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	<title>paesaggi Liu Bolin &#8211; Gilt Magazine</title>
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		<title>Liu Bolin &#8211; Visibile Invisibile</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 May 2019 10:19:55 +0000</pubDate>
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<p>Pensata ad hoc per gli spazi fotografici del <b>MUDEC</b>, la mostra di <b>Liu Bolin</b> è promossa dal Comune di Milano-Cultura e prodotta da 24 ORE Cultura-Gruppo 24 ORE, in collaborazione con Boxart Gallery, sotto la cura di Beatrice Benedetti. Si tratta della seconda mostra fotografica per il MUDEC PHOTO (la prima è stata <i>Steve McCurry Animals</i>, tenutasi nel Dicembre 2018).<br />
Liu Bolin, noto ai più come il performer cinese di maggior rilievo nel mondo grazie ai suoi scatti che hanno l’intento di trasmettere il rapporto tra la civiltà creata dall’uomo e l’uomo stesso, <b>dal 15 maggio al 15 settembre</b> 2019 consentirà ai visitatori di comprendere al meglio la sua poetica del nascondersi, e cercherà di introdurre chi guarda al concetto dell’identificazione nel Tutto, tipica filosofia orientale risultante attraente anche per il mondo occidentale.</p>
<h3>Quando un semplice scatto nasconde dietro di sé innumerevoli sfaccettature</h3>
<p>Nell’osservare uno scatto nessuno si chiede quanto e che tipo di lavoro ci sia dietro. Cogliere le sfumature non è facile, soprattutto se l’artista in questione è Liu Bolin, che si esprime attraverso la tecnica del <b>body painting</b> ed esige da se stesso sempre la perfezione. Quest’ultima si traduce in un’accurata selezione di momenti in grado di dare un’anima anche agli oggetti più piccoli o a dei luoghi che non vengono considerati da nessuno. Per ottenere questi risultati c’è un lavoro minuzioso alle spalle, un’interrogazione al proprio ego e alla propria coscienza che soltanto dopo giorni può consolidarsi in uno scatto.</p>
<h3>Visible and Invisible: la mostra</h3>
<p>All’incirca sono 50 le opere in rassegna, tra le quali fa capolino un inedito della Pietà Rondanini, scattato al Castello Sforzesco di Milano, e la fotografia della Sala di Caravaggio, realizzata alla Galleria Borghese a Roma e mai esposta prima d’ora. Lo sfondo della mostra, dal titolo “<b><i>Visible and Invisible</i></b>”, sono i pezzi della collezione permanente del MUDEC. Al fine di comprendere ogni scatto, la cosa migliore è lasciarsi andare ed avere in mente uno schema di contrapposizioni tra potere esercitato e subito, tra passato e presente.<br />
La serie “<b><i>Hiding in the city</i></b>” è la dimostrazione della ribellione di Liu Bolin verso le autorità che avevano cercato di mandare in rovina il suo studio per dar spazio a ciò che stava nascendo; e così facendo anche l’intera storia di un popolo è caduta nel profondo. Liu Bolin vuole dar peso anche alla connessione tra Cina e Italia, oltre ad interessarsi al fil rouge che lega le sue passioni con quelle di altri individui. Espressione di ciò sono le serie <b><i>Hiding in the rest of the world</i></b> e <b><i>Hiding in Italy</i></b><i>. </i><br />
Celebri e di grande impatto visivo anche le foto del ciclo <b><i>Migrants</i></b> e <b><i>Shelves</i></b><i>. </i>Nel primo troviamo l’anima multietnica e aperta di Liu Bolin, che ha fortemente voluto coinvolgere nel progetto i rifugiati di un centro di accoglienza in Sicilia, performers anch’essi al fine di mettere in mostra la denuncia contro una civiltà molto spesso degradata. <i>Shelves </i>si può invece considerare come lo specchio della società nel 2019: assuefatta dal consumismo e indebolita sotto il punto di vista delle relazioni umane.<br />
<i>“Visible and Invisible”</i> è un viaggio stimolante e appagante, oltre ad essere un ottimo specchio di riflessione su tutto ciò che ci circonda. È inoltre un insegnamento a non soffermarsi sull’apparenza, bensì di indagare, sempre e comunque, prima di esprimere il proprio giudizio.<br />
Info utili:<br />
<strong>Sede espositiva e date</strong><br />
MUDEC &#8211; Museo delle Culture di Milano &#8211; Via Tortona, 56<br />
Dal 15-05-2019 al 15-09-2019<br />
<strong>Biglietti</strong><br />
Intero €10 &#8211; Ridotto €8<br />
<strong>Info e prenotazioni</strong><br />
<a href="http://www.ticket24ore.it">www.ticket24ore.it</a>   | +39 0254917   | <a href="http://mudec.it">mudec.it</a><br />
&nbsp;<br />
<b><i>di Agnese Pasquinelli</i></b></p>
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		<title>Liu Bolin, “The Invisible Man”: artista e performer camaleontico</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Mar 2019 17:35:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="230" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/03/Liu-Bolin-1-768x230.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Liu Bolin" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/03/Liu-Bolin-1-768x230.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/03/Liu-Bolin-1-300x90.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/03/Liu-Bolin-1-480x144.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/03/Liu-Bolin-1.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>Liu Bolin è un artista cinese conosciuto per ricorrere a metodi e tecniche camaleontiche per immergersi e divenire egli stesso parte dei diversi ambienti</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.giltmagazine.it/interview/liu-bolin-the-invisible-man-artista-performer-camaleontico/">Liu Bolin, “The Invisible Man”: artista e performer camaleontico</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.giltmagazine.it">Gilt Magazine</a>.</p>
