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	<title>pirandello &#8211; Gilt Magazine</title>
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	<description>Un mondo dorato a portata di click</description>
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		<title>Pirandello, il gigante innamorato della vita</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Oct 2025 10:44:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="461" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/10/Pirandello--768x461.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/10/Pirandello--768x461.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/10/Pirandello--300x180.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/10/Pirandello--480x288.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/10/Pirandello-.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>Un film poetico e intenso che svela Pirandello attraverso le voci delle donne amate.</p>
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<p>Un ritratto intimo, vibrante e profondamente umano di Luigi Pirandello. “Pirandello, Il Gigante Innamorato”, diretto da Costanza Quatriglio, è un viaggio dentro la mente e il cuore di un genio che ha cambiato la letteratura italiana, raccontato attraverso le voci di otto donne che lo hanno amato, ispirato o sfidato. Tra finzione e verità, memoria e libertà, il film intreccia emozioni e riflessioni restituendo al pubblico non solo l’autore, ma l’uomo nascosto dietro la sua grandezza.</p>



<p><strong>L’uomo dietro il genio</strong></p>



<p>Con una regia delicata e intensa, Costanza Quatriglio costruisce un mosaico di sguardi e sentimenti, dando nuova vita a Pirandello attraverso chi lo ha conosciuto davvero. Donatella Finocchiaro, Manuela Ventura e Matilde Gioli interpretano donne diverse ma unite da un filo invisibile: l’amore e il dolore per un uomo geniale, spesso imprigionato dai propri pensieri. È un racconto fatto di gesti, silenzi e confessioni che svela la vulnerabilità dietro il mito. Ogni testimonianza è un frammento d’anima, una finestra su quel confine fragile tra genialità e solitudine.</p>



<p><strong>Otto donne, una sola voce</strong></p>



<p>La madre e la nutrice, le fidanzate e la moglie, la figlia e la musa teatrale Marta Abba: otto donne che diventano un coro potente e moderno. Attraverso i loro ricordi, il film affronta la condizione femminile tra l’Ottocento e i primi decenni del Novecento, quando la libertà era ancora un sogno e il coraggio una conquista quotidiana. Ma non è solo un ritratto di Pirandello, bensì un omaggio a tutte le donne dimenticate della storia, a quelle che hanno amato in silenzio e vissuto ai margini di un mondo maschile.</p>



<p><strong>Tra teatro, memoria e libertà</strong></p>



<p>“Il Gigante Innamorato” è un gioco raffinato tra teatro e vita, tra memoria e finzione. Quatriglio fonde immagini d’archivio, musica e performance dal vivo in un linguaggio poetico e contemporaneo, capace di trasformare la biografia in arte visiva. Il risultato è un racconto che vibra di autenticità, dove ogni inquadratura sembra respirare e ogni parola diventa un frammento di verità. Pirandello rivive così in un dialogo continuo tra passato e presente, tra ciò che è stato e ciò che ancora ci parla.</p>



<p><strong>Un viaggio nell’Italia che cambia</strong></p>



<p>Ambientato tra l’Unità d’Italia e gli anni Trenta, il documentario è anche una finestra sull’evoluzione del costume, della moda e della società italiana. Gli abiti, i volti, le atmosfere restituiscono un Paese in trasformazione, sospeso tra tradizione e modernità. Ma il cuore del film resta universale: la ricerca di sé, la lotta contro le convenzioni, l’amore come forza che salva e distrugge. “Pirandello, Il Gigante Innamorato” diventa così un affresco potente e commovente, dove il genio incontra la fragilità, e l’arte diventa il linguaggio più puro per raccontare la vita.</p>
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		<title>Il fu Mattia Pascal: la farsa trascendentale di Pirandello torna in scena</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Mar 2025 11:43:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Teatro e Cinema]]></category>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="461" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/03/pirandello-768x461.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/03/pirandello-768x461.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/03/pirandello-300x180.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/03/pirandello-480x288.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/03/pirandello.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>Il fu Mattia Pascal torna al Teatro Franco Parenti con una messa in scena che fonde cinema e palcoscenico, portando il tema del Doppio in una dimensione ancora più attuale.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="768" height="461" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/03/pirandello-768x461.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/03/pirandello-768x461.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/03/pirandello-300x180.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/03/pirandello-480x288.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/03/pirandello.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" />
<h4><strong>Un classico senza tempo tra teatro e letteratura</strong></h4>



