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	<title>scrittrice &#8211; Gilt Magazine</title>
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	<description>Un mondo dorato a portata di click</description>
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		<title>Wurth, è tutta una passione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[marco]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Sep 2013 17:20:01 +0000</pubDate>
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<p>Cosa c’è di meglio di una dose di energia positiva per tornare alla routine con l’umore giusto? Ecco perché noi di Gilt abbiamo scelto una donna giovane e bella che trasmetta grinta e voglia di fare, proprio per rientrare in città e al lavoro cariche!</p>
<p>Dall’imminente Festival di Venezia ai progetti per la stagione invernale, Giorgia Wurth si racconta con la semplicità di una ragazza, ma con l’esperienza di una donna…volete saperne di più?&nbsp;Basta un <em>Blink</em> (rapida occhiata a quanto segue) e il gioco è fatto!</p>
<p><strong>Il 2 settembre si&nbsp; avvicina e così la settantesima edizione del Festival del Cinema di Venezia. Emozionata per la presentazione del cortometraggio “Insieme &#8221; di </strong><em><strong>Annamaria Liguori di cui sei protagonista?</strong><br />
</em><em>Venezia emoziona sempre, a prescindere! Sono felice ed orgogliosa che proprio lì, per la prima volta, verrà proiettato “Insieme”, una storia delicata e drammatica ma che regala tanta speranza e positività a chi purtroppo è malato di tumore e alle loro famiglie.</em></p>
<p><em></em><strong>Nel corto interpreti un ruolo molto delicato e impegnativo, una ragazza malata. Come vivi il mutamento continuo imposto dal tuo mestiere?<em><br />
</em></strong><em>Lo vivo come un’opportunità, una scoperta, un’evoluzione, un mettersi in gioco. Il privilegio del mestiere dell’attore è proprio questo: avere la possibilità di approfondire e interpretare vite tanto distanti da te. In questo caso specifico poi, cioè dare corpo a una donna malata di cancro, mi fa pensare a quanto, per ora, sono fortunata.</em></p>
<p><em></em><strong>A proposito di mutamento, il tuo romanzo d’esordio “Tutta da rifare” racconta proprio di un processo di trasformazione, ma stavolta dal punto di vista estetico. Com&#8217;è il rapporto con il tuo corpo, con il tuo aspetto?<em><br />
</em></strong><em>È&nbsp;piuttosto negativo, nel senso che non mi piaccio quasi mai! Però ormai mi conosco: sono l’eterna insoddisfatta. E ho imparato a convivere con me stessa al punto da prendermi in giro da sola.</em></p>
<p><em></em><strong>Da attrice a conduttrice, da scrittrice di romanzi a giornalista: ti piacerebbe raccontarci come riesci a conciliare tutte queste passioni?<em><br />
</em></strong><em>Guarda, è molto più semplice di quanto si possa immaginare: se fai l’attore, di solito lavori pochi mesi all’anno. Io, quando non sono sul set, scrivo. E mi rimane ancora un sacco di tempo libero!</em></p>
<p><em></em><strong>Prima del cinema c’è stato anche il teatro, da cui sei partita, ti piacerebbe lavorare di nuovo sul palcoscenico?<em><br />
</em></strong><em>Amo il teatro più di ogni altra cosa! A settembre sarò in scena insieme a Marco Fiorini a Roma al teatro dei Servi con “Xanax”, uno spettacolo scritto da Angelo Longoni e diretto da Marco Falaguasta, che racconta la storia di due che rimangono bloccati in ascensore per tre giorni. Vi aspetto!</em></p>
<p><em></em><strong>Di palcoscenici e di set ne hai calcati diversi e non solo in Italia; cosa ci racconti? Che differenze hai riscontrato tra il cinema italiano e quello Svizzero ad esempio dove hai lavorato?<em><br />
</em></strong><em>Ho avuto la fortuna di lavorare molto in Svizzera, la mia seconda patria. Quello che mi ha colpito del cinema svizzero, è il fatto che lì non ci sono gerarchie: un film è un lavoro di squadra, dove il produttore vale tanto quanto il macchinista o il truccatore o la comparsa. Lavorare lì è un’esperienza di grande umanità. Vorrei fosse così anche in Italia, invece</em><em>…</em></p>
<p><em></em><strong>Tornando alla Giorgia conduttrice, l’esperienza di “Voglio Vivere Così” format andato in onda sul canale&nbsp; Cielo di Sky, cosa ti ha lasciato?&nbsp; Potresti essere tu un giorno a scegliere di cambiare vita radicalmente come i protagonisti del programma?<em><br />
</em></strong><em>Ci sto pensando seriamente da qualche mese a questa parte!</em></p>
