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	<description>Un mondo dorato a portata di click</description>
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		<title>Chanel SS26: Matthieu Blazy ridefinisce l’icona francese tra innovazione, libertà e memoria</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Oct 2025 09:16:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="461" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/10/Untitled-design-276-768x461.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/10/Untitled-design-276-768x461.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/10/Untitled-design-276-300x180.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/10/Untitled-design-276-480x288.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/10/Untitled-design-276.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>Matthieu Blazy firma un debutto perfetto: Chanel riscopre la grazia dell’innovazione e la forza della misura.</p>
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<p>L’attesa era palpabile. Dopo mesi di indiscrezioni e dieci mesi di preparazione, Matthieu Blazy ha finalmente presentato la sua prima collezione per Chanel il 7 ottobre 2025, trasformando il Grand Palais in un universo sospeso tra storia e avanguardia. Sotto una volta illuminata da sfere planetarie, la maison francese ha aperto un nuovo capitolo del suo mito, firmato da uno dei designer più raffinati e sensibili della sua generazione. È un debutto che riscrive il linguaggio Chanel con la precisione di un artigiano e la libertà di un visionario. Nessuna nostalgia, nessuna rivoluzione estrema: solo il coraggio di interpretare il passato con la leggerezza del futuro.</p>



<p><strong>Un’eredità tra le stelle</strong></p>



<p>La scenografia maestosa è una dichiarazione di intenti: un firmamento di luci come metafora del salto nel tempo della maison. Blazy, quarto stilista nella storia a guidare Chanel, affronta l’eredità di Coco e Lagerfeld con rispetto ma senza timore. Il risultato è una collezione sicura, moderna e calibrata, che unisce savoir-faire e disinvoltura, forma e fluidità. Il piccolo abito nero, il tailleur in tweed, la camelia e le doppie “C” tornano come simboli riconoscibili, ma filtrati da una nuova sensibilità. Il suo approccio è metodico ma poetico: va negli archivi per reinventare, non per replicare. Chanel non è più solo una leggenda, ma una donna viva, in movimento, capace di respirare contemporaneità.</p>



<p><strong>La precisione del gesto maschile</strong></p>



<p>Blazy parte da un’intuizione geniale: guardare a Boy Capel, il grande amore di Coco, e al modo in cui lei trasformò il guardaroba maschile in una dichiarazione di libertà. Così nascono giacche corte tagliate in vita e camicie realizzate in collaborazione con Charvet, con una catena sottile cucita nell’orlo, dettaglio prezioso e simbolico dell’equilibrio tra tradizione e libertà. Tutto appare semplice, ma nulla è lasciato al caso: le proporzioni, i tessuti, i volumi raccontano un dialogo costante tra femminilità e struttura. Anche il tweed, codice storico della maison, viene reinventato con l’uso della viscosa, che lo rende dinamico, quasi liquido. È la dimostrazione che il lusso oggi non è rigido, ma mobile, silenzioso e perfettamente calibrato.</p>



<p><strong>Il ritorno dell’essenza Chanel</strong></p>



<p>La collezione evoca la forza degli anni d’oro di Lagerfeld, ma con un linguaggio attuale e privo di nostalgia. I tailleur corti, i maglioni in jersey con sottovesti a vista, le gonne avvolgenti con camelie ricamate sono reinterpretazioni precise e freschissime. Anche la storica 2.55 si rinnova: realizzata in pelle morbida e leggermente “crashed”, conserva la memoria del tempo pur guardando avanti, unendo comfort e carattere. È un Chanel che non si appoggia sul ricordo, ma sulla continuità: i codici storici diventano strumenti di libertà creativa. Il dettaglio che sorprende? La lingerie maschile che sbuca da gonne e pantaloni, tributo personale alla biografia del designer e metafora di intimità moderna. Blazy gioca con le contraddizioni e le rende armonia.</p>



<p><strong>Una femminilità disinvolta, una nuova era</strong></p>



<p>Nel finale, la leggerezza prende il sopravvento. Le modelle sfilano con T-shirt di raso e gonne piumate, scarpe cap-toe rialzate e un’eleganza naturale che fonde semplicità e potenza. I look sono punteggiati da perle barocche e piccoli pianeti di vetro, che scintillano come costellazioni, segno di una nuova femminilità che unisce forza e grazia. Niente red carpet, niente spettacolo eccessivo: solo abiti che si muovono, che vivono, che raccontano la bellezza di una donna reale. Blazy dimostra che Chanel non ha bisogno di essere rumorosa per essere rivoluzionaria. La sua è una rivoluzione silenziosa, fatta di proporzioni perfette e gesti calibrati. È l’inizio di un nuovo corso, dove l’eleganza non si impone, ma si sussurra.</p>
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		<title>Thom Browne SS26: la sartoria conquista le stelle tra alieni, ironia e meraviglia couture</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Oct 2025 09:01:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fashion]]></category>
		<category><![CDATA[PFW]]></category>
		<category><![CDATA[Thom Browne]]></category>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="461" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/10/Untitled-design-275-768x461.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/10/Untitled-design-275-768x461.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/10/Untitled-design-275-300x180.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/10/Untitled-design-275-480x288.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/10/Untitled-design-275.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>Thom Browne SS26 trasforma la couture in fantascienza: sartoria, sogno e ironia in perfetto equilibrio.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.giltmagazine.it/fashion/thom-browne-ss26-la-sartoria-conquista-le-stelle-tra-alieni-ironia-e-meraviglia-couture/">Thom Browne SS26: la sartoria conquista le stelle tra alieni, ironia e meraviglia couture</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.giltmagazine.it">Gilt Magazine</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="768" height="461" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/10/Untitled-design-275-768x461.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/10/Untitled-design-275-768x461.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/10/Untitled-design-275-300x180.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/10/Untitled-design-275-480x288.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/10/Untitled-design-275.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" />
<p>Nell’ex dimora parigina di Karl Lagerfeld, l’Hotel Pozzo di Borgo, la moda abbandona la terra per spiccare il volo verso un’altra galassia. Thom Browne trasforma il suo show Spring/Summer 2026 in un’esperienza cinematografica, dove la sartoria più rigorosa incontra la fantasia di un viaggio spaziale. Figure argentate, luci siderali e una colonna sonora elettronica pulsante catapultano il pubblico in un’altra dimensione. Non è solo una sfilata, ma un racconto interstellare sull’identità, la forma e il potere dell’immaginazione. Browne costruisce un universo dove la tradizione incontra il futuro, e ogni cucitura sembra appartenere a un’altra orbita.</p>



