Al cinema con “Song Sung Blue”
Kate Hudson attraversa una fase di rinnovata vitalità artistica, fatta di scelte che mettono al centro il cambiamento e la voglia di rimettersi in gioco. Dopo anni divisi tra commedie romantiche iconiche, l’attrice torna a sorprendere con progetti che raccontano una maturità diversa, più libera e consapevole.
Uno dei titoli più interessanti in questo senso è “Song Sung Blue”, film ispirato alla storia vera di una coppia che attraverso la musica si concede una seconda possibilità. Il film, basato sull’omonimo documentario del 2008 di Greg Kohs, vede Hugh Jackman e Kate Hudson nei panni di Mike e Claire Sardina, che tra gli anni Ottanta e Novanta si sono esibiti nella tribute band di Neil Diamond, i Lightning & Thunder.
All’inizio della pellicola, Mike Sardina è un imitatore di Don Ho che si esibisce alla Fiera dello Stato del Wisconsin. Ma quando Mike si rifiuta di salire sul palco nei panni di chiunque altro che non sia se stesso, decide di ritirarsi proprio mentre Claire si prepara a entrare nei panni di Patsy Cline. I due hanno una conversazione in cui lei gli suggerisce di seguire la strada di Neil Diamond. Da lì inizierà il loro sodalizio, professionale e romantico.
Nel cast anche Michael Imperioli, Ella Anderson, Mustafa Shakir, Fisher Stevens e Jim Belushi. Sarà nelle sale italiane dall’8 gennaio.
Il 2025 di Kate Hudson
Con “Shell”, invece, Kate Hudson cambia completamente registro. Il film la vede coinvolta in un progetto più cupo e disturbante, incentrato sul corpo, sull’identità e sulle pressioni dell’industria dell’immagine.
Si tratta di un mix tra body horror e black comedy (che come premessa ricorda “The Substance”), con protagonista l’attrice Samantha “Sam” Lake (interpretata da Elisabeth Moss), che fatica a ottenere ruoli e appuntamenti a causa dell’età e del bodyshaming. Un produttore esorta Sam a sottoporsi a un trattamento di ringiovanimento presso la Shell, un’azienda di bellezza che si rivolge principalmente alle celebrità utilizzando la tecnologia genetica; il suo amministratore delegato è Zoe Shannon (Kate Hudson), che presto diventa sua amica.
Sul fronte televisivo, invece, l’attrice è protagonista della serie tv “Running Point”; la storia ruota attorno a una donna chiamata a guidare una squadra di basket professionistica, di proprietà della sua famiglia, in un ambiente tradizionalmente dominato dagli uomini. Tra sport, potere e dinamiche familiari, la serie mescola commedia e dramma, offrendo a Hudson un ruolo brillante ma anche stratificato, capace di unire ironia e determinazione.
Nel complesso, questi progetti raccontano una Kate Hudson in trasformazione, meno interessata a ripetere formule vincenti e più attratta da storie che parlano di identità, reinvenzione e libertà. Che sia sul palco, davanti alla macchina da presa o al centro di una serie televisiva, Hudson sembra oggi voler esplorare nuove possibilità narrative, dimostrando che la sua carriera è tutt’altro che cristallizzata e che c’è ancora spazio per sorprendere.
