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	<title>Milano Fashion Week &#8211; Gilt Magazine</title>
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	<title>Milano Fashion Week &#8211; Gilt Magazine</title>
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		<title>Milano chiama, la moda risponde</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Feb 2026 10:47:28 +0000</pubDate>
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<p>C&#8217;è un momento preciso in cui Milano cambia passo. Le agende si infittiscono, gli hotel registrano il tutto esaurito, le auto con vetri oscurati si moltiplicano davanti ai palazzi storici e agli spazi industriali riconvertiti. È l&#8217;inizio della Milano Fashion Week, il rito laico che, stagione dopo stagione, rimette la moda al centro del discorso pubblico. Non è soltanto una successione di sfilate: è un sistema complesso che intreccia creatività, industria, comunicazione, artigianato e finanza.</p>



<p>Per qualche giorno la città diventa un osservatorio privilegiato sul presente, un laboratorio in cui si misurano tendenze estetiche ma anche tensioni sociali, cambiamenti economici e trasformazioni culturali.</p>



<p><strong>La città come organismo vivente&nbsp;</strong></p>



<p>Durante la settimana della moda, Milano si trasforma in un organismo pulsante. I quartieri dialogano tra loro, le passerelle si alternano a presentazioni intime, installazioni artistiche e incontri con i designer. Gli spazi cambiano identità: un cortile rinascimentale può diventare teatro di una sfilata minimalista, un ex capannone industriale accogliere una messa in scena immersiva.</p>



<p>La città non è semplice cornice, ma parte attiva del racconto. Le sue architetture, la sua luce, la sua dimensione operosa contribuiscono a definire un&#8217;estetica che storicamente privilegia la concretezza, il progetto, la costruzione del capo. Milano resta il luogo dove l&#8217;idea si confronta con la fattibilità, dove la creatività dialoga con la filiera produttiva.</p>



<p><strong>Creatività e metodo&nbsp;</strong></p>



<p>Se esiste un tratto distintivo della moda milanese, è sicuramente l&#8217;equilibrio tra immaginazione e disciplina. Qui il gesto creativo si misura con il taglio, con la qualità dei materiali, con la precisione sartoriale. Anche quando le collezioni esplorano territori sperimentali, mantengono un&#8217;attenzione quasi ingegneristica alla struttura.</p>



<p>La nuova stagione si apre all&#8217;insegna di una pluralità di linguaggi. C&#8217;è chi sceglie la sottrazione, con silhouette essenziali e palette neutre; chi riscopre il gusto per l&#8217;eccesso, tra colori saturi e volumi scenografici; chi lavora su contaminazioni tra generi, epoche e culture. La parola chiave sembra essere trasformazione: del guardaroba, delle proporzioni, dell&#8217;identità stessa di chi indossa gli abiti.</p>



<p><strong>Il peso dell’industria&nbsp;</strong></p>



<p>La Fashion Week non è solo un evento culturale: è un motore economico. Buyer, investitori, stampa internazionale osservano e valutano, pronti a tradurre l&#8217;emozione della passerella in ordini, collaborazioni, strategie di mercato.</p>



<p>La forza del sistema moda italiano risiede nella sua struttura articolata: grandi marchi capaci di parlare al mondo convivono con una rete di piccole e medie imprese specializzate, custodi di saperi artigianali tramandati nel tempo. La settimana della moda rende visibile questa rete, ne mette in luce l&#8217;efficienza e la capacità di adattamento in un contesto globale sempre più competitivo.&nbsp;</p>



<p>In un&#8217;epoca segnata da incertezze geopolitiche e oscillazioni dei consumi, Milano rivendica il proprio ruolo di piattaforma stabile, capace di coniugare heritage e innovazione.</p>



<p><strong>Sostenibilità e responsabilità</strong></p>



<p>Tra i temi centrali di questa edizione emerge con forza la questione della sostenibilità.&nbsp;Non più semplice dichiarazione d&#8217;intenti, ma percorso strutturato che coinvolge l&#8217;intera filiera: dalla scelta delle materie prime alla tracciabilità, dalla riduzione degli sprechi alla progettazione di capi pensati per durare nel tempo.&nbsp;</p>



<p>La moda milanese sembra interrogarsi sempre più sul proprio impatto ambientale e sociale. Cresce l&#8217;attenzione verso processi produttivi responsabili, verso modelli di business circolari, verso un consumo più consapevole. Anche la comunicazione cambia tono: meno enfasi sull&#8217;usa e getta stagionale, più focus su qualità, investimento, continuità.</p>



