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	<title>Triennale &#8211; Gilt Magazine</title>
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		<title>Il Museo del Design Italiano alla Triennale di Milano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Apr 2019 11:57:30 +0000</pubDate>
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<p>La Design Week si apre con un’importante novità per Milano: la <b>Triennale</b> presenta il <b>Museo del Design Italiano</b>, il primo allestimento permanente in Triennale. Lunedì 8 aprile 2019 si tiene la cerimonia di inaugurazione, a cui presenzia il Presidente del Consiglio <b>Giuseppe Conte</b>.</p>
<h3>Lo scopo</h3>
<p>Istituire il più importante centro internazionale dedicato al design italiano. Questa la volontà di  Stefano Boeri, Presidente della Triennale Milano. Il progetto guarda lontano e mira ad arricchire la collezione nel tempo, attraverso <b>politiche d’acquisizione mirate</b> e <b>collaborazioni</b> con archivi, aziende, scuole, università, musei.</p>
<h3>I numeri della partenza</h3>
<p>La collezione ospita già  alcuni tra i pezzi più iconici e rappresentativi del design italiano. Su una superficie di 1.300 mq sono esposti circa <b>200 oggetti</b> che raccontano una rivoluzione Made in Italy.  Protagonisti i materiali, le tecniche e i canoni estetici che hanno capovolto la nostra società.  Fotografie, campagne pubblicitarie, packaging originali relativi alla storia e al contesto dell’opera saranno esposti. Tutto ciò  per rendere fruibile l’arte del design non solo agli addetti ai lavori.</p>
<h3>Fil rouge: il tempo</h3>
<p>La sequenza delle opere procede seguendo l’ordine cronologico: <b>dal 1946 al 1981</b>. Dal <b>Dopoguerra</b> agli <b>anni Ottanta</b>, passando per il <b>miracolo economico</b>. La curva al piano terra del Palazzo dell’Arte mostra una timeline di eventi storici, politici, sociali e di costume italiani e internazionali. Uno dei periodi di grande influenza per il design e i designer italiani nel mondo. Segnato dall’arrivo sulla scena di importanti collettivi come <b>Memphis</b>, un collettivo italiano di design e architettura fondato da Ettore Sottsass, attivo tra il 1981 e il 1987, che sancì l’inizio di una nuova era nella produzione del design.</p>
<h3>Memoria storica e non solo</h3>
<p>“L’ambizione del Museo del Design Italiano è quella di essere <b>un luogo di ispirazione</b>, secondo il senso più antico della parola museo”, afferma <b>Joseph Grima</b>, direttore artistico. “Molto spesso il veicolo delle ispirazioni più intense e formative non sono gli oggetti inanimati, ma le voci delle persone che li hanno creati e la narrazione di dettagli apparentemente banali. […] Abbiamo quindi deciso di includere nel percorso alcune <b>voci degli autori che hanno creato gli oggetti esposti</b>, cui è stato chiesto di raccontare in maniera semplice e diretta la genesi delle loro creazioni e le condizioni culturali alle quali ogni oggetto rispondeva”. Svariati approfondimenti saranno forniti dalle <b>interviste telefoniche</b> con gli artisti.</p>
<h3>Fasi del progetto</h3>
<p>Il progetto di ampliamento sarà legato al lancio di un <b>concorso di progettazione internazionale</b> che sarà bandito entro maggio 2019 e che prevede:</p>
<ul>
<li>nuovi spazi espositivi</li>
<li>riorganizzazione degli Archivi per un totale di 6.000 mq.</li>
</ul>
<p>Uno specifico comitato dedicato alle acquisizioni si occuperà di arricchire la collezione negli anni.</p>
<p>Questa prima fase del Museo del Design Italiano rappresenta il punto di partenza del disegno che vede protagonista Milano come <b>capitale globale dell</b>’<b>industrial design</b>. Fortemente voluto da Stefano Boeri, in collaborazione con un comitato scientifico che riunisce prestigiosi nomi del design e dell’architettura, tra cui: Paola Antonelli, Mario Bellini, Andrea Branzi, Antonio Citterio, Michele De Lucchi, Piero Lissoni, Claudio Luti, Fabio Novembre, Patricia Urquiola. Presente il sostegno del Mibac e di altri soci della Triennale, e concordato con ADI e Assolombarda, con cui la Triennale sta costituendo un’associazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b><i>di Agnese Lucia Ialuna </i></b></p>
