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	<title>McQueen &#8211; Gilt Magazine</title>
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	<description>Un mondo dorato a portata di click</description>
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		<title>McQueen SS26: l’istinto diventa moda, tra desiderio, disciplina e fiamme di libertà</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Oct 2025 14:16:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="461" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/10/Untitled-design-260-768x461.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/10/Untitled-design-260-768x461.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/10/Untitled-design-260-300x180.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/10/Untitled-design-260-480x288.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/10/Untitled-design-260.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>Un rituale di rinascita che accende la moda di istinto, libertà e consapevolezza poetica.</p>
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<p>C’è un’energia febbrile nell’aria parigina quando Alexander McQueen presenta la collezione Spring/Summer 2026. Seán McGirr, alla sua seconda stagione alla guida creativa della maison, continua a riscrivere il linguaggio del brand con una forza viscerale e istintiva. Il suo McQueen è meno distante, più umano, più carnale. “Che cosa accade quando ci arrendiamo ai nostri impulsi più profondi?”, si domanda lo stilista, e la risposta risuona potente lungo una passerella che alterna controllo e abbandono, fuoco e calma, struttura e caos. È un rito collettivo, quasi pagano, che celebra la tensione eterna tra la natura e l’ordine, tra l’istinto e la civiltà.</p>



<p><strong>Tra ordine e impulso: la tensione che accende la forma</strong></p>



<p>McGirr costruisce la collezione come un campo magnetico dove opposti si attraggono e si respingono. L’ispirazione arriva da The Wicker Man (1973), film cult britannico che indaga il confine fra fede e follia, desiderio e sacrificio. Il risultato è una visione sartoriale che esplora la disintegrazione dell’uniforme e la nascita di un nuovo corpo sociale, libero e vulnerabile. Le giacche, simbolo di autorità, vengono smontate e ricomposte, tagliate da tasche disallineate, scollate, destrutturate. Le stoffe militari si mescolano a bustier taglienti, mentre gonne e pantaloni scivolano sul corpo con una libertà che rompe ogni rigore. L’uniforme, da simbolo di potere, diventa atto di ribellione.</p>



<p><strong>Il corpo, protagonista assoluto</strong></p>



<p>Ogni capo sembra disegnato sul respiro umano: tensione, calore, movimento. Il corpo non è nascosto ma rivelato, protagonista e narratore. Camicie e abiti in popeline si tendono, si stringono, si torcono in una danza continua tra forma e deformazione. Il celebre “bumster”, firma storica di McQueen, torna reinterpretato da McGirr con hardware lucido e fibbie regolabili, come un gesto di autoaffermazione. Il tailoring si fonde con la sensualità del boudoir, ma senza mai cadere nella nostalgia: il nuovo McQueen è contemporaneo, urbano, diretto. I corsetti non imprigionano, ma liberano. Si adattano al corpo come corazze morbide, raccontando un potere nuovo, fatto di autodeterminazione e piacere.</p>



<p><strong>La materia come metamorfosi</strong></p>



<p>Il dialogo tra natura e artigianato si manifesta nei materiali: mohair tagliente, pelle stampata, jacquard floreali, catene metalliche e ricami in oro convivono con cotoni lavati e sete leggere. Tutto è contrasto e armonia, forza e delicatezza. Abiti in seta paracadute si aprono come petali in combustione, avvolti da sfumature degradé e scintillii di fuoco. Le borse, reinterpretazioni della leggendaria De Manta, diventano totem contemporanei con frange, laccetti a corsetto e madreperla iridescente. Ai piedi, il ritorno del celebre tacco “a corno” del 2003: un’icona dell’archivio che riaffiora come simbolo della continuità creativa della maison. Ogni dettaglio è un incantesimo tattile, ogni tessuto un corpo vivo.</p>



