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	<title>the invisible man &#8211; Gilt Magazine</title>
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		<title>Liu Bolin, “The Invisible Man”: artista e performer camaleontico</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Mar 2019 17:35:15 +0000</pubDate>
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<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.giltmagazine.it/interview/liu-bolin-the-invisible-man-artista-performer-camaleontico/">Liu Bolin, “The Invisible Man”: artista e performer camaleontico</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.giltmagazine.it">Gilt Magazine</a>.</p>
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<p><span id="more-52614"></span></p>
<p><b>Liu Bolin</b> è un artista e performer cinese conosciuto nel mondo per ricorrere a metodi e tecniche camaleontiche per immergersi e divenire egli stesso parte dei diversi ambienti. Questo gli ha fatto guadagnare il soprannome di “<b>The Invisible Man</b>”, l’uomo invisibile. Gilt ha avuto il piacere di intervistarlo.</p>
<p><b>Il “camouflage” come protesta silenziosa contro lo stato: com’è nata questa idea?</b></p>
<p>Dal 16 Novembre 2005, il governo ha demolito il mio Villaggio di Arte Internazionale. Fu allora che iniziai una serie di creazioni per esprimere un tipo di protesta volta a sollecitare creazioni artistiche. Negli anni seguenti si diffusero molti slogan di propaganda politica connessi allo sviluppo sociale in Cina. I problemi di sviluppo economico – sicurezza del cibo, questioni ambientali e questioni energetiche – sono strettamente connessi alle mie opere. Il mio corpo è diventato un modo di esprimere il mio pensiero e un’attitudine verso le tematiche sociali.</p>
<p><b>Col tempo le sue performance hanno preso una piega via via sempre più politica. Ci racconti come declina nelle sue performance il clima politico cinese</b></p>
<p>Sin dalla creazione delle mie serie nel 2005, ho assunto un ragazzo che era stato licenziato, e fu allora che apparvero i primi slogan con un messaggio politico sullo sfondo. Cercai di analizzare alcuni aspetti strettamente legati alla realtà cinese. Molti di questi slogan esprimevano tematiche sociali forti; slogan simili, che furono censurati per alcuni anni, erano per lo più legati a pianificazioni familiari, pensiero unificato, elezioni legali. Tali informazioni sono in realtà un’espressione del modo di vivere quotidiano in Cina. Con la mia esibizione all’estero ho voluto condividere l’emergenza di diversi temi quali la crisi economica, l’anti terrorismo, le guerre locali…</p>
<p><b>Non è facile decidere di intraprendere un’opera di protesta contro il proprio stato, soprattutto se lo si fa contro un regime comunista. Ha mai avuto paura delle conseguenze di questa sua iniziativa, seppur lodevole?</b></p>
<p>Poiché il mio lavoro si basa principalmente sullo scattare foto – sto di fronte al mio soggetto e scatto la foto – non uso propriamente un linguaggio verbale per esprimere contro chi io sia contro. L’arte, infatti, può solo osservare, sentire soggettivamente. Quindi non ricevo informazioni da autorità competenti del governo, e nessuno mi ha mai dato una proibizione in merito. Di conseguenza, si è venuta a stabilire una relazione in cui nessuna delle due parti interferisce con l’altra. Per esempio, nel 2008 e nel 2009, alcuni dei miei lavori erano collegati alla sicurezza del cibo e all’ecologia. All’epoca i diversi media cinesi fecero molti reportage a proposito. Queste problematiche non riguardano soltanto me in qualità di artista, ma qualsiasi spettatore e qualsiasi fruitore assorbirà molta potenza dai miei lavori, e mediterà su di essi cercando di trovarne una soluzione.</p>
<p><b>Dove trova l’ispirazione per una nuova performance? Riesce a sorprendersi ogni volta?</b></p>
