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	<title>verità &#8211; Gilt Magazine</title>
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	<description>Un mondo dorato a portata di click</description>
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		<title>Allegra Gucci racconta la sua verità sull’omicidio del padre Maurizio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Mariangela Frascati]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Mar 2022 08:15:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="461" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/allegra-gucci-omicidio-padre.copertina-2-768x461.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/allegra-gucci-omicidio-padre.copertina-2-768x461.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/allegra-gucci-omicidio-padre.copertina-2-300x180.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/allegra-gucci-omicidio-padre.copertina-2-480x288.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/allegra-gucci-omicidio-padre.copertina-2.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>Sono passati 27 anni dal tragico omicidio di Maurizio Gucci. Oggi la figlia Allegra rompe il silenzio</p>
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<p><strong>L’omicidio di Maurizio Gucci</strong></p>



<p>Milano, 27 marzo 1995, Allegra è una ragazzina di appena 14 anni quando il padre viene assassinato fuori dal portone della loro abitazione in Via Palestro. La madre, Patrizia Reggiani, è stata considerata sin dal primo momento la mandante di quell’omicidio. La vita di Allegra e di sua sorella Alessandra, da quel momento in poi non fu più la stessa. Furono anni difficili, la famiglia si disgregò, divisa tra un padre assassinato, una madre assassina e un tempo scandito dalla continua rievocazione di quei fatti. In un momento in cui due bambine impaurite e spaesate avrebbero solo voluto tranquillità e privacy, hanno dovuto affrontare infiniti processi, morbosa attenzione mediatica e gli squali dei giornalisti. Con la madre Patrizia, Allegra ci ha fatto i conti nel corso degli anni, provando anche a ricucire i rapporti nonostante, ancora oggi, non sia riuscita a capire chi sia veramente sua madre, meglio conosciuta come Lady Gucci. L’omicidio di Maurizio Gucci suscitò molto clamore, sconvolgendo non solo il mondo della moda ma l’Italia intera e tra le tante voci, dichiarazioni e bugie a riguardo, quella che più recentemente ha appassionato l’opinione pubblica è stata la pellicola di House of Gucci, il film diretto da Ridley Scott che ha tentato di soddisfare tutte le curiosità intorno al caso. Proprio per questo, Allegra ha deciso di non poter più rimanere in silenzio e raccontare la sua versione dei fatti per smontare notizie false, mettere a tacere le bugie e dare voce alla verità. Così Allegra ha scelto di aprirsi attraverso le pagine di un libro, scritto per sé stessa, per la famiglia che si è costruita ora, ma soprattutto per suo padre. Il libro, intitolato “Fine dei giochi. Luci e ombre sulla mia famiglia”, ripercorre le tappe di una storia ancora aperta, cercando di sciogliere i nodi rimasti. Nella dolorosa impresa di ricostruire i suoi ricordi pezzo per pezzo, Allegra ha scritto quella che lei stessa definisce «una lettera a mio padre, perché mio padre Maurizio è sempre qui». In questo libro in uscita il 15 marzo, Allegra tenta di fare chiarezza sulla sua vita, ricordando il rapporto con il padre, con la nonna Silvana a cui interessavano solo denaro e potere, e con la compagna del padre Paola Franchi che non le ha mai dato tregua negli anni. Ma soprattutto Allegra ripercorre il rapporto con la madre, una donna che per tanti anni ha ritenuto innocente, e che lei stessa ha definito “il negativo di una falena perché attratta dal buio».</p>
