Sabato, durante la Paris Fashion Week Uomo, Comme des Garçons Homme Plus presenta la collezione Autunno-Inverno 2026/27 firmata da Rei Kawakubo. Lo show si impone come uno dei momenti più radicali della settimana, portando in passerella una riflessione concettuale sul vuoto, sulla trasformazione e sulla ciclicità della creazione.
“Black Hole” come punto di partenza concettuale
La collezione si sviluppa attorno al tema Black Hole, metafora cosmica che diventa strumento narrativo. Il buco nero rappresenta uno spazio di distruzione e rinascita, un luogo in cui le forme si dissolvono per ricomporsi. Kawakubo utilizza questo concetto per smontare la sartoria tradizionale e riassemblarla in nuove strutture, dove l’assenza diventa parte integrante del design. Il vuoto non è negazione, ma possibilità.
La giacca come architettura instabile
Il cuore della collezione è la decostruzione del completo maschile. Giacche aperte sulla schiena, tagli asimmetrici, cuciture esposte e proporzioni alterate trasformano il tailoring in un esercizio architettonico. I capi sembrano sospesi tra costruzione e collasso, rivelando l’interno e mettendo in discussione l’idea stessa di protezione. La sartoria non viene distrutta, ma portata a un livello di astrazione estrema.
Corpo, teatralità e materia
Il corpo diventa supporto narrativo. I modelli sfilano con posture rigide, parrucche e maschere che accentuano la dimensione performativa dello show. Tessuti pesanti convivono con materiali leggeri come il pizzo, creando contrasti visivi e tattili. Il nero domina la prima parte della sfilata, mentre il finale introduce il bianco, suggerendo un passaggio simbolico dall’oscurità alla luce, dalla compressione alla liberazione.
Un manifesto contro l’omologazione
Con questa collezione, Comme des Garçons Homme Plus ribadisce il proprio ruolo di avanguardia assoluta nel menswear. In un panorama sempre più orientato alla vestibilità e alla rassicurazione, Kawakubo sceglie la strada della rottura, proponendo la moda come strumento critico e concettuale. Lo show non cerca consenso immediato, ma impone una riflessione sul senso stesso dell’abito e della forma.
