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	<title>pencil skirt &#8211; Gilt Magazine</title>
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		<title>La pencil skirt: un grido di sensualità!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Feb 2020 13:09:19 +0000</pubDate>
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<p>La moda, si sa, è da sempre lo strumento preferito dalle donne per esprimere la propria essenza e <b>femminilità</b>. Una femminilità in continua evoluzione, che la moda segue di pari passo e alla quale risponde aiutandola a prendere forma. La <b>Paris Fashion Week</b> ha appena concluso in bellezza le sfilate di stagione, finendo di tracciare le <b>tendenze più cool</b> per questa <b>Primavera/Estate 2020</b>. Un’estate in cui la donna diviene delicata e seducente, distaccandosi, finalmente, dalla tendenza al genderless, che negli ultimi anni era diventata quasi un imperativo. Un vero e proprio<b> inno all’iper femminilità</b>, decisa e sensuale ma mai volgare o scontata, che vede nel ritorno della pencil skirt il nuovo irrinunciabile <b>must-have</b>. Accanto ai modelli ladylike, trovano spazio anche proposte più maliziose, come quelle in pelle, con spacco strategico, proposte da <b>Gucci</b> e <b>Bottega Veneta</b>. O le versioni più romantiche, aderenti e in stampa floreale, firmate <b>Dolce &amp; Gabbana</b>.</p>
<h3>Le curiose origini</h3>
<p>Ricordata anche con il nome di <b>longuette</b>, l’intramontabile <b>gonna a matita</b> cavalca nuovamente le passerelle della stagione, con la sua inconfondibile eleganza e seduzione. Dalle linee pulite e diritte con pinces in vita e con uno o due spacchi per permetterne il movimento, la pencil skirt ha una storia curiosa. La leggenda risale al 1908, quando <b>Mrs Edith Hart O. Berg</b>, moglie di un associato dei fratelli Wright, divenne la prima donna americana a viaggiare in aereo come passeggera. In quell’occasione, la donna avvolse uno spago attorno alla lunga gonna, all’altezza delle caviglie, per evitare che il tessuto potesse gonfiarsi durante il volo. L’immagine di Lady Hart O. Berg mentre camminava con lo spago ancora legato, venne fotografata e girò il mondo. Fu proprio questa, a quanto pare, ad ispirare la moda delle <b>hobble skirt</b>, la gonna lunga e stretta.</p>
<h3>1954: la collezione H di Christian Dior</h3>
<p>Ma a definire lo stile della gonna a matita indossata ancora oggi, fu il couturier francese <b>Christian Dior</b>. Nel 1954, Dior divenne finalmente leggenda, allontanandosi dall’idea di una femminilità ancora troppo austera, proponendo una nuova silhouette per la donna. La nuova <b>collezione H</b>, prendeva le forme di una vera H maiuscola, con linee diritte ed una sottile enfasi sul punto vita, in grado di conferire alla donna un’elegante sensualità. La nuova pencil skirt spostava l’attenzione sui fianchi e fasciava la donna in una delicata aderenza, allontanandosi dai modelli <b>New Look</b> più voluminosi e sin troppo noiosi. L’inizio di una nuova femminilità, più libera e decisa, era alle porte.</p>
<h3>Anni Cinquanta: la pencil skirt sugli schermi</h3>
<p>Con l’avvento degli anni ’50, la longuette divenne <b>capo icona</b> per eccellenza. Adatta ad ogni donna e perfetta per ogni occasione, fu l’indumento prediletto dalle stelle del cinema. <b>Audrey Hepburn</b> adorava indossarla per un tocco chic ed elegante, e ben si adattava all’androginia dell’attrice. In “La finestra sul cortile”, la splendida immagine di <b>Grace Kelly</b> in un modello verde lime espresse la bellezza di una donna elegante e raffinata. <b>Sophia Loren</b> la rese invece super sexy, abbinandola a giacchine avvitate e a top dalle spalline sottili. Fu però con <b>Marylin Monroe</b> che la pencil skirt si tramutò nel capo sexy per eccellenza. Le aderenze della gonna sulle cariche curve dell’attrice creavano una sensualità esagerata e provocante. Le linee diritte e fasciate ne modificavano l’andatura, dando vita alla storica camminata ondeggiante e super sexy by Monroe.</p>
<h3>La longuette at work</h3>
<p>Lontano da questa nuova ostentazione sensuale, la pencil skirt degli anni Cinquanta/Sessanta era considerata anche un capo molto pratico e funzionale. La piccola piega posta sul retro facilitava i movimenti della donna, e la rese perfetta come capo per le uniformi femminili lavorative. Per molte donne la gonna a matita è ancora oggi l’indumento perfetto da indossare sul lavoro. Un capo chiave del guardaroba d’ufficio: elegante, formale e femminile, prediletto anche dalle donne di potere che non vogliono rinunciare alla propria sensualità. Insomma, un <b>capo versatile</b> che si adatta ad ogni silhouette, esaltando le diverse personalità di ogni donna. Sensuale, formale, chic, sexy, la pencil skirt è in ognuno di questi aggettivi, e appare perfetta per incarnare quell’ideale di femminilità libera e moderna.</p>
<h3>Pencil skirt versione 2.0</h3>