<p><strong>Nuove generazioni, nuovi codici&nbsp;</strong></p>



<p>Accanto alle realtà consolidate, la Fashion Week offre spazio a designer emergenti che portano uno sguardo fresco e talvolta radicale. Le nuove generazioni affrontano temi come inclusione, identità, appartenenza culturale, traducendoli in collezioni che sfidano stereotipi e categorie tradizionali.</p>



<p>Le passerelle riflettono una maggiore diversità di corpi, età e provenienze. È un cambiamento che procede per gradi ma che segna una discontinuità rispetto al passato, ampliando il concetto stesso di rappresentazione.&nbsp;</p>



<p>La moda diventa così uno specchio più fedele della società contemporanea con le sue complessità e le sue contraddizioni.</p>



<p><strong>Milano, specchio del tempo</strong></p>



<p>Ogni edizione della Milano Fashion Week è uno specchio del tempo che attraversiamo. Nei colori, nelle lunghezze, nei volumi si leggono le nostre inquietudini e i nostri desideri: voglia di protezione, bisogno di leggerezza, nostalgia e slancio verso il futuro.</p>



<p>Milano apre le sue porte e, ancora una volta, si lascia attraversare dal mondo.&nbsp;Le luci si abbassano, la musica parte, la prima modella avanza. In quel momento sospeso tra attesa e rivelazione c&#8217;è tutto il senso di questa settimana: la moda come racconto condiviso, come industria culturale, come promessa di trasformazione.</p>
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		<title>“The Portrait of Man”: l’inno all’individualità di Dolce&#038;Gabbana</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 18 Jan 2026 11:29:46 +0000</pubDate>
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<p>Non esiste un solo modo di essere uomo, ci sono infinite possibilità, e ognuna merita il suo ritratto. Questo il claim della collezione Fall/Winter 2026-2027 firmata dagli stilisti Dolce&amp;Gabbana. 100 look giunti in passerella dal backstage e dal pubblico, come a simboleggiare che bisogna essere se stessi, sia lontano che sotto i riflettori.</p>



<p>Una collezione che interpreta gli archetipi maschili di oggi, con l’eleganza senza tempo che contraddistingue i capi saldi della casa di moda: pellicce e cappotti, la maglieria voluminosa, la canottiera bianca, il pantalone morbido, il jeans strappato, che si prepara a tornare, i look rubati allo sportswear e i pigiama.&nbsp;</p>



<p><strong>Ogni uomo è una complessa opera d’arte&nbsp;</strong></p>



<p>La scelta di costruire la sfilata come una serie di ritratti di uomini diversi, con linguaggi estetici e attitudini contrastanti, segna una riflessione profonda sulla mascolinità nel 2026. Nella visione di Dolce&amp;Gabbana l’uomo contemporaneo non è un archetipo definito, ma un insieme di sfumature e inclinazioni che la moda può e deve valorizzare. Ogni capo sembra disegnato non per aderire a un ideale condiviso, ma per diventare segno distintivo di chi lo indossa.&nbsp;</p>



<p>E anche la scenografia, una passerella di mock marble e spazi aperti, ha suggerito un’atmosfera sospesa tra atelier e sala di posa, invitando il pubblico a guardare ogni outfit come si osserva un’opera d’arte. &nbsp;</p>



<p><strong>Il fatto a mano e i dettagli preziosi</strong></p>



<p>Sartoria impeccabile e materiali di prima scelta, tra cui tweed Donegal in lana e cashmere, hanno posto le basi dell’intera collezione: completi sartoriali con silhouette amplificate, cappotti militari evocativi e giacche hussar, o Napoleon jacket, reinterpretate con una precisione quasi scultorea.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Accanto a queste classiche icone della mascolinità, Dolce&amp;Gabbana ha introdotto tocchi di narrazione visiva: smoking con finiture matelassé e impreziositi da orologi da taschino, contrapposti a pajama pants e capi rilassati, suggerendo una fluidità tra serata formale e comfort domestico.&nbsp;</p>



<p>Tra gli altri contrasti in passerella, una giacca di velluto doppio petto indossata su un denim strappato, il cappotto di montone rasato sulla tuta grigia, i micro e macro pois delle cravatte e delle camicie abbinati al completo gessato, la coppola sul completino da calcio.&nbsp;</p>



<p>Ogni dettaglio è personalizzazione e la personalizzazione è unicità, quella che è stata celebrata oggi con la speranza di essere celebrata sempre.</p>



