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	<title>musica &#8211; Gilt Magazine</title>
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	<description>Un mondo dorato a portata di click</description>
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		<title>Juli esce allo scoperto con il suo &#8220;solito cinema&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[marco]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Apr 2026 19:22:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="461" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/juli-768x461.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/juli-768x461.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/juli-300x180.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/juli-480x288.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/juli.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>JULI esce allo scoperto e debutta con “Solito cinema”, un album che segna il passaggio da producer a protagonista.</p>
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<p>Ci sono nomi che non stanno sotto i riflettori ma dentro le canzoni. JULI è uno di quelli.<br>Un producer che ha costruito successi, accumulato numeri da record e attraversato la nuova musica italiana senza mai cercare davvero il centro della scena.</p>



<p>Fino ad oggi.</p>



<p>Con <em>Solito cinema</em>, il suo primo album ufficiale in uscita il 24 aprile, JULI cambia posizione. Non più solo autore e produttore, ma punto di riferimento di un progetto che porta la sua firma dall’inizio alla fine.</p>



<p>Il titolo nasce da una frase tra amici, quasi un modo di dire per raccontare quanto certe esperienze sembrino irreali. Ed è proprio lì che si muove il disco: in quello spazio sospeso tra quello che succede davvero e quello che sembra troppo per essere vero.</p>



<p>Il risultato è un lavoro che non forza le cose, ma le lascia accadere. Un incontro naturale tra artisti diversi che trovano un equilibrio comune senza perdere identità.</p>



<p>Dentro <em>Solito cinema</em> si muovono voci lontane tra loro ma perfettamente allineate in questa narrazione: da Fabio Concato a Biagio Antonacci, passando per Tommaso Paradiso, Franco126 e Coez, fino a una nuova generazione rappresentata da Fulminacci, Bresh, Tredici Pietro e Olly. A dare profondità ulteriore arrivano anche Emma ed Elisa, capaci di trasformare ogni intervento in qualcosa di definitivo.</p>



<p>Ad anticipare il progetto è <em>Quelli come me</em> con Coez, un brano essenziale, quasi spoglio, che resta fedele alla sua origine chitarra e voce. Una scelta precisa, che mette al centro il contenuto e non la costruzione. Il risultato è una canzone che parla di solitudine senza enfatizzarla, trasformandola in qualcosa di condiviso.</p>



<p><em>Solito cinema</em> segna un cambio netto. Non è solo un debutto, ma un passaggio di identità. JULI non smette di essere producer, ma aggiunge un livello: diventa il centro del racconto.</p>



<p>Alcuni album servono a confermare.<br>Altri a spostare le cose.</p>



<p><em>Solito cinema</em> appartiene alla seconda categoria.</p>



<p>JULI esce allo scoperto.<br>E questa volta, non è più solo una firma.</p>



<p><em>JULI, pseudonimo di Julien Boverod, ha costruito negli anni un percorso solido e credibile. Dalle prime produzioni fino ai grandi successi, passando per collaborazioni con artisti come Olly, Emma e Ultimo, il suo nome è diventato sinonimo di visione e affidabilità. Sanremo, classifiche, certificazioni: ogni passaggio ha consolidato il suo ruolo, sempre però dietro le quinte.</em></p>
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		<title>Foto mosse : Arisa torna imperfetta. Ed è più vera che mai</title>
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		<dc:creator><![CDATA[marco]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Apr 2026 22:57:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[aria]]></category>
		<category><![CDATA[foto mosse]]></category>
		<category><![CDATA[musica]]></category>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="461" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/FOTO-MOSSE-ARISA-768x461.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/FOTO-MOSSE-ARISA-768x461.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/FOTO-MOSSE-ARISA-300x180.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/FOTO-MOSSE-ARISA-480x288.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/FOTO-MOSSE-ARISA.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>Arisa torna con “Foto mosse”, un album che trasforma l’instabilità emotiva in racconto autentico tra musica, live e incontri con i fan.</p>
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<p>A cinque anni dal suo ultimo lavoro, Arisa torna con <em>Foto mosse</em>, un progetto che non prova a sistemare le cose, ma le lascia esattamente dove sono: in movimento.</p>



<p>Il titolo è già una dichiarazione. Le foto mosse non sono sbagliate. Sono vere. Raccontano ciò che accade mentre succede, senza filtri, senza il bisogno di essere perfette. Ed è esattamente qui che si muove il nuovo capitolo artistico di Arisa.</p>



<p>Un disco che nasce dopo il ritorno al Festival di Sanremo con <em>Magica Favola</em>, entrata nella Top 5, e dopo il singolo <em>Il tuo profumo</em>, che ha anticipato questa nuova fase. Ma soprattutto nasce da una scelta precisa: esporsi.</p>



<p><strong>Un racconto personale, finalmente completo</strong></p>



<p>Per la prima volta, Arisa — Rosalba Pippa — firma tutti i brani del disco come autrice e compositrice. Un passaggio che cambia tutto.</p>



<p><em>Foto mosse</em> non è solo un album. È una presa di posizione.<br>Un lavoro in cui l’artista smette di interpretare e inizia a raccontarsi davvero.</p>



<p>Le canzoni attraversano relazioni imperfette, identità in trasformazione, quella zona fragile in cui si oscilla continuamente tra il bisogno di essere amati e quello di ritrovarsi. Non c’è una soluzione, e non serve. La verità sta proprio in quell’instabilità.</p>



<p>Accanto a lei, il lavoro dei Mamakass definisce un suono contemporaneo e stratificato, mentre le collaborazioni con autori come Giuseppe Anastasi, Dimartino e Galeffi contribuiscono a costruire un linguaggio diretto, ma mai semplice.</p>



<p><strong>Il ritorno al contatto reale</strong></p>



<p>Dal 19 aprile, Arisa torna anche fisicamente vicino al suo pubblico con una serie di instore nelle principali città italiane.</p>



<p>Roma, Napoli, Milano, Verona, Torino: un percorso che non è solo promozione, ma un gesto preciso. Tornare a guardarsi negli occhi.</p>



<p>Un ritorno atteso, che arriva dopo anni senza firmacopie e che segna la volontà di ristabilire un contatto autentico, senza distanza.</p>



<p><strong>Un viaggio live che attraversa tutta l’Italia</strong></p>



<p>Ma è sul palco che questo progetto trova la sua dimensione più potente.</p>



<p>Il tour parte a maggio con le date première — Roma e Milano già sold out — e prosegue per tutta l’estate tra festival e location a cielo aperto, per poi trasformarsi in un tour teatrale in autunno.</p>



<p>Un percorso lungo, costruito per accompagnare il disco nel tempo, portando dal vivo non solo i nuovi brani, ma anche i momenti più iconici della carriera di Arisa.</p>



