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	<title>Todd Haynes &#8211; Gilt Magazine</title>
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		<title>Dark Waters, al cinema dal 20 Febbraio 2020</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Feb 2020 10:16:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="230" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2020/02/Dark-Waters-1-768x230.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Dark Waters" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2020/02/Dark-Waters-1-768x230.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2020/02/Dark-Waters-1-300x90.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2020/02/Dark-Waters-1-480x144.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2020/02/Dark-Waters-1.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>Il 20 Febbraio 2020 esce al cinema Dark Waters, un docudrama fortemente fattuale che racconta l'avvelenamento della vita di migliaia di americani</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.giltmagazine.it/lifestyle/teatro-e-cinema/dark-waters-al-cinema-dal-20-febbraio-2020/">Dark Waters, al cinema dal 20 Febbraio 2020</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.giltmagazine.it">Gilt Magazine</a>.</p>
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<p>Il <b>20 Febbraio 2020</b> esce al cinema <b>Dark Waters (Cattive Acque)</b>, un docudrama fortemente fattuale che racconta l&#8217;avvelenamento della vita di migliaia di americani. Per la regia di <b>Todd Haynes</b>, la pellicola si ispira a una vicenda realmente accaduta e riportata alla ribalta da un articolo del <b>New York Times</b> del 2016.</p>
<h3>Breve sinossi</h3>
<p><b>Mark Ruffalo</b> interpreta Rob Bilott, l’avvocato che negli anni ’90 ha sfidato il colosso dell’industria chimica Dupont in una titanica lotta al potere. Il film descrive un’estenuante battaglia legale durata 19 anni che porta alla luce ciò che la DuPont aveva insabbiato per anni: lo sversamento di sostanze chimiche nocive in una discarica di proprietà aziendale, le cui fuoriuscite si riversavano nelle terre e nella rete idrica circostanti.</p>
<p>Wilbur Tennant, padre di una famiglia che ha lavorato sulla stessa proprietà agricola per generazioni, è il primo a rivolgersi a Rob Billot dopo aver iniziato a perdere il bestiame in modo allarmante. Rob Bilott si prospetta l’antieroe per eccellenza. Un avvocato difensore aziendale i cui clienti principali erano aziende chimiche, i “cattivi”, ma le sue idee vengono ribaltate dalle indagini sulla DuPont. Dark Waters è la storia di come un uomo tenace abbia rappresentato <b>i diritti di 70mila cittadini</b> dell’Ohio e della Virginia. <b>Una storia di impegno e diritto civile</b>.</p>
<h3>Una necessità personale e collettiva</h3>
<p>Il 6 Gennaio 2016 il New York Times pubblica l’appassionante cronaca di <b>Nathaniel Rich</b> sul lavoro dell’avvocato di Cincinnati <b>Rob Bilott</b>: “The Lawyer Who Became Dupont’s Worst Nightmare” (L&#8217;avvocato che è diventato il peggior incubo di Dupont).</p>
<p>Dopo che Mark Ruffalo legge l’articolo scatta qualcosa in lui. Come attore e ambientalista, sente che un film sulla battaglia di Bilott potrebbe essere una chiave di lettura unica e reale delle tematiche ambientali odierne. Così decide di coprodurre Dark Waters, pellicola estremamente attuale che si colloca in una comunicazione massiva di denuncia.</p>
<p>Ruffalo aveva già affrontato nella sua carriera tematiche delicate e di denuncia. “Il caso Spotlight”, ad esempio, raccontava l’investigazione del Boston Globe sugli abusi sui bambini da parte di esponenti della Chiesa Cattolica. Ruffalo ha interpretato il ruolo del giornalista Rezendes, per il quale ha ricevuto una nomination agli Academy Awards come Miglior Attore non Protagonista.</p>
<h3>Dalla cronaca</h3>
<p>Un genere di film che il regista definisce “dell’informatore”, che abbiamo già visto in titoli come “Erin Brockovich” di Soderbergh, e “A Civil Action” di Zaillian. Eppure Dark Waters, nel suo modo incredibilmente reale e intricato, ripristina un po’ dello shock originale. “È ovvio che gli abusi di potere, le minacce e le coperture &#8211; siano aziendali, industriali o governative &#8211; saranno rivelate. È proprio questo che costituisce l’aspettativa della narrazione, fatta di eventi spesso già incombenti prima ancora di arrivare sul grande schermo. Ma, il vero focus dei film sugli informatori, è tutto incentrato sull’uomo qualunque, sul suo percorso, sui rischi psichici, emotivi o addirittura mortali, che deve affrontare<b> un uomo che si batte per la verità</b>”, afferma il regista Todd Haynes. Di nuovo, rispetto al passato, c’è la percezione che oggi il sistema sia truccato, più grande di tutti noi. Questo è ciò da cui attinge Dark Waters e che rende il film allo stesso tempo catartico e ispirante.</p>