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		<title>Milano Fashion Week Uomo Fall/Winter2026–2027: la città al centro della scena globale del menswear</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Jan 2026 13:57:26 +0000</pubDate>
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<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.giltmagazine.it/fashion/fashion-shows/milano-fashion-week-uomo-fall-winter2026-2027-la-citta-al-centro-della-scena-globale-del-menswear/">Milano Fashion Week Uomo Fall/Winter2026–2027: la città al centro della scena globale del menswear</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.giltmagazine.it">Gilt Magazine</a>.</p>
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<p>Milano si prepara a riaccendere i riflettori sulla moda maschile. Dal 16 al 20 gennaio 2026, la Milano Fashion Week Uomo torna a scandire il ritmo della città con un calendario che parla di visione, rinnovamento e sistema. Settantasei appuntamenti complessivi tra sfilate fisiche e digitali, presentazioni ed eventi che delineano una settimana che va oltre la vetrina creativa, affermandosi come piattaforma strategica per l’industria.&nbsp;</p>



<p><strong>Tra continuità e nuovi ingressi</strong>&nbsp;</p>



<p>In un momento in cui la moda è chiamata a ridefinire il proprio ruolo culturale ed economico, Milano conferma la sua posizione di snodo internazionale. Qui identità, sperimentazione e manifattura dialogano senza soluzione di continuità. Il ritorno in calendario di nomi come Zegna e Dsquared2 si affianca all’ingresso di nuovi protagonisti, tra cui Domenico Orefice, Ralph Lauren e Victor Hart, segnando un equilibrio calibrato tra Heritage consolidato e nuove narrazioni.&nbsp;</p>



<p><strong>Il futuro passa dai linguaggi emergenti</strong>&nbsp;</p>



<p>Questa edizione racconta anche un sistema che investe con decisione sul futuro. Dai debutti nel calendario digitale da: Absent Findings a State of Chaos, allo spazio dedicato ai giovani designer all’interno di Fondazione Sozzani, la Fashion Week si configura come laboratorio e osservatorio, capace di accogliere linguaggi diversi e di mettere in relazione moda, tecnologia e ricerca.&nbsp;</p>



<p><strong>Una città che si prepara a cambiare pelle</strong>&nbsp;</p>



<p>A fare da sfondo, una Milano in piena trasformazione, già proiettata verso i Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali di Milano Cortina 2026. La campagna ufficiale della Fashion Week intreccia moda e sport, utilizzando cimeli del Museo Olimpico come simboli di un percorso condiviso fatto di disciplina, eccellenza e visione collettiva.&nbsp;</p>



<p><strong>La moda come esperienza diffusa</strong>&nbsp;<br>&nbsp;<br>Tra eventi aperti al pubblico, installazioni sperimentali e collaborazioni trasversali: da Stone Island a K-Way, da EA7 Emporio Armani a Li-Ning. La settimana sarà anche l&#8217;occasione per celebrare tappe fondamentali del settore con anniversari strategici, tra cui i 55 anni di Vilebrequin, i nuovi capitoli retail di Valentino e il percorso creativo di Vicmatie. Milano riafferma così il suo ruolo di città-laboratorio, capace di trasformare la moda in esperienza diffusa e partecipata.&nbsp;</p>



<p><strong>Oltre il rumore, una direzione</strong>&nbsp;</p>



<p>La Milano Fashion Week Uomo 2026 non cerca il clamore fine a se stesso. Propone piuttosto una riflessione sul presente e sul futuro del menswear: su come si costruisce oggi il valore, su chi lo interpreta, su come la creatività possa continuare a essere un motore reale. Milano, ancora una volta, non si limita a osservare il cambiamento. Lo organizza. Lo mette in scena.&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.giltmagazine.it/fashion/fashion-shows/milano-fashion-week-uomo-fall-winter2026-2027-la-citta-al-centro-della-scena-globale-del-menswear/">Milano Fashion Week Uomo Fall/Winter2026–2027: la città al centro della scena globale del menswear</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.giltmagazine.it">Gilt Magazine</a>.</p>
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		<title>È tempo di essere lucidi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Jan 2026 10:01:50 +0000</pubDate>
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<p>Durante le festività in molti mi hanno chiesto di prendere le distanze dalla vicenda che ha coinvolto Alfonso Signorini, nata dalle dichiarazioni di Fabrizio Corona. Qualcuno ha persino suggerito di rimuovere la copertina e la sua intervista. È proprio in momenti come questi che emerge quanto, troppo spesso, si smarrisca il senso della misura. Il buon senso. E, soprattutto, la capacità di leggere i fatti con lucidità, senza farsi trascinare da reazioni emotive o da una narrazione urlata.</p>