<p>Non una semplice tournée.<br>Un racconto che continua.</p>
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		<title>Harry Styles torna con “Kiss All The Time. Disco, Occasionally.”: il nuovo capitolo di una popstar globale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[marco]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Mar 2026 00:26:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[Harry Styles]]></category>
		<category><![CDATA[musica]]></category>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="461" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2026/03/LeadPress_PC_LauraJaneCoulson-768x461.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2026/03/LeadPress_PC_LauraJaneCoulson-768x461.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2026/03/LeadPress_PC_LauraJaneCoulson-300x180.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2026/03/LeadPress_PC_LauraJaneCoulson-480x288.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2026/03/LeadPress_PC_LauraJaneCoulson.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>Esce oggi il nuovo album di Harry Styles “Kiss All The Time. Disco, Occasionally.”, un progetto che unisce energia pop e ricerca sonora.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="768" height="461" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2026/03/LeadPress_PC_LauraJaneCoulson-768x461.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2026/03/LeadPress_PC_LauraJaneCoulson-768x461.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2026/03/LeadPress_PC_LauraJaneCoulson-300x180.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2026/03/LeadPress_PC_LauraJaneCoulson-480x288.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2026/03/LeadPress_PC_LauraJaneCoulson.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" />
<p>È uscito oggi, venerdì 6 marzo, <strong>“Kiss All The Time. Disco, Occasionally.”</strong>, il nuovo e attesissimo quarto album di inediti di Harry Styles. Un ritorno che segna un momento importante nella carriera della popstar britannica, ormai consolidata come una delle figure più influenti della musica contemporanea, capace di muoversi con naturalezza tra pop, estetica e cultura.</p>



<p><strong>Un nuovo capitolo sonoro</strong></p>



<p>Dopo il successo globale dei lavori precedenti, Harry Styles torna con un progetto che già dal titolo suggerisce una direzione precisa: una dimensione sonora che oscilla tra energia disco e introspezione, tra leggerezza e profondità.</p>



<p>“Kiss All The Time. Disco, Occasionally.” si presenta come un album costruito su contrasti, dove il ritmo incontra la riflessione e il pop si apre a una narrazione più personale.</p>



<p>Alla guida del progetto, ancora una volta, c’è Kid Harpoon, produttore esecutivo e collaboratore chiave nel percorso artistico di Styles, elemento che garantisce continuità ma anche evoluzione nel suono.</p>



<p><strong>Tra identità e sperimentazione</strong></p>



<p>Il disco è composto da dodici tracce che costruiscono un racconto coerente ma dinamico, in cui ogni brano contribuisce a definire un universo sonoro riconoscibile ma mai prevedibile.</p>



<p>Si percepisce una volontà chiara di spingersi oltre, di esplorare nuove sfumature senza perdere l’immediatezza che ha reso Styles una figura centrale nel panorama pop internazionale.</p>



<p>È un equilibrio sottile, quello tra accessibilità e ricerca, che qui trova una nuova forma.</p>



<p><strong>Un progetto anche fisico</strong></p>



<p>Oltre alla distribuzione digitale, l’album arriva in diverse versioni fisiche, a conferma di una strategia sempre più attenta al rapporto con il pubblico e all’oggetto musicale come esperienza.</p>



<p>Dal CD alle edizioni in vinile — tra versioni standard, esclusive e limitate — fino ai box set e al merchandise disponibile sul sito ufficiale, il progetto si estende oltre la musica, diventando un universo visivo e collezionabile.</p>



<p><strong>La tracklist</strong></p>



<p>“Kiss All The Time. Disco, Occasionally.” si sviluppa attraverso dodici tracce che definiscono il ritmo e l’identità del disco:</p>



<p>Aperture, American Girls, Ready, Steady, Go!, Are You Listening Yet?, Taste Back, The Waiting Game, Season 2 Weight Loss, Coming Up Roses, Pop, Dance No More, Paint By Numbers e Carla’s Song.</p>



<p>Un percorso che alterna momenti più immediati ad altri più introspettivi, mantenendo sempre una forte coerenza narrativa.</p>



<p><strong>Un’attesa che si trasforma in evento</strong></p>



<p>L’uscita di questo album non è solo un momento discografico, ma un vero e proprio evento globale.</p>



<p>Harry Styles continua a rappresentare una figura capace di andare oltre la musica, influenzando linguaggi, estetiche e immaginari. Con questo nuovo lavoro, conferma la sua capacità di evolversi restando fedele a una visione personale, sempre riconoscibile.</p>



<p>“Kiss All The Time. Disco, Occasionally.” segna un nuovo passaggio nella carriera di Harry Styles: un disco che guarda avanti senza dimenticare ciò che lo ha reso uno degli artisti più rilevanti della sua generazione.</p>



<p>E che, ancora una volta, dimostra come il pop possa essere allo stesso tempo accessibile e sofisticato.</p>
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		<title>Gio Evan, l’arte di restare umani</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Feb 2026 10:05:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[evanland]]></category>
		<category><![CDATA[extraterrestre tour]]></category>
		<category><![CDATA[Gio Evan]]></category>
		<category><![CDATA[L&#039;affine del mondo live]]></category>
		<category><![CDATA[musica]]></category>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="461" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/immagini-8-768x461.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/immagini-8-768x461.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/immagini-8-300x180.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/immagini-8-480x288.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/immagini-8.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>Gio Evan intreccia musica, poesia e spiritualità per creare connessione e ascolto autentico.<br />
La sua arte invita a rallentare e a riscoprire l’umanità come gesto rivoluzionario.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.giltmagazine.it/interview/gio-evan-larte-di-restare-umani/">Gio Evan, l’arte di restare umani</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.giltmagazine.it">Gilt Magazine</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="768" height="461" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/immagini-8-768x461.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/immagini-8-768x461.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/immagini-8-300x180.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/immagini-8-480x288.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/immagini-8.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" />
<p>C’è un momento, nel rumore continuo del mondo, in cui qualcuno riesce ancora a fermare il tempo. Gio Evan è uno di quei rari artisti capaci di farlo: con una canzone, una risata, una frase che arriva quando serve. Dopo il successo del tour teatrale L’affine del mondo, il suo percorso artistico continua ad aprire spazi di ascolto, connessione e meraviglia.</p>



<p>Dal 6 febbraio sarà disponibile in digitale “L’AFFINE DEL MONDO LIVE”, l’album registrato durante l’omonimo tour teatrale che tra ottobre e dicembre ha attraversato venti tra i principali teatri italiani, vendendo oltre 20.000 biglietti. Un lavoro che non è solo una restituzione sonora, ma una vera esperienza emotiva: un viaggio che intreccia poesia e canzone, parole e silenzi, filosofia e carne viva.</p>



<p>In questo disco live Gio Evan cattura l’energia irripetibile dell’incontro dal vivo. Ogni brano è attraversato da una forte carica emotiva, figlia dell’affinità, quella invisibile e potentissima, che nasce quando gli esseri umani si riconoscono. Il linguaggio è diretto, accessibile, ma mai scontato: è una carezza che scuote, una domanda che non pretende risposte.</p>



<p>Il viaggio non si ferma. Il 22 marzo, Gio Evan porterà il suo mondo anche a Londra, sul palco dell’Islington Assembly Hall, confermando una dimensione sempre più internazionale del suo percorso.</p>



<p>Ma è l’estate a segnare un nuovo capitolo. Dal 20 giugno, da Villa Ada a Roma, partirà “EXTRATERRESTE”, il nuovo tour musicale, comico e spirituale prodotto da Friends &amp; Partners. Uno spettacolo che riflette sulla contemporaneità e sulla nostra tendenza all’accumulo, di oggetti, aspettative, paure, e sul conseguente allontanamento dall’essenziale. In un equilibrio sottile tra leggerezza e profondità, Gio Evan attraversa i confini tra cura e controllo, attaccamento e presenza, invitando il pubblico a lasciare andare ciò che pesa per tornare a ciò che conta davvero.</p>



