La tensione tra Stati Uniti e Venezuela raggiunge un punto di svolta quando Washington rivendica un attacco militare su larga scala contro Caracas e annuncia la cattura del presidente Nicolás Maduro. L’operazione, confermata dal presidente Donald Trump, si inserisce in una strategia più ampia che intreccia guerra ai narcos, pressione economica e controllo delle rotte energetiche.
L’attacco a Caracas e la “fase due” dell’operazione Usa
Nella notte tra il 3 e il 4 gennaio, diverse esplosioni colpiscono la capitale venezuelana. Trump parla apertamente di un “attacco su larga scala” e rivendica l’avvio della cosiddetta “fase due” dell’operazione americana contro il narcotraffico. Secondo Washington, Maduro viene catturato insieme alla moglie e portato fuori dal Paese. Caracas definisce l’azione una gravissima aggressione militare, mentre la popolazione affronta blackout e blocchi dei trasporti aerei.
La guerra ai narcos come giustificazione strategica
Gli Stati Uniti motivano l’intervento come parte di un conflitto armato contro i cartelli della droga, accusando il governo venezuelano di narcoterrorismo. Da mesi Washington intensifica le operazioni nei Caraibi e nel Pacifico, con affondamenti di imbarcazioni sospettate di traffico di stupefacenti. L’operazione Joint Task Force Southern Spear impiega migliaia di militari, navi da guerra e risorse speciali, con l’obiettivo dichiarato di interrompere il flusso di droga verso il territorio statunitense.
Petrolio, sanzioni e controllo delle rotte energetiche
Oltre alla lotta al narcotraffico, emerge con forza la dimensione energetica del conflitto. Il Venezuela possiede le maggiori riserve petrolifere accertate al mondo e Washington sequestra petroliere sanzionate e blocca altre navi al largo delle coste venezuelane. Secondo Maduro, gli Stati Uniti mirano a forzare un cambio di governo per accedere direttamente alle risorse del Paese e ridurre l’influenza di Russia e Cina nella regione.
La reazione internazionale e il ruolo dell’Onu
Dopo l’attacco, il Venezuela chiede una riunione d’emergenza del Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Il governo di Caracas denuncia una violazione della sovranità nazionale e avverte che l’azione statunitense rischia di destabilizzare l’intera area caraibica. Sullo sfondo, la comunità internazionale osserva con crescente preoccupazione un’escalation che ridefinisce gli equilibri geopolitici dell’America Latina.