<p>Pubblicato nel 1904,&nbsp;<em>Il fu Mattia Pascal</em>&nbsp;è il romanzo che consacrò Luigi Pirandello alla fama mondiale. Un’opera visionaria che, in linea con autori come Wilde, Dostoevskij, Stevenson e Kafka, esplora il tema del&nbsp;<em>Doppio</em>&nbsp;e dell’identità, anticipando molte delle inquietudini del Novecento. Nonostante Vladimir Nabokov lo definisse “di una noia mortale”, la storia di Mattia Pascal e del suo alter ego Adriano Meis è tutt’altro che priva di tensione: colpi di scena, intrecci complessi e continue sovrapposizioni spazio-temporali rendono il romanzo un vero capolavoro di dinamismo e ironia.</p>



<h4><strong>L’uomo che muore due volte</strong></h4>



<p>Mattia Pascal è un uomo comune che si ritrova, per un gioco del destino, creduto morto. Invece di rivelare l’equivoco, coglie l’occasione per reinventarsi una nuova vita sotto il nome di Adriano Meis. Tuttavia, il suo tentativo di sfuggire alla propria identità si trasforma in un incubo: quando cerca di riappropriarsi del suo passato, scopre di non poter più tornare indietro. Per la società e per la famiglia, lui è morto davvero. È una condizione paradossale che Pirandello utilizza per mettere in discussione l’apparente solidità delle convenzioni sociali, dimostrando come la realtà sia solo una costruzione collettiva.</p>



<h4><strong>Teatro e cinema: una messa in scena innovativa</strong></h4>



<p>La trasposizione teatrale di&nbsp;<em>Il fu Mattia Pascal</em>&nbsp;non può che riflettere questa instabilità, portando sul palco un intreccio che mescola il reale e l’illusorio, l’assurdo e il riflessivo. Marco Tullio Giordana, curatore della nuova versione per il palcoscenico, sottolinea come il linguaggio teatrale si fonda con quello cinematografico, rompendo la quarta parete e trasformando il pubblico in un testimone diretto delle vicende del protagonista. Così, la macchina teatrale si adatta a una storia che sembra fatta per sfidare ogni certezza, ribaltando il confine tra realtà e finzione.</p>



<h4><strong>Un’eredità ancora viva</strong></h4>



<p>Nonostante sia nato come romanzo, <em>Il fu Mattia Pascal</em> è diventato uno dei titoli teatrali più amati dell’opera pirandelliana. La sua ironia, il suo spirito malinconico e il suo sguardo lucido sulla società lo rendono un’opera di straordinaria modernità. Mattia Pascal è un inetto, un uomo senza qualità, un personaggio che si aggira tra le pagine del romanzo e sulle tavole del palcoscenico con la consapevolezza che nulla è certo e che ogni identità è solo un’illusione.</p>
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		<title>Così è (o mi pare): Elio Germano riscrive Pirandello</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Jan 2022 10:06:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="461" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2022/01/Elio-Germano-768x461.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2022/01/Elio-Germano-768x461.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2022/01/Elio-Germano-300x180.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2022/01/Elio-Germano-480x288.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2022/01/Elio-Germano.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>Dal 10 al 30 gennaio 2022 il Teatro Franco Parenti di Milano ospita "Così è (o mi pare)", il nuovo spettacolo diretto da Elio Germano</p>
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<p>Cosa succede se un’opera di Pirandello che riflette sul binomio verità-apparenza, viene riscritta per la realtà virtuale? <strong>Dal 10 al 30 gennaio 2022 al Teatro Franco Parenti</strong> di Milano va in scena <em>Così è (o mi pare)</em> il nuovo spettacolo diretto da Elio Germano.&nbsp;</p>