<p>Ad oggi, i fatti sono pochi e chiari. Fabrizio Corona ha portato alla luce dinamiche che esistono da sempre e che riguardano <strong>gran parte del mondo dello spettacolo</strong>, non solo la televisione italiana, ma anche quella internazionale. Meccanismi noti, raccontati sottovoce da decenni, che attraversano televisione, cinema, moda, musica. Questa volta, però, il racconto si è concentrato su un nome preciso, probabilmente per motivi personali. E tutti gli altri? Come mai non abbiamo altri nomi da far emergere ?&nbsp;</p>



<p>Non stiamo assistendo a una rivelazione epocale, né a una scoperta sconvolgente. Stiamo piuttosto osservando l’ennesima rappresentazione di un sistema che funziona così da sempre. Ciò che abbiamo oggi in mano sono <strong>immagini e messaggi</strong>, estrapolati dal loro contesto e restituiti al pubblico attraverso un’intervista. Ma le modalità, le responsabilità, le testimonianze e le reali dinamiche <strong>non possono essere decifrate guardando uno spezzone video o seguendo un’ondata social</strong>.</p>



<p>Sia chiaro: non si tratta di giustificare nessuno. Si tratta di rifiutare l’idea che ogni scandalo mediatico debba trasformarsi automaticamente in una sentenza collettiva. Reagire d’istinto significa accettare di essere guidati, ancora una volta, da una narrazione che vive di polarizzazione e semplificazione. La verità – quella vera – non nasce nei talk show, né sui social network. La verità la stabiliscono le indagini, i fatti verificati, e solo in ultima istanza <strong>la magistratura</strong>. Tutto il resto, almeno per ora, è <strong>spettacolo, intrattenimento, rumore</strong>.</p>



<p>Ma veniamo a noi. Il nuovo anno doveva aprirsi con il botto. E, in effetti, di botti ce ne sono stati. Purtroppo, anche tragici. Non possiamo non fermarci un attimo davanti alla terribile tragedia di <strong>Crans-Montana</strong>, dove giovanissimi hanno perso la vita in una discoteca la notte di Capodanno. Alle vittime e alle loro famiglie va la nostra vicinanza più sincera, con l’auspicio che venga fatta piena luce e che la giustizia faccia il suo corso.</p>



<p>Un altro evento che ha scosso il mondo intero è l’attacco degli <strong>Stati Uniti al Venezuela</strong> e la cattura del presidente <strong>Nicolás Maduro</strong>, accusato di aver facilitato il narcotraffico dal Sudamerica verso gli USA. A livello geopolitico, il clima è incandescente: Colombia, Messico e Cuba si stanno mobilitando per prevenire ulteriori attacchi, definiti “scellerati e fuori da ogni logica”, in difesa del Venezuela. Il quadro globale non è rassicurante. Le tensioni aumentano, le guerre si moltiplicano, e non resta che osservare, quasi trattenendo il fiato, sperando che il peggio venga scongiurato.</p>



<p>Sul web, come sempre, le opinioni sono arrivate a raffica: politici, celebrity, opinion leader. Tutti pronti a dire la loro. Ma la domanda resta una sola: <strong>quello che vediamo è davvero la realtà?</strong> Chi decide cosa percepiamo? Chi costruisce la narrazione?</p>



<p>A questa domanda prova a rispondere – con profondità e visione – la nostra lunga <strong>intervista di copertina a Luciano Floridi</strong>, professore e oggi titolare della cattedra di Filosofia ed Etica dell’Informazione a Yale. Un dialogo intenso, ricco di spunti, che apre riflessioni fondamentali sul presente e soprattutto sul futuro, in particolare sull’impatto dell’<strong>intelligenza artificiale nel mondo della moda e del lusso</strong>.</p>



<p>Il numero di gennaio, come da tradizione, apre l’anno ed è un <strong>numero maschile</strong>, dedicato al tema dell’<strong>innovazione</strong>. La moda uomo è protagonista assoluta: Pitti Uomo, Milano Fashion Week Uomo, Parigi Fashion Week e Haute Couture sono al centro del racconto.</p>



<p>Tra gli eventi imperdibili, uno sguardo ai <strong>Golden Globes</strong>, andati in scena questa notte a Los Angeles, e a uno degli appuntamenti automobilistici più iconici al mondo: <strong>ICE St. Moritz</strong>, l’evento di auto d’epoca sul ghiaccio più cool di sempre. L’anima maschile attraversa anche le nostre rubriche beauty, motori, gioielli, teatro, arte, design e lifestyle, come da nostro DNA.</p>



