontenta di far ridere: intrattiene con intelligenza, sorprende con la sua struttura e resta con lo spettatore oltre i titoli di coda. È l’esempio di come il cinema italiano possa raccontare l’ironia della nostra epoca, tra caos, amicizia e la (infinita) ricerca di un significato nel proprio “essere adulti”.