<p>A causa di un accumulo di lavori negli ultimi 10 anni, considero solo alcuni dei miei paesaggi &#8211; tra tutte le creazioni &#8211; come scenario nel mio lavoro, anche se magari questi lavori non saranno i migliori. Ci sarà qualche influenza sulle persone, userò alcuni sfondi creati da queste ultime come sorgente di ispirazione per il mio lavoro. Non importa chi sia, ma sarà il mio sfondo. Guardando indietro, dopo 15 anni di produzione artistica, alcuni dei miei primi paesaggi sono scomparsi, poiché sono cambiati i soggetti, come per esempio i primissimi scatti nell’invisibile villaggio di Suojia. Quando riproposi lo stesso scenario, divenne uno studio per alcuni artisti, poi quelle rovine furono spazzate via, ed ora non è altro che circondato da spazzatura. Tra altri 10 anni potrà diventare un edificio a più piani. Mi piace questo modo di porsi e di pensare quando colgo il significato di ciò che faccio, mi piace creare queste opere.</p>
<p><b>Sin da adolescente erano chiare la sua vena artistica e la sua creatività. Come ha reagito quando le sue performance e le sue opere sono uscite dai confini cinesi, per essere fruite e apprezzate in tutto il mondo?</b></p>
<p>In effetti sono molto fortunato e felice di aver intrapreso una carriera che riguarda ciò in cui sono bravo. È una professione che amo. È diventato uno stile di vita. Combino pensiero personale e crescita professionale in modo progressivo. In qualità di artista, rifletto sulle tematiche mondiali, penso alle persone, alla storia dell’arte nel suo sviluppo. Tutto questo è un’ispirazione per il mio lavoro. Sto comunicando con il mondo e mi rendo conto che lo smalto delle mie abilità è presente nelle mie opere. Questo diventerà una sorta di presentazione del mondo, un’espressione artistica che emergerà passo dopo passo con il mio crescere personale e professionale. Sono anche molto felice dei miei sforzi personali. Ho la libertà di lavorare come cittadino cinese all’estero semplicemente per creare arte. Sono molto fortunato. Ci sono tante persone che apprezzano la mia forma espressiva. Sono grato per questo. Cercherò nel futuro di re-inventarmi attraverso nuove tecnologie, nuove situazioni, nuovi stili e, quindi, una nuova vita artistica.</p>
<p>Ringraziamo Liu Bolin per la sua disponibilità a professionalità!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b><i>di Sara Baschirotto</i></b></p>
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		<title>Montenapoleone District festeggia il Chinese New Year</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Feb 2019 13:00:19 +0000</pubDate>
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<p>Quanti turisti provenienti dalla Cina arrivano a Milano ogni anno? Un’infinità. Quest’anno, però, in particolare modo, data la promozione offerta da WeChat (piattaforma di servizi più diffusa in Cina) che prevedeva una serie di eventi in giro per la città in occasione del <b>Capodanno Cinese</b>, festeggiatosi lo scorso 5 Febbraio, e che ha celebrato il maiale.<br />
Il<b> Montenapoleone District</b>, un vero e proprio mall a cielo aperto, ha dunque voluto, in collaborazione con <b>Fondazione Italia Cina</b>, rendere omaggio a questo popolo prostrandosi ai piedi del Duomo e facendo girare l’economia nelle principali vie dello shopping: via Montenapoleone, via Verri, via Sant’Andrea, via Bagutta e via Santo Spirito.<br />
Tra le boutique che hanno aderito, alcune presentano delle vetrine dedicate ai festeggiamenti, altre propongono esclusive capsule collection. Inoltre, la <b>Montenapoleone VIP Lounge</b>, nata da un progetto di MonteNapoleone District con la partecipazione di Global Blue, offrirà un ventaglio di benefit ed esperienze uniche e personalizzate. Inclusi nel voucher di accesso, un servizio di concierge esclusivo e la possibilità di spedire il bagaglio e i propri acquisti verso l&#8217;aeroporto di partenza. Grazie ai partner della lounge, i turisti extra-UE riceveranno assistenza per espletare tutte le formalità di tax refund senza stress e code.</p>
<h3>Montenapoleone District e Liu Bolin quando l’accoglienza si fa ancora più piacevole</h3>