<p>Non vi svelo altro. Vi lascio il piacere di scoprire questo <strong>numero frizzante</strong>, mentre all’orizzonte si avvicinano le <strong>Olimpiadi Invernali</strong>, che saranno senza dubbio uno dei temi più discussi del prossimo numero.</p>



<p>Buon anno a tutti.<br>E buona lettura.</p>
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		<title>Milano Fashion Week 2026: il sipario si alza su talento, eredità e audacia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Sep 2025 08:48:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fashion]]></category>
		<category><![CDATA[Milano Fashion Week]]></category>
		<category><![CDATA[Spring Summer 2026]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="768" height="461" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/09/Untitled-design-126-768x461.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/09/Untitled-design-126-768x461.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/09/Untitled-design-126-300x180.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/09/Untitled-design-126-480x288.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/09/Untitled-design-126.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" />
<p>La città dei navigli si prepara, respirando un mix elettrizzante di attese, passerelle e novità: dal 23 al 29 settembre 2025, Milano ospita la settimana moda più attesa dell’anno, pronta a stupire con debutti clamorosi, ricordi indelebili e una rinnovata energia creativa. Apre con Diesel, alle 15:00 in Via Stendhal, l’evento che segna l’inizio ufficiale della Women’s Collection Primavera/Estate 2026, una settimana in cui la moda non sarà solo su un palcoscenico ma tra le strade, nei musei, nelle vetrine, ovunque l’arte del vestire ispiri la vita quotidiana.&nbsp;</p>



<p><strong>Talenti emergenti e passi di innovazione</strong></p>



<p>Milano si rinfresca a ogni stagione, ma l’edizione SS26, in scena dal 23 al 29 settembre 2025, porta con sé un’aura particolare: quella dell’attesa di una svolta capace di sorprendere persino i più abituati osservatori del fashion system. Dietro i nomi blasonati, i riflettori si accendono sui giovani talenti, sulle nuove voci che hanno il coraggio di osare, mescolando sartorialità e tecnologia, tradizione e cultura globale. Alcuni arrivano da percorsi indipendenti, altri sono stati accolti dalle grandi maison come linfa vitale per il futuro, ma tutti hanno un tratto comune: la capacità di leggere i tempi e tradurli in collezioni che raccontano la società contemporanea. Dai tessuti sperimentali alle silhouette ibride, dai dettagli digitali agli accenni di artigianato riscoperto, è proprio nelle passerelle degli emergenti che si intravede lo spirito di una nuova generazione pronta a imporsi con freschezza e irriverenza.</p>



<p><strong>Celebrazioni del passato, sfide per il presente</strong></p>



<p>La Milano Fashion Week SS26 non è soltanto un trampolino per il futuro, ma anche un grande palcoscenico di memoria e celebrazione. Quest’anno i riflettori si accendono sul cinquantesimo anniversario della fondazione di Giorgio Armani, simbolo immortale di eleganza e sobrietà che continua a incarnare il DNA del Made in Italy. Mostre dedicate, eventi celebrativi e retrospettive accompagneranno le nuove collezioni, creando un ponte tra passato e presente. Ma accanto alle celebrazioni, non mancano le sfide: come rinnovarsi senza perdere identità, come conciliare sostenibilità e lusso in un contesto di crescente attenzione all’ambiente, come mantenere il fascino del prodotto esclusivo in una fase di contrazione dei consumi globali. Sono domande che attraversano ogni passerella e che rendono la settimana milanese non solo un evento glamour, ma anche un laboratorio di idee e visioni che interrogano il futuro dell’intero settore.</p>



<p><strong>Moda come esperienza globale e collettiva</strong></p>



<p>Oggi più che mai, la Milano Fashion Week SS26 va oltre la passerella per trasformarsi in un’esperienza diffusa, collettiva e immersiva. Non si tratta più soltanto di sfilate riservate a buyer e giornalisti, ma di un vero festival urbano in cui moda, arte e musica dialogano in tempo reale. Le gallerie ospitano installazioni che intrecciano tessuti e tecnologia, i pop-up store trasformano le strade in spazi interattivi, mentre eventi esclusivi, cocktail e performance aprono porte prima inaccessibili al pubblico. In questa dimensione, Milano diventa un hub internazionale in cui influencer, creativi e appassionati di lifestyle vivono la moda come linguaggio sociale e culturale. L’energia cosmopolita che attraversa la città rende chiaro che il fashion non è più solo prodotto da osservare, ma esperienza da vivere: un palcoscenico che appartiene a tutti, dai protagonisti del front row agli spettatori che respirano l’atmosfera per le strade.</p>