<p><strong>Un tailoring che sfida la gravità</strong></p>



<p>Il linguaggio di Thom Browne è preciso come un’equazione e teatrale come un sogno. Il suo tailoring americano si piega a nuove geometrie: giacche scolpite che abbracciano il busto, spalle curve che si proiettano in avanti, gonne plissettate leggere come aria. I materiali si fanno eterei, tweed sottili, chiffon a quadri, lane argentate, fluttuano come satelliti sartoriali nello spazio di una collezione che non conosce peso. La giacca, simbolo del suo DNA, viene destrutturata, analizzata, reinventata fino a diventare icona del movimento. Ogni capo è un esperimento di eleganza gravitazionale, un punto d’incontro tra rigore e leggerezza, come se la sartoria stessa volesse imparare a respirare nel vuoto.</p>



<p><strong>Creature venute da un’altra moda</strong></p>



<p>Poi, il colpo di scena: figure aliene invadono la passerella. Capelli e pelle argentati, volti coperti da maschere verdi lucide, abiti dalle proporzioni impossibili. Alcuni look moltiplicano le maniche, altri sdoppiano le gambe, altri ancora si espandono in strutture geometriche che sembrano sculture in movimento. Eppure, tutto resta incredibilmente armonico: Browne dosa l’eccesso con la precisione di un sarto zen. L’immaginario fantascientifico non cancella la mano artigiana, la esalta. Ogni capo racconta ore di costruzione, prove, rifiniture, in un dialogo continuo tra realtà e visione. Sono alieni che non conquistano, ma incantano: ambasciatori di una nuova estetica, dove il classico incontra il surreale e la logica cede il passo al sogno.</p>



<p><strong>L’eleganza del paradosso</strong></p>



<p>Nel cuore di questa collezione vive il contrasto più affascinante: quello tra ordine e anarchia sartoriale. Browne mescola riferimenti accademici, cultura pop, cinema e mitologia americana in un collage visivo che sfugge a ogni etichetta. Ci sono abiti con righe varsity, cappotti che sembrano esplodere in costellazioni di perle, gonne-balloon tanto ampie da sembrare pianeti. Ogni dettaglio è un piccolo cortocircuito estetico, un gioco di precisione e follia. L’effetto è magnetico: il pubblico assiste a una danza di contrasti, tra punk e couture, tra Harvard e Hollywood, tra uomo e donna, tra scienza e arte. Thom Browne non si limita a creare moda, costruisce mondi paralleli.</p>



<p><strong>Un finale che parla di umanità</strong></p>



<p>Quando le luci si abbassano, la sensazione è quella di aver assistito a una parabola sull’essere umano. Sotto le armature argentate e le giacche perfette, Browne racconta la necessità di un’eleganza empatica, capace di unire rigore e sensibilità. I suoi alieni non invadono, accolgono: “We come in peace” diventa il messaggio universale di una moda che invita alla connessione, non alla separazione. Con ironia e grazia, Thom Browne mostra che anche la perfezione può essere calda, che la disciplina può convivere con la poesia. Ed è forse proprio questo il suo segreto: creare emozione attraverso la precisione, e stupore attraverso la misura.</p>
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		<title>Miu Miu SS26: il lavoro diventa bellezza, la quotidianità conquista la passerella</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Oct 2025 08:56:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fashion]]></category>
		<category><![CDATA[Miu miu]]></category>
		<category><![CDATA[PFW]]></category>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="461" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/10/Untitled-design-274-768x461.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/10/Untitled-design-274-768x461.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/10/Untitled-design-274-300x180.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/10/Untitled-design-274-480x288.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/10/Untitled-design-274.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>Miu Miu SS26 celebra la forza silenziosa delle donne trasformando il lavoro in pura eleganza.</p>
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<p>C’è un profumo di realtà nell’aria parigina, un’eco di fatica e dignità che attraversa la nuova collezione Miu Miu Spring/Summer 2026. In una stagione dominata da tulle, principesse e illusioni, Miuccia Prada decide di spogliare la moda del suo superfluo e riportarla al cuore della vita quotidiana. Il risultato è un racconto potente, dove il grembiule, simbolo di lavoro e dedizione, diventa protagonista assoluto di una passerella che omaggia le donne vere, quelle che costruiscono il mondo senza mai finire sotto i riflettori.</p>



<p><strong>Una fabbrica trasformata in passerella</strong></p>



<p>La sfilata si apre in un set che rievoca una mensa operaia: pavimento rosso in gomma, tavoli industriali, luce piatta e un’atmosfera sospesa, quasi teatrale. È un ritorno alla concretezza, alla sostanza che da sempre alimenta la creatività di Miuccia. Sulle passerelle scorrono figure che sembrano uscite da un romanzo neorealista: grembiuli tecnici, cinture da lavoro, borse ispirate agli utensili, scarponi robusti e tele grezze. L’eleganza nasce dalla funzione, la bellezza dalla resistenza. Ogni capo è una dichiarazione di forza silenziosa, un omaggio a chi crea, ripara, costruisce, a chi muove le mani più che le parole. È moda che respira odore di realtà, e proprio per questo affascina.</p>



