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	<title>materiali naturali &#8211; Gilt Magazine</title>
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	<description>Un mondo dorato a portata di click</description>
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		<title>Camminando nella sostenibilità con le scarpe vegan firmate Veja!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Jun 2019 09:13:12 +0000</pubDate>
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<p>Se ci venisse chiesto di scegliere un prodotto simbolo della <b>globalizzazione</b> nel mondo dell’abbigliamento, facilmente potremmo pensare alle <b>sneakers</b>. Chi non ne possiede almeno un paio? Ovunque nel mondo, le sneakers sono riuscite a diffondersi in maniera capillare, diventando così un’icona di stile mondiale. Per questo Sébastien Kopp e François Ghislain Morillon, i fondatori del brand francese <b>Veja</b>, hanno scelto proprio le sneakers per spiegare la loro idea di <b>sostenibilità </b>e <b>responsabilità sociale </b>in un mondo complicato come quello della moda, che spesso antepone i costi a ideali più nobili.</p>
<h3>Veja Shoes: la storia</h3>
<p>“<b>The Veja Project</b>”, come lo chiamano i due fondatori, nasce nel 2004. Il primo step per produrre sneakers realmente ecosostenibili, per Sébastien e François, è stata la selezione di <b>materiali organici</b> a ridotto (o zero) impatto ambientale, da produttori che mettessero al primo posto le condizioni di vita dei lavoratori. Dal 2005, Veja ha utilizzato oltre 265 tonnellate di <b>cotone organico</b> prodotto da allevatori brasiliani e peruviani, e tutta la catena produttiva ha le sue sedi in Sud America, così da ridurre i costi degli spostamenti.</p>
<p>Perché la scelta è caduta sul cotone organico e, negli ultimi anni, su quello riciclato? Perché il cotone tradizionale è una monocoltura estremamente aggressiva per l’ambiente, poiché richiede una quantità massiccia di acqua e prevede un ingente impiego di pesticidi. Il cotone organico, invece, può essere coltivato insieme ad altre colture quali soia, sesamo e mais, che forniscono gli alimenti base della dieta degli allevatori del luogo.</p>
<p>E sempre il Brasile fornisce a Veja un altro materiale fondamentale per la produzione delle sue sneakers: la <b>gomma </b>con cui vengono fatte le suole. Grazie all’utilizzo della gomma selvatica che cresce nello stato di Acre, nella profonda Amazzonia brasiliana, si impedisce la deforestazione e si permette alle comunità di seringueiros di crescere. Attualmente il 10% delle scarpe realizzate dal brand è <b>100% vegan</b>, mentre la parte restante è prodotta con pelli provenienti da materiali considerati di scarto da allevatori e pescatori, così da mettere in pratica i dettami dell’<b>economia circolare</b>.</p>
<p>Veja lavora a stretto contatto con i suoi fornitori, senza intermediari; in questo modo, il prezzo della materia prima viene stabilito direttamente con i produttori ed è slegato dall’andamento del mercato, così da essere realmente equo per le piccole realtà locali ubicate in Sud America. Anche la logistica segue la filosofia della sostenibilità, in pieno stile Veja. I due fondatori del brand l’hanno affidata ad <b>Ateliers Sans Frontières</b>, un’associazione francese che si occupa di reintegrare nel mondo del lavoro persone in condizioni di fragilità e di disoccupazione prolungata.</p>
<p>Tra i fan più celebri delle scarpe Veja ci sono anche i trend setter reali <b>Harry d’Inghilterra</b> e la consorte <b>Meghan Markle</b>, conosciuta per il suo fiuto per la moda e la sensibilità ambientale. La Duchessa del Sussex ha sfoggiato un paio di sneakers Veja in occasione di una recente edizione degli <b>Invictus Games</b>, contribuendo a far aumentare le vendite del brand in tutto il Regno Unito.</p>
<p>Insomma, il gusto per la moda a volte può anche portarci a fare le scelte giuste!</p>
<p><b><i>di Martina Porzio</i></b></p>
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		<title>Le ceramiche di Antonio Marras e Kiasmo alla MDW 2019</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Apr 2019 10:12:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="230" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/04/Marras-1-768x230.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Marras" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/04/Marras-1-768x230.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/04/Marras-1-300x90.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/04/Marras-1-480x144.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/04/Marras-1.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>Per la Milano Design Week 2019, l’accoppiata Marras + Kiasmo si dedica al linguaggio espressivo della ceramica e del “fatto a mano”</p>
