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	<description>Un mondo dorato a portata di click</description>
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		<title>Cambiare è desiderio e paura</title>
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		<dc:creator><![CDATA[marco]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Sep 2013 16:18:49 +0000</pubDate>
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<p><em>Nella vita siamo sempre spinti da un duplice istinto: quello di esplorare, di cambiare, di sperimentare e quello di conservare, di rimanere, di proteggerci</em>. Oscilliamo costantemente tra questi due poli, che talvolta possono entrare in conflitto, creandoci non poche difficoltà quando siamo chiamati a prendere posizione o semplicemente a scegliere .</p>
<p>Il <strong>cambiamento</strong>, la<strong> novità</strong> e ciò che ci è sconosciuto, da un lato ci attraggono, ma dall&#8217;altro ci respingono, perché portano con sé il rischio, l&#8217;incertezza e la possibilità di un fallimento. Quando avvertiamo la fatica d&#8217;investire in una situazione nuova, quando ci chiudiamo nelle nostre convinzioni, quando una voce interiore ci dice che non ne vale la pena, allora è possibile che ci stiamo arenando nella sicurezza del noto, delle nostre abitudini e della nostra quotidianità.&nbsp; Possiamo mostrarci restii al cambiamento anche quando, pur trovandoci di fronte a situazioni non appaganti o dolorose, “decidiamo” di portarle avanti in quanto conosciute, e pertanto, rassicuranti.</p>
<p>Questo meccanismo non di rado si manifesta anche all&#8217;interno di un percorso psicoterapico. Nel momento in cui ci si trova ad affrontare il cuore del problema e ci si scontra con la necessità di una consapevolezza più profonda e di un conseguente cambiamento, possono comparire forti resistenze che talvolta inducono il paziente ad abbandonare la terapia stessa. Talvolta attaccandola, come faceva Ilaria, che non riuscendo ad accettare la fine della propria relazione sentimentale su cui si stava lavorando, affermava che la terapia non solo non la stava aiutando ma che addirittura la faceva stare peggio e che quindi era intenzionata ad interromperla. O come Franco, che piuttosto di ammettere la propria invidia negativa nei confronti degli altri, tendeva a vedere nemici ovunque, anche nel terapeuta stesso, dal quale pensava di volersi allontanare.</p>
<p><strong>Come convivere con queste due opposte spinte la cui gestione rappresenta il senso stesso dell’esistenza?<br />
</strong>Occorre essere consapevoli che, in definitiva, il cambiamento non può essere rifiutato, perché questo risulta incompatibile con le continue richieste di adattamento che la vita ci pone. Resistere al cambiamento è in qualche modo una sorta di &#8216;non-vivere&#8217; che ci espone al fallimento preventivo, perché come bene scrive Neale D. Walsh: &#8216;Q<i>uello che tu resisti in realtà persiste, quello che invece tu accetti scompare&#8217;.</i></p>
<p>Ma ogni cambiamento – per essere un reale<i> </i>cambiamento – deve essere fedele al &#8216;<em>Sé&#8217; interiore, a quella che Jung definiva &#8216;anima&#8217;, ossia la nostra vera essenza</em>. In questo senso è importante un lavoro introspettivo costante su di sé, da soli o accompagnati, per aumentare la conoscenza e la consapevolezza di sé. Da questo percorso è possibile raggiungere una maggior obiettività rispetto ai propri punti di forza e di debolezza, alle zone d&#8217;ombra, alle aspirazioni più profonde; tutti aspetti che è indispensabile conoscere per orientarci nelle scelte e trovare il coraggio di accogliere ciò che ci attrae ma è nuovo, ciò che ci affascina, ma ci spaventa, ciò che ci stimola ma pare irraggiungibile. Siamo esseri complessi ma proprio in questo risiede la nostra bellezza.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong>Dott.ssa Laura Tirloni<br />
</strong></em>Psicologa e psicoterapeuta</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Paura e desiderio. È questo conflitto che ci fa battere il cuore</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Feb 2013 11:55:44 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="768" height="273" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2013/02/Il-“vedo-non-vedo”-scatena-il-desiderio_1-768x273.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2013/02/Il-“vedo-non-vedo”-scatena-il-desiderio_1-768x273.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2013/02/Il-“vedo-non-vedo”-scatena-il-desiderio_1-300x106.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2013/02/Il-“vedo-non-vedo”-scatena-il-desiderio_1-480x170.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2013/02/Il-“vedo-non-vedo”-scatena-il-desiderio_1.jpg 930w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>&nbsp;</p>
