GCDS Fall/Winter 2026: dentro la borsa di Giuliano Calza

La collezione GCDS Fall/Winter 2026-2027 trasforma il meme “What’s in My Bag?” in un racconto autobiografico tra glamour pop, volumi teatrali e artigianalità Made in Italy.

a cura della Redazione

Per la stagione Autunno/Inverno 26/27, GCDS trasforma uno dei rituali più iconici della cultura pop digitale – il celebre “What’s in My Bag?” – in una riflessione sulla costruzione dell’identità contemporanea. Sotto la direzione creativa di Giuliano Calza, il brand rilegge il linguaggio delle celebrity e dei meme di internet attraverso la propria estetica stratificata, dando vita a uno show che mescola glamour iperbolico, artigianalità Made in Italy e ironia visiva. Il risultato è una collezione che guarda al passato del marchio per ridefinirne il futuro.

Il bagaglio emotivo di GCDS

Il punto di partenza della collezione è l’idea di “bagaglio emotivo”: tutto ciò che si accumula nel tempo, influenzando il modo in cui si costruisce un’identità estetica e personale. Per Calza, aprire una borsa significa svelare il contenuto simbolico di dieci anni di universo creativo: immagini, silhouette, ironia e riferimenti culturali che hanno definito l’estetica di GCDS.

Questa autobiografia stilistica si traduce in uno spazio scenografico sorprendente: un centro commerciale interamente realizzato a mano da artigiani italiani. Il mall diventa metafora del desiderio contemporaneo, luogo di consumo ma anche archivio della memoria collettiva. Qui nostalgia e futuro convivono, trasformando lo show in una rilettura critica della storia del brand.

Silhouette pop e memoria delle origini

Le modelle emergono da una gigantesca shopping bag GCDS, inaugurando un primo atto che funziona come flashback cinematografico agli esordi del marchio. Il guardaroba richiama l’immaginario college con varsity jacket e track jacket, abbinate a denim strutturati e gonne plissé.

La palette si accende di pastelli acidi che ricordano l’energia provocatoria delle prime collezioni del brand, oggi reinterpretata con una maggiore consapevolezza progettuale. Tra i momenti più sorprendenti della stagione compare una collaborazione con Valentino Rossi, figura iconica degli anni Novanta e simbolo di uno stile italiano capace di unire performance e carisma.

L’iperbole come linguaggio stilistico

Con il procedere della sfilata, i volumi diventano sempre più teatrali. Stampe animalier e python si distendono su silhouette enfatizzate, mentre palette technicolor trasformano la figura femminile in un personaggio scenico. Body con panier ridisegnano il corpo con proporzioni volutamente amplificate, quasi cartoonistiche, mentre la sartoria oversize costruisce una figura potente e spettacolare.

La costruzione dei capi resta volutamente visibile: cuciture decentrate, dettagli incompiuti e tagli imperfetti diventano segni distintivi di una grammatica stilistica che celebra l’errore controllato. Una maxi stampa a pois dialoga con il pizzo, mentre il motivo della mela emerge come simbolo della donna GCDS: magnetica, decadente e perfettamente consapevole del proprio potere.

Accessori iconici e universo cartoon

Gli accessori assumono una dimensione quasi architettonica. Le scarpe Morso con denti affilati, le platform vertiginose e le borse reinterpretate in pelle effetto coccodrillo cromaticamente vibrante diventano veri oggetti-simbolo. Accanto a queste, compare anche una borsa imbottita a forma di maxi gattino plush, perfetta sintesi tra ironia e design.

Il mondo visivo della collezione si arricchisce inoltre di personaggi iconici della cultura pop come Betty Boop e Hello Kitty, che diventano parte integrante delle stampe e dei pattern. Più che semplici citazioni, sono presenze narrative che invitano a riscoprire il proprio lato cartoon e a trasformare l’identità in un racconto visivo personale.

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