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	<title>scienza &#8211; Gilt Magazine</title>
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	<description>Un mondo dorato a portata di click</description>
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	<title>scienza &#8211; Gilt Magazine</title>
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		<title>Almost nothing. Cern: la scoperta del futuro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 17 Nov 2018 09:19:20 +0000</pubDate>
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<p>Come si può pensare anche solo per un momento di lasciare tutto al caso e non fermarsi a meditare almeno un attimo su che cosa ne sarà del nostro <b>futuro</b>? Quale sarà l’ambiente di cui faremo parte e che ci circonderà in ogni momento della nostra giornata? Ma soprattutto, chi cercherà la risposta a tutte le nostre domande per riuscire ad affrontare al meglio il mondo di cui faremo parte? Ve lo siete mai chiesti?</p>
<p>Pare proprio che il collettivo di artisti e filmmakers di <b>ZimmerFrei</b> abbia cercato di dare risposta a tutte queste domande, e con l’aiuto dei suoi collaboratori Massimo Carozzi, Anna De  Manincor e Anna Rispoli &#8211; che hanno fondato tutto questo a Bologna nel 2000 &#8211; hanno dato vita ad una vera e propria collaborazione per produrre dei film che diano la possibilità di investigare dettagli di contemporaneità attraverso le abitudini, la cultura, la società a cui appartiene l’umanità d’oggi con l’utilizzo delle arti visive, delle performances, della musica e dello spettacolo. <b>Almost nothing</b> è proprio questo: uno dei migliori esperimenti cinematografici mai riusciti.</p>
<h3>Almost nothing, parliamo veramente “quasi del nulla”?</h3>
<p>Titolo discutibile quello di un film che non si sofferma soltanto sull’analizzare quello che vedono tutti, non vi pare? Eppure, da fuori, <b>Cern</b>, sembra esattamente questo: un insieme di fisici delle particelle, collocati in una cittadina che si trova tra la Francia e la Svizzera, che cercano di trovare una risposta alle loro teorie tramite l’utilizzo della <b>scienza</b> e della <b>fisica</b>. Ma che cos’è in realtà?</p>
<p>In verità, parliamo di un gruppo molto vasto di persone che lavorano come se fossero un unico cervello, un’unica macchina che cerca di mettere corpo e mente nelle proprie scoperte; gente che ha una vita, che instaura delle relazioni fisiche ed emotive con gli altri, che combatte ogni giorno per creare delle nuove regole di funzionamento di un sistema che sembra già pianificato. Uomini che non smettono di costruire delle vere e proprie basi per una società che non si vedono in superficie, come potremmo dire per il lavoro degli architetti, ma che lasciano spazio a pensieri molto più profondi e di spessore.</p>
<h3>Almost nothing&#8230;Utopia o realtà?</h3>
<p>La <b>ZimmerFrei</b> ha più volte raccontato quanto tempo e dedizione ha portato la realizzazione di questo film: a partire dagli ambienti più inusuali, più disabitati e spaesati in cui girare, fino ad arrivare alle scrivanie e agli uffici di questi uomini e donne solamente per fare loro delle domande, in 16 minuti di tempo, con la speranza di ricevere una risposta che non si sa se sarebbe stata coperta totalmente dal suono di alcuni dei più grandi macchinari scientifici del nostro Pianeta.</p>
<p>Perfino <b>Anna De Manincor</b>, citando i suoi colleghi, spiega con quale stupore e con quale gioia si erano trovati ad affrontare una comunità che sembrava aver creato una connessione tra la propria vita e la scienza, rendendola una cosa unica. Come si erano sentiti davanti ad un “villaggio utopico” in cui nessuno sembrava lamentarsi del proprio lavoro, ma tutti parevano invece soddisfatti in ogni momento in cui si trovavano in quel luogo.</p>
<p>Per questo, nulla poteva essere più soddisfacente del risultato del documentario che è stato prodotto. L’<b>inverosimile</b>, il <b>surreale</b> e il <b>reale</b> sono riusciti a coalizzarsi tra loro in un&#8217;unica registrazione, dando a vita a quello che fin dal principio si era ricercato.</p>
<p>Non manca altro che immergervi nella visione di questo film, considerato uno dei più grandi ed interessanti documentari dal <b>Ministero dei Beni Culturali e del Turismo</b>, per capire esattamente di cosa stiamo parlando e di ciò che vogliamo trasmettere per farvi comprendere che, la maggior parte delle volte, andare oltre quello che si vede superficialmente si rivela molto più di quello che avremmo pensato. Dal <b>18 novembre</b> 2018 in tutte le sale cinematografiche italiane.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b><i>di Luciana Losada </i></b></p>