<p><strong>Elio Germano e Pirandello</strong></p>



<p>Il 18 giugno 1917 sul palcoscenico di un teatro milanese, per la prima volta, gli attori recitavano in <strong><em>Così è, se vi pare</em></strong>. La regia era del celebre <strong>Luigi Pirandello</strong>, amato narratore e drammaturgo italiano. Con il suo sguardo profondo e il pizzetto a punta che, insieme ai baffi, gli contornava il sorriso, ha rivoluzionato il Teatro del Novecento. <strong>Sul suo palcoscenico si intrecciavano realtà sovrapposte, apparenze, chiacchiere</strong>. Perché la verità assoluta non esiste.</p>



<p>Oggi, <strong>Elio Germano propone <em>Così è (o mi pare)</em></strong>, un’esperienza diversa che esplora i nuovi orizzonti virtuali in uno spettacolo tra cinema e teatro. Il visore offrirà agli spettatori <strong>una visione simultanea</strong>: tutti saranno immersi nella vicenda, ma ciascuno potrà scegliere dove e cosa guardare. <strong>Il gioco pirandelliano delle apparenze si complica </strong>se pensiamo che, nella società moderna, spiare l’altro è ancora più facile grazie ai nuovi media.</p>



<p>Germano non ha bisogno di presentazioni. È attore e regista teatrale, ha ricevuto, tra gli altri premi, 4<em> David di Donatello come Miglior attore protagonista</em> e recitato in molti successi cinematografici come <em>Romanzo Criminale</em> (2005).</p>



<p><strong>Uno spettacolo virtuale: ecco di cosa si tratta</strong></p>



<p>Dal <strong>10 al 30 gennaio 2022</strong> va in scena <strong><em>Così è (o mi pare)</em></strong>, adattato e diretto da <strong>Elio Germano</strong> che, nei panni di Lamberto Laudisi, è sicuro dell’impossibilità di conoscere gli altri e <strong>non crede nella verità assoluta</strong>. Seduti sulle poltrone, indossiamo visore e cuffie. E che lo spettacolo abbia inizio…</p>



<p>Eccoci nel salotto di un lussuoso appartamento, dove ben presto scopriamo che l’intero paesino in cui viviamo viene turbato dall’arrivo del <strong>signor Ponza</strong> e della suocera, la <strong>Signora Frola</strong>. Si mormora che insieme ai due sia giunta in città anche la moglie del signor Ponza, ma nessuno l’ha mai vista, e così il trio diventa il protagonista preferito delle chiacchiere di paese. Genero e Suocera azzardano versioni diversissime sulla realtà dei fatti e tutti i cittadini vogliono scoprire la verità.</p>



<p><strong>Lamberto Laudisi</strong>, invece, ci ride su: per lui è impossibile conoscere gli altri e, in generale, la verità assoluta. Intanto, noi spettatori vestiamo i panni del <strong>Commendador Laudisi</strong>, l’anziano padre di Lamberto, che è costretto a stare su una sedia a rotelle. Immobili, quindi, osserviamo ascoltiamo e riflettiamo: perché la verità dovrebbe essere una per tutti?</p>



<p>«<em>Ed ecco, o signori, come parla la verità! Siete contenti?</em>»&nbsp;</p>



<p><strong>Informazioni “di servizio”</strong></p>



<p>Il costo del biglietto è di 15 euro + prevendita (per info <a href="mailto:biglietteria@teatrofrancoparenti.it">biglietteria@teatrofrancoparenti.it</a>) e c’è la possibilità di prenotare un brindisi/buffet a <a href="mailto:prenotazioni@gudmilano.com">questo</a> indirizzo.</p>



