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	<title>Yves Saint Laurent SS 2021 &#8211; Gilt Magazine</title>
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	<description>Un mondo dorato a portata di click</description>
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		<title>Saint Laurent: la presentazione della SS 21 e la ricerca del sè</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Feb 2021 11:25:47 +0000</pubDate>
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<p>La collezione di <b>Yves Saint Laurent SS 2021</b> alla ricerca di una dimensione più intima e silenziosa. La convergenza di due epoche così lontane e vicine. Uno spiraglio di luce, la  sensazione di poter sperare in un futuro migliore.</p>
<h3>Tra leggerezza e tensione</h3>
<p>“I wish you Were Here”, un’idea di una nuova libertà ritrovata. Con la presentazione della prima  parte della collezione SS 2021 tra le dune del deserto, <b>Anthony Vaccarello</b> vuole restituire una  sensazione di leggerezza e serenità. Silhouette minimaliste pian piano ci introducono all’interno di  una collezione essenziale tramite la fluidità degli <b>abiti in chiffon</b> che si muovono tra le dune del  deserto. Una realtà sospesa che invita lo spettatore a un ripensamento dell’oggi, a un raccoglimento  personale per abbracciare una dimensione più intima.</p>
<h3>“Summer of ’21” con gli occhi di Gaspar Noé</h3>
<p>Un’intimità sostituita poi dal ritmo più serrato e dirompente della pellicola del regista francese <b>Gaspar Noé</b>. Una pellicola che unisce la tensione e inquietudine del regista, al Glamour anni ’60 dello stilista Yves Saint Laurent. Una visione audace e sperimentale, a tratti futuristica. “I Feel Love” di Donna Summer, la canzone icona dell’era della discoteca, reinterpretata da SebastiAn, introduce lo  spettatore in una narrativa sconcertante. La notte, il bosco e un vecchio teatro. I modelli si muovono come presenze intimidatorie, ombre nel buio in attesa di un futuro che non conoscono. Nella scena finale la sacerdotessa, interpretata da Charlotte Rampling, in un abito floreale fluido decorato da piume, si dirige sul palcoscenico del teatro. Un’atmosfera quasi surreale. Le modelle, disposte a distanza sociale, assistono allo spettacolo. Un presagio che parla di speranza e timore.</p>
<h3>I temi della collezione</h3>
<p>Vaccarello per la SS21 concepisce una bellezza fortemente ancorata al nostro tempo. L’abito che  sempre più spesso vive di eccessi e orpelli diventa semplicemente una <b>costruzione di se stessi</b>. Una  piccola parola che vuole però raccogliere un grande racconto personale in una<b> dimensione più  silenziosa e intima</b>. Non è più tempo di correre; ora è più che mai necessario fermarsi e riflettere  sul valore di ciò che abbiamo. La parola “abito”, nella sua duplice accezione, riconduce a uno stretto legame con i nostri luoghi. Attraversamenti in territori sconosciuti in cerca di orientamento del proprio posto nel mondo. L’abitare coincide con accogliere il proprio io e assume il senso di <b>prendersi</b> <b>cura di sé </b>e, inevitabilmente, di chi ci sta intorno.</p>
<h3>L’essenzialità della SS 2021</h3>
<p>Per lo stilista, dunque, diventa necessario il vivere l’abito con <b>disinvoltura e morbidezza</b>. Le giacche  spigolose diventano così più morbide, i completi più minimal, i capi si spogliano di ogni dettaglio. Gli abiti in chiffon si adagiano dolcemente sul corpo. All’essenzialità degli abiti si accostano <b>accessori di Claude Lalanne</b>. A rinnovare la collaborazione nata negli anni ’60 con la scultrice è una serie di ornamenti in bronzo ispirati alla natura. Per il defilè è stato anche realizzato un bustier, a ricordare quello realizzato per Veruschka. Ad alternarsi a questi look è una serie di abiti in chiffon stampato a fiori su ispirazione di quelli della Valley of the Dolls. Si tratta di una divertente  reinterpretazione dell’abito da casa.</p>
<h3>DUE EPOCHE A CONFRONTO</h3>
<h3>Gli anni ‘60</h3>
<p>Vaccarello per la sua collezione ha preso ispirazione dagli <b>anni ’60</b>, un’epoca di grandi cambiamenti  sociali dove l’abbigliamento ne era la chiave di lettura. Dalla linea a clessidra, lo stilista Yves Saint  Laurent ne introdusse una meno costrittiva: quella a <b>trapezio</b>. La moda, da quegli anni, doveva essere pronta a essere indossata e rispondere ad alcuni canoni di <b>comodità, sobrietà e libertà</b>. La libertà di  una donna che era indipendente e lavoratrice.</p>
<h3>Il comfort degli anni ’60 e quello dei nostri giorni</h3>
<p>Sdoganate le stampe optical, geometriche e talvolta floreali, riprese su abiti e vestaglie in chiffon stampato impreziosite da piume marabou. Lo stilista riprende anche alcuni <b>dettagli degli archivi degli anni ’60</b> della Maison francese adattandoli ai nostri tempi. La Saharienne si ritrova nei dettagli delle giacche e delle tuniche con tasche, e le silhouette minimaliste nella costruzione dei capi del defilé. La necessità di svincolarsi dai diktat trova espressione in <b>perizomi di cuoio</b> ispirati a The Bitter Tears di Petra Von Kant. Anche i tagli di capelli delle modelle restituiscono il sapore degli anni ’60. L’iconico taglio “a 5 punte” messo a punto nel 1963 dall’hair stylist Vidal Sassoon viene reinterpretato infatti in haircut di gusto punk/punkish.</p>
<h3>Uno spiraglio di luce, la sensazione di poter sperare in un futuro migliore</h3>
<p>La fusione delle epoche suggerisce non tanto una ripresa nostalgica degli anni ’60 quanto il desiderio di restituirci il <b>senso di positività</b> tipico di quegli anni. Uno spiraglio di luce, la sensazione di poter sperare in un futuro migliore. Il futuro per il quale stiamo duramente lavorando, un futuro al quale tentiamo di dar corpo coi nostri sogni e fantasie. Un futuro che è nostro e che ci appartiene.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b><i>di Isotta Canapieri</i></b></p>
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