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<p><span id="more-52614"></span></p>
<p><b>Liu Bolin</b> è un artista e performer cinese conosciuto nel mondo per ricorrere a metodi e tecniche camaleontiche per immergersi e divenire egli stesso parte dei diversi ambienti. Questo gli ha fatto guadagnare il soprannome di “<b>The Invisible Man</b>”, l’uomo invisibile. Gilt ha avuto il piacere di intervistarlo.</p>
<p><b>Il “camouflage” come protesta silenziosa contro lo stato: com’è nata questa idea?</b></p>
<p>Dal 16 Novembre 2005, il governo ha demolito il mio Villaggio di Arte Internazionale. Fu allora che iniziai una serie di creazioni per esprimere un tipo di protesta volta a sollecitare creazioni artistiche. Negli anni seguenti si diffusero molti slogan di propaganda politica connessi allo sviluppo sociale in Cina. I problemi di sviluppo economico – sicurezza del cibo, questioni ambientali e questioni energetiche – sono strettamente connessi alle mie opere. Il mio corpo è diventato un modo di esprimere il mio pensiero e un’attitudine verso le tematiche sociali.</p>
<p><b>Col tempo le sue performance hanno preso una piega via via sempre più politica. Ci racconti come declina nelle sue performance il clima politico cinese</b></p>
<p>Sin dalla creazione delle mie serie nel 2005, ho assunto un ragazzo che era stato licenziato, e fu allora che apparvero i primi slogan con un messaggio politico sullo sfondo. Cercai di analizzare alcuni aspetti strettamente legati alla realtà cinese. Molti di questi slogan esprimevano tematiche sociali forti; slogan simili, che furono censurati per alcuni anni, erano per lo più legati a pianificazioni familiari, pensiero unificato, elezioni legali. Tali informazioni sono in realtà un’espressione del modo di vivere quotidiano in Cina. Con la mia esibizione all’estero ho voluto condividere l’emergenza di diversi temi quali la crisi economica, l’anti terrorismo, le guerre locali…</p>
<p><b>Non è facile decidere di intraprendere un’opera di protesta contro il proprio stato, soprattutto se lo si fa contro un regime comunista. Ha mai avuto paura delle conseguenze di questa sua iniziativa, seppur lodevole?</b></p>
<p>Poiché il mio lavoro si basa principalmente sullo scattare foto – sto di fronte al mio soggetto e scatto la foto – non uso propriamente un linguaggio verbale per esprimere contro chi io sia contro. L’arte, infatti, può solo osservare, sentire soggettivamente. Quindi non ricevo informazioni da autorità competenti del governo, e nessuno mi ha mai dato una proibizione in merito. Di conseguenza, si è venuta a stabilire una relazione in cui nessuna delle due parti interferisce con l’altra. Per esempio, nel 2008 e nel 2009, alcuni dei miei lavori erano collegati alla sicurezza del cibo e all’ecologia. All’epoca i diversi media cinesi fecero molti reportage a proposito. Queste problematiche non riguardano soltanto me in qualità di artista, ma qualsiasi spettatore e qualsiasi fruitore assorbirà molta potenza dai miei lavori, e mediterà su di essi cercando di trovarne una soluzione.</p>
<p><b>Dove trova l’ispirazione per una nuova performance? Riesce a sorprendersi ogni volta?</b></p>
<p>A causa di un accumulo di lavori negli ultimi 10 anni, considero solo alcuni dei miei paesaggi &#8211; tra tutte le creazioni &#8211; come scenario nel mio lavoro, anche se magari questi lavori non saranno i migliori. Ci sarà qualche influenza sulle persone, userò alcuni sfondi creati da queste ultime come sorgente di ispirazione per il mio lavoro. Non importa chi sia, ma sarà il mio sfondo. Guardando indietro, dopo 15 anni di produzione artistica, alcuni dei miei primi paesaggi sono scomparsi, poiché sono cambiati i soggetti, come per esempio i primissimi scatti nell’invisibile villaggio di Suojia. Quando riproposi lo stesso scenario, divenne uno studio per alcuni artisti, poi quelle rovine furono spazzate via, ed ora non è altro che circondato da spazzatura. Tra altri 10 anni potrà diventare un edificio a più piani. Mi piace questo modo di porsi e di pensare quando colgo il significato di ciò che faccio, mi piace creare queste opere.</p>
<p><b>Sin da adolescente erano chiare la sua vena artistica e la sua creatività. Come ha reagito quando le sue performance e le sue opere sono uscite dai confini cinesi, per essere fruite e apprezzate in tutto il mondo?</b></p>
<p>In effetti sono molto fortunato e felice di aver intrapreso una carriera che riguarda ciò in cui sono bravo. È una professione che amo. È diventato uno stile di vita. Combino pensiero personale e crescita professionale in modo progressivo. In qualità di artista, rifletto sulle tematiche mondiali, penso alle persone, alla storia dell’arte nel suo sviluppo. Tutto questo è un’ispirazione per il mio lavoro. Sto comunicando con il mondo e mi rendo conto che lo smalto delle mie abilità è presente nelle mie opere. Questo diventerà una sorta di presentazione del mondo, un’espressione artistica che emergerà passo dopo passo con il mio crescere personale e professionale. Sono anche molto felice dei miei sforzi personali. Ho la libertà di lavorare come cittadino cinese all’estero semplicemente per creare arte. Sono molto fortunato. Ci sono tante persone che apprezzano la mia forma espressiva. Sono grato per questo. Cercherò nel futuro di re-inventarmi attraverso nuove tecnologie, nuove situazioni, nuovi stili e, quindi, una nuova vita artistica.</p>
<p>Ringraziamo Liu Bolin per la sua disponibilità a professionalità!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b><i>di Sara Baschirotto</i></b></p>
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