<p>Accanto alla musica, torna anche uno degli spazi più preziosi creati dall’artista: EVANLAND, il festival internazionale del mondo interiore, giunto alla sua quinta edizione, che si terrà il 25 e 26 luglio ad Assisi. Definito come un “raduno dei buoni” o persino “la terza pace mondiale”, Evanland è diventato negli anni un luogo reale e simbolico dove fermarsi, riconnettersi, condividere valori di gentilezza, consapevolezza ed evoluzione personale.</p>



<p>Tra i primi ospiti annunciati:</p>



<ul><li>Cisco e gli ex Modena City Ramblers, per celebrare i 30 anni de La grande famiglia</li><li>Montoya, con il suo dj set che fonde elettronica, folk latinoamericano e musica andina</li><li>Valerio Lundini e i Vazzanikki, protagonisti di uno show ironico, caustico e imprevedibile</li></ul>



<p>A completare questo percorso artistico e umano, dal 31 marzo arriverà in libreria il nuovo romanzo “La gioia è un duro lavoro” (Feltrinelli), un racconto intimo e sospeso tra sogno e realtà, in cui Gio Evan affronta la perdita della madre, intrecciando il dolore agli insegnamenti spirituali ricevuti dal suo maestro.</p>



<p>Scrittore, poeta, filosofo, cantautore, performer, artista di strada: Gio Evan continua a muoversi tra i linguaggi senza mai perdere il centro. In un’epoca che corre, la sua arte resta un invito gentile a rallentare, ascoltarsi e ricordare che, forse, essere umani è ancora il gesto più rivoluzionario.</p>



<p><strong>“L’Affine del Mondo Live” nasce dal teatro: quanto è importante per te catturare l’imperfezione e l’energia dell’istante rispetto alla perfezione di uno studio?</strong></p>



<p>Sono lì. Mi trovo e ritrovo nell’imperfezione, nell’asimmetria. Seguo l’irregolamento della vita. La perfezione, la linea sempre retta, nelle culture animiste è del maligno. A Dio piace lo scarabocchio, il righello è per gli infelici. Nel teatro mi affido alla vita autentica, mi piace la sua sregolatezza.</p>



<p><strong>Nel tour Extraterreste parli di accumulo e di ritorno all’essenziale: cosa senti di dover lasciare andare oggi, come uomo prima ancora che come artista?</strong></p>



<p>I luoghi. Credo che la mia difficoltà stia nel saper lasciare un luogo per sempre, perché fino ad ora non è così. Amo ritornarci. Dovrei sciogliere questi affetti emotivi. Siamo, a mio parere, predestinati a diventare fiume, ma a dover saper fare il deserto. Oggi vedo poche persone deserto e mi rattrista.</p>



<p><strong>Evanland viene definito “il festival del mondo interiore”: che tipo di umanità incontri ogni anno lì, e cosa ti restituisce a livello personale?</strong></p>



<p>Non è restituzione, accade un pareggio. Quando una frequenza alta incontra una bassa, quella alta la abbraccia e la eleva con sé. Ad Evanland succede che ci abbracciamo e la spinta evolutiva accelera il passaggio. A Evanland si incontra chi non ha paura di crescere emotivamente e spiritualmente. Niente non è.</p>



<p><strong>La tua arte riesce a far convivere comicità, spiritualità e dolore: come trovi l’equilibrio tra leggerezza e profondità senza tradire nessuna delle due?</strong></p>



<p>Praticando la coerenza. Nella vita abbiamo momenti seri, momenti soavi, leggeri, saggi. Non ci chiediamo come sia possibile essere a volte tristi, a volte felici: sappiamo che accade e che è il percorso universale della vita umana qui in terra. Faccio così. È impossibile tradire quando si prende la vita nella sua interezza.</p>



<p><strong>Nel nuovo romanzo affronti il tema della perdita e della gioia come lavoro quotidiano: cosa significa per te, oggi, “prenderti cura” della tua gioia?</strong></p>



<p>La gioia a dieci è spontanea. A venti succede senza troppi sforzi. Ma a trenta diventa lavoro. Intuisci che c’è un mestiere dentro il saper lasciare andare. Che la solitudine ha bisogno di collaudo continuo. Che il distacco da alcune materie va fortificato. La gioia è una cosa seria: ci rende più giocosi, ma è cosa seria.</p>



<p><strong>Nel tuo percorso artistico ritorna spesso l’idea di connessione tra visibile e invisibile, tra ciò che siamo e ciò che sentiamo. Il pensiero sciamanico parla proprio di un “ponte” tra mondi: quanto ti riconosci in questa figura di mediatore e in che modo questa visione influisce sul tuo modo di scrivere, cantare e stare sul palco?</strong></p>



<p>Non era mia intenzione, lo sciamanesimo. O forse sì. Resta il fatto che i miei viaggi sono incappati in quell’educazione ed ora per me è gesto consueto e usuale. Ho una relazione con il non veduto; divento ponte solo dal momento in cui incontro chi non ha questa relazione.</p>



<p><strong>La gioia è un duro lavoro è definito un romanzo–saggio spirituale, sospeso tra sogno, realtà e insegnamento. Quanto della tua visione spirituale, e di quell’antica saggezza che invita a vivere in armonia con sé stessi e con l’universo è presente in questo libro, e cosa speri che il lettore riesca a “portare con sé” dopo averlo attraversato?</strong></p>



<p>È un libro sensibile, ma dentro c’è anche un’acrobazia spirituale, essenziale da accorpare. Quella di dialogare con la morte, di crearci amicizia, trovarci affinità e maestria. Viviamo in una fascia della terra dove si nasconde il più possibile il pensiero della morte. Credo sia giunto il momento di normalizzare il grande avvenimento e di renderlo a portata di spiritualità. Cerco lettori che vogliano crescere sé stessi, che cercano e ricercano; non mi interessa chi legge per distrarsi.</p>



<p><strong>Lo sciamanesimo nasce come pratica di guarigione, equilibrio e ascolto profondo dell’energia che ci attraversa. Nella tua vita personale e artistica, quanto il cammino spirituale ti ha aiutato ad attraversare il dolore, il cambiamento e la perdita, trasformandoli in creazione e consapevolezza?&nbsp;</strong></p>



<p>È tutto e solo e sempre qui, nel cammino spirituale. Il resto è distrazione, e la distrazione è peggio della morte.&nbsp;</p>
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		<title>Renato D&#8217;Amico è in radio e in digitale con &#8220;Bacio Piccolino&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Jan 2026 16:48:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Bacio Piccolino]]></category>
		<category><![CDATA[musica]]></category>
		<category><![CDATA[Renato D&#039;Amico]]></category>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="461" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/immagini-2-768x461.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/immagini-2-768x461.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/immagini-2-300x180.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/immagini-2-480x288.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/immagini-2.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>“Bacio piccolino” di Renato D’Amico è un brano pop retrò che racconta un amore giovanile come esperienza di crescita ed equilibrio, segnando una svolta nel suo percorso artistico.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.giltmagazine.it/interview/renato-damico-e-in-radio-e-in-digitale-con-bacio-piccolino/">Renato D&#8217;Amico è in radio e in digitale con &#8220;Bacio Piccolino&#8221;</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.giltmagazine.it">Gilt Magazine</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="768" height="461" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/immagini-2-768x461.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/immagini-2-768x461.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/immagini-2-300x180.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/immagini-2-480x288.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/immagini-2.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" />
<p>Ci sono canzoni che nascono leggere e finiscono per dire molto più di quanto promettono.</p>