<p>La <b>moda Primavera/Estate 2020</b> ha presentato una donna decisa e volenterosa di portare in alto la propria sensualità. Una donna che urla al mondo il suo essere femmina. Con la sua sensuale eleganza, la pencil skirt torna alla ribalta. Nella <b>collezione Métiers d’art 2020 di Chanel</b>, <b>Virginie Viard</b>, creativa della maison, la propone come protagonista della scena. La<b> pencil skirt by Chanel</b> è l’ideale di una femminilità emancipata e trasgressiva. Virginie le propone in total black, ma la vivacizza con venature dorate, ricami di sequin e cinture gioiello. Romantica, invece, la versione <b>tweed</b> color corallo chiaro, pesca e albicocca. <b>Givenchy </b>e <b>Stella McCartney</b> la vestono in total denim, per un look sporty chic. <b>Prada </b>la vuole casual, abolendo il tacco 12 e abbinandola a flat shoes. <b>Versace </b>ci gioca sopra, proponendola nella coloratissima versione a fantasia jungle. Dunque, come abbinarla? T-shirt, camicie, crop top, giacche, anfibi o decolletè, tutto è permesso!</p>
<p>Il “mai più senza” ha finalmente il nome di pencil skirt.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b><i>di Eleonora Formicola</i></b></p>
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		<title>I codici dell’imperfezione anni Novanta di Donatella Versace</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 Feb 2019 11:22:41 +0000</pubDate>
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<p>Un’<b>ode ai contrast</b>i nei colori, nei tessuti e nei tagli sartoriali, per celebrare l’iconografia Versace. Ci si ispira alla <b>fotografia</b>, e non ad una qualunque, bensì ai ritratti iconici della stessa Donatella scattati da <b>Richard Avedon</b> nel 1995 per il lancio della fragranza Blonde.</p>
<h3>Analisi tecnica di una pace imperfetta</h3>
<p>Sotto le note di Kurt Cobain e dei The Chemical Brothers, ad amalgamare il tutto arrivano <b>sottovesti </b>di acidi colori per ricordare Courtney Love, che viene alle menti insieme alla sua Celebrity skin. La palette colori è acida in tutte le sue sfumature, persino sui collant di pizzo. I <b>reggiseni</b> un po&#8217; bondage sono citazione storica, e anche se portati su pullover non perdono nemmeno un po&#8217; del loro sex appeal.</p>
<p>Benedetti siano i <b>tailleur morbidi</b>, grigi e in taglio maschile, che disegnano una donna di cui Donatella racconta: colei che esce da una comfort zone più femminile e sensuale &#8211; che è poi anche quella Versace &#8211; una donna che mostra altri lati del carattere e che trova la sua perfezione nell’imperfetto.</p>
<p>Bellissima la giacca nera con disegni blu luminosissimi, pensata e creata con maestria sartoriale e ultimata con ricami che sono a metà tra il revival e il futuristico. Ci si legge del futuristico, forse per l’abbinamento colori, o forse per l’asimmetria dei bottoni che, su un lato, arrivano sino alle spalle. Tutto questo ha come base una <b>pencil skirt</b> che copre il ginocchio con ricami d’oro che profumano di opulenza. Le calzature sono perfette, culminano in una punta davvero aggressive che completa un look di difficile categorizzazione.</p>
<h3>Donatella Versace rivisita il tartan e spezza i contrasti</h3>
<p>È esemplare, e qui tutte le sapienze sartoriali si uniscono, lo <b>slip-dress</b> in versione mini e long, in una nuance pesca più delicata il primo e di un arancione più acido ed elettrico il secondo. Esemplare e sapiente perché la luce del <b>lurex</b> esplode, il glitterato sembra uscir fuori, la schiena è completamente libera e nuda, mentre il corpo è delicatamente legato in una vita alta dalla linea quasi immaginaria che si libera in <b>plissè e drappegg</b>i: tutto nello stesso capo, senza che risulti eccessivo, anzi, perfettamente equilibrato.</p>
<p>Donatella Versace sceglie di inserire anche <b>rivisitazioni del tartan</b> e successivamente di spezzare i contrasti con una delicata tinta unita salmone che colora un lungo cappotto oversize abbinato ad un pantalone verde acido.</p>
<p>Scarpe appuntite, si tingono degli stessi colori acidi sinora scelti. Mini le gonne, con spacco altissimo le pencil. Iconiche stampe ritornano e vedono sui foulard l’arrivo della nuova <b>stampa Vittoria</b>, nome dell’omonima statua presente presso la National Gallery di Londra. Apparizioni anche per gli stivali cuissard, che qui si ritrovano in vinile.</p>
<p>La conclusione si tinge di <b>nero puro</b>, assumendo le forme di giubbotti in pelle, lunghi spacchi succinti e legati,<b> abiti-giacca strutturati</b>, tailleur e camisole nelle luci più opache della maglia e del cotone, ma ancora più luminose in quelle della seta, del glitterato e del lurex.</p>
<p>Persino l’ultima uscita, quella della Signora Versace, è un total-black, confortevole sì, ma osato in una minigonna di pelle stretta in vita e slanciata da scarpe altissime, come a volerci ancora comunicare quanto la donna Versace esca dagli schemi. Abbandona le convenzioni stilistiche, non si cura dell’età e forse nemmeno delle tendenze colore, visto che qui i colori ci sono proprio tutti.</p>
<p>Tripudio di stampe, colori, tagli e tessuti per ricordarci che dal passato si impara, che negli anni Novanta il classico buon gusto era messo sottosopra, che era cosa buona e giusta farlo, e che la donna contemporanea oggi cerca una imperfetta bellezza, che non accontenti il gusto dominante ma quello personale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b><i>di Camilla Stella</i></b></p>
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