<p><em></em><strong>…E ora, qual è la tua versione ideale del “Voglio Vivere Così”?<br />
</strong><em>Mi piacerebbe diventare mamma, magari adottando un bimbo.</em></p>
<p><em></em><strong>A un’attrice è d’obbligo questa domanda: film&nbsp; preferito?<em><br />
</em></strong><em>Te ne dico due: “Irina Palm” di </em><b>Sam Garbarski</b><em> e “Dolls” di </em><b>Takeshi Kitano.</b></p>
<p><em></em><strong>&#8230;E &nbsp;quale attore\attrice emergente preferisci in questo momento?<em><br />
</em></strong><em>Rosabell Laurenti Sellers. Anche se ormai credo abbia fatto più film di me, nonostante la sua giovanissima età!</em></p>
<p><em></em><strong>Nel mondo dello spettacolo è possibile instaurare amicizie solide e durature secondo te? Ad esempio con Violante Placido hai mantenuto i rapporti anche dopo aver lavorato insieme nella serie Sky su Moana Pozzi in cui interpretavi Cicciolina?<em><br />
</em></strong><em>Con Violante ci sentiamo poco, invece con Euridice Axen (mia sorella nel corto “Insieme”) ci sentiamo tutti i giorni. Generalmente però i miei amici fanno lavori molto più seri del mio!</em></p>
<p><strong>Bella, giovane, ma soprattutto brava, ti va di anticipare i tuoi progetti per il futuro a noi di Gilt?<em><br />
</em></strong><em>Troppo buona, grazie! Come ti dicevo a settembre e ottobre sarò in teatro, sempre a settembre partirà su Canale 5 la seconda serie delle “Tre rose di Eva”, in autunno uscirà al cinema “Oro Verde”, una commedia con Fausto Sciarappa, e poi presto, spero, sarà pronto il mio secondo romanzo!</em></p>
<p><em></em><strong>Un saluto a Gilt e ai suoi lettori!<em><br />
</em></strong><em>Buona vita a tutti!</em></p>
<p><em>&nbsp;</em></p>
<p><em>(di Margherita Esposito)</em></p>
<p><em>&nbsp;</em></p>
<p><em>&nbsp;</em></p>
<p><em>&nbsp;</em></p>
<p><em>&nbsp;</em></p>
<p><em>&nbsp;</em></p>
<p><b>&nbsp;</b></p>
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		<title>Giuseppina Torregrossa &#8211; “Scavo nell&#8217;animo dei miei personaggi”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Feb 2013 10:12:21 +0000</pubDate>
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<p>Nata a Palermo e madre di tre figli, <strong>Giuseppina Torregrossa</strong> vive tra la Sicilia e Roma. Laureata in <strong>medicina</strong> e dottore di ricerca in perinatologia, è una <strong>scrittrice</strong> dal tocco raffinato e sensuale. Nel 2007 esce il suo primo romanzo, <em>L’assaggiatrice</em>, per gli editori Rubbettino. Con il monologo teatrale <em>Adele </em>(Borgia Editore) vince nel 2008 il premio “Donne e teatro”. Il 2009 è l’anno di partenza della fortunata collaborazione con Mondadori. Con la nota casa editrice milanese pubblica <em>Il conto delle minne</em> (2009), <em>Manna, miele, ferro e fuoco </em>(2011) e <em>Panza e prisenza </em>(2012). Protagoniste dei suoi romanzi sono sempre le donne: avvenenti e intelligenti, alcune colte e ben inserite nel mondo del lavoro, donne comuni ma dotate di grande talento, ricche di fascino e di pudore, che tuttavia alla fine cedono il passo alla supremazia maschile, come se fossero vittime di quell&#8217;eterno caso per cui “il volere degli uomini è destino”. Donne in cui la stessa autrice di ritrova: “<em>Io sono tutti i miei personaggi”, </em>racconta a Giltmagazine.</p>
<p><strong>Giuseppina Torregrossa, lei è medico, scrittrice di buona fortuna e madre di tre figli. Come ha saputo conciliare questi diversi aspetti della vita?<br />
</strong><em>Un colpo di fortuna! La scrittura è stata a lungo sacrificata nei periodi di intenso lavoro e di crescita dei figli, ma poi le cose cambiano e gli spazi prima risicati si dilatano.</em></p>
<p><strong>Lei era ginecologa. Ha smesso perché ha capito che voleva fare la scrittrice?<br />
</strong><em>No, per motivi di salute.</em></p>
<p><strong>Da quando lo fa?<br />
</strong><em>Ho sempre scritto, fin da quando ero bambina. Nel 2007 ho pubblicato il mio primo libro e così gli altri hanno potuto leggermi.</em></p>
<p><strong>C’è qualcosa in comune tra il medico e lo scrittore?<br />
</strong><em>Credo di sì; c’è l’obbligo per il medico di approfondire la conoscenza del paziente, la necessità per lo scrittore di scavare nell’animo dei personaggi.</em></p>
<p><strong>Fare la ginecologa l’ha aiutata a conoscere meglio le donne?<br />
</strong><em>Non lo so. Mi ha permesso però di conoscere lo stretto legame che c’è tra anima e corpo, certamente gli studi di medicina sono stati preziosi.</em></p>