<p>Bacio piccolino è una di quelle: entra in punta di piedi, con un sorriso, e resta addosso come una rivelazione.</p>



<p>È in radio e in digitale “BACIO PICCOLINO”, il nuovo brano di Renato D’Amico, cantautore, produttore e polistrumentista siciliano che continua a costruire un percorso personale e riconoscibile, fatto di immagini vivide, ironia e profondità emotiva. Un brano vivace, dall’anima retrò, che fonde immediatezza pop e scrittura d’autore, muovendosi tra nostalgia e desiderio di futuro.</p>



<p>Bacio piccolino racconta le turbolenze di un amore giovanile, vissuto più nei sogni che nella realtà. Un amore che non salva, ma insegna. Lei, ispirata dalla filosofia di Gurdjieff, diventa inaspettatamente un punto di riferimento per la crescita interiore del protagonista, trasmettendogli una lezione essenziale: trovare la stabilità “tra uno scoglio e l’infinito”, restare ancorati alla realtà senza smettere di immaginare.</p>



<p>“Bacio piccolino” è nata in Sicilia due anni fa come la scintilla iniziale che ha ridefinito il mio progetto, racconta Renato D’Amico. È stata creata in un periodo in cui cercavo la mia identità personale e musicale. Il brano parla di un amore vissuto più nei sogni che nella realtà, ma grazie al quale mi sono reso conto che quella persona, nel bene e nel male, mi aveva aiutato a trovare il mio equilibrio .</p>



<p>Non è solo una canzone, ma un punto di svolta. Un brano che segna l’inizio di una nuova consapevolezza artistica e umana.</p>



<p>Il videoclip ufficiale, diretto da Manuel Cernigliaro e prodotto da Giorgia Bucci e Matteo Nacci, accompagna il pezzo con un immaginario visivo coerente, sospeso tra leggerezza e introspezione, rafforzando quel senso di memoria emotiva che attraversa tutto il progetto.</p>



<p>Nato a Erice (Trapani) nel 1998, Renato D’Amico porta nella sua musica il calore del Mediterraneo, mescolandolo alle sonorità italo disco e a un gusto dichiaratamente anni ’70 e ’80, riletto in chiave contemporanea. Dopo il trasferimento a Milano nel 2022, rilancia il suo progetto solista con “Siamo tutti noi!” (dicembre 2023), seguito nel 2024 da “Federico” e “Il sale nelle orecchie mi fa innervosire”, fino a “Per non farti del male”, pubblicato lo scorso ottobre.</p>



<p>Accanto al percorso da cantautore, Renato è anche un produttore stimato della nuova scena italiana: ha collaborato con numerosi artisti ed è stato il produttore del disco d’esordio di Emma Nolde e Il Postino, confermando una visione musicale ampia e curiosa.</p>



<p>La sua cifra stilistica unisce ironia, immaginario visivo e racconti generazionali, fotografando una generazione in equilibrio precario tra nostalgia e possibilità future. Bacio piccolino ne è l’emblema: una canzone che parla di crescita senza retorica, di equilibrio senza rigidità, di sogni che restano vivi anche quando diventano più consapevoli.</p>



<p>E mentre il brano è già in rotazione radiofonica, Renato D’Amico guarda avanti: nuove canzoni sono in lavorazione, pronte ad ampliare un universo musicale sempre più definito.</p>



<p><strong>Bacio piccolino nasce come una scintilla che ha ridefinito il tuo progetto: oggi, guardandoti indietro, cosa rappresenta davvero questa canzone per te?</strong></p>



<p>Bacio Piccolino non è stato solo un brano, è stato uno spartiacque. Spesso cerchiamo risposte complicate, poi arriva una canzone così semplice e ti accorgi che è proprio lì che risiede la tua verità. Oggi la considero la scintilla che ha dato un senso nuovo a tutto il progetto. Mi ha costretto a guardarmi dentro e ha cambiato il modo di percepire la mia musica, mi ha dato il coraggio di essere essenziale.</p>



<p><strong>Nel brano parli di equilibrio “tra uno scoglio e l’infinito”: quanto è difficile, per la tua generazione, trovare questo punto di stabilità?</strong></p>



<p>Credo che molti ragazzi della mia generazione vivano un conflitto quotidiano con se stessi per trovare un equilibrio. La scarsa certezza del futuro e la difficoltà nel realizzarsi, o nel concretizzare le proprie idee e i propri obiettivi, hanno creato una sorta di crisi generazionale che, ovviamente, non colpisce tutti allo stesso modo. Nel brano parlo di equilibrio tra uno scoglio e l’infinito: lo scoglio rappresenta le nostre radici, il luogo in cui la nostra personalità si è formata nel passato; l’infinito, invece, sono i nostri sogni e gli obiettivi futuri. L’equilibrio, credo, stia nel mezzo.</p>



<p><strong>La tua musica mescola nostalgia, ironia e sonorità retrò: è un modo per guardare al passato o per immaginare il futuro?</strong></p>



<p>Cerco di usare i colori del passato per immaginare un mio suono futuro.</p>



<p><strong>Essere anche produttore influisce sul modo in cui scrivi e vivi le tue canzoni come artista solista?</strong></p>



<p>Quando produco per gli altri è come indossare vestiti non miei: devo stare molto attento a rispettare ciò che l’artista vuole comunicare e il suo stile. Lavorare sui propri pezzi, invece, è un viaggio dentro se stessi. È scavare per capire chi sei davvero musicalmente e nei testi, cercando di trovare quella cosa speciale che ti rende unico, se c’è.</p>



<p><strong>Dopo Bacio piccolino, che direzione sta prendendo la nuova musica a cui stai lavorando: più istintiva o ancora più consapevole?</strong></p>



<p>L’istinto vince sempre su tutto perché se ti fermi a pensare troppo a come piazzare una nota, quella nota smette di vibrare e diventa un calcolo matematico. E io con la matematica, non sono mai andato d’accordo.</p>
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		<title>“ALTALUNA” il silenzio che illumina</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Jan 2026 15:33:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[ALTALUNA]]></category>
		<category><![CDATA[Massimo Bertinieri]]></category>
		<category><![CDATA[musica]]></category>
		<category><![CDATA[Stona]]></category>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="461" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2026/01/Articolo-jo-768x461.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2026/01/Articolo-jo-768x461.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2026/01/Articolo-jo-300x180.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2026/01/Articolo-jo-480x288.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2026/01/Articolo-jo.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>“Altaluna” di STONA è una versione intima con quartetto d’archi che parla di perdono verso sé stessi e accettazione, simbolizzata dalla luna come guida, e chiude l’album Ci faremo bastare i ricordi.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.giltmagazine.it/interview/altaluna-il-silenzio-che-illumina/">“ALTALUNA” il silenzio che illumina</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.giltmagazine.it">Gilt Magazine</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="768" height="461" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2026/01/Articolo-jo-768x461.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2026/01/Articolo-jo-768x461.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2026/01/Articolo-jo-300x180.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2026/01/Articolo-jo-480x288.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2026/01/Articolo-jo.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" />
<p>Ci sono canzoni che non chiedono di essere capite, ma ascoltate.</p>



