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	<title>Fondazione Prada eventi settembre 2019 &#8211; Gilt Magazine</title>
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		<title>Fondazione Prada e il progetto musicale di Craig Richards</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Sep 2019 11:39:53 +0000</pubDate>
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<p>“<b>I Want To Like You But I Find It Difficult</b>” è un progetto musicale curato da <b>Craig Richards</b>, dj noto per il suo buon gusto e per una visione decisamente eclettica della musica. Questo evento musicale si svolge in una location particolare: <b>Fondazione Prada</b>, in mezzo ad espressioni artistiche di vario genere. L’idea alla base è di attirare un pubblico diverso, ampliando la proposta della Fondazione anche alla sperimentazione musicale. La sfida è far dialogare <b>divertimento e ricerca</b>, dimostrando che la cultura può essere tanto coinvolgente e attrattiva quanto utile e necessaria.</p>
<h3>Le proposte</h3>
<p>Fondazione Prada presenta il terzo e ultimo appuntamento del programma di eventi musicali “I Want to Like you but I find it difficult”, a cura di <b>Craig Richards</b>, venerdì 27 settembre dalle ore 19:00 a mezzanotte, negli spazi esterni della sede di Milano. Proposte diverse, ma accomunate dal giusto mix tra <b>fascinazione e sperimentazione</b>, tra l’elemento primordiale della musica e una dimensione più alta, tra fuoco e aria. Una magia che si ripeterà anche in questo appuntamento, che vedrà il cortile della Fondazione animarsi con tre live e un dj set. Il progetto rappresenta un tentativo di esplorare una pluralità di generi e linguaggi musicali ospitando artisti internazionali come<b> Andrea Belfi, Biosphere, Colleen, Floating Points, Helena Hauff, Maarja Nuut &amp; Ruum, object blue, Pole, Ben UFO </b>e lo stesso<b> Craig Richards</b>.</p>
<p>Il  pensiero di Craig Richards racconta che l’idea chiave di questo lavoro è contenuta nel suo titolo: “I Want to Like you but I find it difficult”. La nozione di giudicare, assimilare e comprendere la musica, la forza dei preconcetti, la persona che la suona, il formato, l’ambiente e l’impianto sonoro che la trasmette, lo spazio mentale del momento, il giorno o la notte. Tutti questi fattori contribuiscono a creare il nostro rapporto con la musica. Il fine del progetto è che possa essere <b>stimolante</b>, <b>impegnativo</b>, <b>provocatorio</b>, bellissimo e persino scomodo. Ogni evento è potenzialmente in grado di ispirare o irritare. Come suggerisce il titolo, ogni performance è stata scelta per esplorare l’indescrivibile forza della musica, al di là di piacere o meno.</p>
<p>Il ruolo del dj è quello di selezionare e definire un percorso musicale e la sua narrativa. Le <b>scoperte musicali</b>, vecchie e nuove, saranno proposte in un ordine che vuole creare ispirazione, curiosità, fastidio e divertimento. L’obiettivo è di riconoscere e definire un filo conduttore, che percorre le <b>diverse espressioni musicali</b> e in qualche modo le tiene insieme. Apprezzare la musica non è sempre facile, ma con la perseveranza le gratificazioni non sono solo meravigliose ma anche piene di promesse.</p>
<h3>Focus on the DJ&#8217;s</h3>
<p><b>Ben UFO</b> ha raggiunto il successo internazionale per la sua capacità di selezionare con un <b>approccio sperimentale</b> un’ampia gamma di sonorità dance contemporanee, attraverso il suo gusto musicale e le sue abilità tecniche, che gli permettono di <b>spaziare tra epoche</b>, generi e stili di <b>mixaggio</b> con grande facilità e fluidità. Le sue radici affondano nella cultura <b>rave inglese</b>, anche se allarga il campo alle nuove evoluzioni di questa cultura nell’ambito dell’<b>house</b>, della <b>techno</b> e delle sonorità globali da <b>dancefloor</b></p>
<p><b>Colleen Colleen</b> è il nome d’arte della musicista francese Cécile Schott, che, nel corso di cinque album, ha continuato a reinventare se stessa portando gli strumenti acustici al di fuori del loro contesto abituale, e <b>sperimentando </b>nuove modalità per suonarli, con <b>composizioni</b> che vanno dal misterioso e contemplativo al cinetico e giocoso. Colleen si è esibita dal vivo in oltre 200 concerti in prestigiosi luoghi e festival in Europa, negli Stati Uniti, in Giappone, in Brasile e a Singapore.</p>
<p><b>Floating Points</b>, produttore, DJ e compositore attivo a Londra, nome d’arte di Sam Shepherd, è diventato uno dei più rispettati e ricercati musicisti contemporanei. Dopo il debutto si è affermato con uno dei pionieri del movimento musicale dance contemporaneo. Ha inoltre collezionato remix e collaborazioni con etichette importanti come Domino, Ubiquity, XL, Fabric e Rinse. Oltre alle sue produzioni Shepherd utilizza la propria formazione musicale classica per scrivere, comporre e arrangiare per il Floating Points Ensemble.</p>
