Anselm Kiefer porta Le Alchimiste nella Sala delle Cariatidi

Kiefer trasforma Palazzo Reale in un rito visivo tra memoria, alchimia e conoscenza.

a cura della Redazione

A Palazzo Reale, Anselm Kiefer presenta Le Alchimiste, una mostra monumentale e profondamente simbolica che trasforma la Sala delle Cariatidi in un luogo di memoria, trasformazione e conoscenza. Il progetto, concepito appositamente per questo spazio, si inserisce nel programma culturale legato a Milano Cortina 2026, offrendo un’esperienza immersiva che unisce arte, storia e riflessione contemporanea.

Un dialogo tra arte e ferite della storia

La Sala delle Cariatidi, segnata dai bombardamenti del 1943, diventa parte integrante dell’opera. Le sue superfici ferite dialogano con le grandi tele di Kiefer, creando un confronto diretto tra distruzione e possibilità di rinascita. L’artista utilizza lo spazio non come semplice contenitore, ma come elemento narrativo, trasformando l’architettura in memoria attiva e amplificando la forza simbolica delle opere esposte.

Le alchimiste come figure di sapere nascosto

Al centro della mostra si sviluppa un ciclo di grandi dipinti dedicati alle “alchimiste”, figure femminili storicamente marginalizzate ma fondamentali nello sviluppo del pensiero scientifico e filosofico. Kiefer restituisce loro visibilità attraverso una pittura densa, materica, carica di simboli e stratificazioni. Le donne diventano emblema di conoscenza, intuizione e trasformazione, in un racconto che ribalta la narrazione storica tradizionale.

Materia, mito e trasformazione

La pratica di Kiefer si fonda su materiali e segni che evocano l’alchimia: piombo, cenere, superfici bruciate, scrittura pittorica. Ogni opera appare come un processo in divenire, dove la materia si carica di significati e la pittura diventa strumento di metamorfosi. L’alchimia non è solo tema iconografico, ma metodo di lavoro, capace di trasformare la storia in esperienza visiva e spirituale.

Una mostra come esperienza immersiva

Le Alchimiste non propone una lettura lineare, ma invita il visitatore a muoversi nello spazio, a confrontarsi con la scala delle opere e con la densità dei riferimenti. Il percorso si costruisce come un rito contemporaneo, in cui arte e memoria si intrecciano. Kiefer conferma così il suo ruolo centrale nell’arte contemporanea, offrendo una riflessione potente sul sapere, sulla distruzione e sulla possibilità di rigenerazione.

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