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		<title>Miart 2019: un’avventura che continua</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Mar 2019 18:33:55 +0000</pubDate>
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<b>miart 2019: “Abbi cara ogni cosa”</b><br />
Il titolo stesso dell’intera manifestazione è tratto dalla traduzione del poema <i>Hold Everything Dear </i>di Gareth Evans: “<b>Abbi cara ogni cosa</b>”. «<i>Lo sguardo dell’arte getta una </i><i>luce </i><i>di attenzione sulle cose e, così facendo, genera valori che la storia, il collezionismo e i musei decidono di custodire, con un gesto di cura”,</i> afferma il direttore artistico <b>Alessandro Rabottini</b>, «<i>P</i><i>er questa edizione, miart porge al suo pubblico l’invito a fare proprio il gesto di attenzione con cui l’arte custodisce la realtà nel momento in cui la trasforma</i>»<i>.</i><br />
L’arte osserva la realtà, posa uno sguardo che è tanto una forma di attenzione quanto un <b>invito all’attenzione</b>: si concentra anche sugli aspetti della vita apparentemente insignificanti, trasformandoli in potenti simboli dell’esistenza umana.<br />
Durante le tre giornate di apertura al pubblico, miart offrirà opportunità e spunti per artisti, curatori, collezionisti, designer e pensatori internazionali, che avranno la possibilità di confrontarsi attorno a un tema unificante che, per l’attuale edizione, è il <b>bene comune</b>. Questo concetto sarà esplorato nelle sue molteplici declinazioni: la sua natura, le sue manifestazioni attuali, come crearlo, proteggerlo e quali possano essere le sue future espressioni.<br />
Come da tradizione, <b>miart</b> si svolgerà in concomitanza alla <b>Milano Art Week </b>(1-7 aprile), diventandone l’epicentro stesso: una settimana di <b>inaugurazioni</b>,<b> eventi</b>, <b>mostre </b>e<b> aperture speciali </b>che coinvolgeranno l’intera città. Le maggiori istituzioni pubbliche e fondazioni private, dalla Fondazione Prada all’Hangar Bicocca, dal Museo del Novecento alla Triennale, collaboreranno sinergicamente nella creazione di un calendario ricco di iniziative dedicate <b>all’arte moderna</b>, all’<b>arte contemporanea </b>e al <b>design</b>.<br />
Sarà dunque un’importante occasione di confronto e riflessione sullo stato attuale del mondo dell’arte e su come l’arte stessa possa testimoniare il presente che stiamo vivendo con tutte le sue sfaccettature e problematiche: dalla creatività femminile alle emergenze climatiche, dall’identità individuale fino ai nuovi traguardi della tecnologia. In questo scenario emerge in modo sempre più preminente la <b>responsabilità sociale dell’arte </b>nell’ottica del bene comune.<br />
<b>miart 2019: la Fiera  </b><br />
Sono molti i <b>partner</b> e gli <b>sponsor</b> di questa edizione di miart coinvolti nelle esposizioni, nei premi offerti e nei miartalks. Quest’anno la fiera sarà caratterizzata da una significativa crescita, tanto in dimensioni quanto ad importanza, rispetto alle edizioni precedenti: tra gli espositori in mostra, molti confermano il rapporto con miart, con i collezionisti e con il pubblico; cospicuo è anche il numero di nomi nuovi che hanno scelto per la prima volta Milano come palcoscenico.<br />
Le <b>186 gallerie internazionali</b> selezionate, provenienti da <b>19 paesi</b>, rendono miart la fiera italiana con la più ampia offerta cronologica di opere d’arte, una vera e propria <b>piattaforma di dialogo</b> sulla continuità tra generazioni di artisti: dai primi anni del XX secolo alle creazioni più recenti, dai maestri del Dopoguerra ai talenti emergenti.<br />
Le gallerie saranno suddivise in <b>sette sezioni</b>: le gallerie affermate di arte contemporanea e moderna (<b>Established</b> e <b>Established Masters</b>), di arte emergente (<b>Emergent</b>) e di design (<b>Object</b>). Un’attenzione particolare sarà inoltre riservata a <b>Generations</b>, che darà vita a dialoghi tra artisti di generazioni diverse, e <b>Decades</b>, che rappresenterà il Novecento attraverso un percorso scandito per decenni. E infine <b>On Demand</b>, sezione trasversale dedicata a opere che vivono grazie alla relazione con il contesto.<br />