<p><strong>Dal laboratorio alla casa, tra memoria e femminilità</strong></p>



<p>Con un ritmo narrativo fluido, la collezione si sposta dal mondo industriale a quello domestico, celebrando un’altra forma di lavoro: quella delle donne nelle case. I grembiuli floreali, gli abiti annodati in vita, le camicie leggere sovrapposte alle gonne raccontano un’estetica gentile, ma mai fragile. Miu Miu reinterpreta i gesti quotidiani, cucire, cucinare, accudire, trasformandoli in linguaggio visivo, in poesia dell’abitudine. È un elogio alla femminilità consapevole, quella che non ha bisogno di brillare per affermarsi. I tessuti morbidi, le stampe rétro e i dettagli couture costruiscono un equilibrio nuovo tra leggerezza e verità, tra grazia e pragmatismo.</p>



<p><strong>Il glamour della realtà</strong></p>



<p>Nel finale, la collezione esplode in un gioco di contrasti: abiti in pizzo bianco, taffetà scuro, pelle lucida e trasparenze estive convivono con le linee severe dei grembiuli operai. È il dialogo tra due mondi, lusso e lavoro, eleganza e sopravvivenza, che qui si incontrano senza giudizio. Miu Miu riesce a trasformare l’umiltà in stile, l’usura in fascino, l’abitudine in arte. È una moda che parla al presente, che riconosce la complessità del quotidiano e la rende desiderabile. Nessuna idealizzazione, nessuna fuga: solo la bellezza del reale. In un momento storico in cui la moda rischia di perdere contatto con la vita, Miuccia Prada ricorda che la rivoluzione può iniziare da un grembiule.</p>
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		<title>Coperni SS26: la nuova era del “carewear” tra innovazione, benessere e spiritualità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Oct 2025 08:51:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fashion]]></category>
		<category><![CDATA[Coperni]]></category>
		<category><![CDATA[PFW]]></category>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="461" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/10/Untitled-design-273-768x461.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/10/Untitled-design-273-768x461.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/10/Untitled-design-273-300x180.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/10/Untitled-design-273-480x288.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/10/Untitled-design-273.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>Un futuro che si indossa: Coperni trasforma la tecnologia in empatia, il tessuto in benessere.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.giltmagazine.it/fashion/coperni-ss26-la-nuova-era-del-carewear-tra-innovazione-benessere-e-spiritualita/">Coperni SS26: la nuova era del “carewear” tra innovazione, benessere e spiritualità</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.giltmagazine.it">Gilt Magazine</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="768" height="461" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/10/Untitled-design-273-768x461.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/10/Untitled-design-273-768x461.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/10/Untitled-design-273-300x180.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/10/Untitled-design-273-480x288.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/10/Untitled-design-273.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" />
<p>Nel cuore della Paris Fashion Week, Coperni trasforma la tecnologia in emozione e la moda in un rituale di cura. Con la collezione Spring/Summer 2026, i designer Sébastien Meyer e Arnaud Vaillant abbandonano la pura estetica del futuro per esplorare un nuovo orizzonte: quello del “carewear”, un guardaroba pensato per proteggere, coccolare e connettere corpo e mente.</p>



<p>Il pubblico, disposto in cerchio come in un rito di guarigione, è immerso in una luce circadiana e in una colonna sonora quasi terapeutica, This Woman’s Work di Kate Bush. “Volevamo sviluppare l’idea di abiti che proteggono, trasformandola in una sensazione,” spiega Vaillant. Così nasce una moda che non veste soltanto, ma si prende cura.</p>



<p><strong>Il debutto di C+: indossare la propria skincare</strong></p>



<p>Il momento chiave dello show è il lancio di C+, la nuova linea bioattiva sviluppata in collaborazione con la società svizzera HeiQ. Dopo tre anni di ricerca, Coperni presenta body, leggings e top che incorporano pre- e probiotici nei tessuti: indossarli significa letteralmente “vestirsi di benessere”.</p>



<p>“È come portare sulla pelle la tua crema idratante,” spiega Meyer. “Siamo i primi a usare questa tecnologia e continueremo a svilupparla.” È il punto d’incontro tra moda, scienza e wellness: un modo per ridefinire il rapporto tra abito e corpo, dove il tessuto diventa interfaccia sensoriale e il comfort assume una dimensione emotiva. Coperni non si limita a vestire il presente, lo programma, lo respira, lo trasforma in energia vitale.</p>



<p><strong>La sfilata come esperienza multisensoriale</strong></p>



<p>Lo show è concepito come una sessione collettiva di mindfulness: luci che seguono i ritmi biologici, materiali tattili, un design pensato per stimolare serenità e attenzione. Gli accessori diventano strumenti di benessere quotidiano: lanyard metallici da cui pendono cristalli, Airtag e AirPods, cinture dotate di piccole custodie per smartphone e scarpe da Pilates co-create con Barreletics. Le silhouette oscillano tra la funzionalità sportiva e il minimalismo elegante: pantaloni yoga-ready, aviator jacket destrutturate, abiti fluidi in tonalità matcha, anguria e bianco latte. I tessuti tecnici e sostenibili, dal vegan mushroom leather ai materiali traspiranti e rigenerativi, raccontano una bellezza essenziale, che nasce dal comfort e si estende alla coscienza.</p>



<p><strong>Spiritual Tech: quando la scienza incontra l’anima</strong></p>



<p>“Il nostro obiettivo,” spiega Meyer, “è trasformare la passione per l’innovazione in qualcosa di più umano.” Questa visione si manifesta anche negli accessori simbolici, come la nuova Swipe Bag, realizzata in quarzo, occhio di tigre e tormalina, che diventa un talismano di energia e protezione. Ogni pietra è scelta per un effetto diverso: lucidità mentale, forza vitale, equilibrio emotivo.</p>