<p>E poi ci sono brani come Altaluna, che arrivano in silenzio, come fa la luna stessa, e restano lì a lungo, a illuminare ciò che spesso evitiamo di guardare.</p>



<p>Da venerdì 23 gennaio, è disponibile in radio e in digitale “ALTALUNA (SINGLE EDIT)”, la nuova versione del brano di STONA, riarrangiata con un intenso e delicato quartetto d’archi. Un epilogo naturale e necessario dell’album “Ci faremo bastare i ricordi” (Pirames, 2025), che qui trova una nuova forma, più intima, più sospesa, quasi fuori dal tempo.</p>



<p>Il brano si veste di archi grazie a Stefano Beltrami (violoncello), Gioele Pierro e Luca Madeddu (violini), Lara Albesano (viola), con la scrittura orchestrale e la produzione affidate a Lorenzo Morra, che durante la registrazione in presa diretta accompagna il tutto anche al pianoforte. Il risultato è un equilibrio fragile e potentissimo, dove ogni nota sembra respirare insieme alla voce.</p>



<p>Altaluna nasce in una notte silenziosa, sotto un cielo che non giudica. È proprio guardando la luna che STONA coglie una verità semplice e disarmante: non serve essere diversi da ciò che siamo per meritare di esistere. Tra errori già vissuti e possibilità ancora aperte, il brano diventa un invito a fermarsi, ad ascoltarsi, ad avere fiducia in un percorso che non è sempre lineare, ma autentico.</p>



<p>«Questa canzone racconta di quel raro momento in cui smetti di giudicarti e finalmente ti perdoni – dichiara Stona – Un lieto fine in cui la luna, protagonista, diventa un faro che non promette soluzioni, ma una direzione concreta».</p>



<p>Ed è proprio in questa assenza di risposte facili che Altaluna trova la sua forza: nel caos che, a un certo punto, smette di far paura e si rivela sorprendentemente armonico. Una resa gentile, mai rassegnata. Una tregua con sé stessi.</p>



<p>L’artwork della cover, firmato dall’artista grafico tedesco Spencer Robens – noto per le sue collaborazioni con Led Zeppelin e Deep Purple – accompagna visivamente questa dimensione sospesa, notturna e simbolica, rafforzando l’identità del brano.</p>



<p>STONA, all’anagrafe Massimo Bertinieri, originario di Novi Ligure, è una delle voci più autentiche della nuova canzone d’autore italiana. Premiato in numerosi festival nazionali, trova una svolta decisiva nell’incontro con Guido Guglielminetti, storico bassista e produttore di Francesco De Gregori, con cui pubblica “Storia di un equilibrista” (2018) ed “E uscimmo infine a riveder le stelle” (2022), contenenti brani che segnano profondamente il suo percorso artistico.</p>



<p>Con “Ci faremo bastare i ricordi”, prodotto da Lorenzo Morra, STONA esplora il presente con uno sguardo lucido e umano, tra crisi sociali, fragilità, libertà e storie di redenzione. Altaluna ne è la chiusura ideale: un ultimo sguardo al cielo prima di continuare il cammino.</p>



<p><strong>Altaluna parla di perdono verso sé stessi: quanto è stato difficile arrivare a scrivere una canzone così disarmata e sincera?</strong></p>



<p>In realtà il testo è arrivato molto naturalmente, ho lavorato sulle mie esperienze, i miei errori, ma non ho perso troppo tempo &#8220;a ragionare&#8221;, le parole sono venute fuori da sole in pochi minuti</p>



<p><strong>Il riarrangiamento con quartetto d’archi cambia profondamente il respiro del brano: cosa ti ha restituito questa nuova versione rispetto all’originale?</strong></p>



<p>Questa nuova versione, a mio avviso, ha portato maggiore attenzione al testo e al suo significato; gli archi amplificano l&#8217;onda emotiva del brano</p>



<p><strong>La luna nel brano non offre risposte, ma una direzione. Oggi, nella tua vita e nel tuo percorso artistico, qual è quella direzione?</strong></p>



<p>Ognuno ovviamente trova il proprio percorso, il mio è ben calibrato sulle cose per me importanti, dagli affetti alla musica stessa nella quale mi sto riconoscendo sempre di più</p>



<p><strong>Ci faremo bastare i ricordi racconta fragilità individuali e collettive: che tipo di dialogo speri si apra con chi ascolta il disco?</strong></p>



<p>Voglio far riflettere l&#8217;ascoltatore, prenderlo per mano e provare ad accompagnarlo in una sorta di viaggio all&#8217;interno di queste canzoni nelle quali spero possa riconoscersi e riflettere anche sulle storie che sto raccontando</p>



<p><strong>Dopo aver “chiuso il cerchio” con Altaluna, senti di essere arrivato a un equilibrio o stai già guardando verso una nuova instabilità creativa?</strong></p>



<p>L&#8217;instabilita&#8217; è l&#8217;anima di un artista credo, un movimento costante, una ricerca continua di dare firma a materia, suono o quant&#8217;altro, per cui ogni progetto mi porta in una direzione per poi perdermi nuovamente,&nbsp;chissà dove sarò musicalmente e cosa farò domani.. il bello è proprio questo.</p>
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		<title>Pietro Roffi, l’arte di oltrepassare: quando la fisarmonica diventa visione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Dec 2025 14:04:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Fisarmonica]]></category>
		<category><![CDATA[Flight- Oltrepassare III]]></category>
		<category><![CDATA[musica]]></category>
		<category><![CDATA[Oltrepassare]]></category>
		<category><![CDATA[Pietro Roffi]]></category>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="461" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2026/01/Progetto-senza-titolo-95-2-768x461.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2026/01/Progetto-senza-titolo-95-2-768x461.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2026/01/Progetto-senza-titolo-95-2-300x180.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2026/01/Progetto-senza-titolo-95-2-480x288.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2026/01/Progetto-senza-titolo-95-2.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>Pietro Roffi è un fisarmonicista e compositore italiano di rilievo internazionale che supera i confini tradizionali dello strumento. Tra concerti, cinema e didattica, il suo progetto “Oltrepassare” afferma una visione contemporanea della fisarmonica, radicata nella tradizione ma proiettata nel futuro.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="768" height="461" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2026/01/Progetto-senza-titolo-95-2-768x461.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2026/01/Progetto-senza-titolo-95-2-768x461.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2026/01/Progetto-senza-titolo-95-2-300x180.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2026/01/Progetto-senza-titolo-95-2-480x288.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2026/01/Progetto-senza-titolo-95-2.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" />
<p>C’è una musica che non chiede permesso. Non si lascia incasellare, non risponde alle etichette, non ha bisogno di spiegarsi. È una musica che attraversa.&nbsp;<strong>Pietro Roffi</strong>&nbsp;appartiene a questa dimensione rara: quella degli artisti che trasformano lo strumento in linguaggio e il suono in pensiero.</p>



<p>Fisarmonicista e compositore tra i più apprezzati della scena contemporanea, Roffi è oggi una delle voci italiane più richieste all’estero, protagonista di stagioni concertistiche nei cinque continenti e ospite delle più prestigiose sale da concerto del mondo, dal Concertgebouw di Amsterdam alla Tonhalle di Zurigo, dalla Filarmonica di Monaco alla Sala São Paulo. Un percorso internazionale costruito con rigore, poesia e una visione musicale profondamente personale.</p>