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<p>Avevamo già incontrato l’accoppiata <b>Marras + Kiasmo</b> con il progetto <b>Nonostante Marras</b>, realizzato per la Milano Design Week 2018. Per l&#8217;edizione 2019, <b>Circolomarras </b>continua nel segno della collaborazione, questa volta dedicandosi al linguaggio espressivo della <b>ceramica</b> e del “<b>fatto a mano</b>”. E le mani in questione sono ancora quelle dello stilista <b>Antonio Marras</b> e <b>Vincenzo D&#8217;Alba</b>, designer di <b>Kiasmo</b>.</p>
<h3><b>“Perdersi a Eudossia” tra argilla e divinazione</b></h3>
<p>Quest’anno il duo creativo ha dato forma a <b>tre collezioni </b>sotto il nome “<b>Perdersi a Eudossia</b>”: <b>oggetti domestici</b> tra cui piatti, vasi, piastrelle, tazze, candelabri e vassoi, <b>sculture</b> realizzate a partire da scarti di ceramica recuperati o modellate da zero, e imponenti <b>tavoli</b> con maioliche. Oggetti diversi per forma e funzione formano una collezione evocativa, con un passato condiviso che unisce Puglia e Sardegna, che trasforma gli spazi di Via Cola di Rienzo in una <b>Wunderkammer di ceramiche</b>, una vera e propria camera delle meraviglie.</p>
<p>Un rinnovato incontro tra questi due artisti, complementari e legati da comprensione reciproca e sensibilità affini, trova nuova voce attraverso un dialogo silenzioso, atti raffinati e riflessivi bilanciati da un certo gesto divinatorio. Questa successione di sperimentazioni, correzioni, sovrapposizioni, intuizioni e adattamenti ha dato vita a un corpo di oggetti composto da quasi <b>300 pezzi unici</b>.</p>
<p>Nella loro imperfezione e ambiguità, con riferimenti alla <b>tradizione</b> e ad un&#8217;<b>innocenza</b> <b>perduta</b>, queste opere sembrano riaffiorare dalla stratificazione del tempo come frammenti di una lontana memoria, quasi come reperti archeologici riportati alla luce. Il materiale è trattato con <b>sentimentalismo artigianale</b> e le forme, situate tra l’<b>arcano </b>e <b>l’arcaico</b>, sono generate da una sorta di bisogno primario: il desiderio infantile di <b>giocare</b> e il bisogno di atti di fantasia, che nella loro ingenuità e purezza rivelano le ansie gioiose e tormentate di Antonio e Vincenzo.</p>
<p>I due hanno lavorato ininterrottamente per giorni, in un processo continuo e costante, per creare manufatti ceramici prodotti in serie e pezzi rifiniti con decorazioni dipinte a mano. Iniziando con argilla fresca e modificando, modellando, mutando, tagliando, mescolando e lavorando per ore, il materiale diventa qualcosa di nuovo, cambiando forma e volume.</p>
<p>Negli spazi del concept store è presente una <b>limited edition</b> &#8220;couture&#8221; di <b>divani</b> e <b>poltrone</b> realizzate con raffinate tecniche sartoriali a partire dai tessuti dell’archivio di Marras: damaschi, jacquard, fiori, quadri e pois, stampe abbinate secondo accordo e contrasto. Due nuove stampe sono state inoltre realizzate in esclusiva per <b>Saba</b>, brand di arredamento interni che in occasione del <b>Fuorisalone 2019</b> collabora nuovamente con lo stilista.</p>
<p><b>Design</b>, <b>moda</b>,<b> arte </b>e<b> cibo</b>: anche quest’anno nella parte finale dell’atelier è stato allestito solo per questa settimana il <b>temporary bistrot</b>. Un luogo magico e inaspettato riccamente decorato con ceramiche dipinte a mano, rose rosse, luci e drappeggi di stoffe.</p>
<h3>Kiasmo di nome e di fatto</h3>
<p>Tutto questo è stato realizzato sotto il segno di <b>Kiasmo</b>, un nome che rievoca alla mente la figura retorica che crea incroci tra parole concettualmente affini: Kiasmo rappresenta l’unione tra differenti discipline – <b>arte</b>, <b>design</b>, <b>moda</b> – generando contaminazioni culturali nei suoi progetti, caratterizzati dall’uso di <b>materiali naturali</b> e reinterpretazione della <b>tradizione artigianale</b> tipica del <b>Made in Italy</b> con sfumature contemporanee.</p>
<p>L’obiettivo, anche in questo caso, è stato quello di costruire una vera e propria trama comune, dalla fase di ideazione a quella di realizzazione, per dare ad ogni oggetto un senso di equilibrio e armonia all’interno di una collezione coerente e condivisa dai due designer Antonio Marras e Vincenzo D’Alba.</p>
<p>“<b>Perdersi a Eudossia”</b> è aperto al pubblico <b>dal 9 al 14 aprile 2019</b> (10:00-19:00) presso <b>Spazio Marras</b>, dove ogni anno lo stilista sardo sperimenta nuove strade inedite mettendole in scena in uno degli spazi più suggestivi del <b>Fuorisalone</b> da sempre.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b><i>di Sofia Balbino</i></b></p>
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