<p>Coperni coniuga la razionalità tecnologica con la dimensione spirituale del design. “È molto zen,” aggiunge Vaillant, “una forma di tecnologia spirituale.” In un mondo dove il confine tra corpo e dispositivo è sempre più sottile, la maison invita a riscoprire un lusso invisibile: quello del benessere interiore.</p>



<p><strong>La nuova frontiera del lusso consapevole</strong></p>



<p>Con Coperni SS26, Meyer e Vaillant ridisegnano il concetto stesso di moda futurista. La loro estetica, raffinata e minimale, diventa un manifesto di connessione e cura. Gli abiti non parlano solo al corpo, ma all’equilibrio psicologico di chi li indossa: sono una carezza high-tech, un modo per sentirsi protetti in un mondo iperconnesso.</p>



<p>Coperni si fa interprete di un futuro in cui la moda non domina, ma accompagna. Non promette potere, ma presenza.</p>
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		<title>Chloé SS26: la leggerezza secondo Chemena Kamali, tra memoria e libertà</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Oct 2025 15:16:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fashion]]></category>
		<category><![CDATA[Chloè]]></category>
		<category><![CDATA[PFW]]></category>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="461" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/10/Untitled-design-263-768x461.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/10/Untitled-design-263-768x461.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/10/Untitled-design-263-300x180.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/10/Untitled-design-263-480x288.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/10/Untitled-design-263.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>Una collezione che trasforma il romanticismo in forza: la leggerezza diventa il nuovo linguaggio del potere.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="768" height="461" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/10/Untitled-design-263-768x461.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/10/Untitled-design-263-768x461.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/10/Untitled-design-263-300x180.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/10/Untitled-design-263-480x288.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/10/Untitled-design-263.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" />
<p>C’è un’aria di rinascita nella nuova Chloé firmata Chemena Kamali. Nel cuore della Paris Fashion Week, la designer tedesca reinterpreta l’anima più autentica della maison, quella che Gaby Aghion aveva immaginato nel dopoguerra come sinonimo di femminilità naturale, eleganza senza sforzo e poesia quotidiana. Con la collezione Spring/Summer 2026, Kamali scava nelle radici del marchio per restituirgli la sua grazia originaria, ma con uno sguardo rivolto al presente.</p>



<p>“Viviamo un momento unico nella storia della moda,” racconta, “pieno di cambiamenti, ma anche di possibilità di reinventarsi.” Così nasce una sfilata che sembra un respiro di luce: un intreccio di chiffon, stampe vintage e colori solari che celebrano la libertà di essere se stesse, oggi come allora.</p>



<p><strong>Alle origini della “Chloé Girl”</strong></p>



<p>Kamali raccoglie il testimone della leggendaria “Chloé Girl”, quella donna libera, romantica e un po’ bohémienne che dagli anni ’70 ha definito il linguaggio del brand, e la porta indietro nel tempo, fino agli anni ’50 e ’60. È qui che affonda le sue radici la visione di Gaby Aghion, pioniera del prêt-à-porter femminile, che confezionava abiti di chiffon e forme tondeggianti nel caffè parigino Café de Flore.</p>



<p>Kamali riprende quella leggerezza, “togliendo tutta la rigidità e le sottogonne”, come spiega lei stessa, e la traduce in abiti che ondeggiano, respirano, si muovono con il corpo. Lontana da ogni costruzione artificiosa, restituisce a Chloé la sua poesia originaria: quella di un’eleganza che non ha bisogno di gridare.</p>



<p><strong>Un giardino di anni ’50 e sogni ’60</strong></p>



<p>Le stampe sono il cuore pulsante della collezione. Kamali riscopre motivi floreali degli anni ’60, rose, pattern hawaiani, vortici di colori, e li intreccia con lo spirito luminoso dei costumi da bagno anni ’50. Tutto è pensato per evocare vitalità, freschezza, gioia di vivere.</p>



<p>I tessuti, leggeri e trasparenti, si prestano a drappeggi e nodi spontanei: gonne sarong, top incrociati, abiti ariosi che sembrano mossi dal vento. “Mi chiedevo come renderlo più leggero, più spontaneo,” dice Kamali, e la risposta è nel gesto: pieghe, intrecci, annodature che sostituiscono le cuciture. Le borse si ispirano alle cuffie da nuoto vintage, i sandali ibridano sabot e ciabatte da piscina. Tutto è giocoso, fluido, libero come una giornata d’estate.</p>



<p><strong>L’equilibrio perfetto tra heritage e modernità</strong></p>



<p>Nella seconda parte della sfilata, la palette vira verso i toni iconici della maison: sabbia, mandorla, limone e caffè, in un susseguirsi di anorak avvolgenti, bluse cropped, gonne a pareo e lunghi duster coat che accompagnano il giorno verso la sera.</p>



<p>È qui che Chloé ritrova il suo equilibrio: un’estetica romantica, sì, ma ancorata alla vita vera. Kamali non cerca di rivoluzionare la casa, ma di farla evolvere con delicatezza, rispettando la sua storia e spingendone i confini. “Voglio che si percepisca un movimento,” dice, “qualcosa che cresce, che si trasforma.”</p>



<p>È la visione di una donna contemporanea: leggera, consapevole, forte nella sua dolcezza.</p>



<p><strong>Un inno alla femminilità libera e consapevole</strong></p>



<p>Con questa collezione, Chloé ritrova la sua voce più pura. Kamali non disegna semplicemente abiti, ma emozioni da indossare: tessuti che accarezzano, colori che illuminano, forme che respirano. È una dichiarazione di libertà, una promessa di autenticità, una danza silenziosa tra passato e futuro.</p>



