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	<title>Nomadland oscar &#8211; Gilt Magazine</title>
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	<description>Un mondo dorato a portata di click</description>
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		<title>Nomadland, il capolavoro di Chloé Zhao vincitore agli Oscar</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Apr 2021 12:38:20 +0000</pubDate>
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<p><strong>Nomadland: non solo una storia di nomadi</strong></p>



<p><strong>Nomadland</strong> è la pellicola del 2020 scritta, diretta, co-prodotta e montata dalla regista <strong>Chloé Zhao</strong>. Il film racconta di un viaggio on the road nell’America smarrita e delusa dalla crisi economica e industriale. Nomadland narra la storia di <strong>Fern</strong>, interpretata dall’attrice vincitrice di due premi Oscar <strong>Frances McDormand</strong>, la quale lavora come impiegata in una fabbrica nella città di Empire, in Nevada. Dopo il collasso economico, la fabbrica è costretta a chiudere. A causa della perdita del lavoro e della morte del marito per una grave malattia, Fern trova il coraggio di cambiare vita. La donna carica su un furgone tutto ciò che per lei ha ancora un valore per seguire la sconfinata strada dell’ovest americano. Inizia così una nuova vita da nomade moderna. Senza regole imposte, priva di un lavoro fisso e con la libertà di potersi spostare da un luogo all’altro con l’unica compagnia della sua casa a quattro ruote.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1000" height="400" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/04/Nomadland-4.jpg" alt="" class="wp-image-76287" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/04/Nomadland-4.jpg 1000w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/04/Nomadland-4-300x120.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/04/Nomadland-4-768x307.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/04/Nomadland-4-480x192.jpg 480w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></figure>



<p><strong>Essere nomade è una scelta di vita, non una circostanza</strong></p>



<p>Nomadland è stato girato in sei mesi e le riprese sono iniziate a settembre 2018 in <strong>South Dakota</strong>, dove sono state girate le scene centrali. Da lì, la compagnia si è spostata in <strong>Nebraska</strong>. La destinazione successiva della squadra è stata la città di <strong>Point Arena</strong>, nella contea di Mendocino, sulla costa della California settentrionale. La città di <strong>Empire</strong> è stata il punto di partenza per Fern. Empire fu una città aziendale che per anni fu la casa di generazioni di minatori di gesso prima di essere cancellata a causa della grande recessione. Persino il codice postale venne cancellato. Dalla città di Empire, Fern dà inizio così a una nuova esistenza. Alcuni lo chiamano “viaggio” o “avventura”, per Fern significa soltanto vivere pienamente la sua vita, provando ad allargare i suoi orizzonti.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1000" height="400" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/04/Nomadland-3.jpg" alt="" class="wp-image-76286" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/04/Nomadland-3.jpg 1000w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/04/Nomadland-3-300x120.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/04/Nomadland-3-768x307.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/04/Nomadland-3-480x192.jpg 480w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></figure>



<p><strong>“Nomadland – un racconto d’inchiesta”, il libro che fa da ispirazione</strong></p>



<p>Il film è tratto dall’omonimo romanzo di <strong>Jessica Bruder</strong> “<strong>Nomadland &#8211; Un racconto d&#8217;inchiesta</strong> (2017)”. “Per svolgere le ricerche necessarie a scrivere il libro,” afferma <strong>Bruder</strong>, “mi sono immersa nelle vite giornaliere delle persone di cui scrivevo, trascorrendo settimane in una tenda e mesi in un furgone”. L’esperienza è grande maestra. La scrittrice&nbsp; all&#8217;inizio sapeva molto poco sui nomadi, ma poi ha imparato a conoscere a fondo la creatività, la resilienza e la generosità che li contraddistingue. Questo proprio in quanto persone che sono state costrette ad affrontare sfide enormi nelle loro vite.&nbsp;</p>