<p><strong>Un palcoscenico che detta il ritmo del mondo</strong></p>



<p>Milano, durante la settimana del 23-29 settembre 2025, non è semplicemente una città: è la capitale globale dello stile, un punto di incontro in cui si scrive il futuro del design e si celebra la potenza del lusso come linguaggio universale. Le maison presentano collezioni che diventano manifesto, i giovani stilisti conquistano spazio con la loro audacia, e l’intera macchina creativa lavora per trasformare la moda in racconto collettivo. Ogni sfilata, ogni presentazione, ogni installazione aggiunge un tassello a una narrazione che travalica i confini nazionali e diventa patrimonio culturale. L’apertura della stagione Spring/Summer 2026 non è solo un momento di glamour, ma l’inizio di un nuovo capitolo che, tra innovazione e memoria, ribadisce il ruolo insostituibile di Milano come bussola mondiale dello stile. Una città che detta il ritmo, che non si limita a inseguire le tendenze, ma le crea e le diffonde al resto del mondo.</p>
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		<title>Etro SS26 Uomo: Paisley rivisitato con consapevolezza urbana</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 30 Aug 2025 09:00:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fashion Shows]]></category>
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		<category><![CDATA[Etro collezione uomo]]></category>
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<p><strong>In scena il savoir-faire tessile</strong></p>



<p>Durante la Milano Fashion Week Uomo SS26, Etro ha scelto una presentazione – anziché una sfilata – per valorizzare al meglio la nuova collezione maschile firmata da Marco De Vincenzo. Ambientata in uno spazio raccolto, la mise en scène ha enfatizzato l’identità storica del brand, centrata sul celebre motivo paisley, oggi declinato con sofisticatezza contemporanea.</p>



<p><strong>Stampe artigianali e palette sofisticata</strong></p>



<p>Il paisley, tratto distintivo di Etro sin dal 1981, torna in versione raffinata e mai scontata: stampe delicate su tessuti leggeri, pattern ispirati ai dettagli ceramici mediterranei, declinati su bomber, camicie e capispalla informali. I colori oscillano tra salvia, grigio tenue, salmon pink e blu scuro – una palette elegante che parla di cultura e artigianalità .</p>



<p><strong>Volume rilassati, comfort sartoriale</strong></p>



<p>Le silhouette respirano: blazer morbidi, pantaloni ampi e trench dall’aria distesa definiscono un guardaroba maschile moderno, lontano dai rigori. I capi sono pensati per un uomo cosmopolita, che ricerca un’eleganza disinvolta ma curata. Ogni capo ha una costruzione leggera, proporzionata e versatile, perfetta per vivere la città con passo elegante.</p>



<p><strong>Accessori e layering sofisticato</strong></p>



<p>Completano l’ensemble accessori mirati: borse boxy, crossbody studiate, scarpe ibridate tra mocassino e sneaker. Il layering aggiunge profondità ai look: gilet sottogiacca, camicie sopra t-shirt leggere, trench indossati con naturalezza. Un guardaroba fluido, pensato per dialogare tra interno ed esterno, tra forme sartoriali e mood disinvolto .</p>



<p>Con SS26, Etro conferma la sua abilità nel coniugare heritage e innovazione. Il paisley non è mai stato così moderno, e l’uomo che lo indossa appare autentico, consapevole e libero. Una collezione che non ha bisogno di rumore per risultare memorabile: basta un tessuto, una stampa, il taglio giusto per raccontare molto.</p>



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		<title>Uma Wang PE 2026: l’uomo che cammina nel silenzio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Jun 2025 16:16:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fashion Shows]]></category>
		<category><![CDATA[Milano Fashion Week]]></category>
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		<category><![CDATA[Uma Wang]]></category>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="461" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/06/Uma-Wang-768x461.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/06/Uma-Wang-768x461.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/06/Uma-Wang-300x180.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/06/Uma-Wang-480x288.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/06/Uma-Wang.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>L’uomo immaginato da Uma Wang è un viaggiatore dell’anima, che attraversa il quotidiano con sobrietà e presenza</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="768" height="461" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/06/Uma-Wang-768x461.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/06/Uma-Wang-768x461.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/06/Uma-Wang-300x180.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/06/Uma-Wang-480x288.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/06/Uma-Wang.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" />
<p>C’è un tempo che non si misura in ore, ma in respiri. È quello della nuova collezione uomo primavera-estate 2026 di Uma Wang, che non si limita a vestire ma racconta, con la delicatezza di chi conosce il valore della lentezza. A dieci anni dal debutto della sua linea maschile, la designer porta l’uomo lontano dal rumore, sulle alture rarefatte del Bhutan, dove ogni passo è un pensiero, ogni tessuto una riflessione.</p>