<h3>Lieto fine?</h3>
<p>Dark Waters è un film che scatena rabbia, combattività contro il potere e che chiede giustizia. Ma non è solo un attacco all&#8217;avidità corporativa. È <b>un&#8217;esposizione alla corruzione ambientale</b> che abbiamo inconsapevolmente alimentato nel corso degli anni venerando prodotti che ci semplificano la vita, senza chiederci il perché ce la rendano più facile.</p>
<p>Piuttosto che finire con il riconoscimento di una vittoria, il film ci mostra <b>la lotta come una condizione in divenire</b>, trasformandosi in un manuale per vite imperfette, fatte di consapevolezza e disperazione. In questo modo, tutti noi rimaniamo dentro la storia; una storia che diventa la nostra stessa storia. Una lotta senza fine per la giustizia e una battaglia per le nostre vite.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b><i>di Giulia Garattini</i></b></p>
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		<title>L’Interdit by Givenchy: il gusto del proibito</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Aug 2019 11:46:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="230" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/07/Givenchy-Interdit-1-768x230.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Givenchy Interdit" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/07/Givenchy-Interdit-1-768x230.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/07/Givenchy-Interdit-1-300x90.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/07/Givenchy-Interdit-1-480x144.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/07/Givenchy-Interdit-1.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>L’Interdit by Givenchy: una nuova fragranza in cui il brivido cede il passo all’esaltazione, e la soglia del proibito è stata finalmente varcata</p>
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<h3>Una storia senza fine</h3>
<p>Quella de <b>L’Interdit by Givenchy</b> è una storia che nasce nel 1957, quando Hubert de Givenchy decide di creare una fragranza in onore della grande amica <b>Audrey Hepburn</b>. Una storia che continua fino al 2018, quando Givenchy ripropone la fragranza creando <b>l’Eau de Parfum</b>, più potente e memorabile. Oggi, nel 2019, questa storia non si è ancora conclusa. Ecco allora che Givenchy ha deciso di proporci una nuova versione di questa storica fragranza che da più di cinquant’anni accompagna il marchio francese: <b>l’Eau de Toilette</b>, pronta a voler mostrare il lato proibito e insolente di una donna.</p>
<h3>La forza dei fiori</h3>
<p>La nuova versione de L’Interdit by Givenchy nasce dalla passione dei maestri profumieri, selezionati appositamente della maison francese. I “nasi” di <b>Dominique Ropion, Anne Flipo e Fanny Ba</b><strong>l</strong> hanno dato vita ad una fragranza che infonde sulla pelle delle donne un <b>brivido inebriante</b>, rivelando un fiore di pavot diafano dal cuore oscuro che sovverte la composizione. La magia de L’Interdit nasce proprio dalla <b>doppia anima dei fiori</b>, che vede l’unione di fiori bianchi come la tuberosa e i fiori d’arancio, e l’anima oscura di vetiver e patchouli.</p>
<h3>Lo scrigno proibito</h3>
<p>Come sempre, quando si parla di Givenchy, niente è lasciato al caso. E se si tratta de L’Interdit non possono di certo mancare i dettagli sul flacone. Quello della nuova versione Eau de Toilette è un <b>omaggio al flacone originale del 1957</b>, grazie all’unione di <b>modernità e atemporalità</b>. Un’eleganza caratterizzata da forza e sobrietà, che rivela in trasparenza la tonalità luminosa di una fragranza color nude. La chiusura del nastro grigio satinato, sigillata dall’emblema della Maison, il logo argentato delle 4G, evoca tutto lo splendore e la freschezza dell’Eau de Toilette. L’astuccio bianco dal design puro è adornato da un <b>logo in oro rosa</b>. All’apertura, un colore inatteso stupisce, un audace rosso scarlatto che porta la <b>firma di Monsieur de Givenchy</b>.</p>
<h3>Rooney Mara, regina e musa de L’Interdit</h3>
<p>Per la versione Eau de Toilette de L’Interdit Givenchy ha scelto una musa d’eccezione, <b>Rooney Mara</b>, che invita ogni donna ad infrangere le convenzioni sperimentando il brivido della libertà. E questo Rooney Mara l’ha sempre dimostrato in ogni suo lavoro cinematografico. Nel video pubblicitario girato da <b>Todd Haynes</b>, Rooney Mara <b>supera il limite del proibito</b> con grazia e impertinenza. Avvolta in un abito in pizzo nero firmato Givenchy Haute Couture, in contrasto con il mood underground della metropolitana parigina, si rivela all’alba, esaltata e affascinata dal ricordo ancora vivo di una notte trasgressiva. E questo, secondo Givenchy, è quello che ogni donna dev’essere sempre pronta a fare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b><i>di Giulia Rizzi </i></b></p>
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