<p><strong>Nei suoi romanzi la donna e il suo corpo sono i protagonisti di una lotta verso l’emancipazione, gridata sulla carta, ma in realtà ancora arrancante. Pensa che i tempi siano ancora lunghi prima di poter ottenere una totale parità tra i sessi oppure in questi anni qualcosa sia cambiato?<br />
</strong><em>Negli ultimi anni molte cose sono cambiate. La parità è ancora lontana, le donne ubbidiscono ancora a un freno interiore che impedisce loro di realizzare pienamente i propri talenti. E’ come se si sentissero in colpa per ogni successo. Poi c’è la questione sociale, la nostra è una società ancora maschilista.</em></p>
<p><strong>Protagoniste dei suoi romanzi sono sempre le donne, avvenenti e intelligenti, alcune colte e ben inserite nel mondo del lavoro, che tuttavia alla fine cedono il passo alla supremazia maschile, come se fossero vittime di quell&#8217;eterno caso per cui “il volere degli uomini è destino”. Lei dall’esterno rappresenta il prototipo contrario: si riconosce nelle tue eroine? E se sì, quanto c’è di Giuseppina in Marò?<br />
</strong><em>Io sono tutti i miei personaggi. Non tutte le mie donne sono avvenenti, spesso sono dotate di una bellezza ordinaria, comune. Ma il talento regala loro una grande dose di fascino… Marò è piena di fragilità, io ne ho tante ed è così vera nel mostrarle senza pudore.</em></p>
<p><strong>I suoi libri sono intrisi di “sicilianità” e questa essenza, tra le tante, è la più forte. Lei si divide tra Roma e Palermo; nei momenti di lontananza cosa le manca della Sicilia e quale pensiero ne allevia la malinconia? E di cosa, invece, ne farebbe volentieri a meno?<br />
</strong><em>La Sicilia mi manca sempre; mi manca la luce che agisce profondamente sul tono del mio umore. Farei a meno della nostra indolenza e del nostro feudalesimo, ma forse è parte integrante del fascino che la Sicilia esercita.</em></p>
<p><strong><em>“Panza e Prisenza”, </em></strong><strong>la sua ultima fatica letteraria, è un’opera a metà strada tra il thriller e il romanzo. In un punto del libro la protagonista si avvicina alla soluzione del caso attraverso due piccole tracce: i romanzi <em>Una storia semplice </em>di Leonardo Sciascia e <em>L’incostante </em>di Marie de Régnier. Che valore hanno per lei questi due romanzi e, al di là di <em>Panza e Prisenza</em>, cosa le hanno insegnato?<br />
</strong><em>Per quanto riguarda Sciascia in generale, credo che sia stato l’interprete più lucido della nostra realtà, l’intellettuale più interessante del nostro secolo insieme a Pasolini. Anche una storia breve è costruita come un giallo, ma serve a raccontare ben altro. L’incostante è solo una citazione. L’autrice è stata l’amante di D’annunzio una donna ambivalente, voluttuosa e forse anche altro. Mi serviva per introdurre un’atmosfera morbosa nel mio romanzo</em>.</p>
<p><strong>La cucina è un godimento fisico, un atto di amore. Le fasi di preparazione di una portata succulenta ricordano i preliminari dell’amore fisico. Ci suggerisce una ricetta con la quale conquistare i nostri lettori e, perché no, i nostri amori in queste freddi notti invernali?<br />
</strong><em>Credo che ognuno di noi abbia la propria ricetta, legata agli ingredienti del posto in cui si è nati, e alla tradizione familiare. A me piacciono le gelatine, quella di cannella che si prepara nel siracusano, il profumo intenso è un invito all’amore. E quella di anguria che noi chiamiamo gelo di mellone, per il colore rosso intenso, la consistenza tremula che è un richiamo irresistibile per la carne. Quella di caffè amaro, per quel marrone scuro che suggerisce torbide fantasie…</em></p>
<p><strong>Nei suoi romanzi spesso l’eros è associato al cibo. Che tipo di connessione esiste tra le due entità?<br />
</strong><em>Si tratta di due bisogni primari dell’uomo, il cibo legato alla sopravvivenza dell’organismo, il sesso a quella della specie. Poi intervengono i fattori culturali e ognuno di noi trova le connessioni che più gli aggradano</em></p>
<p><strong>Se la sua scrittura fosse un piatto, cosa sarebbe?<br />
</strong><em>Una caponata di melanzane.</em></p>
<p><strong>Ci sarà un nuovo caso per Marò? Possiamo sperare in un “sequel” di <em>Panza e Prisenza</em>?<br />
</strong><em>Sì, ci sarà.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>(di <strong><em>Rosa Gioffré</em></strong>)</p>
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