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	<title>Mario Martone nuovo film &#8211; Gilt Magazine</title>
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	<title>Mario Martone nuovo film &#8211; Gilt Magazine</title>
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		<title>Laggiù qualcuno mi ama: un omaggio al grande Massimo Troisi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 Feb 2023 14:15:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Teatro e Cinema]]></category>
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<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.giltmagazine.it/lifestyle/teatro-e-cinema/laggiu-qualcuno-mi-ama-un-omaggio-al-grande-massimo-troisi/">Laggiù qualcuno mi ama: un omaggio al grande Massimo Troisi</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.giltmagazine.it">Gilt Magazine</a>.</p>
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<p><strong>Massimo Troisi attraverso lo sguardo di Mario Martone&nbsp;</strong></p>



<p>Per celebrare il settantesimo anniversario della sua nascita, la vita e la straordinaria carriera di <strong>Massimo Troisi</strong> tornano al cinema nel docu-film “<strong>Laggiù qualcuno mi ama</strong>”, scritto dal collega <strong>Mario Martone</strong> e da Anna Pavignano, per molti anni al suo fianco nella vita e nel lavoro.</p>



<p>Il film verrà presentato al settantatreesimo Festival Internazionale del Cinema di Berlino e sarà proiettato in anteprima in Italia il 19 febbraio, per poi arrivare in tutte le maggiori sale dal 23 dello stesso mese. “Laggiù qualcuno mi ama” indaga la personalità e l’arte di Troisi da un punto di vista inedito: viene innanzitutto investigata la sua fortuna e la sua grandezza come regista e solo in un secondo momento come attore comico. </p>



<p>Per meglio delineare il suo ritratto vengono inoltre presentate alcune testimonianze di artisti che lo hanno amato e ne hanno fatto un punto di riferimento, come Paolo Sorrentino, Ficarra e Picone e Francesco Piccolo, e sono riportate le interviste di alcuni critici e degli artefici de “Il postino”, la sua opera postuma.</p>



<p>“<strong>Laggiù qualcuno mi ama</strong>” non rappresenta quindi solo un grande omaggio a uno straordinario e amatissimo artista, ma è anche uno sguardo inedito, attraverso gli occhi di Mario Martone, della sua vita e della sua indimenticabile carriera, con particolare sottolineatura al suo essere non solo un grande comico ma anche un eccellente regista.</p>



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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1000" height="400" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/Laggiù-qualcuno-mi-ama-2.jpg" alt="" class="wp-image-101895" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/Laggiù-qualcuno-mi-ama-2.jpg 1000w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/Laggiù-qualcuno-mi-ama-2-300x120.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/Laggiù-qualcuno-mi-ama-2-768x307.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2023/02/Laggiù-qualcuno-mi-ama-2-480x192.jpg 480w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></figure>



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<p><strong>Massimo Troisi: una vita dedicata al mondo del cinema</strong></p>



<p>Classe 1953, <strong>Massimo Troisi</strong>, icona della comicità napoletana, si accostò giovanissimo al mondo dello spettacolo, esordendo a teatro a soli quindici anni. Negli anni Settanta formò un gruppo teatrale insieme ad alcuni amici, con due dei quali, Lello Arena ed Enzo Decaro, costituì negli anni Ottanta il trio “La Smorfia”, che partecipò a programmi radio-televisivi.</p>



<p>Il debutto cinematografico avvenne nel 1981 con “<strong>Ricomincio da tre</strong>”, di cui Massimo Troisi è regista e protagonista, e con cui iniziò il sodalizio con <strong>Anna Pavignano</strong>, che continuò oltre la fine della loro storia d’amore. Per questo capolavoro vinse il David di Donatello come miglior film e miglior attore. Massimo dedicò tutta la sua vita al mondo del cinema e tra i suoi altri grandi successi ricordiamo: “Scusate il ritardo”, “Non ci resta che piangere”, in collaborazione con Roberto Benigni, e “Pensavo fosse amore…invece era un calesse”, solo per citarne alcuni, ma la lista è lunga.</p>



<p>Una dolceamara comicità quella di Massimo Troisi, accompagnata da una gestualità nevrotica che l’ha reso uno dei comici più amati del secolo scorso.</p>
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		<title>&#8220;Qui rido io&#8221; di Mario Martone al Festival del Cinema</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Cristina]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Sep 2021 10:48:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Teatro e Cinema]]></category>
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<p><strong>Mario Martone racconta la storia di Eduardo Scarpetta e del teatro napoletano</strong></p>



<p>Secondo regista napoletano in concorso in questa edizione del <strong>Festival del Cinema</strong> dopo il collega Paolo Sorrentino, che il secondo giorno di Mostra ha presentato il suo “È stata la mano di Dio” riscuotendo grande successo di pubblico e di critica. <strong>Mario Martone</strong> prosegue dunque con il <strong>racconto di Napoli</strong> iniziato da Sorrentino tornando ancora più indietro nel tempo. </p>



<p>Siamo infatti nei primi anni del Novecento, e quella che viene mostrata è una città dall’intenso fervore culturale. Martone è al quinto film di fila presentato a Venezia, a undici anni da “Noi credevamo” e dopo il successo dello scorso anno con “Il sindaco del rione Sanità”, torna con la storia del grande <strong>Eduardo Scarpetta</strong>, del suo teatro e della sua famiglia. </p>



<p><strong>La trama&nbsp;</strong></p>



<p>Non poteva che essere <strong>Toni Servillo</strong> a interpretare il grande attore comico. Con lui nel cast anche <strong>Maria Nazionale</strong>, <strong>Cristiana Dell’Anna</strong> e <strong>Eduardo Scarpetta</strong>, discendente dello Scarpetta raccontato nel film. Martone segue una parte della vita dell’attore.</p>



<p>Sceglie di raccontare uno Scarpetta già avviato, noto e acclamato dal pubblico; sceglie di raccontare la sua complessa vita familiare e un episodio in particolare che lo lega a <strong>Gabriele D’Annunzio</strong>. Scarpetta decide infatti di parodiare un’opera di D’Annunzio, La figlia di Iorio.</p>



<p>Nonostante il poeta e Vate avesse ricevuto la notizia in anteprima e sembrasse appoggiare il progetto, al momento della messa in scena lo spettacolo dell’attore napoletano viene fischiato e D’Annunzio procede con la denuncia per plagio. Inizia così una fase decadente per Eduardo Scarpetta, che si vede superato da giovani astri nascenti e dal nuovo modo di fare spettacolo, il cinematografo. Martone introduce anche i personaggi di Eduardo, Peppino e Titina De Filippo, figli illegittimi di Scarpetta. </p>



<p><strong>Perché andare a vederlo&nbsp;</strong></p>



<p>Il film del regista napoletano è ben costruito. Nonostante la difficoltà nel mostrare davanti alla macchina da presa il complesso mondo del teatro, Martone riesce a non rendere le scene sul palco pesanti o eccessivamente statiche. Si serve del collega e amico Servillo in modo intelligente, creando un personaggio a cui è facile affezionarsi e di cui è facile avere stima. Le musiche e le scenografie aiutano lo spettatore a immergersi nella <strong>Napoli della Belle Epoque</strong>, conquistandolo. “<strong>Qui rido io</strong>” esce nelle sale a partire dal 9 settembre, da non perdere.&nbsp;</p>



<p><strong><em>di Ludovica Ungari</em></strong></p>
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