<p>Tra le rose e il chiffon, Chloé SS26 celebra la leggerezza come scelta di forza.</p>
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		<title>Jean Paul Gaultier SS26: il ritorno ribelle di Duran Lantink accende Parigi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Oct 2025 15:06:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fashion]]></category>
		<category><![CDATA[Jean Paul Gaultier]]></category>
		<category><![CDATA[PFW]]></category>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="461" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/10/Untitled-design-262-768x461.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/10/Untitled-design-262-768x461.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/10/Untitled-design-262-300x180.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/10/Untitled-design-262-480x288.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/10/Untitled-design-262.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>Un ritorno iconoclasta che celebra libertà, corpo e identità nella moda più autentica di Parigi.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="768" height="461" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/10/Untitled-design-262-768x461.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/10/Untitled-design-262-768x461.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/10/Untitled-design-262-300x180.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/10/Untitled-design-262-480x288.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/10/Untitled-design-262.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" />
<p>Nel ventre di Parigi, tra le luci fredde e industriali del Musée du Quai Branly, Jean Paul Gaultier torna a scuotere la scena con la collezione Spring/Summer 2026. È un ritorno che sa di energia e memoria, firmato da Duran Lantink, il nuovo direttore creativo del prêt-à-porter, che riporta in passerella l’irriverenza del marchio con un linguaggio più concettuale, materico e urbano.</p>



<p>La collezione, intitolata “Junior”, riprende lo spirito della linea storica Junior Gaultier, quella che tra gli anni ’80 e ’90 aveva tradotto il DNA del brand in chiave giovane, pop e disinvolta, ma lo rilegge attraverso una lente contemporanea fatta di ironia, fluidità e decostruzione. È un Gaultier rinnovato ma riconoscibile, dove l’iconoclastia diventa codice estetico, e la ribellione, ancora una volta, si veste di couture.</p>



<p><strong>Decostruire per rinascere</strong></p>



<p>Lantink costruisce la collezione come un atto di liberazione. Il suo metodo, che lui stesso definisce “Duranification”, consiste nel prendere gli archetipi della maison, dal corsetto alla marinière, fino all’uniforme sartoriale, e frantumarli per poi ricomporli in nuove forme ibride. Il risultato è un dialogo continuo tra rigore e caos, tra memoria e sovversione.</p>



<p>Il trench iconico, ad esempio, si riduce a una giacca-cropped che scopre la pelle e ridefinisce la sensualità del potere; le silhouette si allungano o collassano, i volumi si spostano, gli orli si aprono in direzioni inattese. Tutto sembra oscillare tra il desiderio di trattenere e quello di liberare. In passerella domina un’energia viscerale, dove ogni taglio racconta una metamorfosi, ogni cucitura diventa gesto politico.</p>



<p><strong>Corpi, colori, collisioni</strong></p>



<p>La palette alterna tonalità neutre e strutturate, beige, sabbia, bianco ottico, a esplosioni di colore primario: rosso, giallo, blu, nero. I look sembrano frammenti di corpi in movimento, sculture dinamiche che sfidano la staticità della moda tradizionale.</p>



<p>Lantink gioca con i materiali come con la personalità dei capi: pelle lucida, denim rigenerato, maglia tecnica e jersey elastico convivono senza gerarchie, evocando il passato provocatorio di Gaultier ma con una nuova consapevolezza etica. Le superfici tattili raccontano la strada, il club, la vita vissuta: quell’energia di libertà che il marchio ha sempre saputo incarnare meglio di chiunque altro. È una moda che non si indossa per piacere, ma per affermarsi.</p>



<p><strong>Un sotterraneo che pulsa di modernità</strong></p>



<p>La scelta del luogo, un seminterrato industriale, non è casuale. È un ritorno alle origini, un omaggio ai sotterranei dove la moda si è fatta linguaggio popolare e controculturale. Lantink trasforma il pavimento di cemento in una passerella viva, abitata da corpi forti e androgini, in un mix esplosivo di attitudine e vulnerabilità.</p>



<p>La musica batte come un cuore meccanico, le luci tagliano lo spazio come lame, e nel pubblico Jean Paul Gaultier osserva, sorridendo: il suo spirito è lì, nei dettagli, nella libertà di chi osa ancora reinventare. È un passaggio di testimone che non ha nostalgia, ma fame di futuro.</p>



<p><strong>Il nuovo linguaggio Gaultier</strong></p>



<p>Con Junior, Duran Lantink restituisce al brand la sua voce più autentica: quella della dissidenza elegante. Non copia, non cita, ma filtra l’eredità di Gaultier attraverso la contemporaneità del genderless, della sostenibilità e dell’inclusione.</p>



<p>La collezione SS26 è un laboratorio di idee più che un semplice show: una riflessione sulla bellezza del difetto, sulla forza dell’imperfezione, sul diritto di essere diversi. È un Gaultier che evolve, che dialoga con una generazione nuova, ma che resta fedele a una sola promessa, quella di non smettere mai di provocare.</p>
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		<title>Valentino SS26: le lucciole di Alessandro Michele e la rinascita della luce</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Oct 2025 14:33:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fashion]]></category>
		<category><![CDATA[PFW]]></category>
		<category><![CDATA[Valentino]]></category>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="461" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/10/Untitled-design-261-768x461.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/10/Untitled-design-261-768x461.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/10/Untitled-design-261-300x180.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/10/Untitled-design-261-480x288.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/10/Untitled-design-261.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>Un messaggio di luce che attraversa il buio e trasforma la moda in poesia contemporanea.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="768" height="461" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/10/Untitled-design-261-768x461.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/10/Untitled-design-261-768x461.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/10/Untitled-design-261-300x180.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/10/Untitled-design-261-480x288.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/10/Untitled-design-261.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" />
<p>Parigi, 5 ottobre 2025. Nella penombra del Louvre, dove il silenzio sembra attendere una rivelazione, si accende la nuova visione di Alessandro Michele per Valentino. La collezione Spring/Summer 2026, intitolata “Fireflies”, è un viaggio tra buio e bagliore, un canto alla speranza ispirato a una lettera del 1941 di Pier Paolo Pasolini. Quelle lucciole di cui lo scrittore parlava, simboli di vita che resistono anche nelle notti più cupe del fascismo, diventano ora metafora di una moda che non si arrende alla superficialità, ma cerca una scintilla di senso, di bellezza, di umanità.</p>