<p>A raccontarne la cifra artistica bastano le parole di&nbsp;<strong>Dario Marianelli</strong>, Premio Oscar, che di Roffi ha detto:</p>



<p><em>«Non è soltanto tecnicamente preparatissimo, ma un musicista di un’espressività poetica e raffinata, capace di far cantare il suo strumento e di seguire il pensiero musicale del compositore con immaginazione ed empatia».</em></p>



<p>Un riconoscimento che trova piena conferma in una carriera costellata di collaborazioni d’eccellenza. Roffi ha lavorato a fianco di Marianelli in contesti simbolici, come il debutto con l’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia in occasione dei 90 anni di Ennio Morricone, interpretando una composizione scritta appositamente per lui, e nelle colonne sonore cinematografiche di film come&nbsp;<em>Pinocchio</em>&nbsp;di Matteo Garrone, candidata ai David di Donatello. Un sodalizio che lo ha reso una presenza costante e riconoscibile nel mondo della musica per immagini, tra cinema, serie TV e produzioni internazionali.</p>



<p>Ma ridurre Pietro Roffi al solo ruolo di interprete sarebbe limitante. La sua è una ricerca compositiva autentica, che attraversa la tradizione per proiettarla nel presente. Lo dimostra il nuovo singolo&nbsp;<strong>“Flight – Oltrepassare III”</strong>, disponibile dal 9 gennaio, che anticipa l’album strumentale&nbsp;<strong>“Oltrepassare”</strong>, in uscita il 30 gennaio 2026.</p>



<p><em>Flight</em>&nbsp;è molto più di un brano: è una soglia sonora. Un’ascesa poetica in cui la fisarmonica respira insieme agli archi, al pianoforte e a un’elettronica rarefatta, disegnata da Carmelo Patti. La musica si muove come un corpo che prende quota, senza fuggire, ma attraversando. Non un’evasione, bensì un atto di fiducia: staccarsi da terra sapendo che le radici restano.</p>



<p>“Oltrepassare” è il cuore pulsante di questo nuovo capitolo artistico. Un album di composizioni originali per fisarmonica, quintetto d’archi, pianoforte ed elettronica, prodotto da Blue Mirror e pubblicato da Extended Place, nato con il sostegno del Ministero della Cultura e della SIAE. Un lavoro che mette al centro la fisarmonica come strumento del nostro tempo, capace di dialogare con linguaggi diversi senza rinnegare la propria storia.</p>



<p>Roffi lo racconta come un “canto libero”, una ricerca di libertà che supera confini, appartenenze e pregiudizi. La sua fisarmonica non rifiuta la tradizione: la abita, la attraversa, la trasforma. E nel farlo restituisce allo strumento una dignità nuova, contemporanea, necessaria.</p>



<p>Parallelamente all’attività concertistica e compositiva, Pietro Roffi è anche un punto di riferimento nella didattica musicale. Le sue opere sono studiate nei principali conservatori europei, eseguite da fisarmonicisti di tutto il mondo e adottate come brani d’obbligo in importanti istituzioni accademiche. Una nuova scuola italiana della fisarmonica prende forma anche grazie al suo lavoro silenzioso e costante di trasmissione.</p>



<p>In un’epoca che corre veloce, la musica di Pietro Roffi sceglie un’altra direzione: quella della profondità, dell’ascolto, dell’attraversamento.&nbsp;<em>Oltrepassare</em>&nbsp;non è solo il titolo di un album, ma una dichiarazione poetica. Un invito a guardare oltre, senza perdere ciò che siamo stati.</p>



<p><strong><em>“Oltrepassare” è un verbo prima ancora che un titolo. Qual è il confine più difficile che senti di aver attraversato, artisticamente o umanamente, con questo nuovo album?</em></strong></p>



<p>Sì, “Oltrepassare” è un verbo attivo, un verbo di movimento e peraltro qui è nel modo infinito. Questo disco, che per me è un manifesto, rappresenta un vero e proprio passaggio. E non so se ho già davvero oltrepassato tutti i limiti che spesso vengono affibbiati alla fisarmonica, né se umanamente ho già superato certi muri. Quello che so è che lo sto facendo adesso. Ci provo, con lucidità, passione e con urgenza. È un album “in avanti”, che vuole muovere lo strumento oltre l’immagine che lo trattiene. La fisarmonica vive sempre e solo di passato, ma per me parla di presente e, soprattutto, di futuro.</p>



<p><strong><em>La tua musica vive tra tradizione e contemporaneità senza mai forzare il dialogo.&nbsp;Come riesci a mantenere questa libertà senza rinnegare la storia dello strumento che suoni?</em></strong></p>



<p>La tradizione, per me, non è un peso, è una radice. La musica “folkloristica” è stata un passaggio fondamentale nella mia crescita e nella mia formazione, e non mi interessa sminuirla. La fisarmonica ha molte anime. Per esempio in Italia evoca memoria, territori, un’immaginazione sonora condivisa; chi non ha un nonno o uno zio che la suona? Ma è anche uno strumento versatile, contemporaneo, capace di stare nelle sale da concerto, nel cinema, e in un repertorio originale sempre più vasto. La mia libertà sta nella consapevolezza del suo suono profondo perché da lì posso portarlo in paesaggi nuovi, come in questo disco, dove la fisarmonica non è sola ma dialoga con gli archi, col pianoforte e con l’elettronica.</p>



<p><strong><em>Hai lavorato a lungo nel mondo delle colonne sonore.&nbsp;In che modo il cinema ha influenzato il tuo modo di pensare la forma, il tempo e il silenzio nella musica da concerto?</em></strong></p>



<p>L’esperienza nell’incisione di colonne sonore mi ha insegnato due cose: la forza dell’immagine e la precisione del tempo. Lavorare sulle colonne sonore mi ha fatto capire come la musica possa “cucirsi” intorno a una scena, e allo stesso tempo mi ha confermato che ogni composizione può evocare immagini, paesaggi, visioni anche senza uno schermo. Questo influenza il mio modo di pensare forma, durata e silenzio. E soprattutto i silenzi non sono “vuoti”, ma sono parte della narrazione. E poi c’è il palco. Anche il concerto ha una drammaturgia, con i suoi respiri e i suoi apici In fondo, oggi il concerto stesso, il concetto di concerto sta cambiando, e quel momento può essere trasformato in una tensione narrativa più leggibile.</p>



<p><strong><em>Sei oggi un riferimento per una nuova generazione di fisarmonicisti.&nbsp;Che responsabilità senti nel contribuire alla nascita di una “nuova scuola italiana” dello strumento?</em></strong></p>



<p>Sento una responsabilità reale, e mi ci riconosco. Contribuire a una nuova scuola italiana della fisarmonica significa creare una generazione curiosa, colta, libera da schemi o pregiudizi. Oggi non basta suonare bene, serve saper immaginare lo strumento dentro nuove forme e nuovi spazi, sonori e culturali. Mi sento in prima linea perché ci credo da anni, con i concerti, con la scrittura, con i dischi, e oggi anche con l’insegnamento e con la trasmissione quotidiana di un certo sguardo. Nel 2025 (quasi 2026!) abbiamo bisogno di fisarmonicisti capaci anche di raccontare lo strumento in modo più profondo, ispirato e contemporaneo.</p>