<p><strong>Come nasce il film&nbsp;</strong></p>



<p>Nomadland<strong> </strong>nasce da un’ispirazione particolare della regista Chloé Zhao; il potere di finzione del cinema. In questo preciso momento storico stiamo dimenticando la <strong>potenza del cinema</strong>, come afferma Zhao. Chloé, per mezzo di Nomadland, desidera esplorare un’identità americana unica; quella del <strong>nomade</strong>. Il film vede infatti nel cast la presenza dei veri nomadi <strong>Linda May, Swankie e Bob Wells </strong>in funzione di maestri e compagni di viaggio di Fern. Quella dei nomadi è una realtà che caratterizza il mondo americano, ma che viene spesso ignorata. Tramite il cinema, Zaho<strong> </strong>vuole mostrare le vite di persone reali, che vengono completamente ignorate; anziani, senzatetto, vagabondi. Si ha lo scopo non soltanto di mostrare allo spettatore, ma soprattutto di coinvolgerlo, di farlo empatizzare con i personaggi. Si tratta quindi di esplorare la vita fino alle parti più recondite dell’anima. Non si parla solamente di osservazione, ma di arte.&nbsp;</p>



<p><strong>Chloé Zhao e la nomination all’Oscar</strong></p>



<p>Con il debutto di Nomadland, Chloé Zhao diventa la prima donna asiatica ad essere nominata per l&#8217;<strong>Oscar come miglior regista</strong>. “Chloe non arriva mai sul set sapendo già cosa fare. Lei è molto aperta all’idea di scoprire il film man mano che si va avanti”, afferma <strong>Joshua James Richards</strong>,<strong> direttore della fotografia</strong>. La bellezza di Chloé risiede nel fatto che non si sappia mai con esattezza cosa stia cercando, e questo dà la libertà di esplorare. Zaho è una donna estremamente consapevole e assorbe ogni cosa che la circonda. Sa essere una regista decisa e chiara, ma allo stesso tempo ha la capacità di scoprire e sapersi adattare.&nbsp;</p>



<p><strong>La regista è alla costante ricerca del film</strong></p>



<p>La regista è <strong>alla costante ricerca del film</strong>, tanto da immergersi totalmente nelle vite e nelle storie delle persone reali che vuole raccontare. Nomadland ha visto affiancarsi nel cast attori non professionisti provenienti dalla comunità nomade a veri e propri attori professionisti. Infatti, per rappresentare al meglio i personaggi e i rapporti tra essi, Chloé ha trascorso del tempo nelle comunità nomadi. Risiede proprio in questo la grandezza del cinema. Il cinema non è finzione, ma realtà.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1000" height="400" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/04/Nomadland-2.jpg" alt="" class="wp-image-76285" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/04/Nomadland-2.jpg 1000w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/04/Nomadland-2-300x120.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/04/Nomadland-2-768x307.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/04/Nomadland-2-480x192.jpg 480w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></figure>



<p><strong>Bob Wells: da vagabondo senzatetto a ispirazione per migliaia di persone</strong></p>



<p><strong>Bob Wells</strong>,<strong> </strong>che è stato incluso nel cast come vero nomade moderno e maestro di Fern, era un semplice vagabondo senzatetto che viveva in un furgone. Nel bel mezzo di una fase molto dura della sua vita, ha capito che la strada e la libertà avrebbero potuto rappresentare la sua salvezza. “Avevo trovato un lavoro, mi ero sposato, avevo avuto dei figli, avevo comprato una casa. Ciononostante, non ero mai stato appagato. Poi ho fatto l’esatto opposto di ciò che la società mi aveva detto, e per la prima volta mi sono sentito felice”. Bob Wells è oggi uno dei nomadi più famosi al mondo e fondatore del Rubber Tramp Rendezvous, un raduno annuale di van dweller in Arizona. C’è chi si sente felice a casa nella propria comfort zone e chi si sente al settimo cielo in mezzo al mondo, con una nuova sfida da affrontare giorno per giorno. L’importante è trovare la proprio strada.</p>