<p>La voce di Pamela Anderson, che recita il manifesto del designer, apre lo show con parole che attraversano il pubblico come un sussurro potente: “In questo momento così buio, dobbiamo ricordarci di non spegnere la luce”. E da lì inizia il viaggio di Michele, fatto di trasparenze, fiocchi, velluti e visioni luminose, dove ogni abito sembra voler raccontare un pensiero, non solo una forma.</p>



<p><strong>Un racconto di buio e bagliore</strong></p>



<p>La scenografia è semplice ma densa di significato: luci intermittenti che si accendono e si spengono come respiri, come battiti. Le modelle emergono dall’ombra e si dissolvono in un’alternanza di chiaroscuri, mentre la colonna sonora pulsa come un battito cardiaco. È una rappresentazione della fragilità del tempo presente, ma anche della sua bellezza. Michele, fedele alla sua poetica colta e simbolica, fa della moda un linguaggio universale, capace di parlare al cuore più che agli occhi.</p>



<p>Il suo messaggio è politico e umano allo stesso tempo: l’abito come strumento di resistenza, come gesto di fiducia nel futuro. “La moda deve continuare a sognare,” dice lo stilista, “non per fuggire dalla realtà, ma per immaginare un modo diverso di viverla.” Fireflies non è solo una collezione, è un invito a credere che anche la più piccola scintilla possa cambiare la notte.</p>



<p><strong>La sartorialità come atto di grazia</strong></p>



<p>La prima uscita, una blusa blu pavone con fiocco al collo e pantaloni chartreuse in raso, stabilisce subito il tono: rigoroso ma lieve, classico ma libero. Segue un susseguirsi di silhouette costruite su una grammatica semplice e quasi rituale: camicia e gonna a matita, camicia e pantaloni, in infinite variazioni di materiali e sfumature. Chiffon, georgette, velluto e suede si intrecciano in un dialogo raffinato di texture, alternando lucentezza e opacità.</p>



<p>Michele abbandona la complessità barocca del passato per abbracciare una nuova purezza, più intima, quasi spirituale. Le linee si allungano, le spalle si arrotondano, i volumi si addolciscono: la femminilità diventa essenza, non ornamento. Eppure, dietro la calma apparente, c’è sempre quel senso di tensione emotiva che definisce il suo linguaggio: un equilibrio costante tra romanticismo e inquietudine.</p>



<p><strong>Colori che respirano, sogni che resistono</strong></p>



<p>I colori scelti raccontano un’emozione più che una stagione. Zaffiro, rubino, bianco ottico e nero tuxedo si alternano a bagliori cangianti, come riflessi notturni d’acqua o ali di falena. Gli abiti da sera, asciutti, essenziali, mai eccessivi, rinunciano alle paillettes e alle armature per lasciare spazio a una bellezza meditata, quasi sospesa. Ogni capo è un atto di misura, una dichiarazione di semplicità che diventa lusso.</p>



<p>Nel finale, tutte le modelle si raccolgono al centro della passerella, illuminate da luci pulsanti che simulano il volo di centinaia di lucciole. È un’immagine potente e poetica, una delle più toccanti di tutta la settimana parigina: un momento di silenzio e commozione collettiva. Michele osserva da lontano, quasi in penombra, lasciando che a parlare sia la sua visione, quella di un artista che ha trasformato la malinconia in luce.</p>



<p><strong>La moda come gesto di speranza</strong></p>



<p>“Quando sono arrivato in Valentino,” ha detto Michele, “mi sono lanciato dentro qualcosa di enorme. Ora sto imparando a scegliere.” Fireflies segna proprio questa maturità: il tempo della selezione, della sottrazione consapevole. Non più la necessità di stupire, ma quella di comunicare. E in questo percorso, Valentino riscopre la propria anima luminosa, capace di fondere la classicità romana con l’immaginario poetico del suo nuovo direttore creativo.</p>



<p>In un mondo sempre più dominato dal rumore, Michele sceglie il silenzio, la lentezza, la delicatezza. Ci ricorda che la moda non è solo spettacolo, ma linguaggio, emozione, gesto. E che, come le lucciole di Pasolini, anche una scintilla può bastare per resistere al buio.</p>
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		<title>McQueen SS26: l’istinto diventa moda, tra desiderio, disciplina e fiamme di libertà</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Oct 2025 14:16:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fashion]]></category>
		<category><![CDATA[McQueen]]></category>
		<category><![CDATA[PFW]]></category>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="461" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/10/Untitled-design-260-768x461.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/10/Untitled-design-260-768x461.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/10/Untitled-design-260-300x180.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/10/Untitled-design-260-480x288.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/10/Untitled-design-260.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>Un rituale di rinascita che accende la moda di istinto, libertà e consapevolezza poetica.</p>
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<p>C’è un’energia febbrile nell’aria parigina quando Alexander McQueen presenta la collezione Spring/Summer 2026. Seán McGirr, alla sua seconda stagione alla guida creativa della maison, continua a riscrivere il linguaggio del brand con una forza viscerale e istintiva. Il suo McQueen è meno distante, più umano, più carnale. “Che cosa accade quando ci arrendiamo ai nostri impulsi più profondi?”, si domanda lo stilista, e la risposta risuona potente lungo una passerella che alterna controllo e abbandono, fuoco e calma, struttura e caos. È un rito collettivo, quasi pagano, che celebra la tensione eterna tra la natura e l’ordine, tra l’istinto e la civiltà.</p>



