Quando la neve diventa linguaggio

Al MUDEC, Il senso della neve tra paesaggio, percezione e immaginario contemporaneo

di Serena Giani

Morbelli - Ave Maria della sera

Al MUDEC la neve viene sottratta a ogni lettura immediata e restituita come oggetto di riflessione culturale. Il senso della neve non è una mostra sul paesaggio invernale in senso tradizionale, ma un’indagine sul modo in cui un elemento naturale, apparentemente neutro e silenzioso, abbia costruito nel tempo un immaginario complesso, fatto di stratificazioni visive, simboliche e antropologiche.

La neve diventa così una lente attraverso cui osservare il rapporto tra uomo, ambiente e rappresentazione, in un dialogo costante tra esperienza sensoriale e costruzione culturale.

Un elemento naturale carico di significati

La mostra prende avvio dalla natura ambigua della neve, capace di essere al tempo stesso presenza fisica e astrazione. Coprendo il paesaggio, la neve lo cancella e lo riscrive, imponendo una sospensione visiva che altera le coordinate abituali dello sguardo. 

Questo potere trasformativo è al centro del percorso espositivo, che mette in luce come la neve abbia assunto, in contesti e culture diverse, significati molteplici: purezza, isolamento, pericolo, rigenerazione. Lontano da qualsiasi retorica, il progetto curatoriale restituisce la neve come un agente attivo, in grado di modellare pratiche sociali, economie locali e sistemi simbolici.

Immagine a sinistra: Set di giocattoli, Popolazione Montagnais/Naskapis o Ojibwa, Quebec del nord o Ontario, Canada – 1850 circa – Firenze, Museo di Antropologia ed Etnologia (RETE MIPAM).
Immagine a destra: Antonio Ligabue, Volpe  – 1948-1953 ca.  – olio su cartone, Modena, Museo Civico  – Courtesy Archivio fotografico del Museo Civico di Modena 

Il paesaggio come esperienza sensoriale

Uno degli aspetti più riusciti della mostra è l’attenzione alla dimensione percettiva del paesaggio innevato. Il bianco assoluto, l’attenuazione dei suoni, la perdita dei riferimenti spaziali sono elementi che modificano radicalmente l’esperienza del corpo nello spazio. Attraverso fotografie, installazioni e materiali visivi, il percorso invita il visitatore a confrontarsi con una condizione di sospensione, in cui la visione rallenta e si fa più consapevole. La neve non è solo ciò che si vede, ma ciò che si avverte: una materia che agisce sul tempo, sul movimento, sulla percezione stessa della realtà.

Tra documentazione e immaginario

Il senso della neve costruisce il proprio racconto mantenendo un equilibrio costante tra documentazione e interpretazione. Accanto a materiali di carattere antropologico e scientifico, trovano spazio opere che affrontano la neve come costruzione simbolica e immaginaria. Il confine tra ciò che è reale e ciò che è rappresentato resta volutamente sfumato, lasciando emergere il ruolo decisivo delle immagini nella formazione dell’immaginario collettivo. La neve è spesso il risultato di una lunga sedimentazione di racconti, fotografie, film e opere d’arte che hanno contribuito a fissarne il significato.

Immagine a sinistra: Leah Nuvalinga Qumaluk, Uomo che traina una foca e bambini che giocano con una slitta (komatik), Artico canadese, Nunavik (Puvungnituk) 1977, litografia su carta, inchiostro borgogna – Milano, MUDEC – Museo delle Culture, comodato Andrea Totolo (RETE MIPAM) 
Immagine di destra: Utagawa Kunisada, Personaggio maschile con pupazzo di neve, Periodo Edo (1615-1868): 1825-30, xilografia policroma su carta , nishiki-e – Torino, Museo d’Arte Orientale (RETE MIPAM) – Proprietà Regione Piemonte 

La neve come spazio politico e culturale 

Senza assumere un tono dichiaratamente didascalico, la mostra apre anche a una riflessione sul presente. La progressiva trasformazione dei paesaggi innevati, la loro fragilità in un contesto di cambiamento climatico, diventa un sottofondo silenzioso ma costante del percorso. La neve, da elemento dato per scontato, si rivela così un indicatore sensibile delle tensioni contemporanee: ambientali, sociali, culturali. La sua possibile scomparsa non è solo una questione ecologica, ma anche una perdita di immaginario, di memoria, di esperienza condivisa.

Un invito a riconsiderare lo sguardo

Al termine della visita, ciò che resta è una sensazione di sospensione più che una conclusione definitiva. Il senso della neve non propone una narrazione univoca, ma invita a un esercizio di attenzione e di lentezza. Guardare la neve significa, in fondo, imparare a osservare ciò che sembra uniforme per coglierne le differenze, le tracce, le assenze. 

In questo senso, la mostra del MUDEC si inserisce nel dibattito culturale contemporaneo come un progetto che non cerca risposte immediate, ma sollecita una riflessione profonda sul modo in cui costruiamo il nostro rapporto con il paesaggio e con le immagini che lo raccontano.

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