<p><b>Craig Richards </b>è diventato collezionista di dischi, DJ, <b>produttore</b> musicale, <b>artista visivo</b> e <b>direttore creativo</b> dello Houghton Festival. Diversamente da molti artisti contemporanei, Richards ha ottenuto fama mondiale restando in un unico luogo. La sua residenza settimanale al Fabric di Londra come DJ resident e direttore creativo, ha definito l’identità musicale del club più famoso al mondo, contribuendo a formare il panorama della musica underground inglese. L’influenza del suo <b>sound unico</b> e rigoroso durante i set alle prime ore del mattino ha riscosso un ampio successo. Di recente Richards è diventato curatore, portando la sua expertise musicale nel mondo dell’arte.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b><i>di Eleonora Pretta</i></b></p>
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		<title>Fondazione Prada e la mostra di Wes Anderson e Jaman Malouf</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Sep 2019 08:20:17 +0000</pubDate>
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<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.giltmagazine.it/lifestyle/arte-e-design/fondazione-prada-sarcofago-spitzamus-altri-tesori-settembre/">Fondazione Prada e la mostra di Wes Anderson e Jaman Malouf</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.giltmagazine.it">Gilt Magazine</a>.</p>
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<p>Toccando la sabbia dorata, mentre siamo seduti in riva al mare a guardare il tramonto, possiamo ammirare l’<b>oro</b> del sole e della spiaggia. Questi colori e queste sensazioni ci rimandano a un altro luogo che nel passato è stato ricco e fertile. L’<b>Egitto</b>, con le sue spiagge brillanti e i suoi tesori inestimabili, è ancora oggi una meta turistica gettonatissima per chi vuole rilassarsi nel <b>lusso</b> e nelle <b>ricchezze</b>. È nelle piramidi, inoltre, che si nascondono le più grandi opere, riunite tutte intorno al <b>sarcofago di un Faraone</b>.</p>
<h3>La mostra è stata organizzata per la prima volta a Vienna e viene riproposta a Milano, nello spazio espositivo di Fondazione Prada</h3>
<p>È questo il tema della mostra <b><i>Il Sarcofago di Spitzamus e altri tesori</i></b>, un progetto espositivo concepito da <b>Wes Anderson</b> e <b>Juman Malouf</b>, <b>dal 20 settembre 2019 al 13 gennaio 2020</b> presso <b>Fondazione Prada</b>, <b>Milano</b>. Organizzata <b>in collaborazione con il Kunsthistorisches Museum di Vienna</b>, riunisce <b>537 opere d’arte</b> e oggetti selezionati dal regista cinematografico Wes Anderson e dall’illustratrice, designer e scrittrice Juman Malouf.<br />
Le opere provengono da <b>dodici collezioni del Kunsthistorisches Museum </b>(Collezione egizia e del Vicino Oriente, Antichità Greco-Romane, Galleria dei Dipinti, Museo Etnografico, Museo del Teatro, Collezione di Antichi Strumenti Musicali, Dipartimenti di Armi e Armature, Carrozze, Kunstkammer, Gabinetto di Numismatica, Biblioteca, Collezione del Castello di Ambras) e da <b>undici dipartimenti del Naturhistorisches Museum di Vienna</b>.</p>
<h3>Cosa ci spinge a collezionare, a conservare, a circondarci di oggetti che ci parlano di un mondo che non possiamo vivere?</h3>
<p>La mostra è quindi una <b>riflessione sulle motivazioni</b> che portano a collezionare oggetti d’arte, così come i Faraoni, che perfino nel proprio luogo di morte, attorno al sarcofago, si circondavano di opere d’arte, cimeli e ricchezze. Il progetto esplora un arco temporale che si estende <b>dal 3.000 a.C.</b>, datazione attribuita all’oggetto più antico della mostra. Si tratta di un bracciale di perle in faience egizia del Kunsthistorisches Museum.<br />
Quello più recente, invece, ha datazione <b>2018</b>, l’anno a cui risalgono tre uova di emù proveniente dalla raccolta del Naturhistorisches Museum. L’intento è quindi quello di <b>guardare al passato</b>, di <b>sfidare i canoni tradizionali</b> che definiscono le istituzioni museali e di <b>proporre nuove relazioni</b> tra queste e le loro collezioni, tra le figure professionali e il pubblico dei musei. Le scelte delle opere non hanno nulla di accademico.<br />
Il progetto si completa con <b>un libro d’artista edito da Fondazione Prada</b>. Si presenta come un grande contenitore museale tascabile, un piccolo tesoro prezioso da portare sempre con sé.<br />
&nbsp;<br />
<b><i>di Ilaria Nassa</i></b></p>
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