Il 25 febbraio scorso, nel pieno della Fashion Week e di Sanremo, per la prima volta dopo 16 anni, ci siamo fermati. In quel momento avevo bisogno di una pausa. Venivo da un anno molto complesso a livello personale: puoi indossare tutte le maschere che vuoi, ma il mondo interiore racconta sempre un’altra verità. Un episodio in particolare, che mi ha profondamente addolorato, è stato la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Era arrivato il momento di fermarsi.
Parallelamente, erano in corso da tempo trattative finanziarie e di vendita. I broker coinvolti mi hanno consigliato che, in vista dell’ingresso di un nuovo investitore o della possibile acquisizione di un ramo societario, fosse opportuno sospendere temporaneamente le attività. Il giorno successivo sono partite le mail di chiusura del progetto, con l’annuncio di una sua futura rivoluzione.
Le telefonate e i messaggi ricevuti in quei giorni sono stati numerosi. In molti si sono affezionati a Gilt, un progetto nato nel 2011 e oggi riconosciuto a livello internazionale, e mi hanno chiesto cosa fosse successo, esprimendo sincero dispiacere per questa pausa.
Come sempre, ho percepito grande eleganza da parte di molti uffici stampa, che hanno risposto con cordialità, sensibilità e affetto, accompagnando le loro parole anche a messaggi personali. Dall’altro lato, però, non sono mancati atteggiamenti di totale indifferenza: alcune persone, pur avendo ricevuto comunicazioni dirette, non hanno mostrato alcun interesse. In particolare, questo è accaduto con un paio di uffici stampa legati al mondo musicale e dello spettacolo milanese. Conoscendo i soggetti e avendo già osservato nel tempo la loro ottusità, non posso dire di esserne rimasto sorpreso.
Abbiamo riflettuto a lungo internamente su tutto questo. Ricevendo grande stima per il lavoro svolto in questi anni, mi è stato chiesto di proseguire. La storia di Gilt, infatti, non è ancora conclusa: ci sono progetti importanti da portare a compimento, e mi è stata rinnovata la fiducia per accompagnare questo ciclo fino alla sua sbocciatura.
Tutto questo non sarebbe stato possibile senza le persone straordinarie che mi hanno accompagnato in questi anni: Clara e Cristina, in primis, poi le due Francesche, Alessia, Beatrice, Angelica, Martina, Carolina e Alice. Ho avuto la fortuna di lavorare con professionisti eccezionali, e porto con me ricordi preziosi.
E quindi, eccoci di nuovo qui. Si riparte. Come disse Enzo Tortora, tornando in studio il 20 febbraio 1987: “Dove eravamo rimasti?”
Il numero di marzo, come sempre, è dedicato all’arte. L’arte è uno spazio sospeso, un linguaggio universale capace di raccontare l’invisibile e di dare forma alle emozioni più profonde.
In copertina troviamo Jimmy Nelson, fotografo di fama internazionale: una figura carismatica, ma al tempo stesso profondamente rispettosa. Mi ha colpito molto il suo modo di relazionarsi, che riflette pienamente la sua visione e il suo approccio umano. Ho avuto il piacere di intervistarlo di persona ed è stato estremamente interessante esplorare il suo percorso e comprendere cosa l’abbia spinto a immortalare, attraverso le sue immagini, popolazioni indigene in tutto il mondo.
Torna anche Miart, appuntamento centrale per l’arte contemporanea, capace ogni anno di trasformare Milano in un crocevia internazionale di visioni, gallerie e collezionisti.
Raccontiamo inoltre Watch and Wonders, il nuovo nome del Salone dell’orologeria di Ginevra, oggi punto di riferimento globale per l’alta orologeria, insieme a molti altri eventi, più o meno direttamente legati al mondo dell’arte.
Come sempre, non mancano le uscite cinematografiche, musicali e teatrali, le novità dal mondo automotive e della tecnologia, le pubblicazioni letterarie e una selezione di ristoranti.
Non mi resta che augurarvi buona lettura.
