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	<title>Schiaparelli AI 20-21 &#8211; Gilt Magazine</title>
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	<description>Un mondo dorato a portata di click</description>
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		<title>Schiaparelli Haute Couture A/I 20-21: il potere dell’immaginazione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Jul 2020 09:30:41 +0000</pubDate>
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<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.giltmagazine.it/fashion/trends/schiaparelli-haute-couture-ai-20-21-il-potere-della-immaginazione/">Schiaparelli Haute Couture A/I 20-21: il potere dell’immaginazione</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.giltmagazine.it">Gilt Magazine</a>.</p>
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<p>Per poter compiere l’impossibile dobbiamo saper vedere l’invisibile. Più che un aforisma motivazionale, una vera e propria dichiarazione programmatica che pare sottendere l’ultima collezione <b>Haute Couture di Schiaparelli</b>.</p>
<p>In un momento storico in cui la moda è costretta ad un brusco arresto, il direttore creativo <b>Daniel Roseberry</b> ribalta il modo di concepire la messa in scena di una collezione: il bozzetto al posto del capo sartoriale, la mano del creativo al posto della falcata della modella. L’immaginazione al posto della realtà. Nasce così la <b>Collection Imaginaire</b>, la collezione immaginaria di Schiaparelli Haute Couture Autunno/Inverno 2020-21.</p>
<h3>Un cortometraggio per rivoluzionare l’Haute Couture digitale</h3>
<p>A luglio 2020 non cambia soltanto la modalità di presentare le sfilate di <b>Alta Moda da Parigi</b>, portate interamente in digitale. Cambiano anche i temi, i tempi, gli schemi. Perché se non si può più contare sulla forza degli abiti in tutta la loro esuberante fisicità, bisogna trovare un altro modo per far erompere il sogno e la magia dell’Haute Couture.</p>
<p>A fare da apripista a questa rivoluzione è Schiaparelli, e forse non è un caso. Da sempre legata al <b>mondo del surreale e dell’onirico</b>, la Maison di place Vendôme ha più volte portato in passerella creazioni stupefacenti, volutamente in rottura coi canoni del quotidiano, e per questo in grado di far sognare. Ed in un momento in cui il mondo reale si ferma, è proprio il sogno che ci salva.</p>
<p>In un <b>cortometraggio di poco più di 3 minuti</b>, Schiaparelli ci conduce nella mente e nel sogno di Daniel Roseberry. Bloccato a Manhattan dalla pandemia, lo stilista riscopre una metropoli incredibilmente quieta, immersa in un’atmosfera sospesa dove pare che tutto possa accadere. Ed infatti tutto accade: solo su una panchina a <b>Washington Square Park</b>, il direttore creativo fa correre veloce la mano sui fogli e riversa tutto il suo potere immaginifico in bozzetti e disegni che, forse, un giorno diverranno splendidi abiti reali.</p>
<p>In atto ci sono una serie di paradossi: dallo sfondo di New York e Manhattan, sinonimo di caos e movimento nell’immaginario collettivo e che qui si trasforma in una culla di tranquillità e riflessione, ai disegni stessi, che pure incompiuti riescono ad evocare lo stile più puro e verace di Schiaparelli. Sì, perché su carta il sovvertimento del reale tanto caro a Elsa Schiaparelli non conosce più confini.</p>
<h3>Il sogno dell’Alta Moda di Schiaparelli</h3>
<p>Ecco allora che i volumi si gonfiano, sono quasi esagerati, ma mantenendo pur sempre la cifra stilistica dell’eleganza “shock” di Schiaparelli. Gran parte dell’enfasi si concentra sulle <b>spalle</b>, come a voler rimarcare il potere della figura di emergere e farsi forza in un momento buio: dagli spallini geometrici che ricordano gli anni ‘80 a <b>monospalla che fuoriescono come cascate vaporose da bustini attillati</b>, fino a veri e propri drappeggi opulenti da diva di altri tempi.</p>
<p>Senza limiti imposti, l’immaginazione di Roseberry ci porta in un mondo di <b>giacche tempestate di cristalli</b>, di abiti con scolli vertiginosi ricoperti di perline e ricami fatti a mano, di sete e catene d’oro, di velluti e satin che si gonfiano in gonne a paracadute. C’è largo spazio anche al gusto del bizzarro e del simbolico tanto caro alla fondatrice della Maison: <b>la finta pelle può ripiegarsi su se stessa fino ad assomigliare al manto di un cane Shar Pei</b>, il bordo delle giacche diventa un metro da sarta, mentre il confine fra cappello, acconciatura e accessorio diventa labile, coi copricapi che somigliano quando a scarpe, quando a becchi d’uccello.</p>
<p>Importanti e imponenti anche <b>i bijoux: da enormi orecchini a S e a forma di lucchetto</b> che gridano già al must-have di stagione a collane di cristalli Art Deco con motivo a coste, fino a guanti da opera ricoperti di dettagli dorati che ben si sposano a succinti corpetti sempre in oro.</p>
<p>L’Haute Couture A/I 20-21 di Schiaparelli è dunque sì un inno all’immaginazione, ma ciò che trasmette davvero è la volontà viscerale di trasformare il sogno in realtà. Nelle parole dello stesso Daniel Roseberry: “<i>L’immaginazione e i sogni possono essere profondi, ma lo sono ancora di più quando ci guidano all’azione. Se non si mettessero in pratica i nostri sogni, a queste astrazioni sarebbe negato il loro potere supremo</i>”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b><i>di Martina Faralli</i></b></p>
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