<p><strong><em>di Camilla Mantovani</em></strong></p>
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		<title>Il teatro è il futuro: intervista a Lino Musella</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Oct 2018 08:56:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="230" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2018/10/Lino-Musella-1-768x230.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Lino Musella" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2018/10/Lino-Musella-1-768x230.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2018/10/Lino-Musella-1-300x90.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2018/10/Lino-Musella-1-480x144.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2018/10/Lino-Musella-1.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>Lino Musella, anche se molti di noi lo conoscono meglio nei panni di Rosario O’ Nano in Gomorra: La serie, è un grande uomo di teatro</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.giltmagazine.it/interview/teatro-futuro-intervista-lino-musella/">Il teatro è il futuro: intervista a Lino Musella</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.giltmagazine.it">Gilt Magazine</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="768" height="230" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2018/10/Lino-Musella-1-768x230.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Lino Musella" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2018/10/Lino-Musella-1-768x230.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2018/10/Lino-Musella-1-300x90.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2018/10/Lino-Musella-1-480x144.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2018/10/Lino-Musella-1.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p><b>Lino Musella</b>, anche se molti di noi lo conoscono meglio nei panni di Rosario O’ Nano in “Gomorra: La serie”, è un grande uomo di teatro. Partendo dalla formazione registica fino all’approdo televisivo, ha parlato a <b>Gilt </b>dei suoi ultimi spettacoli, di quale pensa sarà il futuro del teatro e del suo immenso amore per Shakespeare.</p>
<p><b>In “L’Ammore nun’è Ammore”</b><b><i>,</i></b><b> uno dei tuoi lavori più recenti, reciti Shakespeare in napoletano. Da dove nasce questa idea? Quali sono state le maggiori difficoltà incontrate?</b></p>
<p>Questa idea nasce da Dario Jacobelli, poeta napoletano  e caro amico scomparso nel 2013. Fu lui, 15 anni fa, a cominciare la traduzione di alcuni sonetti di Shakespeare, 30 in totale, facendomeli leggere ogni tanto. Dopo la sua morte volevo restituire qualcosa di lui, così ho imparato a metterli in scena dando vita ad un sorta di tributo all’amico. Tributo che, allo stesso tempo, è molto coerente con l’intima natura del sonetto che corrisponde a una dedica o a una sorta di epitaffio.</p>
<p><b>Di questo progetto, come di molti altri, sei protagonista e regista. Da quanto ti sei avvicinato alla regia?</b></p>
<p>In realtà io ho studiato regia alla Scuola di arte drammatica Paolo Grassi, e quindi, ancora prima che come attore, nasco come tecnico. In passato ho lavorato molto nel backstage dei teatri e mi sono interessato alla parte di costruzione degli spettacoli da qualsiasi punto di vista. In seguito però, sono stato molto fortunato perché ho sempre trovato facilmente lavoro come attore.</p>
<p><b>A breve sarai anche al teatro Franco Parenti di Milano con “Who is the King”. Si tratta di un progetto che porta sulla scena otto drammi shakespeariani legati insieme (</b><b><i>Riccardo II, Enrico IV parte I e II, Enrico V, Enrico VI parte I, II, III e Riccardo III</i></b><b>). Quali espedienti avete usato per farlo e qual è il leitmotiv che li unisce? </b></p>
<p>Il legame, in realtà, lo ha creato Shakespeare. Infatti questi drammi nascono già in sequenza: si tratta di una serie di personaggi che, di volta in volta, vengono sviluppati nei testi successivi. C’è una volontà seriale &#8211; come quella che vediamo nelle serie televisive di questi anni &#8211; che lega tra loro i testi, con già alla base un’idea di insieme. Il tema che li unisce è quello della parabola dell’uomo al potere, un viaggio perfetto che mostra agli spettatori lo sviluppo della figura del re e della sua seduzione per il potere. In particolare, in questo spettacolo a Milano (dal 9 al 21 ottobre), proponiamo i primi due episodi, <i>Riccardo II</i> e <i>Enrico IV (prima parte)</i> per una durata complessiva di 3 ore circa.</p>