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		<title>L&#8217;arte o l&#8217;amore: qual è &#8220;La migliore offerta&#8221;?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Jan 2013 18:07:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Teatro e Cinema]]></category>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="273" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2013/01/Larte-o-lamore-qual-è-la-miglior-offerta-_1-768x273.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2013/01/Larte-o-lamore-qual-è-la-miglior-offerta-_1-768x273.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2013/01/Larte-o-lamore-qual-è-la-miglior-offerta-_1-300x106.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2013/01/Larte-o-lamore-qual-è-la-miglior-offerta-_1-480x170.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2013/01/Larte-o-lamore-qual-è-la-miglior-offerta-_1.jpg 930w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>Tornatore sul grande schermo tra verità e finzione.</p>
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<p>È di una minuziosa &#8220;cesellatura&#8221; che ci parla &#8220;<strong>La migliore offerta</strong>&#8220;. Pellicola sulle vicende di un brillante esperto antiquario apprezzato in tutto il mondo, Virgil Oldman (<strong>Geoffrey Rush</strong>), che un giorno viene chiamato da una misteriosa donna di nome Claire (<strong>Sylvia Hoeks</strong>) a effettuare una valutazione del suo ingente patrimonio artistico in quanto considerato dalla donna massimo esperto nel settore antiquario.</p>
<p>La vicenda si svolge in un&#8217;imprecisata città europea, in cui Oldman rifugge da autentici rapporti interpersonali, non a caso indossando metaforicamente un paio di guanti. Ricerca costantemente la compagnia di un&#8217;opera d&#8217;arte, sia essa un dipinto o una scultura, privilegiando la riflessione e il soliloquio, come quando si trova in presenza della sua collezione privata popolata da decine di ritratti femminili che lo guardano come ad attendere solo un suo sguardo di complice apprezzamento.</p>
<p>È una tematica non nuova, per Tornatore, quella della fobia degli spazi aperti. Infatti, come già in un suo film del 1998, il protagonista de &#8220;La leggenda del Pianista sull&#8217;Oceano&#8221; temeva l&#8217;accesso al mondo esterno, così ora il regista ci svela il multisfaccettato carattere della giovane Claire: sfuggente, malata di agorafobia e per questo timorosa anche del più piccolo contatto umano che vanifica con minuzia, comunicando unicamente da dietro una porta nascosta della villa.</p>
<p>Due personaggi, due mondi diversi con storie antitetiche che mostrano, però, un&#8217;umanità di fondo molto simile, tratti marcati e altri meno che combaciano e si fondono, come in un gioco d&#8217;incastri. Proprio come quegli insoliti ingranaggi, quei singoli tasselli che Oldman ritrova sparsi qua e là nella villa. L&#8217;uno è incompleto senza l&#8217;altro. Ed è proprio questo continuo fondersi di sentimenti la vera bellezza del film che combacia e si immerge perfettamente nel ritmo serrato, tipico del thriller più intenso e che solo alla fine svelerà l&#8217;opera compiuta: così come, pezzo dopo pezzo, si giunge, finalmente, a costruire l&#8217;antico automa, così accade per le vicende interpersonali tra Oldman e la seducente Claire.</p>
<p>Attraverso un costante gioco di sguardi si costruiscono le intrecciate vicende della storia tra l&#8217;antiquario e la donna, ma quello che il primo non sa è che aiutare la ragazza avrebbe cambiato persino se stesso. Lo avrebbe trasformato in un uomo nuovo, pronto ad affrontare anche la dura realtà che Claire stava architettando alle sue spalle.</p>
<p>Proprio come l&#8217;assistente di Virgil riuscirà ad aprirgli gli occhi affermando che &#8220;i sentimenti umani sono come le opere d&#8217;arte, si possono simulare&#8221;, così Oldman comprende che è una strada che può percorrere esclusivamente da solo.</p>
<p>Un film sull&#8217;amore nella cornice del mondo delle aste, dunque, ma, più in generale, un lavoro sull&#8217;eterna dicotomia tra verità e finzione che molto spesso non sono distinguibili con chiarezza e lucidità. Tutto è sfumato, ma è proprio da questa nebbia che risalta ancor più il talento di un regista che riesce a creare un&#8217;opera come un pittore dipingerebbe e si perderebbe, come un infante, nella perpetua scoperta dei sentimenti umani; nell&#8217;ossessione del continuo percorrere quel filo tagliente fino a godere, infine, della tela compiuta, del lavoro portato a termine ma da cui si sprigiona ancora un alone magico, misterioso ed infinito, proprio come se ancora fosse in corso d&#8217;opera. Un film che riesce a mostrare solo alla fine l&#8217;autentico nella finzione per metterci alla prova, per ritemprarci e farci rinascere più forti. Perché è questa, dopotutto, la forza che spinge l&#8217;uomo ad affrontare il presente e a proseguire il cammino nonostante le avversità della vita.