<p><strong>Un rito collettivo tra folklore e futuro</strong></p>



<p>La scena, ideata da Tom Scutt, trasforma lo spazio in un rituale di rinascita: al centro, una struttura simile a un grande maypole realizzata con 8000 metri di nastro di juta, foglie naturali e sughero. Un monumento alla sostenibilità e alla comunità, realizzato insieme agli Armagh Rhymers, custodi della tradizione irlandese del “mumming”. L’atmosfera è ipnotica, sospesa tra sacro e moderno. La musica di A.G. Cook alterna percussioni organiche e suoni sintetici, in un crescendo di tensione che unisce il battito della terra a quello della città. McQueen celebra i dieci anni dell’Accordo di Parigi con un impegno concreto: set a basso impatto, energia rinnovabile, trasporti elettrici. Un messaggio chiaro: la moda è libertà, ma anche responsabilità.</p>
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		<title>Il nuovo McQueen secondo McGirr</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Mar 2024 12:43:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fashion Shows]]></category>
		<category><![CDATA[Alexander McQueen]]></category>
		<category><![CDATA[Alexander McQueen fashion shows]]></category>
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		<category><![CDATA[paris fashion week]]></category>
		<category><![CDATA[Paris Fashion Week sfilate]]></category>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="461" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2024/03/alexander-mcqueen-768x461.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2024/03/alexander-mcqueen-768x461.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2024/03/alexander-mcqueen-300x180.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2024/03/alexander-mcqueen-480x288.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2024/03/alexander-mcqueen.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>Il debutto più atteso della Paris Fashion Week è diventato realtà sabato sera svelando le intenzioni della nuova direzione di Seàn McGirr</p>
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<p>La prima mano estranea a fare il suo accesso da <strong>Alexander McQueen</strong>, una delle punte di diamante del gruppo <strong>Kering</strong>, ha debuttato con la collezione Fall Winter 2024/25. Il giovane trentacinquenne di origini irlandesi e con un curriculum che vanta <strong>Uniqlo, JW Anderson e Dries Van Noten</strong>, ha preso il posto dello storico braccio destro di Lee McQueen, <strong>Sarah Burton</strong>. Contestata anche questa nuova cattedra portata avanti dall’ennesimo uomo bianco a capo dei nomi del gruppo Kering, la curiosità su questa nuova sfida per il brand dal lascito così prezioso è stata molto attesa.</p>



<p><strong>La prima ispirazione</strong></p>



<p><strong>McGirr </strong>proviene dalla stessa scuola di <strong>Alexander McQueen, la St. Martins School</strong>, dalla quale è uscito 10 anni fa; in questo primo esperimento e con il tempo a disposizione, è stato nominato direttore creativo dicembre scorso <em>ndr</em>, ha unito <strong>le sue origini dublinesi</strong> alla rabbia degli <strong>esordi </strong>dello stilista fondatore e alla sua cifra surrealista sviluppata accanto a <strong>Jonathan Anderson</strong>.&nbsp;</p>



<p>L’ispirazione proveniente dalla Maison è la collezione <strong>The Birds</strong> della collezione <strong>Spring Summer 1995</strong>, dove McQueen a sua volta si ispirava al film <strong>Gli Uccelli di Alfred Hitchcock del 1963</strong>, thriller drammatico, capolavoro del regista per gli incredibili effetti ottici che moltiplicarono i già numerosi uccelli coinvolti realmente nel film. L’atmosfera è quindi già chiara e così come Lee la presentò a Londra in un magazzino rave abbandonato, McGirr sceglie un ex capannone ferroviario alla periferia di Parigi.</p>



<p><strong>Le vibes underground della collezione</strong></p>



<p><strong>Una natura violata</strong> quella degli uccelli di questa collezione, in un volo impedito in questa foresta industriale, come la definisce lo stilista e come dimostrano gli abiti fascianti e costretti. Il primo look è un tubino nero lucido che intrappola le mani con il suo tessuto, il resto della collezione presenta esperimenti di maglieria e <strong>forme surrealistiche</strong> su maniche extra lunghe e colli alti fino a metà viso.</p>



<p>Immancabile il tailoring per il richiamo all’esperienza di <strong>McQueen a Savile Row</strong>, con cappotti e completi dalle spalle appuntite e chiuse dalla <strong>Arrow Pin</strong>, una mega spilla da balia disegnata dal famoso illustratore britannico <strong>Ralph Steadman</strong> e condivisa sui social qualche giorno prima dello show.&nbsp;</p>



<p>Accessori dal richiamo <strong>cyberpunk</strong>, borchie su giacche e borse, dettagli in pelliccia su pantaloni e scarpe, come una coda di cavallo dalla calzatura destra e una nuova versione della <strong>Horseshoe </strong>per i modelli con il plateau che richiamano <strong>lo zoccolo dell’animale</strong>. Il metallo si fa <strong>abito corazza</strong> per i tre look finali in giallo, nero e blu Aston Martin, un richiamo in onore del padre di McGirr che fu un meccanico.</p>



<p><strong>Seàn McGirr</strong> si è sicuramente fatto conoscere lasciandoci una grande curiosità su ciò che attende questa nuova era di <strong>Alexander McQueen</strong>.</p>



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