<p><strong><em>Se “Flight” rappresenta il momento in cui ci si stacca da terra,&nbsp;verso quale orizzonte senti che la tua musica sta volando adesso?</em></strong></p>



<p>Esatto, “Flight” è il momento in cui la musica si stacca da terra, e in parte è così anche per me. Non so esattamente dove stia andando la mia musica, ma so da cosa si sta allontanando: dal pregiudizio, dai confini stretti in cui spesso la fisarmonica viene chiusa. Sento che sta volando verso orizzonti nuovi, contaminandosi con altri strumenti e con altri linguaggi, cercando una voce sempre più essenziale. È una musica che aspira ad ispirare. E sogno un mondo in cui la fisarmonica sia tra gli strumenti più suonati. È il più umano, a contatto col corpo, con un mantice che respira davvero. Se posso, questa musica vuole essere &#8211; con umiltà &#8211; la colonna sonora di una nuova potente ventata per questo strumento pieno di nostalgia ma anche di futuro</p>
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		<title>Sfera Ebbasta e $€LEBRATION: il progetto che celebra i 10 anni della sua musica a partire da XDVR</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Dec 2025 09:13:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[$€LEBRATION]]></category>
		<category><![CDATA[musica]]></category>
		<category><![CDATA[musica italiana]]></category>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="461" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/12/Sfera-Ebbasta-768x461.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/12/Sfera-Ebbasta-768x461.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/12/Sfera-Ebbasta-300x180.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/12/Sfera-Ebbasta-480x288.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/12/Sfera-Ebbasta.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>Dopo il fulmineo sold out a San Siro l’8 luglio 2026 e l’annuncio della seconda data il 9 luglio</p>
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<p><strong>Sfera Ebbasta</strong> torna a dominare il palco dello <strong>Stadio San Siro di Milano</strong>, con il suo progetto <strong>$€LEBRATION</strong>, <strong>in cui celebra i dieci anni della sua musica</strong> e ne ripercorre il cammino artistico iniziato proprio nel 2015 con <em>XDVR</em> &#8211; cammino che, in una decade, ha portato Gionata Boschetti dai palazzoni di Cinisello al tetto del mondo.</p>



<p><strong>Il progetto</strong></p>



<p><strong>$€LEBRATION</strong> raccoglie sotto un unico grande titolo le iniziative artistiche &#8211; discografiche e live &#8211; di questa speciale ricorrenza, a partire dalla release (per <strong>Universal Music Italia</strong>) di <strong><em>XDVR ANNIVERSAR10.</em></strong></p>



<p>L’album che <strong>nel 2015 ha segnato una nuova era per la scena trap italiana</strong> torna in un’<strong>imperdibile edizione celebrativa</strong>, per ricordare come tutto è iniziato e alzare di nuovo il livello: le tracce originali sono presentate con nuovo mix e nuovo master <strong>a cura di Charlie Charles</strong>, studiati per esaltarne ogni dettaglio e restituire all’ascoltatore un’esperienza sonora ancora più potente.</p>



<p>A queste si aggiungono <strong>due brani inediti</strong>, entrambi risalenti agli albori della carriera di Sfera e ovviamente prodotti da <strong>Charlie Charles</strong>: <strong>“Prega X Noi” </strong>e <strong>“Orologi”</strong>, pezzo diventato virale in passato ma mai fino ad ora ufficialmente pubblicato.</p>
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		<title>Clara al Fabrique: un appuntamento che racconta una trasformazione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 Nov 2025 07:39:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Musica]]></category>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="432" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/11/Progetto-senza-titolo-58-768x432.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/11/Progetto-senza-titolo-58-768x432.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/11/Progetto-senza-titolo-58-300x169.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/11/Progetto-senza-titolo-58-1024x576.jpg 1024w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/11/Progetto-senza-titolo-58-1536x864.jpg 1536w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/11/Progetto-senza-titolo-58-480x270.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/11/Progetto-senza-titolo-58-1320x743.jpg 1320w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/11/Progetto-senza-titolo-58.jpg 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>Il pop che cresce, si espone e prende forma</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="768" height="432" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/11/Progetto-senza-titolo-58-768x432.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/11/Progetto-senza-titolo-58-768x432.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/11/Progetto-senza-titolo-58-300x169.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/11/Progetto-senza-titolo-58-1024x576.jpg 1024w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/11/Progetto-senza-titolo-58-1536x864.jpg 1536w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/11/Progetto-senza-titolo-58-480x270.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/11/Progetto-senza-titolo-58-1320x743.jpg 1320w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/11/Progetto-senza-titolo-58.jpg 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" />
<p>Un’anteprima sul live del 30 novembre: la cantautrice classe ’99 arriva a Milano con una nuova maturità artistica, tra scrittura emotiva, voce limpida e un percorso che sta diventando sempre più definito.</p>



<p><strong>Una serata che segna un cambio di prospettiva</strong></p>



<p>Clara il 30 novembre approderà al Fabrique di Milano con un live che ha il sapore di svolta. Non solo un appuntamento atteso, ma un momento che fotografa il punto a cui è arrivata: più centrata, più sicura, più intenzionata a definire la propria direzione.</p>



<p>Attrice e cantautrice del ’99, è diventata nota con <em>Origami all’alba</em>, un brano che ha superato le aspettative trasformandosi in un simbolo della sua prima fase artistica. Negli ultimi mesi, però, si è concentrata su un’evoluzione più personale: nuove sonorità, una scrittura che guarda in profondità, una ricerca di autenticità che si percepisce subito.</p>



<p><strong>Un 2025 che apre un nuovo capitolo</strong></p>



<p>Il recente singolo <em>Codice Rosso</em>, realizzato insieme a Ketama126, è uno dei segnali più chiari della strada che sta intraprendendo: una traccia intensa, essenziale, in cui la sua voce emerge con una consapevolezza diversa. È una prova di maturità che mette al centro il sentimento, ma senza rinunciare a un’impronta moderna.</p>



<p>A settembre è arrivata anche la versione acustica di <em>Uragani</em>, una parentesi più intima che ha mostrato un lato delicato e diretto, capace di portare all’essenza il suo modo di raccontare.</p>



<p><strong>Il Fabrique come spazio di conferma</strong></p>



<p>La data del 30 novembre rappresenta la chiusura del tour, ma soprattutto un passaggio importante nella costruzione del suo percorso. Il Fabrique è uno di quei palchi che segnano una fase: ci si arriva quando l’ascolto si trasforma in seguito, quando il pubblico non è più solo curioso, ma partecipe.</p>



<p>A Milano porterà i primi brani che l’hanno accompagnata all’inizio e quelli che definiscono la direzione più recente. Una combinazione che restituisce l’immagine di un’artista in movimento, capace di tenere insieme delicatezza e forza, introspezione e presenza scenica.</p>



<p><strong>Perché vale l’attesa</strong></p>



<p>Per chi la segue da tempo sarà l’occasione per vedere da vicino un’evoluzione costruita con coerenza. Per chi la ascolta per la prima volta sarà un ingresso diretto in un universo pop che punta all’emozione, senza sovrastrutture ma con intensità.</p>