<p><strong>Tra ordine e impulso: la tensione che accende la forma</strong></p>



<p>McGirr costruisce la collezione come un campo magnetico dove opposti si attraggono e si respingono. L’ispirazione arriva da The Wicker Man (1973), film cult britannico che indaga il confine fra fede e follia, desiderio e sacrificio. Il risultato è una visione sartoriale che esplora la disintegrazione dell’uniforme e la nascita di un nuovo corpo sociale, libero e vulnerabile. Le giacche, simbolo di autorità, vengono smontate e ricomposte, tagliate da tasche disallineate, scollate, destrutturate. Le stoffe militari si mescolano a bustier taglienti, mentre gonne e pantaloni scivolano sul corpo con una libertà che rompe ogni rigore. L’uniforme, da simbolo di potere, diventa atto di ribellione.</p>



<p><strong>Il corpo, protagonista assoluto</strong></p>



<p>Ogni capo sembra disegnato sul respiro umano: tensione, calore, movimento. Il corpo non è nascosto ma rivelato, protagonista e narratore. Camicie e abiti in popeline si tendono, si stringono, si torcono in una danza continua tra forma e deformazione. Il celebre “bumster”, firma storica di McQueen, torna reinterpretato da McGirr con hardware lucido e fibbie regolabili, come un gesto di autoaffermazione. Il tailoring si fonde con la sensualità del boudoir, ma senza mai cadere nella nostalgia: il nuovo McQueen è contemporaneo, urbano, diretto. I corsetti non imprigionano, ma liberano. Si adattano al corpo come corazze morbide, raccontando un potere nuovo, fatto di autodeterminazione e piacere.</p>



<p><strong>La materia come metamorfosi</strong></p>



<p>Il dialogo tra natura e artigianato si manifesta nei materiali: mohair tagliente, pelle stampata, jacquard floreali, catene metalliche e ricami in oro convivono con cotoni lavati e sete leggere. Tutto è contrasto e armonia, forza e delicatezza. Abiti in seta paracadute si aprono come petali in combustione, avvolti da sfumature degradé e scintillii di fuoco. Le borse, reinterpretazioni della leggendaria De Manta, diventano totem contemporanei con frange, laccetti a corsetto e madreperla iridescente. Ai piedi, il ritorno del celebre tacco “a corno” del 2003: un’icona dell’archivio che riaffiora come simbolo della continuità creativa della maison. Ogni dettaglio è un incantesimo tattile, ogni tessuto un corpo vivo.</p>



<p><strong>Un rito collettivo tra folklore e futuro</strong></p>



<p>La scena, ideata da Tom Scutt, trasforma lo spazio in un rituale di rinascita: al centro, una struttura simile a un grande maypole realizzata con 8000 metri di nastro di juta, foglie naturali e sughero. Un monumento alla sostenibilità e alla comunità, realizzato insieme agli Armagh Rhymers, custodi della tradizione irlandese del “mumming”. L’atmosfera è ipnotica, sospesa tra sacro e moderno. La musica di A.G. Cook alterna percussioni organiche e suoni sintetici, in un crescendo di tensione che unisce il battito della terra a quello della città. McQueen celebra i dieci anni dell’Accordo di Parigi con un impegno concreto: set a basso impatto, energia rinnovabile, trasporti elettrici. Un messaggio chiaro: la moda è libertà, ma anche responsabilità.</p>
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		<title>Celine SS26: il nuovo inizio di Michael Rider tra eredità e rivoluzione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Oct 2025 14:04:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fashion]]></category>
		<category><![CDATA[celine]]></category>
		<category><![CDATA[PFW]]></category>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="461" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/10/Untitled-design-259-768x461.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/10/Untitled-design-259-768x461.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/10/Untitled-design-259-300x180.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/10/Untitled-design-259-480x288.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/10/Untitled-design-259.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>Celine ritrova la sua voce tra memoria e desiderio, guidata dall’eleganza disinvolta di Michael Rider.</p>
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<p>Nell’aria rarefatta di Rue Vivienne, dove la storia di Celine incontra la modernità parigina, Michael Rider ha firmato il suo debutto come direttore creativo con una collezione che segna un punto di svolta. La Primavera/Estate 2026 è il momento in cui la maison si guarda allo specchio e sceglie di rinascere, fondendo la sua eredità con una nuova visione internazionale. Sotto la luce dorata della Hall principale, foulard equestri sospesi e biciclette brandizzate accoglievano gli ospiti: un invito simbolico a pedalare verso un futuro che non rinnega il passato, ma lo reinventa con intelligenza e sensualità.</p>



<p><strong>Un debutto che racconta Parigi e il mondo</strong></p>



<p>Il debutto di Michael Rider per Celine è una dichiarazione d’amore alla doppia anima del brand: quella francese, sofisticata e intellettuale, e quella globale, dinamica e contemporanea. La sfilata si è svolta in un’atmosfera di elegante riservatezza, dove i 72 look hanno sfilato come capitoli di un racconto fluido tra tradizione e audacia. Le modelle avanzavano tra specchi, foulard sospesi e lampi di seta, incarnando l’idea di una donna Celine più libera, metropolitana, curiosa del mondo. La visione di Rider è chiara: riportare la maison al centro del discorso estetico senza rinunciare alla sua leggerezza.</p>



