Stargate: un viaggio lungo secoli

11 Gennaio 2021 • cinezoom

Stargate – La porta delle stelle

Conosciamo il regista tedesco Roland Emmerich per i suoi film catastrofici, come Godzilla e The day after tomorrow, ma forse c’è chi ignora che uno dei suoi primi successi sia stato Stargate – La porta delle stelle, del 1994.

La storia ruota intorno a tre personaggi; l’egittologo Daniel Jackson (James Spader) ritiene che la collocazione temporale delle piramidi sia errata. Le sue teorie vengono alimentate dalla dottoressa Catherine Langford, che lo invita a tradurre dei geroglifici egiziani su un enorme coperchio di pietra che il padre della donna aveva scoperto a Giza nel 1928; durante tale ritrovamento, Catherine, bambina, aveva rubato un amuleto con l’occhio di Ra.

Lo studioso si ritrova quindi a lavorare con il colonnello Jack O’Neill (Kurt Russell), chiamato a supervisionare il luogo di ricerca. Secondo Jackson le piramidi non sono state costruite dagli egizi, ma questi le avrebbero già trovate sul posto, in cui poi la loro civiltà è nata e prosperata. Gli studi sul coperchio di pietra potrebbero dargli ragione.

Stargate: il mondo antico, il mondo là fuori

Stargate è sicuramente un film fantascientifico, ma ci fa riflettere sulle nostre conoscenze della Terra e dell’universo di cui fa parte. Molti sono ancora i dettagli da scoprire, i pianeti da esplorare, ma tutte le indagini a riguardo non potrebbero essere state fatte senza le domande di chi ha voluto anche andare controcorrente e confutare teorie ormai consolidate. Si pensi a quando si credeva che il centro dell’universo fosse il nostro mondo, e che il Sole girasse intorno ad esso.

La storia di questa pellicola ci dona anche interessanti spunti di riflessioni sulle popolazioni che ci hanno preceduto, la loro grandezza manifestata in una civiltà misteriosa, che ancora è oggetto di studio e di ricerche. Insomma, sono passati molti anni dall’uscita di Stargate, eppure è ancora forte l’interesse umano per l’universo in cui vive, il tempo di cui è protagonista e che, forse un giorno, sarà oggetto di studio per le generazioni future.

 

di Maria Giulia Gatti

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