Una novità interessante sarà la campagna visiva multimediale <b>Horizon</b>, locandina dell’evento diffusa su tutti i social, affidata al fotografo Jonathan Frantini e diretta da Francesco Valtolina. Un gruppo di giovani spensierati gioca sullo sfondo di suggestivi scenari estivi, dando vita ad un racconto per immagini che celebra il momento della transizione, del cambiamento e dell’attesa del futuro.<br />
In un settore sempre più affollato di fiere, mostre e nuove proposte, miart vuole emergere per una spiccata attitudine alla ricerca, all’osservazione della società e dei suoi cambiamenti, facendo dell’<b>impegno riflessivo e divulgativo</b> uno dei suoi punti di forza. L’obiettivo a lungo termine è quello di realizzare un percorso che porti miart ad essere attiva nella produzione moderna e contemporanea durante tutto l’anno e non solo nei tre giorni dell’evento, con la prospettiva di un progetto di più ampio respiro per cui la cultura dovrebbe essere percepita come asse strategico per generare valore.<br />
Così facendo, miart si propone come motore di crescita per l’Italia, paese con un enorme patrimonio culturale ma con scarsa consapevolezza delle innumerevoli potenzialità dell’arte stessa nel generare ricchezza e benessere.<br />
&nbsp;<br />
<b><i>di Sofia Balbino</i></b></p>
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		<title>L&#8217;Età in mostra</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Mar 2012 23:37:44 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<img width="300" height="106" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/03/TriennaleMilano_Visore2-300x106-1.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" /><p>Alla Triennale di Milano un'esposizione di artisti sulle tre fasi umane della vita</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="106" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/03/TriennaleMilano_Visore2-300x106-1.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" /><p>Vecchio non è solo un aggettivo poco elegante. E oggi, forse, è del tutto sbagliato. “Le rughe non coprirle che ci ho messo una vita a farmele venire”. <strong>Anna Magnani</strong> aveva prima di tutti capito che le età della vita non sono una semplice successione delle fasi della nostra esistenza, ma costruiscono, fino alla totalità, la nostra persona. Quali sono, quindi, i momenti principali della vita umana? La mostra <em>Da&nbsp; Zero a cento</em>: le nuove età della vita, in programma alla<strong> Triennale</strong> di Milano fino al <strong>1 aprile</strong>, cerca di spiegare proprio la nuova concezione della vita umana, per uscire dalla tradizionale scansione nelle<strong> tre età umane</strong>, raccontata splendidamente da <strong>Gustav Klimt</strong> nel dipinto <em>Le tre età della donna</em> (1905). L’esposizione è stata ideata dalla <strong>Fondazione Golinelli</strong> e curata da<strong> Giovanni Carrada</strong> e <strong>Cristiana Perrella</strong>. Oggi le fasi della vita sono sei: pre-nascita, infanzia, adolescenza, gioventù, maturità, vecchiaia e vengono indagate con un dialogo tra arte e scienza. In ogni ambiente espositivo è confrontata l’opera di un artista contemporaneo con percorsi e scoperte&nbsp; scientifiche. I dati, le ricerche, le statistiche sono affiancate a opere come la bolla d’aria chiusa nel <em>plexiglass</em> di <strong>Anosh Kapoor</strong>, simbolo della vita, altri artisti come <strong>Evan Baden</strong>, <strong>Guy Ben-Ner</strong>, <strong>Nicola Pellegrini</strong> e molti altri. Tutta la mostra spiega la nuova condizione&nbsp;&nbsp; della vita umana colta sia a livello scientifico e genetico sia nell’essenza più profonda dell’arte e delle emozioni. L’uomo è più forte, più libero e pieno di vita in più.</p>
<p><em><strong>Ilaria Forastieri</strong></em></p>
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