<p><strong>Premi e riconoscimenti</strong></p>



<p>Nomadland è stato presentato in anteprima l’11 settembre 2020, contemporaneamente alla 77ª Mostra Internazionale d&#8217;Arte Cinematografica di Venezia. In occasione di quest’ultima ha vinto il <strong>Leone d’Oro e il Golden Globe</strong> per il miglior film drammatico e miglior regista. Nello stesso giorno è stato proiettato al <strong>Toronto International Film Festival</strong>. Sempre l’11 settembre ha vinto l’<strong>Oscar</strong> al miglior film, e Frances McDormand ha ottenuto la statuetta come miglior attrice protagonista per la terza volta di seguito. L’uscita del film nelle sale era inizialmente prevista per il 4 dicembre 2020 ma, a causa della pandemia di COVID-19, è stata rimandata. In Italia verrà distribuito sulla piattaforma Disney+ il 30 aprile 2021. Sempre in Italia, per quanto riguarda le sale cinematografiche, è distribuito dal <strong>29 aprile 2021</strong>.<strong>&nbsp;</strong></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1000" height="400" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/04/Nomadland-1.jpg" alt="" class="wp-image-76284" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/04/Nomadland-1.jpg 1000w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/04/Nomadland-1-300x120.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/04/Nomadland-1-768x307.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/04/Nomadland-1-480x192.jpg 480w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></figure>



<p><strong>“Non devo tornare da nessuna parte a prendere qualcosa”</strong></p>



<p>Nomadland<strong> </strong>non è solo un racconto di nomadi, è un documentario vero e proprio sull’esperienza di persone che scelgono di vivere diversamente. “Non vivo avventure, non visito luoghi turistici per poi tornare a casa. Non ho una casa. Sono una nomade da più di dieci anni ormai e non sono ancora stanca”, queste le parole di Swankie. Tutto ciò che possiede è con lei. Non deve tornare da nessuna parte a prendere qualcosa. <strong>Essere nomade è una scelta, non una circostanza</strong>.&nbsp;&nbsp;</p>



<p><strong><em>di Angelica Pria</em></strong></p>
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		<title>Oscar 2021: Nomadland porta a casa tutto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Apr 2021 12:53:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="461" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/04/Chloé-Zhao-768x461.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/04/Chloé-Zhao-768x461.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/04/Chloé-Zhao-300x180.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/04/Chloé-Zhao-480x288.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/04/Chloé-Zhao.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>Quest’anno la 93esima edizione della cerimonia degli Oscar, in onda dalla Union Station di Los Angeles, è donna, e parla tutte le lingue</p>
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<p>Gli Academy premiano la libertà di Frances McDormand e Chloé Zhao, la forza rivoluzionaria di Emerald Fennell e ricordano le grandi perdite di Sean Connery e Morricone. Quest’anno la 93esima edizione della cerimonia degli <strong>Oscar</strong> è donna, e parla tutte le lingue.</p>



<p>Nell’anno in cui tutto è cambiato, anche una tradizione come gli Oscar doveva reinventarsi. Lo storico <strong>Dolby Theater</strong> rimane impresso dei ricordi senza mascherine delle precedenti edizioni degli <strong>Academy</strong>. La <strong>93esima</strong> <strong>edizione</strong>, invece, va in onda dalla <strong>Union Station</strong> di Los Angeles: tra il pubblico solo i candidati, divisi in tavoli da quattro, nessuna poltroncina rossa o scalinata d’oro. La notte più famosa del cinema internazionale, in onda nella notte italiana tra il 25 ed il 26 aprile, si apre con un soleggiato Red Carpet, animato da interviste ai protagonisti della serata ed esibizioni dei vari cantanti nominati.&nbsp;</p>