<p>Il concerto del 30 novembre non sarà solo un live, ma uno sguardo sul futuro di Clara &#8211; un futuro che, guardando al percorso straordinario di quest’anno, si preannuncia luminoso e soprattutto autenticamente suo &#8211; una serata che racconta chi è oggi e la direzione in cui vuole andare.</p>
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		<title>Alice Alison e il coraggio di rinascere: “Je Ne Me Vois Plus” è una carezza dopo la tempesta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Nov 2025 10:57:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[musica]]></category>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="461" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/11/Progetto-senza-titolo-47-768x461.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/11/Progetto-senza-titolo-47-768x461.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/11/Progetto-senza-titolo-47-300x180.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/11/Progetto-senza-titolo-47-480x288.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/11/Progetto-senza-titolo-47.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>Alice Alison presenta “Je Ne Me Vois Plus”, un brano che racconta la fine di un legame tossico e la rinascita di sé. Con il suo stile delicato e bohémien, l’artista trasforma il dolore in consapevolezza e vede in questa canzone l’inizio di un nuovo percorso personale e musicale.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.giltmagazine.it/interview/alice-alison-e-il-coraggio-di-rinascere-je-ne-me-vois-plus-e-una-carezza-dopo-la-tempesta/">Alice Alison e il coraggio di rinascere: “Je Ne Me Vois Plus” è una carezza dopo la tempesta</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.giltmagazine.it">Gilt Magazine</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="768" height="461" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/11/Progetto-senza-titolo-47-768x461.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/11/Progetto-senza-titolo-47-768x461.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/11/Progetto-senza-titolo-47-300x180.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/11/Progetto-senza-titolo-47-480x288.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/11/Progetto-senza-titolo-47.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" />
<p>C’è un momento, nella vita di ogni anima sensibile, in cui smettere di riconoscersi diventa l’unico modo per ritrovarsi davvero. È da questo spazio fragile e luminoso che nasce&nbsp;<strong>“Je Ne Me Vois Plus”</strong>, il nuovo singolo di&nbsp;<strong>Alice Alison</strong>, disponibile da venerdì 17 ottobre, in radio e in digitale (<a href="https://orcd.co/jenemevoisplus">ascolta qui</a>).</p>



<p>Cantautrice, autrice e performer dall’animo fiabesco e spirito bohemien,&nbsp;<strong>Alice Alison</strong>&nbsp;intreccia nella sua voce e nella sua scrittura il fascino della chanson française e la delicatezza del cantautorato italiano, con una sensibilità che sa farsi racconto universale.</p>



<p>Prodotta da&nbsp;<strong>Giovanni Antonicelli</strong>&nbsp;e scritta insieme a&nbsp;<strong>Diego Esposito</strong>,&nbsp;<em>“Je Ne Me Vois Plus”</em>&nbsp;è un viaggio dentro la fine di un legame tossico, un lento risveglio dopo l’ombra, la cronaca intima di un’anima che si spoglia delle proprie catene per riscoprirsi libera.</p>



<p>Tra melodie eleganti e parole che feriscono con dolcezza, il brano esplora il malessere, i confronti interiori, e quella fragile linea tra dolore e rinascita.</p>



<p>«Ci sono evoluzioni che la nostra anima è chiamata a vivere se vogliamo crescere, racconta Alice, e spesso per arrivarci dobbiamo attraversare un malessere o un “caso umano” che ci insegna qualcosa. Tutto ciò che conoscevo non mi apparteneva più. Non conoscevo nemmeno più me stessa. Ma da quel vuoto è nata una nuova versione di me, più ricca, più vera, più appagante.»</p>



<p>Nata a Milano,&nbsp;<strong>Alice Accardi</strong>, in arte&nbsp;<strong>Alice Alison</strong>, ha costruito il suo universo musicale dopo anni di studio, esperienze televisive (tra cui&nbsp;<em>Sanremo Lab</em>), spettacoli teatrali e collaborazioni che hanno affinato la sua capacità di trasformare la vulnerabilità in arte. Il suo primo EP,&nbsp;<em>“Cuore in Lock Down”</em>&nbsp;(2020), aveva già svelato un mondo interiore vibrante e sincero; oggi, con&nbsp;<em>“Je Ne Me Vois Plus”</em>, apre un nuovo capitolo fatto di consapevolezza, introspezione e coraggio emotivo.</p>



<p>Come un sogno che si dissolve all’alba, la voce di Alice Alison sussurra e poi si innalza, raccontando la delicatezza di chi impara ad amarsi dopo essersi perso.</p>



<p>Un invito a guardarsi allo specchio e, finalmente, riconoscersi.</p>



<p>Non più nella versione di ieri, ma in quella di oggi, luminosa, imperfetta, viva.</p>



<p><em>Nel brano “Je Ne Me Vois Plus” canti la perdita e la rinascita di sé. Quando hai capito che quella confusione interiore stava diventando una nuova consapevolezza, e non più solo dolore?</em></p>



<p>Quando un giorno mi sono alzata e ho deciso che quel merdosissimo piccolo “io”, che continuava a intrufolarsi nella mia mente tentando invano di controllarla, allontanandomi sempre di più dal mio sacro Sé, dalla Dea che è in me e dallo scopo divino, doveva morire.  Lentamente.</p>



<p>È assurdo quanto una persona di merda, a volte, riesca invece ad aiutarci a trasformarci in esseri sempre più vicini al risveglio.</p>



<p><em>Hai descritto questo singolo come una tappa di evoluzione personale.</em> <em>Cosa hai imparato di più su te stessa nel processo di scrittura e produzione di questa canzone?</em></p>



<p>Che quando la motivazione è forte, il messaggio risuona ancora di più. C’è un’eco successiva che mi ha permesso di accedere a una nuova versione di me, che guarda tutto da un livello di coscienza diverso.</p>



<p>E da qui in avanti non si scende: si sale e basta.</p>



<p><em>La tua estetica bohémien e il tuo universo musicale sembrano appartenere a un mondo sospeso tra realtà e sogno.</em> <em>Da dove nasce questa visione artistica, e in che modo si riflette nella tua musica e nella tua vita quotidiana?</em></p>



<p>Che bella domanda! Diciamo che il mio corpo fisico rispecchia molto la vera conduttrice di tutta la baracca: la mia anima. Ogni pezzetto che aggiungo, lei lo trasforma. Anche la visione artistica cresce, e insieme a essa cresce una consapevolezza che mi porterà a non smettere mai di essere strumento.</p>



<p><em>“Je Ne Me Vois Plus” affronta il tema dei legami tossici e della liberazione emotiva.</em> <em>Credi che la musica possa davvero essere una forma di guarigione, per chi scrive e per chi ascolta?</em></p>



<p>Certamente. Lo è per me da quando ero piccola, e penso che lo sia per tante altre persone che scrivono o che si limitano ad ascoltarla.</p>



<p>Diffido molto di due categorie:</p>



<p>chi odia il vino e gli individui rari a cui non piace la musica o che non riescono a trarne benefici importanti a seguito di un suo uso cospicuo.</p>



<p>Ma tanto non credo esistano, dai! </p>



<p><em>Il singolo segna un nuovo capitolo del tuo percorso musicale.</em> <em>In quale direzione senti che sta andando ora Alice Alison, artisticamente e umanamente?</em></p>



<p>No spoiler. Lo scopriremo insieme, solo vivendo (anche se qualcosa è già pronto).</p>



<p>E si torna in studio coi ragazzi!</p>
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