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	<title>Who the Bær &#8211; Gilt Magazine</title>
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	<description>Un mondo dorato a portata di click</description>
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		<title>Fondazione Prada ospita il mondo di Who the Bær</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 May 2021 11:59:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="461" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/05/Who-the-Baer-768x461.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/05/Who-the-Baer-768x461.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/05/Who-the-Baer-300x180.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/05/Who-the-Baer-480x288.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/05/Who-the-Baer.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>La mostra ospitata da Fondazione Prada è un intrigante percorso alla scoperta del più grande desiderio umano: definire la propria identità</p>
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<p>Il Podium di<strong> Fondazione Prada</strong>, tramutato in un fiabesco labirinto concettuale, riapre le porte&nbsp; ai visitatori a partire dal 29 aprile 2021 con il progetto site-specific “<strong>Who the Bær</strong>”, firmato <strong>Simon Fujiwara</strong>. Lo spazio espositivo sarà visitabile fino al 27 settembre 2021. Le avventure&nbsp; di Who possono essere seguite anche su Instagram (@whothebaer).&nbsp;</p>



<p><strong>Senso di smarrimento in un freddo universo fatto di immagini</strong><strong>&nbsp;</strong></p>



<p>“There was once a little bear…”: questa la frase che si legge una volta addentrati all’interno&nbsp; dell’installazione del britannico Fujiwara. Il protagonista della mostra è <strong>Who</strong>, un orso ispirato&nbsp; ai personaggi dei cartoni animati privo di un chiaro carattere, dal <strong>genere indefinito</strong>, senza&nbsp; personalità. La mostra assume le sembianze di un <strong>labirinto di cartone a forma di orso</strong>:&nbsp; percorrendolo, vediamo Who che cresce, mutando età e configurazione, ed esamina diverse&nbsp; possibilità di espandere la propria natura. Who esiste in un mondo piatto, composto solamente&nbsp; di immagini. Esso stesso è un’immagine, e, in quanto creatura estremamente espandibile, riesce a tramutarsi in qualsiasi altra immagine desideri, assorbendo gli attributi e le identità di chi vi è raffigurato. Ironia della sorte, l’unico desiderio di Who sarebbe proprio quello di <strong>smettere di essere un’immagine</strong>, assumendo una personalità propria e chiaramente definita.&nbsp;&nbsp;</p>



<p><strong>Scorci autobiografici</strong><strong>&nbsp;</strong></p>



<p>Simon Fujiwara ha concepito l’idea alla base del progetto “Who the Bær” durante il primo&nbsp; lockdown. Costretto all’isolamento, Fujiwara, come tutti noi, si è ritrovato a sfruttare come&nbsp; unico canale di contatto con il mondo esterno, immagini trovate online. Mosso da disperazione e da uno scarso sentimento di speranza, esasperato dalla necessità di insorgere, ha iniziato a <strong>stampare le immagini</strong> che vedeva, disegnandoci poi sopra <strong>personaggi dei cartoni</strong>. Queste vignette, interagendo con le immagini, rappresentavano per lui la tanta agognata reazione ad esse. Un ulteriore spunto autobiografico che si ritrova nel mondo creato da Fujiwara riguarda la difficoltà a delineare e affermare la propria identità. L’artista, infatti, è cresciuto in una piccola cittadina britannica essendone sia l’unico ragazzo ad avere origini asiatiche, sia l’unico&nbsp; a essere omosessuale.&nbsp;&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1000" height="400" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/05/Who-the-Baer-1.jpg" alt="" class="wp-image-76504" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/05/Who-the-Baer-1.jpg 1000w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/05/Who-the-Baer-1-300x120.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/05/Who-the-Baer-1-768x307.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/05/Who-the-Baer-1-480x192.jpg 480w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></figure>



<p><strong>Il paradosso della cultura consumistica contemporanea</strong><strong>&nbsp;</strong></p>



<p>Perché dei cartoni animati? Fujiwara ritiene che si tratti di una metafora del mondo moderno,&nbsp; che appare e si comporta come un cartone animato. Molte cose, attualmente, vengono ridotte&nbsp; ai minimi termini e “cartoonizzate”, dalla politica alle questioni sociali, ai problemi ecologici. “C’è pressione, violenza sugli individui, siamo costretti a semplificarci per sopravvivere in&nbsp; questo caotico paesaggio di immagini”, dichiara l’artista durante il video di presentazione della sua mostra (visualizzabile sull’account Instagram @fondazioneprada). Questo avviene in&nbsp;</p>



<p>totale contrasto con ciò che sta effettivamente accadendo al mondo, che è invece divenuto&nbsp; molto più complesso dal punto di vista dell’identità: individualità sempre più variegate&nbsp; emergono, sottolineando le più sottili differenze tra persone. Il principale obiettivo&nbsp; dell’installazione è<strong> far sì che i visitatori vedano questioni complesse attraverso una “lente”&nbsp; estremamente semplicistica</strong>.&nbsp;</p>



<p><strong>Convinzioni sgretolate e ricerca dell’autenticità</strong><strong>&nbsp;</strong></p>



<p>Who è un personaggio ingenuo, che crede nelle cose a un punto tale da diventarle. Attraverso&nbsp; un racconto fatto di disegni, collage, sculture e animazioni, i visitatori sono testimoni della sua&nbsp; <strong>perenne ricerca di un sé autentico</strong>. Fujiwara usa i meccanismi dell’invenzione per esplorare&nbsp; alcuni dei piaceri e dei traumi che affrontiamo in quanto parte di una società posseduta dalle&nbsp; immagini e dallo spettacolo. Giunti alla fine del percorso, assistiamo allo <strong>sgretolamento delle&nbsp; forme, dei canoni, delle convinzioni</strong> che abbiamo costruito nella nostra società e,&nbsp; conseguentemente, al fallimento delle persone che tentano di incarnare questi ideali.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1000" height="400" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/05/Who-the-Baer-2.jpg" alt="" class="wp-image-76505" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/05/Who-the-Baer-2.jpg 1000w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/05/Who-the-Baer-2-300x120.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/05/Who-the-Baer-2-768x307.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/05/Who-the-Baer-2-480x192.jpg 480w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></figure>



<p>Una domanda può sorgere spontanea: <strong><em>chi è Who?</em></strong> Nonostante non manchino ispirazioni&nbsp; autobiografiche, Who non rappresenta solamente il suo creatore. Who è ciascuno di noi,&nbsp; impegnato nelle proprie battaglie quotidiane. Ci ritroviamo a fronteggiare il dualismo che&nbsp; caratterizza i nostri più grandi bisogni: quello di differenziarci, affermando la nostra unicità, e&nbsp; quello, al tempo stesso, di sentirci accettati, parte di qualcosa. L’augurio è, per tutti, di trovare&nbsp; il proprio “filo di Arianna”, così da uscire dal labirinto in cui Who è rimasto intrappolato,&nbsp; abbracciando appieno la propria identità.&nbsp;</p>



<p><strong><em>di Lisa Panzeri</em></strong></p>
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