Il futuro della Striscia di Gaza viene ridisegnato dal Board of Peace, l’organismo promosso da Donald Trump e presentato al World Economic Forum di Davos. La nuova mappa illustrata da Jared Kushner delinea un progetto di ricostruzione radicale, articolato in più fasi, che punta a trasformare Gaza in un polo urbano, infrastrutturale ed economico completamente rinnovato.
Una ricostruzione divisa in fasi
Il piano si struttura in almeno quattro fasi operative, ciascuna dedicata a una porzione specifica del territorio oggi devastato. Le prime aree coinvolte sono Rafah e Khan Younis, seguite progressivamente da altre zone fino a includere Gaza City. Le tempistiche restano indicative: si parla di un arco di circa tre anni, ma l’entità dei danni e la rimozione di milioni di tonnellate di detriti rendono il calendario ancora incerto.
La nuova mappa urbana della Striscia
Le slide mostrano una trasformazione profonda del territorio. Aree verdi e agricole si alternano a zone industriali avanzate con data center e manifattura, mentre le aree residenziali vengono ridisegnate su larga scala. Lungo la costa prende forma un corridoio turistico con grattacieli a uso misto, resort e infrastrutture dedicate al tempo libero. Il progetto include anche un nuovo porto, un aeroporto, reti stradali e sistemi di trasporto pubblico locale e regionale.
Numeri, investimenti e promesse occupazionali
Secondo le stime presentate, il piano prevede la costruzione di centinaia di strutture pubbliche tra centri culturali, religiosi, ospedali e istituti educativi, oltre a decine di migliaia di unità abitative permanenti. L’obiettivo dichiarato è creare centinaia di migliaia di posti di lavoro e generare miliardi di dollari in ricavi e investimenti nel medio-lungo periodo, trasformando Gaza in un hub economico regionale.
Le incognite politiche e di governance
Nonostante l’ambizione del progetto, restano aperti numerosi interrogativi. Non è ancora chiaro chi gestirà la governance della Striscia, quali soggetti controlleranno la ricostruzione e quale ruolo avranno le popolazioni locali nei processi decisionali. Il Board of Peace si propone come alternativa agli attuali assetti internazionali, ma il tema della rappresentanza palestinese e della legittimità politica rimane uno dei nodi centrali del piano.