<p><b>Shakespeare sembra proprio essere una tua fissazione…</b></p>
<p>Beh, penso che sia un vangelo per tutti quelli che fanno teatro! È una presenza costante nella mia vita, l’ho sempre frequentato. Mi vengono in mente per esempio gli spettacoli di <i>Amleto</i> con Andrea Baracco e di <i>Strategie Fatali </i>con Paolo Mazzarelli (anche regista di <i>Who is the King</i>) che gioca su una scrittura di <i>Otello.</i></p>
<p><b>Dalla formazione teatrale all’approdo in tv con “Gomorra: La serie”. Come è stato il passaggio? C’è qualcosa del teatro che sei riuscito a portare anche sul piccolo schermo?</b></p>
<p>Sicuramente sono due mondi molto diversi. In alcuni casi è possibile giocare con la teatralità e trasportarla nel cinematografico, in fondo il teatro insegna la stessa verità del cinema. Ovviamente poi quello che rende il risultato differente sono i mezzi. Nella serie di Gomorra in particolare, però, il teatro non c’è rientrato molto, da parte mia c’era più che altro una forte coscienza sociale di quella zona di Napoli. Abbiamo raccontato una realtà che conosco bene perché ci sono cresciuto vicino.</p>
<p><b>A proposito di questo, cosa risponderesti a chi dice che Gomorra veicola un&#8217;immagine negativa di questa città?</b></p>
<p>Partiamo dall’assunto che tutto ciò che si racconta diventa epico. Se pensiamo a un qualsiasi racconto attorno alla figura del criminale, prendi ad esempio Scarface<i>, </i>dobbiamo essere consapevoli che ci restituirà sempre un’immagine forte, perché quando lo racconti diventa grande. Questo però non significa che non vada raccontato, anche quello sarebbe scorretto. Penso tuttavia che Gomorra non sia incentrato su Napoli ma su di un’altra realtà, parallela rispetto alla vita in città: quella del mondo periferico. Proprio per questo la serie ha avuto un successo mondiale, perché non si ferma alla città di Napoli ma racconta le dinamiche di quelle realtà popolari che si ritrovano in tutte le metropoli del mondo. E poi, in fondo, a me sembra che qui da noi arrivino ancora più turisti di prima, quindi credo che quando si fa del buon cinema &#8211; e Gomorra è innanzitutto un prodotto di ottimo cinema &#8211; sia sempre positivo per una città.</p>
<p><b>Queste serie televisive di stampo cinematografico sono una ventata fresca per il nostro Paese. Che cosa promettono secondo te? </b></p>
<p>Trovo siano un segnale molto positivo perché si tratta di una forma di narrazione nuova che crea curiosità e dà delle potenzialità enormi. Fra queste, per esempio, la possibilità di scoprire autori e registi emergenti, come è già successo anche in America e nel Regno Unito. D’altro canto, la serialità comporta anche delle problematiche, come quella del suo disegno complessivo, che spesso è un suo grande limite. Di frequente i registi investono sulla prima stagione, ma poi aspettano di vedere l’accoglienza del pubblico prima di proseguire il progetto. Questo è molto limitante dal punto di vista della narrazione. Credo infatti che una responsabilità della grande narrazione sia proprio quella di avere un quadro complessivo solido. Shakespeare, come dicevamo poco fa, questo non lo dimentica.</p>
<p><b>Nonostante tu sia così propositivo verso queste nuove forme di narrazione, credi che per il teatro possano essere una nuova minaccia, come un tempo lo era stato il cinema?</b></p>
<p>No, non più, sicuramente non come negli anni ’50 fu il cinema. Possiamo dire che si tratta di una minaccia superata. Io poi sono molto radicale: penso che il teatro sia il futuro, l’evento live è il futuro. Infatti, in contrasto con la direzione sempre più digitale e tecnologica verso cui va il mondo e con altri aspetti di sviluppo della socialità virtuale, trovo che il teatro riaffermi il bisogno dell’accadimento live. Il bello degli spettacoli sta proprio nel coinvolgimento delle persone in luoghi aggregativi per guardare e condividere qualcosa mentre accade davanti ai loro occhi.</p>
<p><b>Ultima curiosità. Drammaturgo preferito? Shakespeare non vale. </b></p>
<p>Direi che Eduardo De Filippo e Raffaele Viviani sono fra quelli che conosco meglio perché, da napoletano, mi sono formato  su quella tradizione. Non posso poi non citare il più grande drammaturgo italiano che è Pirandello, siamo tutti suoi figli.</p>
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<p>La redazione ringrazia Lino Musella per la grande gentilezza e disponibilità!</p>
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<p><b><i>di Gaia Lamperti </i></b></p>
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