<p>La 93esima edizione, nonostante tutte le limitazioni, è soprattutto l’edizione<strong> trionfo delle donne</strong> e delle prime volte. <strong>Chloé Zhao</strong>, infatti, con il suo “<strong>Nomadland</strong>” conquista tre statuette su sei candidature, tra cui quella come <strong>Best Director</strong>, risultando la seconda donna in America e la <strong>prima asiatica</strong> nella storia degli Academy. Una conquista che afferma il cammino che l’industria cinematografica sta compiendo verso l’inclusività, a modello di una società per cui le nuove generazioni stanno lottando. A dimostrazione di ciò, l’attrice sudcoreana <strong>Yuh Jung Youn</strong> viene insignita della statuetta per il ruolo di attrice non protagonista nel film coreano <strong>Minari</strong>. <strong>Mia Neal</strong> e <strong>Jamika Wilson</strong> vincono il premio <strong>Best Make-up</strong> e <strong>Hair style</strong> nel film “<strong>Ma Rainey’s Black Bottom</strong>”, diventando le prime donne afroamericane a conquistare l’Oscar nella categoria.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1000" height="400" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/04/Oscar-2021.jpg" alt="" class="wp-image-76152" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/04/Oscar-2021.jpg 1000w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/04/Oscar-2021-300x120.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/04/Oscar-2021-768x307.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/04/Oscar-2021-480x192.jpg 480w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></figure>



<p><strong>Tutti i vincitori</strong></p>



<p>I pronostici davano <strong>Carey Mulligan</strong> vincitrice del premio <strong>Best Actress</strong> per il suo ruolo nel film “<strong>Una donna promettente</strong>”. Al contrario, la regista e sceneggiatrice <strong>Emerald Fennell</strong>, che alla cerimonia sfoggia un abito floreale e una sorprendente baby bump, vince come <strong>Best Original Picture</strong>. Mentre la migliore attrice è a pieno titolo <strong>Frances McDormand</strong>, che in questa edizione, da attrice e da producer di <strong>Nomadland</strong>, porta a casa due statuette, come <strong>Best Picture</strong> e <strong>Best Actress</strong>, che accetta con brevi discorsi incisivi e un ululato di ringraziamento ai nomadi incontrati durante le riprese del film inno alla libertà.&nbsp;</p>



<p>L’Italia torna a casa sconfitta dopo la mancata vittoria di una delle voci nazionali più belle, <strong>Laura Pausini</strong>, candidata con la canzone “<strong>Io si (Seen)</strong>” del film “La vita davanti a sé”. Si accaparra la statuetta per <strong>Best Original Song</strong> la cantante <strong>H.E.R</strong> con la canzone “<strong>Fight for you</strong>”, colonna sonora del film “<strong>Judas and the black Messiah</strong>”. Neanche “<strong>Pinocchio</strong>” di Matteo Garrone ha conquistato i cuori della giuria, perdendo la vittoria per <strong>Migliori costumi</strong> e <strong>trucco</strong>.&nbsp;</p>



<p>Grande assenza del <strong>miglior attore</strong>, <strong>Anthony Hopkins</strong>, azzeccato da tutti i pronostici per un’interpretazione impeccabile e senza eguali nel film “<strong>The Father</strong>”, nominato anche <strong>Miglior Sceneggiatura non originale</strong>. L’Oscar di Hopkins, consegnato da <strong>Joaquin Phoenix</strong> quasi come un passaggio del testimone, rimane senza padrone e senza emozionante discorso. La sud coreana Youn trionfa, strappando il premio a Glenn Close, otto volte nominata e destinata ancora una volta a cedere l’omino d’oro.</p>



<p>Il londinese <strong>Daniel Kaluuya</strong> ritira incredulo il premio come <strong>Migliore Attore non protagonista</strong> per il film “<strong>Judas and the Black Messiah</strong>”. <strong>Mank</strong> porta a casa le statuette per <strong>Best Production Design</strong> e <strong>Best Cinematography</strong>, mentre la “maledizione di Nolan” fa guadagnare al film Tenet una sola vittoria per la categoria <strong>Effetti speciali</strong>, a discapito di ciò che gli esperti considerano un’ingiusta mancanza tra le liste più importanti. La Pixar vince due statuette con il suo “<strong>Soul</strong>”, nominato <strong>Miglior Film d’animazione</strong> e <strong>Migliore colonna sonora</strong>. Si vola in Danimarca per il <strong>Miglior Film Internazionale</strong>, dopo un breve omaggio a “La Strada” di Fellini, Laura Dern consegna il premio a <strong>Mads Mikkelsen</strong> per il film “<strong>Un altro giro</strong>”.&nbsp;</p>



<p><strong><em>di Annastella Versace</em></strong></p>
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