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>(di <strong><em>Luca Schirripa</em></strong>)</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Prigionieri di un prefabbricato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Nov 2011 10:38:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicologia e sessuologia]]></category>
		<category><![CDATA[biografia]]></category>
		<category><![CDATA[casa]]></category>
		<category><![CDATA[verità]]></category>
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					<description><![CDATA[<img width="300" height="106" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2011/11/visore-2-prefabbricato-300x106-1.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" /><p>Falsità e autenticità: una contrapposizione insanabile?</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="106" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2011/11/visore-2-prefabbricato-300x106-1.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" /><p>Ai sopravvissuti alle grandi <strong>catastrofi naturali </strong>è sovente assegnata una nuova <strong>casa</strong>. Casa provvisoria, si intende, nell’attesa che la vecchia e vera casa sia restaurata e con essa ripristinati<strong> ricordi</strong>,<strong> sentimenti</strong>, <strong>passioni </strong>senza la quali non si può vivere a lungo. Ma i tempi sovente superano le iniziali e ottimistiche previsioni; così le case provvisorie si vestono di gerani rossi alle finestre, si allargano in verande con tavoli coperti di tovaglie a quadretti per cenare all’aperto e all’interno si portano quadri, fotografie e oggetti che rappresentano memorie del passato. Guardandole sembrano vere case. Anche ci le abita finisce per crederlo; dimentica che esse aldilà dell<strong>’apparenza </strong>sono prive di fondamenta, edificate in fretta su blocchi di <strong>cemento</strong> che non affondano nel terreno esse espongono i loro abitanti a rischi uguali e forse superiori a quelli incontrati nel disastro che lì li ha costretti a rifugiarsi.<br />
Usciamo dalla metafora per un momento. Ogni vita incontra le sue<strong> catastrofi</strong>, momenti tragici in cui tutto sembra essere perduto e in cui è necessario ricostruirsi in fretta. Compaiono così “<strong>amori di fortuna</strong>”, “<strong>occupazioni traballanti</strong>”, “<strong>famiglie di supplenza</strong>”. Chi potrà biasimare o liquidare con il termine &#8220;<strong>difensivo</strong>”, frequente in psicologia, tali scelte. In qualche misura tutto è difensivo e per fortuna disponiamo di qualche difesa. Dove si colloca dunque il problema? Tornando alla metafora della casa direi nelle tovaglie e nei fiori. E traducendo direi nell’affezionarsi troppo a un’immagine di sé che non corrisponde al vero, non fondata in una storia personale, dimentica delle proprie scelte precedenti, ostinatamente legata all’idea che tutto è<strong> reversibile </strong>e <strong>rifondabile</strong>. In questi casi un nuovo<strong> trauma </strong>avrà sul soggetto le stesse conseguenze di un uragano che si abbatte su un prefabbricato. Sarà invece necessario impegnarsi nella messa in sicurezza della propria vera casa; scoprirne i punti di debolezza, accettare l’inestetismo dei contrafforti, vigilare sulla comparsa di nuove crepe, e infine nemmeno disprezzare la casa provvisoria che tenuta un po’ spoglia a <strong>disadorna</strong> ci ha comunque protetto e permesso di tornare alla nostra<strong> verità</strong>. Concediamoci dunque nei momenti di grande difficoltà di addolcire e romanzare un po’ la nostra <strong>biografia</strong>, anche questi abbellimenti di fatto ci appartengono e esprimono i nostri ideali, ma non indugiamo troppo e prima di essere costretti a farlo mettiamo mano al restauro di noi stessi.</p>
<p><em><strong>Marco Farina<br />
</strong></em></p>
<p><em>Psicoterapeuta </em></p>
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