<p>Qui, tra preghiere al vento e silenzi verticali, nasce una collezione che è più di un omaggio: è un incontro profondo tra moda e spiritualità. Le forme non gridano, ma scorrono morbide, in equilibrio tra gesto e intenzione. Le silhouette sono essenziali, quasi disegnate dal paesaggio, mentre i tessuti parlano il linguaggio imperfetto e autentico dell’artigianato: cotoni compatti, lini cuciti a mano, jacquard che sembrano fiori nati tra le rocce.</p>



<p>Le righe ispirate al gho tradizionale si trasformano in tracce grafiche, memorie tessili di una cultura che sa accogliere senza possedere. Le tinture a freddo assorbono i toni della pietra e del cielo, creando una palette meditativa, mai scontata. Tutto, in questa collezione, si muove con una calma attiva, quella di chi non ha bisogno di dimostrare, ma solo di essere.</p>



<p>L’uomo immaginato da Uma Wang è un viaggiatore dell’anima, che attraversa il quotidiano con sobrietà e presenza. I suoi abiti non lo vestono soltanto: lo accompagnano, lo ascoltano, lo rendono visibile senza esporlo. Perché il vero lusso – in un mondo che urla – è saper stare nel silenzio.</p>



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		<title>Emporio Armani: suggestioni africane in chiave contemporanea</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Jun 2025 16:13:32 +0000</pubDate>
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<p>Emporio Armani presenta una collezione primavera/estate 2026 che esplora le estetiche africane con uno sguardo rispettoso e personale, restituendo atmosfere, colori e forme filtrati attraverso l’eleganza tipica della maison. Il risultato è un racconto etno-chic in cui elementi quotidiani e cerimoniali si fondono in un guardaroba dal sapore internazionale.</p>



<p>Il continente africano, con la sua ricchezza culturale e artigianale, diventa la fonte ispirativa per una serie di capi che coniugano l’esotico e il sofisticato, il tradizionale e il moderno. La collezione si distingue per una coerenza stilistica decisa, che interpreta i codici della moda Emporio con un’intensità inedita, pur rimanendo fedele all’idea di una bellezza sobria e trasversale.</p>



<p>I capi sfilano tra scenografie che evocano il silenzio e la luce del deserto, in un Teatro Armani trasformato per l’occasione in uno spazio dai toni neutri e dai materiali naturali, diviso da tende bianche e pavimentato con mattoni scoloriti dal sole. Il défilé si apre con look ispirati a una “Legione Straniera” moderna, vestita con le linee più tecniche del brand.</p>



<p>Protagonisti della collezione sono la djellaba in camoscio, i pantaloni sarouel a righe, i poncho in maglia e le tuniche portate sotto giacche destrutturate. Ai piedi, sabot in legno, cuoio scamosciato e scarpe in rafia. Si notano i dettagli: ricami, frange, top in perline intrecciate e plastron lavorati, mentre la palette naturale esalta la qualità dei tessuti – seta plissé, jacquard effetto intrecciato, raso lucido – e richiama l’estetica calda e materica del sud del mondo.</p>



<p>Il défilé si conclude con un saluto simbolico: a rappresentare la maison in passerella è Leo Dell’Orco, figura storica all’interno dell’azienda e responsabile delle linee maschili. Una presenza che conferma la continuità del progetto, anche in assenza temporanea del fondatore, che segue ogni dettaglio con il consueto rigore.</p>



<p>Questa collezione riafferma l’impegno di Emporio Armani nel valorizzare l&#8217;identità stilistica del brand con aperture interculturali autentiche e un’estetica pensata per il mondo contemporaneo.</p>



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		<title>Paul Smith PE 2026: eleganza personale e collage di memorie</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Jun 2025 16:10:46 +0000</pubDate>
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<p>Non è una sfilata, è un album di ricordi trasformato in collezione. Per la Primavera/Estate 2026, Paul<strong> </strong>Smith racconta una moda intima, fatta di emozioni, viaggi e dettagli raccolti lungo una vita. E lo fa in un salon show riservato nella sua sede milanese, riportando in passerella non solo abiti, ma esperienze personali tessute con gusto impeccabile.</p>



<p><strong>Un guardaroba vissuto, con il cuore in valigia</strong></p>



<p>I 30 look della collezione sono frammenti di un diario visivo, in cui ogni capo racchiude un momento, un luogo, un’intuizione. C’è l’eleganza rilassata di chi sa vestirsi con disinvoltura, ma anche la cura di chi ha affinato l’occhio tra mercatini vintage, bancarelle dimenticate e scatti rubati in giro per il mondo. L’essenza della collezione è tutta lì: un’eleganza vissuta, con radici autentiche.</p>



