Dalla serata delle cover: avete scelto Tullio De Piscopo e “Andamento Lento”. Perché proprio lui? È un omaggio alle vostre radici o un ponte tra generazioni?
Aka7even:
È entrambe le cose. Un omaggio alle radici e, allo stesso tempo, un ponte tra generazioni. Tullio è uno dei capostipiti della musica napoletana, ma anche un musicista di statura internazionale: un batterista che ha segnato la storia della musica mondiale. Portarlo con noi a Sanremo è un onore enorme. Rappresenta un collegamento naturale tra la nostra generazione e la sua. E poi, conoscendolo durante le prove, abbiamo scoperto un’energia incredibile: paradossalmente, era lui il più giovane di tutti.
LDA:
Tullio è storia. È un orgoglio italiano all’estero, un artista che ha cresciuto intere generazioni — da “Andamento Lento” fino ai lavori con Pino Daniele. Siamo fieri di condividere il palco con una leggenda. Per me, personalmente, resta la soddisfazione di aver cantato accanto a un’icona della musica.
“Poesie Clandestine” racconta un amore viscerale ma instabile. È lo specchio della vostra generazione o qualcosa di più personale?
Aka7even:
Viviamo in un tempo in cui tutto è veloce, accessibile, immediato. Anche i sentimenti sembrano seguire questo ritmo: intensi, ma spesso fugaci. Senza voler generalizzare, il brano intercetta questo flusso emotivo contemporaneo. Non riguarda solo i giovani: ogni generazione, in fondo, si adatta al proprio tempo. Oggi tutto è “fast”, e anche l’amore, a volte, lo diventa.
LDA:
È sicuramente un ritratto della nostra generazione, ma mi sono spesso chiesto se quelle precedenti fossero davvero così diverse. Forse non avevano i social a mostrare tutto. Oggi vediamo ogni dinamica amplificata, esposta. Chissà se certi amori instabili non siano sempre esistiti, semplicemente meno visibili. È una domanda che mi pongo spesso, senza ironia.
Il progetto nasce prima come legame umano e poi come collaborazione artistica. Quanto ha contato conoscervi “tra le mura di casa”?
Aka7even:
È nato tutto in modo naturale. Più che una decisione strategica, è stato un bisogno. Ci conosciamo da anni, prima ancora dei riflettori. Viviamo insieme, siamo come fratelli. Questa complicità ha reso il disco spontaneo, vero. È un album nato in casa, e questa dimensione intima si sente.
LDA:
Dal punto di vista pratico, la convivenza ha fatto la differenza. Ma soprattutto, nessuno dei due voleva essere protagonista a tutti i costi. L’obiettivo era la riuscita del pezzo, del progetto. Quando non c’è competizione interna, si lavora meglio. Ci siamo spalleggiati sempre, ed è questo equilibrio che rende il disco così naturale.
Il titolo “Poesie Clandestine” è molto evocativo. Cosa significa per voi?
Aka7even:
Sono le molteplici sfaccettature dell’amore: desiderio, malinconia, passione, nostalgia. Emozioni che spesso restano nascoste, fugaci, quasi segrete. Il soggetto non è necessariamente una persona: può essere una città, come Napoli, o un ricordo. In “Maledetta voglia di te”, ad esempio, il destinatario potrebbe non essere un partner ma un luogo. È un disco aperto, interpretabile.
LDA:
In fondo, ogni frase d’amore può diventare una poesia clandestina. Sono pensieri intimi che si uniscono e diventano canzoni. Il concept è semplice: un insieme di poesie segrete che trovano voce nella musica.
Tra i nove brani, ce n’è uno a cui siete particolarmente legati?
Aka7even:
Ogni pezzo ha una storia diversa: alcuni sono nati da me, altri da Luca, altri ancora insieme ai produttori. Il filo rosso resta la nostra amicizia. Più che a un brano, sono legato al processo.
LDA:
Per me “Stupide Parole” è speciale. È il mio primo esperimento boom bap, con sonorità napoletane. L’ho scritto in una notte, dalle due alle sette e cinquanta del mattino. Ricordo l’alba, ogni emozione. È un brano che sento visceralmente. E poi “Poesie Clandestine”, nata quasi per caso a Roma, in studio, tra una risata e l’altra. Luca ha dato a entrambi i pezzi quel qualcosa in più che li ha fatti svoltare.
Tornate all’Ariston insieme, nell’ultimo Sanremo condotto da Carlo Conti. Con quale spirito salirete su quel palco?
Aka7even:
Siamo consapevoli dell’importanza del palco, l’ansia c’è, ma vogliamo viverlo con leggerezza. Il pezzo ha un’anima intensa, ma suona libero, quasi liberatorio. Il nostro obiettivo è divertirci e trasmettere quella stessa energia al pubblico. Essere noi stessi al cento per cento, sostenendoci a vicenda e lasciando fuori le paure.