<p>Parte fondamentale degli eventi organizzati da MonteNapoleone District è la mostra, visibile tra le 5 principali vie nominate in precedenza, di <b>Liu Bolin</b>, detto anche <strong>The Invisible Man</strong>. A dare vita a questa esposizione di opere dal titolo “<b>Liu Bolin. Hiding in the fashion </b><b>District</b>”, il contributo del Patrocinio dell’Ambasciata Cinese e del Comune di Milano.<br />
Uno sfondo perfetto per la divinità dell’anno in corso, il <b>maiale</b>, in quanto l’idea di mettere in evidenza l’attrito che molto spesso c’è tra la società e l’individuo, conduce a pensare alla difficile situazione in cui spesso vivono gli animali, che in fondo sono “esseri umani”. In Cina, li venerano e li considerano sacri, quindi, se si vuol fare un parallelismo assurdo, a volte sono considerati migliori delle persone.<br />
Le <b>venticinque opere</b>, che ripercorrono la poetica di Liu Bolin e che saranno visibili fino al 10 Febbraio, vengono accompagnate anche da una <b>performance live</b> dell’artista, alla quale sarà possibile accedere su invito l’11 Febbraio; tutto ciò è reso possibile grazie alla galleria di Verona che rappresenta Bolin in Italia, la Boxart. A fare da cornice a questo <b>body painting</b>, realizzato accuratamente sul corpo dell’artista da due suoi assistenti, sarà il Museo della Pietà Rondanini di Michelangelo presso il Castello Sforzesco.</p>
<h3>Liu Bolin: un artista che ispira alla vecchia scuola di Atene</h3>
<p>Nato a nord dello Shandong nel 1973, è diventato presto famoso grazie ai suoi scatti di performance appartenenti ad “Hiding in the city” per il suo modo di voler interpretare, attraverso il body painting, il rapporto che si va ad instaurare tra <b>uomo e natura</b>, tra pensiero e potere politico. Oggi, specialmente quando si parla di arte, non se ne riesce a dare il giusto valore e, Liu Bolin, vuole combattere questo con la sua camaleonticità, citando <strong>Aristotele</strong>.<br />
Il filosofo scriveva: <i>l’arte è mimesi</i>, e subito pensiamo ad un’imitazione della realtà. O ancora, <i>l’arte </i><i>non può mentire, </i>come ribatteva Platone. Termini come “mentire” e “imitare” conducono la mente all’<strong>inganno</strong>, ma non quello che tarpa le ali e fa del male, bensì un inganno in grado di far crescere le persone. Le interpretazioni dei pensieri della Scuola di Atene si traducono in Liu Bolin con il body painting.<br />
L’artista, giocando con la prospettiva, vuole imitare l’arte pura, senza equivoci o dispute, dedicandola a coloro che ammirano la vita e la verità. Una mostra fortemente consigliata nelle vie del Montenapoleone District, soprattutto se non volete perdere l’occasione di percorrere un “viaggio” interiore augurando tanta prosperità e buone nuove alla tanto amata Cina.</p>
<h3>Brand aderenti a Montenapoleone Chinese New Year 2019</h3>
<p><b>Via Montenapoleone</b><br />
Bottega Veneta, Brunello Cucinelli, Bulgari, Burberry, Cartier, Damiani, Dolce e Gabbana, Ermenegildo Zegna, Etro, Falconeri, Hogan, Illy Cafè, Iwc, Larusmiani, Loewe, Marni, Moncler, Montblanc, Omega, Panerai, Prada Donna, Prada Uomo, Salvini, Santoni, Sergio Rossi, Swatch, Van Cleef &amp; Arpels, Venini, Versace, Vetrerie di Empoli.<br />
<b>Via Sant’Andrea</b><br />
Agnona, Banner, Chiara Boni, Miu Miu, Moschino.<br />
<b>Via Verri</b><br />
Canali, Piaget, Tom Ford.<br />
<b>Via Santo Spirito</b><br />
Agresti, Carlo Tivioli, Il Bisonte, Isabel Marant, Lanvin, Stella McCartney, Zadig&amp;Voltaire.<br />
<b>Via Bagutta</b><br />
Almini, Promemoria Romeo Sozzi, René Caovilla.<br />
Per maggiori informazioni: <a href="http://gwep.musvc2.net/e/t?q=5%3dUgEXP%26I%3dB%26F%3dRgH%26G%3dQY%266%3d0HQ13y8l_Joza_Uy_Obun_Yq_Joza_T4T8O.ALyL3KlHCIpGBB.wMLR3Q_Fxdr_PCtL.6QxD%262%3dJ6KJ0C.F3Q%26tK%3dPgJa">www.montenapoleone.luxury/it.html</a><br />
&nbsp;<br />
<b><i>di Agnese Pasquinelli</i></b></p>
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