<p><strong>Il collage come gesto affettivo</strong></p>



<p>Campeggiano camicie, giacche e cravatte su cui prendono vita collage stampati a partire da fotografie personali del designer. Un gesto quasi affettivo, quello di Paul Smith, che intreccia visioni del passato con texture contemporanee. Il risultato? Capi unici, con quel senso di imperfezione affascinante che solo il fatto a mano riesce a restituire.</p>



<p>E poi ci sono i contrasti, mai gridati: giacche doppiopetto con applicazioni di uccelli, chiodi in pelle decorati con fiori in suede. Tocco british, anima cosmopolita.</p>



<p><strong>Sartoria d’autore, con spirito nomade</strong></p>



<p>La costruzione dei capi riprende la sartoria anni ’50, con giacche compatte e pantaloni lineari a vita alta, ma lo styling suggerisce altro: un viaggiatore dallo stile inconfondibile, che seleziona pezzi con istinto e li porta con naturalezza. Niente di ostentato, tutto vissuto. I tessuti sono morbidi, i colori stemperati, le silhouette sciolte: è la moda di chi conosce se stesso.</p>



<p><strong>Non nostalgia, ma memoria attiva</strong></p>



<p>Paul Smith non guarda al passato con malinconia, ma con gratitudine. Ogni look è un invito a riscoprire la bellezza del dettaglio, la forza della memoria, il lusso della semplicità consapevole. Una collezione per uomini veri, non costruiti, che sanno come distinguersi senza mai doverlo dimostrare.</p>



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		<title>Prada Uomo PE 2026: ritorno alla città con lo spirito altrove</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Jun 2025 09:14:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="461" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/06/prada-768x461.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/06/prada-768x461.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/06/prada-300x180.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/06/prada-480x288.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/06/prada.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>La nuova collezione firmata da Miuccia Prada e Raf Simons è un esercizio di sottrazione e libertà, tra elementi naturali e contrasti urbani</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.giltmagazine.it/fashion/fashion-shows/prada-uomo-pe-2026-ritorno-alla-citta-con-lo-spirito-altrove/">Prada Uomo PE 2026: ritorno alla città con lo spirito altrove</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.giltmagazine.it">Gilt Magazine</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="768" height="461" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/06/prada-768x461.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/06/prada-768x461.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/06/prada-300x180.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/06/prada-480x288.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/06/prada.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" />
<p>C&#8217;è una leggerezza inedita che attraversa la collezione uomo primavera estate 2026 di Prada, presentata durante la Milano Fashion Week. Ma non è leggerezza intesa come frivolezza: è quella sottile capacità di destrutturare senza perdere rigore, di proporre senza imporre. In passerella, il guardaroba sembra muoversi tra due mondi: quello delle vacanze che stanno finendo e quello della città che ci attende, con tutto il suo carico di ruoli e routine. Prada si insinua in quello spazio intermedio, dove si può ancora scegliere chi essere.</p>



<p>La collezione, costruita su un impianto armonico ma tutt&#8217;altro che convenzionale, è un invito a dimenticare le gerarchie del vestire. I codici si mescolano: il completo sartoriale si alleggerisce sotto a una maglia tecnica o con sandali di cuoio, la tuta si nobilita con un blazer o un cappello di paglia, i pantaloncini si indossano con maglioni oversize. Tutto si gioca sulla tensione tra comfort e precisione, come a dire che il controllo vero nasce dalla libertà.</p>



<p>I colori si muovono tra combinazioni che evocano gli elementi naturali: sabbia e azzurro, rosso e ocra, salvia e blu, verde e nero. Le texture accompagnano la palette con lo stesso equilibrio: tessuti leggeri, spesso segnati da dettagli tecnici, si alternano a superfici più ruvide e opache. La sensazione generale è quella di un abito che respira, che si adatta, che evolve come il tempo atmosferico o l’umore di chi lo indossa.</p>



<p>Immancabili gli accessori, veri catalizzatori del racconto visivo: mocassini con gommini, sneakers in tela con calze a contrasto, sandali portati anche con l’abito formale. E poi zaini e borse dalle linee pratiche, pronte a contenere tutto e niente. Come in vacanza, quando si parte senza sapere bene cosa si troverà.</p>



<p>Prada PE 2026 è dunque più di una collezione: è un atteggiamento. Un invito a lasciarsi attraversare dai giorni, senza fissarli in ruoli troppo stretti. Come se il vero lusso fosse potersi sentire sempre un po’ altrove.</p>



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