<p>È sempre più facile e frequente incontrare ragazzi e ragazze che confessano di essere single appagati e di stare bene così. Hanno una casa in affitto o con mutuo, ma in entrambi i casi il costo è compatibile al loro stipendio, hanno un impiego a tempo indeterminato (che di questi tempi dà una sicurezza esagerata), amici con cui condividere week-end e vacanze, ed eventualmente anche un gatto o un cane per gli attimi di tenerezza…</p>
<p><em>Cosa serve di più? Perché avventurarsi in terreni insidiosi e infidi dove ci si può ferire, in maniera, a volte, quasi mortale?</em> Poi, però, tutti aprono una piccola parentesi: <em>“A meno che…a meno che non trovi qualcuno/a che riesca veramente a farmi emozionare…”</em></p>
<p><strong>Ma emozionarsi cosa vuol dire?</strong> Provare un’emozione significa toccare, far vibrare corde che partono dal profondo del nostro cuore e della nostra anima. <strong>Cos&#8217;è infatti l’emozione?</strong> È un misto tra il desiderio di avere, di possedere, di stringere tra le mani qualcosa che ci piace molto, anzi moltissimo, e la paura, la delusione di non riuscirci, di essere rifiutati, di non piacere, invece, abbastanza. <strong>Desiderio e paura. Paura e desiderio. È questo conflitto, questa ambivalenza che ci fa battere il cuore</strong>, che ci fa tremare, ma anche sentire vivi, vivi di nuovo, pronti a lottare per qualcosa che ci interessa veramente, non assopiti in un limbo di nebbie, dolci quanto si vuole, ma che ovattano, attutiscono tutto, anche il senso della vita.</p>
<p>Ma questo conflitto, questa ambivalenza, non sembra molto simile a quella scatenata nei nostri sensi dalla vista di un corpo in parte vestito e in parte spogliato? Cosa di più elettrizzante, più stimolante per la nostra curiosità, i nostri sensi che lembi di pelle, di muscoli (nel caso di un uomo), che occhieggiano da un intimo raffinato e provocante, che esaltano la scultura del corpo? Che sembrano attirare e respingere contemporaneamente il nostro sguardo, che fanno sentire impudichi nell’andare avanti, ma che scatenano la nostra curiosità e il desiderio di toccare?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>(di <strong><em>Marzia Aloni</em></strong>)</p>
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		<title>Amiamo le diversità, esaltiamo l&#8217;unicità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Nov 2012 22:35:51 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="768" height="273" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/11/Amiamo-le-diversità-esaltiamo-lunicità_1-768x273.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/11/Amiamo-le-diversità-esaltiamo-lunicità_1-768x273.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/11/Amiamo-le-diversità-esaltiamo-lunicità_1-300x106.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/11/Amiamo-le-diversità-esaltiamo-lunicità_1-480x170.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/11/Amiamo-le-diversità-esaltiamo-lunicità_1.jpg 930w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>In parte sarà per i viaggi, in parte per la massiccia immigrazione che ha silenziosamente colonizzato l’occidente, ma è innegabile che <strong>ci troviamo di fronte a un crogiolo di culture e di razze mai visto prima</strong>. Roma aveva aperto molti orizzonti con le sue conquiste, popolazioni barbare avevano invaso l’impero agonizzante portando mutamenti culturali e sociali. Poi Marco Polo e Cristoforo Colombo, con le loro scoperte di aree geografiche nuove, avevano dato ulteriori aperture, ma nulla di paragonabile alla situazione che stiamo vivendo. Complice di questo abbattimento di barriere è stato sicuramente internet: possiamo parlare con tutto il mondo, qualunque notizia ci arriva in tempo reale. Si consumano <strong>storie d’amore a migliaia di chilometri di distanza</strong> e, a volte, per periodi non troppo lunghi, può funzionare, perché la sera ci si può anche dare il bacio della buonanotte in diretta, con la web-cam.</p>
<p>Viviamo ormai in un villaggio globale. All’inizio sembrava interessante, addirittura stimolante, poi si è scoperto che non tutto era così facile. Le culture sono tante, le <strong>possibilità di fraintendersi</strong> pure. Ognuno ha le proprie regole, ognuno ha il proprio Dio. Impossibile andare d’accordo? Dobbiamo richiudere tutto?</p>