<p><strong>Eleganza strutturata e sensualità disinvolta</strong></p>



<p>Le silhouette si muovono tra precisione sartoriale e spontaneità. Blazer con vita segnata, gonne fluide, pantaloni stretti, trench dalle spalle scultoree e abiti in seta che ondeggiano leggeri come foulard al vento: la collezione alterna rigore e libertà. Il gioco dei materiali, pelle, seta, cotone leggero, denim lucido, crea una tensione visiva continua. Le tonalità spaziano dal cammello al bianco ottico, passando per nero profondo, blu pavone e accenti di rosso bruciato. È una femminilità che non ha bisogno di stratagemmi: elegante, decisa, ma mai costruita.</p>



<p><strong>Tra Phoebe Philo e Hedi Slimane: il ponte di Rider</strong></p>



<p>Il nuovo direttore creativo raccoglie un’eredità imponente e la trasforma in linguaggio personale. Si percepiscono echi della sensibilità di Phoebe Philo, nella ricerca del comfort intellettuale e nel tailoring fluido, ma anche omaggi a Hedi Slimane, con il suo minimalismo rock e le proporzioni affilate. Rider fonde questi mondi e li filtra attraverso una lente americana, rendendo Celine meno distante e più vitale. La sua donna vive tra un atelier parigino e un boulevard di New York, indossa sneakers con abiti di seta, giacche maschili con foulard annodati al collo. È un equilibrio nuovo, sottile, ma pieno di energia.</p>



<p><strong>Un futuro da costruire</strong></p>



<p>La collezione SS26 non è solo un debutto, è un manifesto di intenti. Rider dimostra di conoscere il DNA di Celine e di volerlo reinterpretare senza paura. La maison, dopo anni di trasformazioni, ritrova una voce che guarda avanti: più fresca, più democratica, ma sempre fedele all’eleganza. I foulard equestri, simbolo di legame con l’heritage, si trasformano in metafora di movimento, di libertà, di rinascita. E mentre la musica svanisce tra gli specchi della Rue Vivienne, rimane l’impressione che una nuova epoca sia davvero iniziata.</p>
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		<title>Lacoste SS26: il fascino dello spogliatoio si trasforma in eleganza urbana</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Oct 2025 13:56:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fashion]]></category>
		<category><![CDATA[lacoste]]></category>
		<category><![CDATA[PFW]]></category>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="461" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/10/Untitled-design-258-768x461.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/10/Untitled-design-258-768x461.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/10/Untitled-design-258-300x180.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/10/Untitled-design-258-480x288.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/10/Untitled-design-258.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>Quando lo sport incontra la sensualità, la moda riscopre la forza poetica del corpo in movimento.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="768" height="461" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/10/Untitled-design-258-768x461.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/10/Untitled-design-258-768x461.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/10/Untitled-design-258-300x180.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/10/Untitled-design-258-480x288.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/10/Untitled-design-258.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" />
<p>Dalla freschezza del campo da tennis al silenzio sospeso dello spogliatoio: per la Primavera/Estate 2026, Lacoste porta la sua tradizione sportiva in una nuova dimensione sensoriale. Nella Hall Eiffel del Lycée Carnot, a Parigi, Pelagia Kolotouros ha firmato una sfilata che è stata al tempo stesso installazione, performance e dichiarazione d’identità. Piastrelle bianche, vetri appannati, tende da doccia e pile di asciugamani al posto delle sedute: tutto evocava l’atmosfera di un locker room in cui lo sport incontra la vita reale, la pelle incontra il vapore, e la moda riscopre la sua parte più intima.</p>



<p><strong>Tra campo e realtà</strong></p>



<p>Kolotouros ha costruito un racconto sul momento che precede o segue la competizione, quando l’adrenalina lascia spazio alla calma. Il risultato è una collezione che unisce il mondo atletico all’eleganza quotidiana, fatta di silhouette rilassate e proporzioni fluide. Le polo si fanno trasparenti, le gonne sembrano asciugamani annodati in vita, i trench diventano vestaglie con slogan come “Tennis for Everyone”. È un dialogo continuo tra corpo e abito, funzionalità e desiderio, sport e sensualità.</p>



<p><strong>Il codice Lacoste si rinnova</strong></p>



<p>La maison del coccodrillo, fondata sulla disciplina del tennis, si lascia contaminare da un linguaggio più contemporaneo e urbano. I tessuti tecnici incontrano materiali morbidi e fluidi; il piqué iconico si alterna a nylon effetto bagnato e terry spugnosi. La palette cromatica richiama le superfici di gioco, verde prato, terracotta, blu e bianco gesso, ma li declina con sofisticazione. Kolotouros lavora sul contrasto tra performance e comfort, tra precisione sartoriale e libertà di movimento: un equilibrio perfetto tra heritage e innovazione.</p>



<p><strong>Una nuova sensualità sportiva</strong></p>



<p>Nello spazio avvolto dal suono delle docce e dalla luce filtrata, i modelli si muovevano come atleti dopo una partita. I loro gesti lenti, quasi meditativi, raccontavano una nuova idea di seduzione: naturale, spontanea, intrisa di energia fisica. Le trasparenze, i tagli aperti, le stratificazioni leggere non cercano provocazione, ma autenticità. Kolotouros cattura l’essenza dello sport come stato d’animo: vulnerabile, umano, vero. Una visione di modernità che restituisce allo sportswear una dimensione emotiva e raffinata.</p>



<p><strong>Heritage con visione</strong></p>



<p>Con questa collezione, Lacoste conferma il suo ruolo di ponte tra passato e futuro. L’eredità di René Lacoste, fatta di rigore e movimento, trova qui una nuova forma di libertà. L’approccio di Kolotouros è quello di una designer che conosce le regole, ma sceglie di riscriverle con eleganza. La sfilata diventa così un momento di introspezione collettiva: un invito a rallentare, ad ascoltare il respiro dopo la corsa, a riscoprire la bellezza che nasce dal gesto più semplice, indossare qualcosa che ci fa stare bene.</p>
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