Uno degli appuntamenti più esclusivi e attesi dell’intero calendario moda. Quattro giorni intensi in cui la couture torna a parlare la sua lingua più pura: quella del tempo, del gesto artigianale e della libertà creativa senza compromessi. Non si tratta solo di sfilate, ma di vere e proprie dichiarazioni di stile. Ogni maison porta in scena una visione, un racconto fatto di materiali preziosi, silhouette scolpite e tecniche che oscillano tra tradizione e sperimentazione. La stagione Primavera/Estate 2026 si annuncia così come un dialogo continuo tra heritage e audacia contemporanea.
Il sipario si alza: i momenti chiave della settimana
Ad aprire le danze, lunedì 26 gennaio, sono nomi che hanno fatto della couture un linguaggio teatrale e riconoscibile. Schiaparelli promette ancora una volta di spingersi oltre il confine tra moda e arte, mentre Julie de Libran e Georges Hobeika portano in passerella un’eleganza raffinata, fatta di dettagli preziosi e costruzioni impeccabili. Grande attesa anche per Christian Dior, protagonista di una sfilata che segna un passaggio importante per la Maison, e per designer come Rahul Mishra e Imane Ayissi, che continuano a ridefinire il concetto di artigianato globale.
Il giorno successivo, martedì 27, la couture entra nel suo territorio più iconico. Chanel torna a custodire e reinterpretare una tradizione secolare, mentre Gaurav Gupta, Stéphane Rolland, Julien Fournié e RVDK Ronald Van Der Kemp offrono visioni personali, spesso spettacolari, dell’alta moda. Riflettori puntati anche su Giorgio Armani Privé, che rientra in calendario con una collezione ambiziosa, simbolo di continuità e rinnovamento.
Mercoledì 28 gennaio è forse la giornata più eterogenea: un susseguirsi di poetiche diverse che convivono armoniosamente. Da Elie Saab, maestro del glamour couture, a Valentino, da sempre sinonimo di romanticismo sartoriale, fino a realtà più concettuali come Yuima Nakazato e Viktor&Rolf, senza dimenticare Zuhair Murad e Robert Wun, capaci di portare in passerella una couture fortemente narrativa.
La chiusura, giovedì 29 gennaio, guarda al futuro. Designer come Aelis, Ashi Studio e Peet Dullaert confermano una couture sempre più contemporanea e consapevole, mentre nuovi ingressi come Phan Huy e Celia Krithariot testimoniano l’espansione culturale dell’alta moda. A sigillare la settimana, le creazioni identitarie di Rami Al Ali, Miss Sohee e Germanier, che dimostrano come la couture sia oggi uno spazio aperto alla sperimentazione.
Oltre la passerella
Presentare una collezione Haute Couture oggi significa molto più che mostrare abiti straordinari. È un esercizio di visione, un manifesto creativo in cui ogni punto cucito a mano racconta il DNA della Maison. I capi non sono pensati per la produzione di massa, ma come pezzi unici, o quasi, destinati a celebrare il savoir-faire e a rafforzare l’identità di un brand.
Ed è proprio qui che la couture continua a giocare un ruolo chiave: non come nostalgia del passato, ma come laboratorio creativo capace di influenzare l’intero sistema moda.
Parigi, capitale culturale della moda
A rendere la settimana ancora più densa ci pensano gli eventi collaterali: presentazioni speciali, mostre, incontri culturali e lanci editoriali che animano la città e trasformano la couture in un’esperienza immersiva. Perché a Parigi, durante questi giorni, la moda non si limita alle passerelle: invade musei, salotti, atelier e conversazioni.
La Paris Haute Couture Week 2026 si conferma così non solo come un appuntamento per addetti ai lavori, ma come un momento chiave per capire dove sta andando il lusso, quali storie vuole raccontare e come l’artigianato possa ancora essere il linguaggio più potente del futuro.
