Control: la musica e il tormento di Ian Curtis

4 Novembre 2019 • cinezoom

Control, l’impossibilità di controllare il proprio futuro

Ci sono artisti maledetti, rockstar e non che devono questo aggettivo al loro modo di vivere e, poi, di interrompere la loro esistenza; il club 27, spesso con una J nel nome: Jimi Hendrix, Janis Joplin, Jim Morrison, Jean-Michel Basquiat, Kurt Cobain, Amy Winehouse. Dipendenti da alcol e droga, colpiti dalla depressione o, in generale, da un malessere, che troppo presto li spinge al suicidio o alla morte per overdose. C’è poi chi muore ancora più giovane, come Ian Curtis, a ventitre anni, perché stufo di perdere il controllo.

Da qui il titolo Control, film del 2007 diretto da Anton Corbijn, fotografo e regista di videoclip dalla fine degli anni ’70 alla sua prima pellicola. E qui l’occhio dell’artista è ben visibile: un film in bianco e nero, che mostra, senza alcun giudizio esterno, il tormento di un giovane cantante, affetto da epilessia, che si arrende all’impossibilità di controllare il proprio futuro.

La storia inizia dagli esordi dei Joy Division, quando il nome della band è ancora Warsaw e Ian (Sam Riley) si innamora della sua futura moglie Debbie (Samantha Morton). È il 1973. Il gruppo si fa strada e conosce il successo, ma il frontman soffre sempre più spesso di attacchi epilettici, anche durante i concerti. La crisi con Debbie, le medicine e il desiderio di arrendersi a una vita sempre più stancante lo porteranno al suicidio. È soprattutto un film con una colonna sonora incredibile, per gli amanti del genere; non solo Joy Division, ma anche New Order (nati dalle ceneri dei JD, dopo la morte di Curtis), David Bowie, Iggy Pop, The Velvet Underground, per esempio.

He’s lost Control

Una delle canzoni più famose dei Joy Division è “She’s lost control”; nella pellicola sembra che a ispirare Ian nella scrittura di questo brano sia stato l’assistere all’attacco di epilessia improvviso di una ragazza. Nella storia vera, questa ragazza era un’amica, morta poi in una clinica per le continue crisi.

Nell’opera di Anton Corbijn, però, vediamo soprattutto il protagonista perdere il controllo di sé, del suo corpo, della sua vita matrimoniale, per abbandonarsi, di conseguenza, alla depressione e al desiderio di interrompere questa vita, su cui non si ha alcun potere. Vediamo un ragazzo che vive amando la musica con tutto se stesso, amando l’amore in tutte le sue forme. Purtroppo per lui questo non è stato abbastanza. Control ci lascia, forse, un piccolo ammonimento, ovvero, parafrasando una canzone di Ian, Life will tear us apart.

 

di Maria Giulia Gatti

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