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		<title>&#8220;Riesci a immaginare&#8221; The master</title>
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		<dc:creator><![CDATA[marco]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Jan 2013 14:53:24 +0000</pubDate>
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<p>Due attori da Oscar ma dov&#8217;è il filo logico, l&#8217;introspezione? È un film piatto, eccessivamente piatto, nonostante l&#8217;eccellente fotografia.</p>
<p>La prolissa vicenda ambientata negli anni &#8217;50 si basa su un gruppo riunito attorno al capo di una setta battezzata &#8220;La Causa&#8221;, Lancaster Dodd (<strong>Philip Seymour Hoffman</strong>), sedicente &#8220;<em>scrittore, medico, fisico nucleare e filosofo teoretico</em>&#8221; che col suo credo funge da collante tra i fedeli, inclusa la figlia Mary-Sue (<strong>Amy Adams</strong>).</p>
<p>Un giorno, tra i preparativi per il matrimonio della figlia, Dodd chiede aiuto a Freddie Quell (<strong>Joaquin Phoenix</strong>), un ex marine che si risveglia sulla nave di Dodd, in qualità di marinaio e preparatore di bevande alcoliche &#8220;miracolose&#8221; sfruttando come ingrediente, tra gli altri, del solvente per vernici.</p>
<p>I primi contatti tra i due non sono dei migliori. Quell, del resto, non viene da un passato facile: tra una madre finita qualche anno prima in manicomio, un padre deceduto per alcol e gli orrori della guerra dai quali cerca di fuggire, resta sempre marchiato dal trauma mentale che si porta dietro dalla fine del conflitto.</p>
<p>Una volta giunti a terra si scopre di più su &#8220;La Causa&#8221;, chiamata così per fuorviare ogni collegamento a Scientology, nata più o meno negli stessi anni, e sul suo modo di &#8220;curare&#8221; i pazienti. Il &#8220;Maestro&#8221; Dodd basa infatti le proprie teorie su una &#8220;nuova scienza&#8221; nettamente contrapposta a quella ufficiale. Anche se in teoria il metodo sembra funzionare, in pratica non è così. Quell si sottopone alla curiosa terapia di Dodd a base di domande su amori, affetti, istinti sessuali repressi ricevendo, di contro, risposte costantemente monosillabiche.</p>
<p>Sembra essere perplesso anche lo spettatore in sala che si aspetta continuamente quel fil-rouge, quella flebile lucina che pare scorrerci dinanzi agli occhi all&#8217;inizio ma che poi si affievolisce via via e non perviene più fino alla fine del film, in cui Freddie, semplicemente, scompare, con una risatina. Ma è forse proprio l&#8217;impianto di una sceneggiatura piatta che si lega alle teorie pseudo-scientifiche di Dodd il vero leitmotiv da seguire. Le lente vicende che si susseguono sembrano infatti funzionali alla pedanteria che circonda tutto il film. Per ricostruire il mondo devastato dalla guerra è allora necessario effettuare un processo di trasmigrazione dei propri ricordi traumatici nell&#8217;immaginazione come unica possibilità di riscatto, nella ferma credenza che tutto sia ancora possibile. Non a caso un&#8217;adepta domanda al maestro come mai, nel suo libro, si sia passati da un &#8220;riesci a ricordare?&#8221; ad un &#8220;riesci a immaginare?&#8221;.</p>
<p>Questa continua ricerca &#8220;a tentoni&#8221; di un tracciato da seguire, da parte dello spettatore vanifica, ad ogni modo, tutta l&#8217;aura mistica che invano il regista cerca di evidenziare.<br />
The Master tradisce le attese come l&#8217;allievo, prima o poi, è tradito dal maestro. Anche se con qualche buono spunto, nel complesso resta un film ridondante e di debole impatto emotivo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>(di<strong><em>&nbsp;</em></strong><strong><em>Luca Schirripa</em></strong>)</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Cloud Atlas &#8211; Sei personaggi &#8220;in cerca&#8221; di Tom</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Jan 2013 10:56:18 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="768" height="273" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2013/01/Sei-personaggi-“in-cerca”-di-Tom-_1-768x273.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2013/01/Sei-personaggi-“in-cerca”-di-Tom-_1-768x273.