<p>Ormai non è più fattibile. Allora, proviamo a capire come può funzionare. Abbiamo parlato di <strong><em>‘villaggio globale’</em></strong> a cui siamo arrivati. Ebbene oggi sappiamo che da un villaggio globale siamo anche partiti. Le bellissime ricerche genetiche e antropologiche, di cui anche l’italiano Cavalli-Sforza è stato partecipe, hanno dimostrato che la razza umana è partita da un punto tra l’Africa e il Medio Oriente e da lì si è diffusa in tutto il pianeta. Il nostro patrimonio genetico, il DNA, ce lo dimostra. E anche le lingue, così come le culture e le religioni, si sono diversificate man mano che si allontanavano dal punto di origine, con evoluzioni più o meno rapide a seconda dei popoli o dei luoghi, in rapporto anche alla minor o maggior facilità di vita.</p>
<p>Ma non ci siamo differenziati più di tanto nei bisogni psicologici più profondi. Ogni popolo ha utilizzato ciò che lo circondava creando forme, immagini, mode, dipendentemente dall’ambiente intorno, dai materiali che poteva trovare, ma il modo di capire, intendere, amare, i bisogni più veri sono sempre stati gli stessi. Ce lo dimostra il linguaggio universale che il <strong>grande psicanalista E. Fromm</strong> ha così ben studiato, che ancora tutti comprendiamo e che tutti parliamo ogni notte, nei sogni: il linguaggio simbolico dell’inconscio, fatto di immagini archetipe, antiche quanto la storia dell’uomo.</p>
<p>E allora impariamo a vivere questa globalizzazione come un vero arricchimento, quale è.</p>
<p>Rispettiamo le culture degli altri, ma insegniamo anche agli altri a rispettare la nostra, perché la vera ricchezza è unire le diversità, ma lasciando, apprezzando, a volte anche esaltando le caratteristiche, i valori di ognuna. Non un amalgama informe, ma tanti piccoli capolavori. Questo è ben apprezzabile sia nei popoli sia negli individui che hanno imparato a farlo, come dimostrano le coppie che funzionano, in cui l’uno non viene appiattito e schiacciato dall’altro, ma ognuno è valutato e apprezzato per ciò che sa e può dare. Come ci dimostra la moda con i suoi colori, le sue forme diverse, ma ugualmente affascinanti e seduttive, da qualunque parte del mondo arrivino.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>(di <strong><em>Marina Zaoli</em></strong>)</p>
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		<title>Autunno, stagione di passaggio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Oct 2012 14:29:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="256" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/10/visore_3Autunno2-768x256.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/10/visore_3Autunno2-768x256.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/10/visore_3Autunno2-300x100.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/10/visore_3Autunno2-480x160.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/10/visore_3Autunno2.jpg 900w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>Le prime foglie cadono, ma il corpo non sfiorisce.</p>
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In estate abbiamo allentato il ritmo, ma ora dobbiamo riprenderlo. E non è facile, anzi, all’inizio, addirittura, sembra impossibile!</p>
<p>Sembrerebbe quindi che ce ne fosse già abbastanza! E invece no! Subdola, ma tenace, ecco insinuarsi l’antica memoria delle stagioni, il lieve, languido senso di abbandono e di morte che caratterizza l’autunno. Come facciamo a sentirlo in mezzo al traffico? Ai cartelloni pubblicitari, alla confusione, alla radio o alla TV che, a tutto volume, ci raccontano le loro storie? Lo percepiamo, lo sentiamo. Nelle prime foglie che cadono, nel sole che tramonta così in fretta, nel maglioncino che ci dobbiamo mettere e copre la libertà, la felicità delle braccia e delle spalle nude. I primi raffreddori…. Si perde la fiducia… Oddio! Forse anche noi stiamo sfiorendo? I nostri capelli faranno la fine delle foglie? Cadranno per non ricrescere? Scompare l’abbronzatura, riemergono le prime rughette…. Oddio! Starò invecchiando? E anche l’inconscio ribolle, si fanno sogni strani, si ripensa a vecchi amori ormai dimenticati…</p>
<p>Ok! Va tutto bene!Se ci piace lasciarci un po’ andare a languore e malinconia, diamoci un tempo.<br />
Un po’ va bene, ma il troppo<em>&nbsp;</em><em>‘stroppia’</em>.&nbsp;É vero, è finita l’estate, ma ci aspetta una nuova bellissima stagione: impegni che ci daranno però soddisfazioni, bellissime riunioni con gli amici, al caldo, mentre fuori piove ed è freddo, tutte le attività che si riprendono e poi… la moda!</p>
<p>Come ci vestiremo quest’inverno? Quali scarpe, quali calze, quali borse, quali abiti indossare? Chi incontreremo sul nostro cammino?<br />
Quante cose, tutte nuove, tutte entusiasmanti!<br />
Ok malinconia, il tuo tempo è già scaduto!</p>
<p>(di&nbsp;<em><strong>Marina Zaoli</strong></em><strong>&nbsp;</strong>&#8211; sessuologa)</p>
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