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2013/01/Sei-personaggi-“in-cerca”-di-Tom-_1-300x106.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2013/01/Sei-personaggi-“in-cerca”-di-Tom-_1-480x170.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2013/01/Sei-personaggi-“in-cerca”-di-Tom-_1.jpg 930w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>Dopo un periodo di pausa,&nbsp;<strong>Tom Hanks</strong>&nbsp;torna a recitare sul grande schermo. E lo fa interpretando sei diversi personaggi in diverse epoche storiche, ma tutte parte di un’unica esperienza spirituale tratta dal <strong><em>romanzo “L’atlante delle nuvole” di David Mitchell</em></strong>.</p>
<p>Si tratta di un progetto di straordinaria grandezza, un film indipendente che si è rivelato il più costoso mai realizzato in Germania. Porta la firma di&nbsp;<strong>Tom Tykner</strong>&nbsp;e dei geniali fratelli&nbsp;<strong>Wachowsky&nbsp;</strong>(trilogia di “<em>Matrix”</em>) che hanno utilizzato diverse troupe per lavorare parallelamente: Tykwer si è occupato delle storie riguardanti gli anni ’30 e ’70, immergendosi anche nella modernità, mentre i Wachowsky hanno dedicato la loro attenzione alle storie future e al XIX secolo.</p>
<p>Proprio per questi incastri la trama non presenta un carattere omogeneo e regolare, anche per via dell&#8217;ampio lasso temporale: essa racchiude infatti ben cinquecento anni. I&nbsp;nizialmente complessa perché costruita su più livelli nei quali i protagonisti si incontrano e si scontrano&nbsp;<strong>reincarnandosi</strong>&nbsp;di volta in volta, si dipana magnificamente verso il finale, dove finalmente tutto è chiaro e l&#8217;evoluzione della storia dell&#8217;umanità viene svelata.</p>
<p>Ogni singolo personaggio (&nbsp;un avvocato del 1849 in viaggio per il Pacifico, un compositore inglese, una giornalista che indaga negli anni &#8217;70 su una centrale nucleare, un editore pieno di debiti, un clone e un uomo che abita in un villaggio primitivo del futuro)&nbsp;è collegato in un viaggio che parla di vita, morte, nascita, amore, fede, paura, coraggio e speranza, passando attraverso il passato, il presente e il futuro.&nbsp;I personaggi affrontano difficoltà di ogni genere, dai problemi morali a quelli di mera sopravvivenza, e, in base alle scelte che compiono, influenzano in maniera positiva o negativa il corso degli eventi dell&#8217;umanità intera.</p>
<p>Oltre all’avvincente storia, un cast d’eccellenza contribuisce a rendere questo capolavoro cinematografico un kolossal da non perdere. Accanto al due volte premio oscar Tom Hanks&nbsp;<em>(“Philadelphia”, “Forrest Gump”,”Salvate il soldato Ryan”,”Il miglio verde” “Cast away”</em>), troviamo&nbsp;<strong>Halle Berry</strong>,&nbsp;<strong>Susan Sarandon</strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>Hugh Grant</strong>,&nbsp;sottoposti a estenuanti sedute di make-up per cambiar pelle e tratti pur di calzare i panni dei personaggi creati da Mitchell. Ottima l&#8217;interpretazione di&nbsp;<strong>Doona Bae</strong>, attrice coreana conosciuta in occidente per aver recitato in <strong>&#8220;Mr.&nbsp;</strong><strong><em>Vendetta&#8221;&nbsp;</em></strong>di Park Chan Wook, qui nel ruolo di Sonmi 451, capace di emozionare lo spettatore con la sua espressività orientale.</p>
<p>Hanks ha definito questo film una benedizione del cielo perché si tratta di un’opportunità irripetibile per un attore, in quanto l’interpretazione di personaggi così diversi in un’unica esperienza lavorativa è una circostanza di assoluta rarità.</p>
<p>Chi ama i film che sfidano gli spettatori nel gioco della comprensione, non rimarrà deluso:&nbsp;<strong>Cloud Atlas</strong>&nbsp;è un eccezionale rompicapo pronto a ricompensare generosamente lo spettatore capace di cogliere al volo riferimenti a classici del genere fantascientifico (<strong><em>Blade Runner</em></strong>&nbsp;in primis) e capace di tenere le fila di sei narrazioni distinte ma unite dal medesimo filo conduttore.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Cloud Atlas</strong><br />
regia di <strong><em>Tom Tykwer, Andy Wachowski, Lana Wachowski</em></strong><br />
al cinema da oggi, 10 gennaio</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>(di&nbsp;<em><strong>Hilary Tiscione</strong></em>&nbsp;e&nbsp;<em><strong>Ylenia Manfredi</strong></em>)</p>
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